Arturia Minilab recensione (Parte 1)

Pasquale Tarricone
Arturia MiniLab - Pic.3

Seguendo la moda del momento, nella nostra recensione Arturia MiniLab viene definito un “Hybrid Synth”, cioè un sintetizzatore ibrido Hardware/Software. In realtà, nonostante la forte integrazione con il software incluso (Analog Lab di cui parleremo in seguito) si tratta di una solida master keyboard 25 tasti e di un potente virtual instrument dedicato all’emulazione di sintesi analogica. Un package di tutto rispetto offerto ad un prezzo veramente concorrenziale.

arturia minilab recensione
Arturia MiniLab

Recensione Arturia Minilab : La master keyboard

Total white, come direbbe un amico sempre in vena di critiche a dubbi abbigliamenti del sabato sera; completamente bianca, con i pannelli laterali color legno, a mio avviso esteticamente molto gradevole. Sembra un incrocio tra un Virus Indigo e un Minimoog. Gli otto pad anch’essi bianchi con retroilluminazione rosa e i sedici encoders grigio scuro a corsa infinita la rendono veramente molto cool.

Arturia MiniLab (Pic.1)
Arturia MiniLab (Pic.1)

Insomma a vederla così (Pic.1) sembra proprio un synthino cattivo cattivo pronto a mettere fine a tutte le diatribe condominiali degli ultimi cinque anni.
I tasti sono venticinque (due ottave classiche) sensibili alla dinamica e ovviamente un po’ strettini, ma a differenza di altre mini master (Pic.2) risultano sufficientemente lunghi e dotati di una corsa confortevole. La resa è ideale per suonare linee di Basso Synth o per pilotare un vocoder, intendendo entrambe le cose rigorosamente dal vivo!

Insolita è invece la soluzione adottata per pitch bend e modulation: formato touch-strip, in pratica una coppia di stretti ribbon controller posizionati in verticale. Una realizzazione decisamente simpatica che se inizialmente costringe ad acquisire un po’ di pratica, su tempi più lunghi si presta anche a qualche sperimentazione. Infine troviamo due tastini per cambiare l’ottava (direzionati rispettivamente verso l’alto e verso il basso), un tasto shift e un tasto bank select per i pad (1-8 / 9-16). Le uniche connessioni previste sono posizionate sul pannello laterale sinistro e comprendono una porta USB tipo B, e una connessione per un pedale sustain.

Tutto ciò che risiede sul pannello della MiniLab ha un riscontro diretto con la funzionalità per cui è designato.

Minilab vs Keystation Mini 32 - Pic. 2
Minilab vs Keystation Mini 32 – Pic. 2

Anche nel caso di funzioni assegnate a combinazioni di tasti, le indicazioni raffigurate sono chiare ed esplicative al punto da rendere superflua la consultazione del manuale. Viene fornito anche un pannello serigrafato che è possibile applicare quando si usa la tastiera con Analog Lab e che indica il dettaglio delle funzionalità assegnate ad ogni rotary encoder (tipo filter cutoff, filter resonance) in luogo delle più generiche indicazioni numeriche da 1 a 16. Un dettaglio molto gradevole esteticamente anche se il suo utilizzo non risulta indispensabile.

Il verdetto sulla qualità costruttiva è del tutto positivo: estetica, compattezza, solidità e leggerezza; come ultima curiosità la MiniLab entra a perfezione nel diffusissimo zainetto di casa Ikea (non ditemi che ce l’ho solo io perchè non vi credo), quello a due scompartimenti separabili mediante zip, dove potrà comodamente viaggiare in compagnia del Notebook (Pic.3).

Arturia MiniLab - Pic.3
Arturia MiniLab – Pic.3

Collegamento al computer

L’unica guida cartacea presente nella confezione è il classico Quick-Setup in cartoncino plastificato. Seguendo l’ordine delle indicazioni, una volta collegato il cavetto USB, il passo successivo dovrebbe essere il download del software Analog Lab (no il DVD non viene fornito). Conscio della lentezza della mia connessione ADSL bypasso senza pensarci troppo questo step e provvedo invece ad aprire il software che utilizzo più spesso sul mio MacBook Pro: MainStage 2.2. Chi conosce l’host di casa Apple sa quanto sia semplice la creazione di un setup che si realizza veramente con una paio di click. Chiaramente la MiniLab è stata già riconosciuta senza problemi dal sistema operativo (OSX 10.6) e pertanto è sufficiente creare una patch e caricare un virtual instrument qualsiasi per iniziare a suonare. Note, Pitch Bend, Modulation e Pedale Sustain sono mappati in automatico, così mi ritrovo immediatamente a improvvisare armonizzazioni con un plugin di piano elettrico. La sensazione di controllo è ottima, la tastiera si dimostra da subito molto suonabile e per niente giocattolosa. Passo a caricare un tipico Lead Synth e anche in questo caso riesco a divertirmi a sufficienza a percorrere l’intera estensione della tastiera con estrema soddisfazione. Pitch bend e modulation rispondono molto bene, anzi direi che sono un vero e proprio punto di forza della master: il pitch chiaramente torna (virtualmente) in posizione centrale al momento in cui si lascia il tocco, mentre il modulation invece resta posizionato (sempre virtualmente) nel punto in cui lo si lascia. Insomma io mi ci sono trovato molto bene, forse perchè sono già abituato al ribbon controller della Yamaha An1x 😉
Il numero di tasti a disposizione non consente tuttavia di esprimersi al meglio in tutte le tonalità e quindi è necessario ricorrere spesso all’utilizzo dei tasti di cambio ottava. Suonare un assolo su un’estensione superiore alle due ottave dovendosi preoccupare di premere il tastino al momento giusto e contemporaneamente “saltare” con la manina di un’ottava, già di per se non è una cosa molto rilassante; se poi il comando di cambio non avviene con estrema rapidità, la cosa diventa anche un tantino stressante. Purtroppo spesso accade che la MiniLab recepisce il comando con una leggera latenza, sufficiente però a far suonare la prima nota successiva al cambio, ancora nell’intonazione precedente. Questa è sicuramente una cosa su cui lavorare alla prossima revisione del firmware.
Finite le svisate che mi atteggio a fare quando non c’è il metronomo, passo a generazione timbrica di altra natura, il basso synth. Qui devo dire che viene fuori la vera vocazione della MiniLab: sia che si appoggi delicatamente la mano per linee di basso morbide su timbriche da Juno-106, sia che si picchi malamente sui tasti per groove acidi da TB-303, la tastiera accoglie la nostra performance sempre con estrema naturalezza e risposta dinamica appropriata. Da prendere in considerazione quindi anche per un classico dj set. Terminata l’esibizione ho effettuato un controllo rapido (con il tool midimonitor) dei valori di velocity inviati. Ho rilevato una corretta escursione su quasi tutta la dinamica, anche ai valori più bassi. Sfiorando appena la tastiera, la velocity si attesta intorno al valore 12 mentre per raggiungere i 127 è necessaria una spinta sostenuta.
Completato il divertimento a base di tasti bianchi e neri, è il momento di passare ai pad e agli encoders. Avere a disposizione sedici knobs a corsa infinita non è cosa da poco, soprattutto su una master di queste dimensioni e di questa fascia di prezzo. Do uno sguardo rapido al manuale (scaricato in PDF dal sito) per recuperare una lista di preset di fabbrica e capire quale sia quello più indicato per l’utilizzo con MainStage ma purtroppo non esiste nessun elenco. Fortunatamente però sulla pagina web di supporto del prodotto sono presenti due video dimostrativi che mettono sulla giusta via: il preset 1, indicato come “Absolute mode”, viene consigliato per la maggior parte dei software, mentre invece per il preset 2, indicato come “Relative mode” è suggerito l’utilizzo solo se si è certi che il software da controllare supporti questa modalità. MainStage dovrebbe funizionare con entrambe le modalità, ma per evitare problemi imprevisti, decido di iniziare prima con quella più semplice, quindi premo SHIFT + PAD1 per caricare la scena 1 – Absolute Mode.
Aggiungo al mio layout una serie di otto controller rotativi e un gruppo di otto pad e inizio dare istruzioni a MainStage mediante funzione Learn. Assegno al mio gruppo di rotary encoders a video il primo gruppo di knobs della MiniLab e lo stesso faccio per gli otto pad virtuali assegnando le rispettive note inviate dai pad reali. Tutto perfetto, i control change vengono tutti riconosciuti senza problemi e lo stesso vale per i valori di note-on e note-off. Terminata l’assegnazione visiva completo l’operazione su MainStage decidendo synths e rispettivi parametri da controllare e drumset da far suonare. Ovviamente agli encoders vanno cutoff, resonance, delay e reverb level di ES2, mentre per dare voce ai pad carico un’istanza di ultrabeat. Gli encoders rispondono in maniera rapida e precisa, i valori da 1 a 127 vengono scanditi tutti e molto gradualmente. Una volta raggiunto il valore il massimo, continuando a ruotare la manopola il valore inviato rimane fisso su 127 mentre appena si inverte la rotta i valori iniziano a decrescere immediatamente. Aprire e chiudere il cutoff diventa un piacere, oltre che uditivo, anche tattile.
La prova sul campo dei pad invece mi ha lasciato un po’ perplesso in quanto non sono riuscito a trovare il feeling giusto per una corretta esecuzione di un pattern ritmico dal vivo. Difficile controllare la dinamica, almeno con la configurazione di default, per cui i colpi di cassa saltano dalla classica botta sostenuta al colpo moscietto che fa zoppicare il groove. Sia per la dimensione che per la disposizione, gli otto pad non riescono a mio avviso a competere con dispositivi dedicati (es. akai lpd8). Comunque, come vedremo più avanti, la situazione migliora con qualche modifica alle impostazioni di default mediante il software di controllo.

Software di controllo

Dopo aver smanettato un bel po’ con le assegnazioni dei controller, posso affermare che le due mappature di default (absolute e relative) sono più che sufficienti a lavorare con quasi tutti i software (host e instruments) attualmente in circolazione. Trattandosi di una master keyboard esclusivamente usb (quindi senza porte midi) è naturalmente indirizzata ad un utilizzo prettamente con strumenti software. Ciò non toglie che una volta integrata in uno studio midi la si possa usare per controllare qualche vecchio expander o qualche drum machine hardware (effettuando routing mediante computer su una porta MIDI collegata al sistema). In questo caso diventano indispensabili le otto scene e soprattutto il programma di editing per assegnare liberamente i controlli on board a qulasiasi funzionalità midi. Mi decido quindi a scaricare e installare Arturia Midi Control Centre, il software di casa Arturia per l’editing dei propri dispositivi senza il quale non è possibile alcuna modifica. Il programmino, nella versione Mac, è un eseguibile che non ha neanche bisogno dell’installazione: si copia in una cartella (la più indicata naturalmente è applications) e si esegue direttamente. Il funzionamento è semplice: sul display del computer viene riprodotta fedelmente la MiniLab con tutti i suoi controlli. In alto a sinistra ci sono le impostazioni Global valide per l’intera scena dove è possibile impostare il canale midi globale, la curva dinamica dei tasti e separatamente quella dei pad; le possibili impostazioni dinamiche sono Linear, Logarithmic, Exponential e Full. E’ inoltre possibile impostare l’accelerazione delle manopole tra slow (off) medium e fast. Sulla destra vengono invece visualizzate le impostazioni relative all’elemento in modifica. E’ sufficiente fare click sulla raffigurazione grafica del controller che si vuole editare e l’impostazione corrente viene visualizzata per poter essere modificata. Per ognuno dei sedici encoders è possibile assegnare il tipo (continuous o RPN/NRPN), la modalità (Absolute o Relative 1,2,3) e chiaramente il numero del parametro da controllare. Per i pad invece è possibile assegnare la funzione di Note, Program Change, MMC e Switch in modalità TOGGLE o GATE; misteriosamente quando si impostano le note dei pad continuano a essere visualizzati i nomi dei controller al posto dei nomi delle note, per cui è necessario procedere per valore numerico (es. 36 = C1). Tutti i parametri, per default vengono inviati sul canale midi globale, ma è possibile modificare il canale midi di ogni singolo elemento: una funzionalità molto utile se si hanno a disposizione più macchine collegate. Infine un comodissimo tasto “default” ci permette di inizializzare la scena ai valori di default.
Il software, anche se molto completo, soffre di qualche peccato di gioventù. Punto primo non prevede la configurazione delle porte MIDI, ciò vuol dire che si va a cercare in autonomia il dispositivo collegato. Di per sé questa è una cosa buona, peccato però che ogni tanto la MiniLab non viene intercettata ed è necessario scollegare il cavetto usb, chiudere il software e ricominciare da capo. Ogni tanto succede anche che la comunicazione tra host e device si interrompe e come già fatto in precedenza bisogna scollegare il cavetto etc. etc. Punto secondo, l’editing è possibile solo sulla memoria temporanea della MiniLab (quella che contiene la scena corrente) che viene letta al momento dell’esecuzione di Midi Control Center. Non è possibile cioè richiamare e modificare direttamente uno degli otto preset memorizzati nel dispositivo. Questo vuol dire che se voglio editare il preset 8, devo prima impostare la scena 8 sulla MiniLab (shift+pad8) e poi lanciare il software. Per il salvataggio invece è possibile stabilire il numero della scena da andare a sovrascrivere, senza nessuna richiesta di conferma. Quando si effettua questa operazione tuttavia il tasto “send to keyboard” non evidenzia in nessun modo l’avvenuto trasferimento e pertanto si resta sempre con il dubbio che lo store non sia avvenuto correttamente.
C’è però da dire che lavorando con Midi Control Center ho scoperto alcune cose molto interessanti: la prima di rilievo è una pagina da dove è possibile effettuare la taratura dei pad (Pic.4)

Taratura dei pad (Pic.4).
Taratura dei pad (Pic.4)

Per ognuno di essi è possibile stabilire un “delta” di velocity da aggiungere o sottrarre. Ciò consente, ad esempio, di impostare la velocity del pad che controlla la cassa sempre un tantino più su in modo da non perdere mai il groove. Un’altra cosa molto interessante è la possibilità di impostare il Pitch Bend in modalità Hold ad imitare il funzionamento del modulation, ma nonostante i ripetuti tentativi non sono riuscito a utilizzare questa feature. Perfettamente riuscita invece l’assegnazione del touch strip modulation all’aftertouch, per sfruttare al massimo quelle timbriche programmate a rispondere a questo controllo.
Tornando ai test tecnici, ho voluto provare l’utilizzo del “Relative Mode” con MainStage. Le possibilità offerte dal software sono tre, genericamente indicate con Relative1, 2 e 3. Senza entrare troppo nel dettaglio del funzionamento delle singole modalità, ho provato tutte le combinazioni possibili tra MiniLab e MainStage ma purtroppo sempre senza successo: i knobs non hanno mai voluto funzionare correttamente. Infine ho voluto risuonare un groove di batteria mediante i pad utilizzando questa volta la drum machine Kong (Reason 5) e una diversa curva dinamica: la performance migliore l’ho ottenuta con l’impostazione “logarithmic” che tagliando fuori le dinamiche più basse consente sicuramente un controllo migliore.

Prime Conclusioni

In attesa di scoprire le funzionalità di Analog Lab, il software di sintesi analogica in dotazione con la MiniLab, tiriamo le somme di questa prova sul campo della sola master keyboard. Un ottimo prodotto con tanti punti a favore e solo qualche piccolo difetto da migliorare, soprattutto nel software di editing. Spiccano la tastiera veramente brillante ed i sedici encoders a corsa infinita che una volta configurati ad operare correttamente in “relative mode”, possono offrire un grandissimo valore aggiunto. Meno entusiasmanti gli otto pad a causa del feeling non proprio perfetto durante l’esecuzione di pattern ritmici (non è la loro funzione primaria considerando che Analog Lab non dispone di moduli drum machine). Un po’ scomodi anche a causa del posizionamento in orizzontale quando ormai lo standard de facto è la griglia 4×4. Sono risultati comunque ottimi per tutte le altre funzionalità, come start di loops/samples, cambio di preset e invio di comandi start/stop al sequencer. Complessivamente una dotazione di tutto rispetto con cui è possibile esprimersi dal vivo veramente in tanti modi e che anche in studio può offrire spunti interessanti. Una giusta configurazione DAW / MiniLab / Instruments può velocizzare nettamente il workflow in tutte le situaioni di pre-produzione.
Insomma prodotto promosso a pieni voti.

MAIN FEATURES:
● 25 note velocity sensitive mini keyboard.
● 16 encoders
● 16 pads (two banks of 8 pads/buttons)
● Pitchbend/Modulation touch strip
● Footswitch input
● Recessed full sized USB jack
● Bus powered, Class compliant
● Works with iPAD (camera connection kit required)
● Comes with Analog Lab software
● 5000 sounds from the best synths and keyboards

HARDWARE Specifications :
● Keyboard : 25 velocity sensitive minikeys
● Controllers : 16 encoders
● Pads : 2 banks of 8 backlit pads with velocity and pressure sensitivity
● Connectivity : USB, Assignable Footswitch Input
● Class compliant – no drivers needed !
● iPAD compatibility using Camera Connection kit
● Product dimensions : 373mm x 191mm x 50mm – Net weight : 1030 g

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