Il pickup è una delle componenti più complesse dello strumento, le sfumature vanno colte pian piano e apprezzate in base al genere musicale che si suona e alla strumentazione di corredo utilizzata.
Oggi vi voglio parlare di una chicca che ha un po’ di storia dietro di sé, ossia i pickup Bertozzi Guitar Works.
Molto tempo fa mi sono trovato a provare un set di questo marchio su una chitarra di liuteria abruzzese, esattamente una APS costruita da Alessandro Pizzi, che utilizzava un set di pickup dal suono molto anni ’60. Dopo quella bella esperienza mi sono poi posto la domanda se potevo ottenere un risultato quantomeno simile, in termini di dinamica e di spessore sonoro, anche su uno strumento già in mio possesso, una Stratocaster.
L’input mi viene da Bertozzi con un set di V56: vediamo quindi di cosa si tratta.
Considerazioni Tecniche
I V56 hanno un’impedenza di circa 5.8-6K ma l’induttanza rimane quella dei tipici anni ’60, cioè circa 2.2-2.5H, e il filo utilizzato è l’awg 42 con sezione leggermente più larga (resistenza passiva più bassa) e fattore di merito più focalizzato.
I magneti che lo compongono sono in alnico 2, per un motivo molto preciso: quando si costruiscono pickup con filo più spesso, si alza il fattore di merito, che inevitabilmente esalta la sezione di equalizzazione dei medio acuti, quindi per non creare un pickup troppo aperto si è volutamente abbassato il fattore intensità magnetica.

Considerazioni Sonore
Il set di V56 mantiene decisamente le promesse: riesce a dare l’impronta del sound rock dal ’55 al ’62 che ha contraddistinto il suono delle prime Stratocaster, avvalendosi però di alcuni tocchi personali abbastanza leggeri ma che risaltano a un orecchio attento.
Questi tratti sono evidenti nelle posizioni della Stratocaster numero 2 e numero 4: nella prima possiamo notare un forte decremento della compressione rispetto ad altri magneti che escono in stock dalla fabbrica, regalando più ariosità e una gamma dinamica molto più pronunciata. Il risultato sonoro risulta brillante, senza eccedere, anche nelle posizioni finali 4 e 5, dove molti altri magneti peccano nel non mantenere un equilibrio di frequenze tale da permettere un utilizzo quantomeno dignitoso.
La gamma delle alte e altissime frequenze è tenuta molto più a bada e non eccede prepotentemente, il pickup al manico, pur mantenendo il carattere tipico del sound anni ’50 e ’60, non risulta eccessivamente carico di alte frequenze e restituisce un effetto “frizzante”, per usare termini meno tecnici.
Dulcis in fundo, l’attacco, che non ho trovato particolarmente violento, è in linea con quello che mi aspetto da un magnete handmade e di fascia abbastanza alta, però è delicato e abbastanza “smooth”.
Questo set tuttavia non nasce per chi cerca suoni ricchi di basse frequenze o comunque vicino al Fat 50 o al Texas Special; siamo in un ambito totalmente diverso, con un imprinting e una struttura abbastanza distanti, perché questo set nasce per chi cerca il sound della primissima Strato.

I generi per il quale questo set nasce sono caratterizzati da un suono estremamente vintage con solo qualche punta di modernità, quindi gli utilizzi consigliati sono:
⦁ Classic Rock
⦁ Blues e derivati
⦁ Country
⦁ Prog rock.
Alcune impressioni di altri musicisti lo accostano molto al suono tipico di David Gilmour, ma non sono molto d’accordo, dato che il manico mi sembra decisamente più bluesy e il ponte ha una brillantezza diversa, che mi ricorda il sound di Clapton.
Se si rimane in questi ambiti, così come tra le varie sfumature del rock, si ottiene anche una versatilità decisamente degna di nota, però non è un magnete con il quale puoi fare heavy metal o generi più estremi.
Andiamo quindi a vedere i risultati spettrografici per ogni posizione:
Posizione 1

Il magnete al manico è quello con il sound forse più pieno dell’intero set, riesce ad avere anche una discreta quantità di basse da permettere di ottenere sonorità decisamente interessanti, seppur sempre vintage, molto dinamico e con un carattere abbastanza presente sulla parte delle medie e delle medio-basse.
Posizione 2

Questa posizione è decisamente interessante, anche se l’analisi di spettro può sembrare povera, anche per via dell’output più basso rispetto alla sola posizione al ponte. Il suono è molto meno compresso dello standard, ha un attacco molto presente ma senza essere invadente e senza risultare troppo impastato o impercettibile. È una delle posizioni che preferisco perché mantiene buona parte del carattere del magnete al manico ma prende un buono spettro dalle alte e medio-alte del magnete centrale.
Posizione 3

Il magnete centrale è quello secondo me più poliedrico del set, ottimo per ritmiche e per sezioni arpeggiate, una pasta sonora non acida e molto gradevole e riesce a coprire uno spettro di necessità sonore decisamente ampio, dai suoni surf rock fino ad alcune frange del funky, mantiene un buon attacco e non risulta essere troppo invadente nemmeno come output.
Posizione 4

Come per la posizione 2, anche qui, a causa del poco output, l’analisi di spettro può essere fuorviante: il suono che scaturisce è tipico delle prime posizioni intermedie di fine anni ’50 ma non risulta troppo esile, è un sound molto setoso e in alcuni casi anche abbastanza brioso dal punto di vista delle medio alte, anche se il suo punto di forza è nella sezione delle medie e un po’ nelle medio-basse, come l’analisi mostra chiaramente.
Posizione 5

Questa ultima posizione è quella che ho sempre usato meno, perché in molti casi invece di un magnete pare di usare una motosega, nei casi più estremi, fino a rese sonore decisamente più smorzate con magneti di fascia più alta.
In questo caso il carattere è sempre quello: una fortissima presenza di medio-alte e anche una buona dose di medie frequenze. Si lascia utilizzare bene anche da un detrattore abbastanza incallito come il sottoscritto, chiudendo di poco il tono la situazione si risolve senza troppi intoppi, si ottengono bei suoni solisti se ci attaccate un Muff.
Test audio:
Si evince quindi che l’intero set di V56 mantiene le promesse, ma è giusto evidenziare forse l’unico punto di debolezza dell’intera offerta del prodotto: questi pickup funzionano al meglio delle loro possibilità in set e non ibridizzati con altri di altre marche. Certo, non è una scelta del tutto oculata cercare di “minare” il sottile microclima sonoro che questi pickup possono dare, e consiglio vivamente di optare per l’acquisto del set completo per avere le stesse sensazioni e le stesse rese che ho avuto io.
Considerazioni Economiche
Con un prezzo di vendita di circa 70 euro a pickup, questo set si pone in una fascia di prezzo competitiva e decisamente interessante, con tantissimi avversari sia dal lato industriale che dal lato artigianale.
Però bisogna ammettere che difficilmente si può comprare di meglio per poco più di 200 euro, contando che un set base di pickup Fender custom shop hanno più o meno lo stesso prezzo, o di poco superiore, senza essere handwound.
Tra gli avversari abbiamo:
⦁ Mama pickups
⦁ I-Spira
⦁ Bare Knukles
⦁ DiMarzio.
Il prezzo di uscita è decisamente onesto e consente un upgrade allo strumento con una cifra relativamente bassa.

Considerazioni Finali
Pro
⦁ Prezzo di vendita molto appetibile
⦁ Buona gestione delle alte frequenze
⦁ Morbidezza sonora
Contro
⦁ Sconsigliabile l’acquisto di un singolo pickup
Antonio Cangiano
Informazioni Utili
Sito ufficiale: www.bertozziguitarworks.com