Come introdurre Massive? Potrei descrivere l’interfaccia, fotografare la precisa fisionomia, enunciare le caratteristiche tecniche, ma è davvero quello che vorreste leggere? Ormai questo tipo di informazioni sono facilmente reperibili ovunque, basta fare riferimento al sito della casa madre. Ecco perché reputo molto più utile individuare il “quid”, il motivo determinante, per il quale dovremmo essere disposti a sborsare circa €300 per un plug-in software.
Facciamo presente che oggi con questa somma, sul mercato dell’usato, possiamo trovare un Nord Micro Modular o un Waldorf Micro Q. Con poco meno del doppio, possiamo portarci a casa un Virus B o un Waldorf Microwave XT, un Dave Smith Evolver desktop o un Alesis Micron nuovi. Molto probabilmente vi starete domandando come mai faccia comparazioni con hardware dato che qui si sta parlando di un software. La risposta la otterrete da soli una volta provato Massive, nello specifico non si tratta più di discernere hardware e software, analogico e digitale, ma di chiudere gli occhi ed ascoltare.
Strumenti usati per il Test
Ho utilizzato per questo test due computer, un Apple iMac G5 da 2.1GHz, dotato di 1GB di RAM e 250GB di disco rigido, scheda audio Motu 828 MKII, sequencer Logic Audio Pro 7.1 e un Mate M1, Processore Pentium 4, 3.4 Ghz e 2Gb di Ram; Il sistema operativo è XP con Service Pack 2, scheda audio RME Fireface 800 e come “sequencer” Cubase SX3. Per gli ascolti, nella prima postazione sono stati utilizzate una coppia di monitor KRK RP5 e una coppia di EVENT SP8, mentre per la seconda postazione delle classiche Yamaha NS10 M e le PMC TBS2-A. Come i controller midi invece, in entrambi i casi è stato utilizzato un sistema Kore con una master CME.
Primo aproccio
Non appena installato ed avviato il programma ci basterà sfogliare pochi “presets” per intuire come funziona Massive. Il design è molto pulito (Fig.1) ed i controlli sono estremamente agevoli. Considerando che questo prodotto è già compatibile con Kore, possiamo da subito beneficiare della suddivisione in categorie dei “presets”, tramite il comodo Browser. Provate a selezionare Drums, e scegliete LowFi Box, basterà premere un tasto del “controller” per ottenere un bel “groove” sintetico. Stessa cosa se siete alla ricerca di un “lead”, un “pad” o qualsivoglia altro suono. Sempre nella schermata del Browser sono presenti gli otto controlli rotativi del Macro Control, che permettono di gestire più parametri agendo su una sola manopola.

Dopo qualche minuto di ascolto, è subito chiaro che siamo di fronte ad uno strumento molto versatile. I “presets” spaziano da suoni dolci, armoniosi, morbidi, timbri violenti fino a sequenze drammaticamente distorte. Siamo di fronte ad un “synth” che, parafrasando una celebre battuta, “può essere piuma o può essere ferro”. Possiamo trovare di tutto: Classici “bass” e “leads” analogici di chiara reminiscenza anni ’70, suoni freddi e sofisticati, capisaldi dell’elettronica barocca anni ’80, violenti “sounds industrial” o sequenze caotiche degne del miglior IDM in circolazione. Benchè il prodotto ne abbia la possibilità, noto la mancanza di insiemi di archi sintetici o voci corali convincenti. Non parlo di simulazioni acustiche ma, più che altro, di quei “sounds” dal sapore puramente sintetico che tornano sempre utili in un mix per dare più presenza a determinate parti. Nel complesso, la banca dati che viene fornita con Massive (Fig.2) è una sorta di vaso di Pandora dove le idee imperversano come bufera. Nel malaugurato caso in cui non vi sia un “preset” adatto al nostro stile, vi garantisco che varrà davvero la pena spendere qualche minuto nella programmazione di questo strumento. I risultati non si faranno attendere. Vi mancano le idee? Andate nel pannello GLOBAL (Fig.3) e provate a fare qualche “randomizzazione”. Ne vedrete delle belle!


Prima patch e impressioni
Dopo aver provato qualche suono, la tentazione di creare qualcosa di personale è fortissima. Soddisfiamola subito mettendoci al lavoro! Il suono iniziale è una classica forma d’onda a dente di sega, non filtrata. Muovendo la manopola dedicata alla posizione nella Wavetable (Wt-Position) possiamo osservare il morphing dell’onda, da sega a quadra. La manopola Intensity, invece, varia di comportamento a seconda della modalità selezionata (Spectrum, Bend, Formant) consentendo di trasformare ulteriormente il timbro prima di passare per i filtri. Proviamo un suono molto semplice, ovvero il classico Hoover Lead (o Supersaw Lead). Il dente di sega già l’abbiamo (Fig.4-1), ergo non resta che cliccare sul tabulatore VOICING (Fig.4-2) e configurare il segnale come monofonico ed unisono a 16 voci. Di seguito mettiamo su ON(Fig.4-3) il pulsante relativo all’Unison Spread e spostiamo lo “slider” verso destra, lievemente. Et voilà. Il timbro di base è già pronto. Non resta che fare delle piccole modifiche sul “glide”, e magari attivare altri oscillatori per avere un suono più corposo ed adatto al nostro mix. In questo caso ho optato per un Hoover con oscillatori distanziati di un ottava rispetto il precedente e leggermente saturati: ottimo per doppiare le chitarre elettriche nel mix. Purtroppo questa “patch” ha portato la CPU sia del Mate 1 che del iMac G5 ad un valore superiore del 70%. Cosa succede se si sorpassa la soglia massima di carico? In quest’ipotesi, i programmatori Native Instruments, sono stati molto intelligenti. Il programma segnala la saturazione, interrompendo il suono, senza rallentare il sistema.

Wavesequencing e drums
La vera forza di Massive sta nella sua ampia matrice di modulazione. Tutti i parametri sono controllabili, mettendo disposizione ben quattro inviluppi e quattro modulatori programmabili (LFO con crossfade, Performer e Stepper). Questa architettura mi ha permesso di realizzare con semplicità una “wavesequence” e un “drumloop”. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, ogni singolo oscillatore di Massive è in realtà una “wavetable” con interpolazione ad alta risoluzione, questo permette lo spostamento delle forme d’onda nella tabella in maniera molto fluida, ed il suono ottenuto risulterà sensibilmente diverso da sintetizzatori con caratteristiche simili (Access Virus, Waldorf Microwave XT, PPG Wave, etc). Il file 1_LC_Crackle.mp3 creato dal mio amico programmatore Luca Capozzi (Fig.5), ne è un semplice esempio.

La sequenza delle forme d’onda, in questa “patch”, è controllata da un inviluppo “mixato” con un LFO, per il primo oscillatore (Fig.6-1), e da uno Stepper per il secondo(Fig.6-2). I filtri sono miscelati tramite il Macro Control 2, (Fig.6-3) in tal modo il suono viene radicalmente modificato passando da un Pad ad una sequenza. Direi che non è niente male come primo maldestro tentativo di programmazione del prodotto! I “files” 2_LC_Eveline ed 3_LC_Krance sono l’esempio di due sequenze percussive. Il primo suono è ottenuto sintetizzando cassa e percussione tramite i primi due oscillatori, Il terzo oscillatore invece è controllato da uno Stepper ed il suono ottenuto è uno pseudo-organo; due Performer controllano la sequenza dei primi due oscillatori. Il filtro Scream (Fig.7) è controllato da un Performer, uno Stepper e dal “tracking” opportunatamente modificato per cercare di dare più omogeneità al suono lungo le ottave. Un lieve inserto di Frequency Shifter, una modulazione del “panning” ed un paio di effetti per ottenere la nostra patch bella e pronta. Tutto questo senza neanche raggiungere il 35% di carico sul processore. Davvero niente male. La sequenza del secondo file, invece, è ottenuta modulando esclusivamente i due Comb Filters in parallelo ed utilizzando un solo oscillatore, un percentuale minima di Noise e sopratutto una percentuale molto alta di Feedback. La possibilità di poter scegliere, nella schermata del “routing”, il punto di rientro del segnale ci permette di creare suoni ancora più interessanti.


Altre tecniche
La presenza di Feedback e Comb Filters ci portano a sperimentare l’uso della modellazione fisica. Alcuni “presets” di Massive già possono dare un’idea circa le potenzialità offerte da questa tecnica; proveremo, quindi, a modellare una corda utilizzando un impulso ed un piccola quantità di rumore, per la non linearità. Nel file 4_LC_StringModel.mp3 è possibile ascoltare il risultato finale del nostro esperimento. La base della modellazione fisica consiste nell’inviare un impulso (o eccitatore) ad un risonatore. Nel caso di una corda, essa viene pizzicata e la vibrazione risuona nel corpo dello strumento, creando così il suono finale. Il nostro impulso sarà costituito da una forma d’onda Squ-Sw1, per il primo oscillatore, ed un Sin-Tri per il secondo. Qui è interessante osservare il comportamento della manopola Intensity. Per il primo oscillatore abbiamo scelto di utilizzare la modalità Formant, facendo sì che il nostro oscillatore prenda la forma di un Pulse con intervallo di oscillazione abbastanza stretto. Nel secondo oscillatore, la modalità, è settata su Spectrum in modo da poter miscelare le due forme d’onda pure contenute nella wavetable. Nel nostro caso, abbiamo scelto un Sine contenente qualcuna delle armoniche del Triangle, in modo da ammorbidire il suono freddo del Pulse. Il Modulation Osc controllerà la fase del primo oscillatore in modo da ottenere un suono più scuro o più brillante a seconda della sua posizione. Il Noise, infine, aggiunge quella non linearità che darà al nostro impulso un pò più di dinamica. I due oscillatori ed il noise sono controllati dal primo “envelope”, configurato in modo da ottenere un suono brevissimo. Ora tocca ai filtri ed è lì che avviene la magia. Per il nostro scopo utilizzeremo i Comb Filters. Per chi non lo sapesse, questa tipologia di filtri altro non sono che dei “delay” con “feedback”. Il segnale ritardato genera una controfase col segnale in ingresso rimuovendo, quindi, determinati contenuti armonici. L’eco prodotto, inoltre, tende ad attenuarsi nel tempo. Questo tipo di filtri sono dei blocchi basilari e fondamentali per la modellazione fisica e la riproduzione dei corpi risonanti. Nel nostro caso useremo una coppia di Comb Filters distanziati di un’ottava e con il Damping controllato dal “keytrack”. In questo modo avremo le note gravi più lunghe in durata, e le acute più brevi per una corretta simulazione di una corda pizzicata. L’aggiunta del Feedback, di un riverbero e dello spazializzatore daranno il corpo giusto al nostro suono creando, così, un modello basilare di uno strumento a corde. Chi volesse cimentarsi con la sintesi additiva avrà una piacevole sorpresa, nell’elenco delle “wavetables” di Massive sono presenti circa una decina di oscillatori adatti allo scopo. Il file 5_LC_Organ.mp3 vi mostra una semplicissima emulazione di un organo, creata semplicemente giocando con le formanti di questi oscillatori. Più andiamo avanti, più questo giocattolino si mostra come uno strumento estremamente interessante.

Mix e live performance
Osserviamo come si comporta Massive sia in ambito studio che live. In studio abbiamo provato ad aggiungere il “plugin” ad un mix già esistente. In questo caso è stato utilizzato un suono personalizzato di Luca, Spring Star e al mix è stato aggiunto il pad “Egde Optional”, disponibile nella banca dati del “plugin”, leggermente modificato nella polifonia e nel “release”, in modo da non richiedere più risorse di quante ne siano effettivamente necessarie per l’esecuzione. Il pad entra benissimo nel mix senza litigare con tracce già esistenti, regalando morbidezza al giro armonico. Sono stati provati altri “presets”, soprattutto sequenze e “drumloops”. In mix già esistenti, è stata una ricerca laboriosa scegliere quale “drumloop” affiancare a quelli già presenti. Fortunatamente il “preset” Massive Groove si è prestato bene al nostro test dando più movimento al brano. I bassi sono netti e mai invadenti mentre, le alte frequenze, richiedono un piccolo ritocco dell’equalizzatore per non spiccare troppo in avanti rispetto al mix.
In ambito “live” abbiamo materiale a sufficienza per sbizzarrirci. Avete una serata in programma? Munitevi di portatile, interfaccia audio, una master 61 tasti (Fig.9) con tanti “controllers” e Massive. Non avrete bisogno d’altro. Il software vi permette di creare delle scalette personalizzate con la sequenza dei presets di cui avrete bisogno per la vostra performance. Se invece siete fortunati possessori di Kore, vi basterà una qualsiasi tastiera di controllo, anche sprovvista di qualsiasi manopola, per avere pieno controllo su tutto il sistema. Dalla versione 1.1, Kore si riscatta da quelle piccole imperfezioni denunciate da parte di alcuni utenti. La gestione dei “presets” ora lavora in modo eccellente ed è possibile creare delle liste che possono scorrere tramite l’ausilio di un solo tasto. I controlli rotativi rispondono bene e lo scorrimento dei valori è molto fluido nonostante, talvolta, a video si possa avere l’impressione di un movimento a scatti. Non preoccupatevi, è un piccolo difettuccio d’interfaccia, le orecchie lo confermeranno.

Perchè Massive?
Nel corso degli anni ho avuto modo di testare svariate piattaforme: Analogici puri (Fig.10), digitali anni ’80, “samplers”, “workstations”, “virtual analog, ognuna con propria personalita’, punti di forza o debolezza; nessuna è mai riuscita a realizzare una totale integrazione delle caratteristiche scoperte in questo semplice “plugin”. In un sintetizzatore ciò che fa davvero la differenza non è la quantità di oscillatori o filtri presenti, quanto la matrice di modulazione. Più parametri possiamo modulare, maggiori divengono le capacità timbriche della macchina, basta una sola sorgente di modulazione in più per aumentare drasticamente la rosa timbrica. Ciò che distingue Massive da altri prodotti presenti sul mercato sono quindi tutte quelle “features” che, otterremmo comperando tanti prodotti diversi e non uno solo. Su tutte, sento di dover citare ancora una volta la bontà della matrice di modulazione. Ogni singolo parametro di Massive è modulabile, vorrei sempre sottolinearlo. Una simile capillarità l’ho riscontrata solo su alcuni sintetizzatori modulari o sui Kurzweil (Fig.11), dotati di “VAST”, algoritmo proprietario della casa. Massive, inoltre, è il primo “synth” che unisce tali potenzialità e complessità, ad un interfaccia semplicissima. Imparare ad utilizzare questo prodotto richiede davvero pochissimo tempo ed in un’ora già ci si sente padroni. La presenza, inoltre, dei due tipi di “step-sequencers” integrati permette di creare suoni molto avanzati, “wave sequencer”, sequenze ritmiche sia queste strumentali che percussive. Magari sembrerebbe superfluo, ma se ci fosse stato anche un semplice arpeggiatore up/down e qualche effetto in più, le potenzialità offerte da questo “synth” avrebbero potuto rasentare la perfezione.

Cari lettori di che dirvi?
Ho buttato giù questo articolo insieme agli amici Luca Capozzi, “sound designer” e Luca Thomas d’Agiout (Fig.12), compositore e arrangiatore di colonne sonore. Il nostro intento è stato quello di trasmettere in parole, le stesse sensazioni provate suonando e manipolando questa piccola meraviglia. Di sicuro qualche a volte ci siamo lasciati prendere dall’entusiasmo, ma vi garantisco che abbiamo mantenuto sempre una certa obiettività nella descrizione dei punti di forza e di debolezza del prodotto. Finora non avevo mai provato un sintetizzatore con totale integrazione delle caratteristiche descritte: ampia modulazione, estrema facilità di controllo, ampio range timbrico, grande spazialità di suono… davvero un piccolo capolavoro. Dopo aver tessuto questo mare di lodi però mi sembra opportuno, a questo punto, evidenziare le piccole lacune riscontrate.
In “primis” risulta abbastanza fastidiosa l’idea di separare le assegnazioni del Macro Control dal resto del programma. In altre parole, i “controller” fisici che assegnerete nel Macro Control saranno i medesimi per tutti i suoni. Avete settato il Mod. Wheel sul secondo Macro Control? Bene! Ve lo ritroverete ovunque. Posso comprendere, data l’integrazione con Kore, che questa scelta sia dovuta dalla necessità di poter controllare diversi parametri sempre con gli stessi controllers ma, d’altro canto, bisogna pur riconoscere che in questa modalità operativa non è possibile assegnare la quantità di modulazione di un controller fisico se non tramite i Macro Controls; ciò significa che le assegnazioni dirette vi forniranno esclusivamente il range completo del parametro da controllare. Questo può rivelarsi molto utile se volete assegnare, ad esempio, una manopola della vostra superficie di controllo alla frequenza del filtro, ma risulterebbe praticamente inutile se il filtro volesse essere controllato con l’Aftertouch. Infatti, in questo caso, otterreste la frequenza del filtro totalmente chiusa fin quando non premerete l’Aftertouch, proprio perchè non è possibile decidere di quanto il controller, assegnato direttamente, debba influenzare il parametro.
Un’altra grande pecca è la quantità di CPU utilizzata in determinate situazioni. Polifonia, Unison e Release possono incidere in maniera drammatica sulle prestazioni di questo strumento e devono, per questo, essere regolate in maniera chirurgica. Il mio consiglio è lavorare con molta attenzione in fase di programmazione considerando, come obiettivo, lo stadio finale del mix. Dosate la polifonia nella quantità che vi è strettamente necessaria in quanto è uno spreco di risorse assegnare ad esempio 16 voci, quando il display Voices (Fig.13), non supera le 8 o 10 voci. Cercate di aumentare il Release a valori alti solo se ne avete disperato bisogno. Meglio usare dei “delay” o dei riverberi in fase di mix in quanto, questo mostriciattolo, è tanto bello quanto esoso di risorse.
Un’ultima parola vogliamo dedicarla alla libreria suoni in dotazione composta da oltre 400 “presets” di svariata natura. Abbiamo cercato di provarne quanti più possibile e possiamo dirvi che i più interessanti sono, di sicuro, quelli categorizzati come Multitrack nei quali si annidano sequenze elettroniche esaltanti come “Massive Groove”, “Loop Scanner” o “Warpx”. La qualità e complessità di queste sequenze ha fatto sì che, erroneamente, nei “forum” circolasse la falsa voce che Massive fosse una “drum machine”, un multieffetto o addirittura un sampler. Molto belli anche alcuni suoni di pad, avvolgenti ed in continuo mutamento, vedi ad es. “Donor” o “Earthly Purpose”. Sono anche presenti suoni di cui è stato fatto abuso smisurato nella dance di mezzo mondo: classici “saw leads”, “syncs , bassi elettronici e “techno”. La tavolozza sonora offerta da questo synth è davvero ricca e varia, ma non mi è piaciuta l’organizzazione dei banchi. Chi ha letto con attenzione l’articolo avrà notato, che mi sono dilungato più sulla programmazione dei suoni e sulle potenzialità offerte dai filtri che sul corredo “patches” elaborate dalla N.I.
Per le potenzialità timbriche di Massive, avrei preteso che la N.I. avesse perso più tempo a programmare i banchi, è vero che la maggior parte di questi sono qualitativamente al di sopra della media, buoni ed interessanti, ma è pur vero che non rispecchiano neppure lontanamente le piene potenzialità del software. Questo è un neo molto grande per un progetto così ambizioso e ben riuscito. Abbiamo tra le mani un “software” potentissimo, ma non supportato con banchi suoni all’altezza delle sue capacità. Chi dispone di una superficie di controllo esterna e di un poco di dimestichezza con le sintesi, potrà impazzire di gioia nel creare una tavolozza sonora personalizzata, chi invece fosse a digiuno di nozioni tecniche o di tempo potrà sia creare nuovi suoni usando la funzione Random, oppure limitarsi all’utilizzo dei 400 “preset” inclusi nel pacchetto. Qualora dovessi riassumere in poche parole la potenza del prodotto potrei dire: Massive è come l’acqua. Può accarezzare la pelle o spaccare in due una montagna.
NOTIZIE UTILI
Produttore: Native Instruments
Modello: Massive
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: Euro 270+ Iva
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine. Si ringrazia il sig.re Luca Capozzi per aver collaborato alla stesura dell’articolo.