LinPlug aggiorna CRONOX alla versione 3, un eccezionale sintetizzatore basato sui campionamenti, con infinite possibilità timbriche in grado di creare sonorità che spaziano da bassi profondi a lead taglienti. Grazie alla sua capacità di missaggio in surround 5.1 potremmo definire Cronox il synth ideale per i film-makers.
Panoramica Generale:
Cronox (Fig. 1), forse il nome proviene da “cronos”, tempo, e come ben sappiamo il tempo è infinito, proprio come questo synth: le sonorità che offre sono pressoché inesauribili, grazie soprattutto al fatto che essenzialmente si tratta di un sample-player in quanto i suoi quattro generatori possono sfruttare i campionamenti come sorgenti sonore.
La struttura sembrerebbe complessa ma in realtà basta navigare fra le pagine di editing per vedere cosa offre e in che modo: le uscite dei quattro generatori convergono nei due filtri, i quali parallelamente convergono in due processori d’effetti per poi finire in ulteriori quattro effetti collegati in serie. Nella prima pagina dell’interfaccia troviamo il classico pannello di “quick editing”, ovvero i parametri fondamentali su cui poter agire al volo durante una performance: i pan e i volumi dei quattro generatori, i cutoff e resonance dei due filtri, le intensità dei sei processori d’effetti, i parametri del portamento, della polifonia e i comandi per caricare o salvare i presets. Dalla pagina due comincia il bello! (Fig. 2)
I generatori uno e due possono funzionare in quattro modalità diverse: in modalità “oscillator” abbiamo dei classici oscillatori a forme d’onda simil-analogiche, selezionabili fra sega, triangolare e quadra, con tanto di PWM (pulse width modulation, che in Cronox agisce su tutte e tre le forme d’onda variando il cosiddetto duty cycle, o pulse width) e relativa modulazione. La cosa bella è che è possibile effettuare un vero mixing fra una forma e la successiva, e non semplicemente selezionarne l’una o l’altra. Inoltre, i generatori uno e tre supportano la modulazioe di frequenza o di ampiezza usando come modulante il generatore due o quattro. Seconda modalità: Time Sampler. In questo modo, ai campioni caricati come sorgente sonora vengono applicati algoritmi di pitch shifting oppure time stretch mantenendo sempre l’intonazione ma agendo nettamente sulle varianti armoniche del campione. Ovvio che con questo sistema è possibile stravolgere completamente il contenuto di qualunque campione facendolo diventare un’insolita e nuova forma d’onda. Successivamente c’è la modalità Schrader, ovvero wavetable, che si limita a suonare il campione nudo e crudo. In ultimo, e solo per i primi due generatori, c’è il Loop Sampler: in questa modalità è possibile caricare fino ad otto campioni diversi per ogni generatore, impostare punti e modalità di loop, parametri quali il volume e il key range, e creare bizarre sequenze timbriche, affascinanti intrecci di bit sonori e quant’altro non abbia alcuna diversa natura subsonica! Quanto detto fin’ora basterebbe a farci credere che Cronox non ha limiti, ma c’è dell’altro. Passiamo a pagina quattro (Fig. 3): i filtri. Ce ne sono due, selezionabili fra 12 dB oppure 24 dB su ottava, passa-basso, passa-banda, passa-alto, notch, passa-basso, passa-banda, passa… ops, eh no… non sono impazzito, è proprio la rotella di selezione del filtro che è fatta così: non si passa da un filtro all’altro semplicemente con uno scatto, ma si può fare un vero mix fra i tipi di filtro! Per i controlli di cutoff e resonance ci sono anche dei simpatici controlli XY assegnabili via MIDI casomai sulla nostra master ci fosse un joystick.
Inoltre troviamo i classici controlli di key-track, inviluppo con relativo amount, pan, volume e una saturazione pre-filtering. Stesse impostazioni per filtri uno e due. Saltiamo ora alla pagina degli effetti (Fig. 4), e qui troviamo il mondo attorno al quale ruota il suono di Cronox: ben sei processori d’effetti, ognuno con dodici algoritmi diversi fra cui reverbero, delay, chorus, bit crusher, e un tipo di effetto che piacerà molto ai DJ, il “Gator”, ovvero il famoso “trance gate”.
Ogni effetto ha un tasto on/off e i suoi parametri per lo più rappresentati sotto forma di sliders orizzontali. Ricordiamo che gli effetti uno e due stanno in parallelo e prelevano l’output direttamente dai filtri, mentre gli effetti dal tre al sei sono collegati in serie. E per finire, la pagina più complessa di Cronox: pagina sei, Modulation (Fig. 5).
A sinistra in alto abbiamo gli inviluppi per i generatori uno e due, per le modulazioni uno e due e per l’amplitude. Qui si tratta di sliders verticali ma con una variante: possono avere scale di incremento lineari o logaritmiche. Inutile dire a cosa servono, basti solo sapere che per l’ADSR che agisce sul volume del suono è bene usare l’incremento logaritmico. In alto a destra c’è la sezione degli LFO, quattro identici con possibilità di key-sync (l’oscillazione parte quando viene premuto un tasto sulla tastiera), forma d’onda variabile, frequenza, simmetria, fase, attacco, decadimento e ritardo. In basso a sinistra c’è l’arpeggiatore, trentadue steps, dieci patterns diversi, sincronizzato con l’host tempo, sensibile alla dinamica e con swing variabile. E ora viene il bello: la matrice di modulazione. In questa sezione si possono collegare le diverse sorgenti di modulazione (LFO, inviluppi, controlli esterni, ecc.) con le destinazioni, e si possono usare quasi tutti i parametri del synth come destinazione. Programmando a dovere questa sezione, è possibile ottenere suoni che variano nel tempo (o dovrei chiamarlo “cronos”?) senza mai diventare statici e… noiosi! Una grossa novità di Cronox 3 è la possibilità del missaggio in surround 5.1 (Fig. 6). Per chi ha sei uscite nella sua scheda audio, e un host VST in grado di supportare il surround 5.1, questa potrebbe essere una nuova fonte di divertimento e di interessante sperimentazione. Cliccando sul bottoncino “5.1” in basso a destra dell’interfaccia, si apre un pannello, al posto della tastiera, che mostra il campo spaziale 2D e le sorgenti sonore a disposizione che possono essere distribuite nello spazio. Sarà sufficiente spostare ogni sorgente con il mouse oppure usare gli slider relativi ad ogni parametro. In questo modo, si possono anche creare effetti di occlusione (usando i filtri passa-basso), effetti di passaggio, di rotazione… davvero tutto il necessario per la colonna sonora del prossimo Matrix!
Il suono:
Con l’installazione del plug-in vengono forniti oltre 200 Mb di presets diversi comprendenti decine di campioni usati dai generatori nei modi e nelle forme più svariate. Se dovessi scrivere la colonna sonora di un film dell’orrore sono sicuro che mi basterebbe Cronox 3 per creare tutti i tipi di suoni utili per l’occasione. Ma se vogliamo calarci in un discorso un po’ più “musicale”, oserei definire Cronox “lo strumento del climax”: sicuramente in un brano di musica pop lo utilizzerei per aggiungere quel pad o quell’effetto speciale che ogni tanto siamo soliti usare durante il “bridge” di un pezzo. Se fossi un DJ forse sceglierei Cronox per quei lunghi e profondi pad collegati in side-chain con un compressore comandato dalla traccia della cassa. Se fossi George Duke, lo collegherei alla mia “Keytar” (così vengono definite quelle tastiere a tracolla) per divertirmi con instancabili suoni lead. Se fossi Ice-T, sicuramente troverei il mio basso ideale in Cronox. Sono sicuro che Jean Michel Jarre starebbe un giorno intero a programmare l’arpeggiatore di Cronox per comporre la nuova Oxygene. Io mi sono limitato ad ascoltare i presets fino a trovare un bellissimo pad, per poi abbassare le luci nel mio studio, tenere premuto il pedale del sustain e mandare in play un accordo di Sol-9 e contemporaneamente improvvisare un po’ di “ambient” con il resto della mia attrezzatura… i brividi! Esistono altri synth simili a Cronox, fra i quali citerei WusikStation ( www.wusik.com ), anch’esso dotato di grandi possibilità di editing, un’ottima modulation matrix, e in grado di usare campioni come sorgenti sonore (Fig. 7), ma certe caratteristiche di Cronox come il Time Sampler, il Loop Sampler, i filtri miscelabili e i sei processori d’effetti, sono difficili da trovare in altri plug-in. Qualcuno nominerebbe forse Absynth della Native Instruments. Beh, sì, forse una somiglianza ci può essere, ma Cronox ha dalla sua il fatto che è più facile da programmare anche se non potente fino a quel livello.
Conclusioni:
Cronox si installa senza nessun particolare problema, è compatibile con Windows e Macintosh nei formati VST oppure AU, è corredato di un’ottima libreria di presets ed è sorprendentemente leggero sulla CPU. I campi di applicazione spaziano dalla musica pop alla dance, forse è particolarmente indicato per generi ambient e musica elettronica in genere, il suono è molto cristallino, forse fin troppo, ma del resto bisogna ammettere che ha un carattere sonoro tutto suo, difficile da paragonare ad altri strumenti simili.







