Difficile scrivere di un suono, ed è questa la ragione per cui le recensioni che parlano di strumenti musicali sono molto complesse: bisogna far ascoltare dei suoni attraverso le parole, in una sorta di sinestesia dialettica molto difficile da mettere in atto.
Le chitarre oggi in prova, poi, sono cariche di appeal storico e discreto fascino collezionistico, ed ecco che parlarne in maniera lucida ed oggettiva diviene ancora più difficile.
La prima è una Stratocaster JV del primissimo periodo “Squier logo”, proveniente dall’ Inghilterra e in un raro e appetibile custom color “Black”, che unito al manico completamente in acero le dona un look decisamente Claptoniano. La chitarra è completamente originale, perfino il suo molded case in pelle è proprio quello che veniva fornito all’epoca con la chitarra (oggi davvero introvabile), saldature, potenziometri, pick up, tutto è rimasto come allora, tranne il colore del manico, che col tempo e la luce solare ha acquistato uno spettacolare color ambra, e delle cover dei pick up, che con gli anni, facendo reazione con la cera utilizzata per paraffinare le bobine di questi ultimi, sono diventati di un ocra pallido

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La prima cosa a saltare all’occhio appena si imbraccia uno di questi modelli è la correttezza delle proporzioni: il body ha un contour realistico e ben sagomato, il manico ha un delizioso profilo soft V, la paletta è delle dimensioni giuste e tutto l’hardware è esteticamente e funzionalmente impeccabile.
Il circuito, nonostante gli anni, lavora ancora benissimo, e ha avuto bisogno soltanto di una pulita ai contatti con uno spray apposito. Una piccola curiosità: questo strumento, coerentemente rispetto al modello a cui si ispira (le Stratocaster del periodo ‘56/’58), ha il selettore a tre posizioni, quindi per selezionare le posizioni intermedie è necessario bloccare il selettore al centro, un po’ come facevano agli inizi anche Mark Knopfler ed Eric Clapton.

Attaccata all’amplificatore non delude: il suono dei gray bobbins (gli stessi che all’epoca montavano le prime reissue Fullerton) è decisamente “da Stratocaster”, in particolare il pick up al ponte non è mai acido – come talvolta accade – ma sempre presente e definito, il pick up centrale risulta decisamente sfruttabile, nonostante non sia storicamente il pick up più usato della Stratocaster, mentre con quello al manico il Blues suona alla vostra porta per unirsi a suonare con voi. Una menzione particolare va alle posizioni intermedie: sarà la difficoltà di beccarle con il selettore a tre posizioni, saranno i pick up particolarmente fortunati, ma suonano in maniera incredibile, con il giusto “quack” ma mai inscatolate, verrebbe voglia di snocciolare lick con plettro e dita per giorni interi, garantito!
Tirando le somme direi che questa JV è una chitarra davvero ben riuscita e ben suonante, e pur senza fare generalizzazioni fuori luogo, posso dire che un po’ tutte le JV dell’82 che mi sono capitate per le mani erano strumenti di razza.
Fender Telecaster JV
La storia della Telecaster invece è diversa: l’esemplare in prova proviene dal Giappone, è stato quindi prelevato da casa sua, è appartiene sempre alla primissima produzione dell’82. Pick up gray bobbins anche qui, ed anche in questo caso la chitarra è completamente originale fino all’ultima vite e comprensiva di custodia originale dell’epoca.

Questo strumento è stato senz’altro più suonato rispetto alla Stratocaster, il manico infatti presenta diversi segni di checking sulla tastiera, a dimostrarne il grande ed intensivo utilizzo. In questo caso il primo dettaglio a saltare all’occhio è l’effetto della luce sulla vernice sia del body che del manico: il colore ha virato tantissimo, rendendo lo strumento di un colore ocra carico, molto bello a vedersi. Anche in questo caso la fedeltà dell’hardware stupisce: mai visti dei dome knobs così belli, e anche il ponte è molto bello e ben fatto. Persino le viti sono coerenti con l’epoca, mostrando la tipica testa a taglio e non quella più moderna a croce. Incredibile!
L’unica nota dolente di questo bestione in frassino è il peso: quattro chili per una telecaster sono un bel po’, ma sentirla suonare ripaga del mal di schiena a fine concerto!

Anche qui, da accesa, nessuna sorpresa: la parte elettrica funziona a meraviglia, nessun crack o imprevisto di sorta, tutto fa il suo dovere ed il suono è davvero spettacolare: soprattutto il pick up al ponte stupisce, in quanto non è il solito pick up Tele dagli alti spacca-timpani ma, pur senza perdere il classico twang, risulta incredibilmente equilibrato e potente, con una definizione per ciascuna corda da lasciare senza fiato. Il pick up al manico è altrettanto ben suonante: basti pensare che un noto Jazzista italiano usa una Telecaster JV per i suoi brani, è il suono è di tutto rispetto.
In definitiva belle chitarre, queste JV, penalizzate spesso da modifiche invasive o danni irreversibili, ma che se originali e in ottime condizioni possono stupire.Davvero.
Piccola nota sui prezzi: le quotazioni sono in continua ascesa, per esemplari originali muniti di custodia originale i prezzi partono da non meno di 1.200 euro. Sono tanti? Non saprei dirlo, ma per giudicare la qualità di questi strumenti vi lascio un video emblematico, che immortala nientemeno che Sir George Harrison mentre imbraccia una Squier stratocaster JV (St-57, per la precisione), sottolineando che il video è dell’87, quindi prima della moda JV, prima del vintage a tutti i costi, prima della vittoria dell’apparenza sulla sostanza.
Buona musica a tutti.