Eccoci finalmente a parlare nuovamente di Arturia Minilab (se non avete letto la prima parte dell’articolo lo trovate qui. Per affrontare questa volta l’argomento AnalogLab, ovvero il plugin di sintesi analogica in dotazione con la piccola master keyboard. Il software si integra perfettamente con l’hardware creando un ibrido potente e versatile in studio ma soprattutto pratico e funzionale dal vivo.
AnalogLab può funzionare tranquillamente anche senza Minilab ed è disponibile per Mac e PC in versione stand-alone e come plugin VST, VST3, AU e RTAS.
Installazione e Setup
Il prodotto non viene fornito su supporto ottico nella confezione della Minilab e pertanto è necessario scaricarlo direttamente dal sito Arturia. Le dimensioni abbastanza contenute (circa 500 Mb) consentono il download in tempi accettabili anche per chi come me non dispone di una connessione ADSL veloce. La versione utilizzata per la prova, la 1.05 per Mac, è disponibile nel classico formato dmg contenente il pkg per l’esecuzione del setup. Terminata la procedura di installazione è necessario registrarsi sul sito Arturia e inserire, oltre ai consueti dati anagrafici, il serial-number del prodotto in modo da consentire al sistema di generare un codice di sblocco per l’applicazione. Il tutto si conclude in pochi minuti e senza particolari problemi. Nel mio caso è stato anche necessario richiedere, dopo qualche giorno, un nuovo codice di sblocco in conseguenza alla sostituzione (per rottura) del disco rigido del MacBook Pro. Il nuovo codice mi è stato fornito nel giro di qualche ora.

Uno sguardo rapido
Il modesto numero di megabytes del pacchetto messo in relazione al numero di preset promessi (circa 5000), lasciano subito intuire che non stiamo parlando di sintesi PCM basata su campioni, ma di vera e propria emulazione analogica a modelli fisici. La libreria è infatti composta da un insieme di suoni provenienti dai noti e pluripremiati virtual synth di Arturia presenti con enorme successo sul mercato delle DAW da diversi anni.
Nel dettaglio stiamo parlando di: Mini V, Modular V, CS-80 V, ARP2600 V, Jupiter-8V, Prophet 5, Prophet VS, Oberheim SEM V e Wurlitzer V. Insomma il miglior “virtuale” che si possa desiderare in un’unica soluzione centralizzata e completamente organizzata in un ampio database di suoni meticolosamente catalogati.
All’interno di AnalogLab, si nascondono infatti gli stessi motori di sintesi dei virtual synth sviluppati e commercializzati singolarmente da Arturia. I vantaggi di averli concentrati in un’unica workstation sono diversi, come ad esempio utilizzare un’unica interfaccia grafica, poter passare da un synth all’altro senza fastidiosi cambi di finestra oppure avere la possibilità di combinare con estrema semplicità motori di sintesi diversi. L’unico ambiente operativo, da un lato punto di forza del software, è però anche il suo punto di debolezza perché l’editing dei suoni soffre molto della mancanza delle interfacce originali dei synths. In realtà non è solo questo a limitare l’editing dei suoni, in quanto i parametri su cui è possibile intervenire sono comunque pochi a prescindere dall’interfaccia grafica. Questo ovviamente per una chiara politica di marketing visto che stiamo parlando di un software fornito in boundle con una master keyboard di fascia economica. Il prodotto in tutti i casi non è da considerarsi entry-level: per i professionisti che dispongono della versione completa degli strumenti, AnalogLab offre la possibilità di utilizzare la potenza del proprio database in aggiunta alla versatilità dei singoli strumenti: il software infatti riconosce l’eventuale presenza dei plugin Arturia installati nel sistema e consente l’editing totale dei suoni presenti all’interno del catalogo direttamente nell’ambiente operativo completo, garantendo il successivo salvataggio (con relativi tag) all’interno del suo database.
L’interfaccia
AnalogLab si presenta in un’unica finestra di dimensione fissa (Fig.1) nella quale trovano posto più o meno tutte le funzionalità disponibili. Il layout è progettato a pannelli a scomparsa che vengono nascosti e visualizzati in funzione dell’operazione che si sta eseguendo.

Nella barra del menù applicazioni di OSX è presente una voce setup contenente esclusivamente la scelta dell’impostazione “knob mode” (circular o linear), mentre alla voce preference si trovano le impostazioni del driver audio con relativo buffer size e sample rate e la selezione della periferica MIDI per il controllo. Inoltre è presente un tasto PREF che visualizza a tutto schermo una finestra con i credits del software e propone l’impostazione di qualche altro parametro come allocazione ram e l’altezza dello schermo (la dimensione più piccola è già sufficiente a occupare completamente il display 13’’ del mio MacBook).
Sulla sinistra, per ognuna delle modalità operative, trova sempre posto l’elenco dei suoni, mentre lo spazio sulla destra è riservato a:
– filtri per la ricerca dei suoni in modalità single
– finestra di editing in modalità multi
– organizzazione dei suoni in modalità live.
Nella parte più bassa viene mostrato il pannello con i controller a disposizione (in numero variabile a seconda della master utilizzata)con l’aggiunta di pitch bend e modulation. Tutti i controller disegnati sono attivabili oltre che con l’hardware collegato anche mediante azione del mouse. Ai due estremi di di questo pannello sono presenti due serigrafie che nascondono altrettanti sottopannelli: a sinistra troviamo gli snapshot mentre a destra gli accordi. Scopriremo più avanti di cosa si tratta.
Modalità operative
Analog Lab può funzionare in tre modalità differenti secondo quello che ormai è più o meno lo standard operativo di qualsiasi strumento a tastiera software o hardware:

Sound: è la modalità di funzionamento predefinita che consente l’esplorazione rapida dell’intero parco suoni presente nel software. Considerato l’elevato numero di preset disponibili (circa 5000) l’elenco è stato organizzato come un database per cui viene visualizzato in colonne su cui è anche possibile operare l’ordinamento. Le informazioni riportate sono nome, tipo, synth di appartenenza, gradimento e designer, tutti dati che consentono di avere a vista d’occhio indicazioni precise riguardo il tipo di suono in questione. In questa modalità lo spazio sulla destra è riservato ai filtri di ricerca, utilizzabili in due rappresentazioni. La prima, molto scenografica, denominata Studio (Fig.2), consente la scelta del synth mediante un’immagine bitmap raffigurante tutti i synth emulati dal software (sembra di essere stati catapultati nello studio di J.M. Jarre); posizionando il mouse sul synth di interesse e cliccandoci sopra, l’elenco si reimposta automaticamente rendendo visibili soltanto i preset che appartengono a quel motore di sintesi. La vista Filter (Fig.3) opera in maniera più precisa, comportandosi come un vero e proprio pannello di interrogazione del database: viene esposto un elenco di attributi su cui è possibile mettere il segno di spunta per includere o escludere determinate sonorità nella ricerca. I suoni possono essere cercati per strumento di appartenenza (ARP2600, CS-80, etc.), tipologia di suono (Bass, Lead, Pad etc.) e caratteristica (Acid, Ambient, Dark etc.). In questa vista è possibile anche operare sulle funzioni base di editing quali polifonia, key mode (mono unison e poly), step del sequencer/arpeggiatore, pitchbend range e sync del LFO.

Multi: solitamente indicata come “Performance” su tutti i sintetizzatori più diffusi (motif, juno etc.), consente la combinazione in split e in layer di due suoni della modalità sound. Questa modalità è interessante perchè oltre la possibilità di suonare contemporaneamente due preset (anche appartenenti a motori di sintesi diversa), consente l’aggiunta di due processori effetti in send (ma utilizzabili in insert con la giusta impostazione di volume e selettori pre-fader) che seppure abbastanza scarni nella possibilità di editing, conferiscono maggior autorevolezza e spessore ai timbri programmati. La scelta degli effetti è sufficientemente vasta e spazia dai classici riverbero, delay, phaser, flanger etc. ai più contemporanei bitcrusher, destroy, subgenerator, vocalfilter e altri. In questa modalità vengono forniti un centinaio di preset pre-programmati e non è possibile utilizzare filtri di ricerca.
Quando si opera in modalità multi, la parte destra dello schermo viene utilizzata totalmente per l’editing della combo (Fig.4), con tanto di visualizzazione grafica dei key range e transpose, dei volumi e panpot delle singole parti, delle mandate effetti e della matrice di assegnazione di pitch bend, modulation,aftertouch, sustain e expression.

Live: indispensabile per portare i nostri suoni preferiti sul palco, prevede la possibilità di programmare un elenco misto di sound e multi in una sequenza di 128 posizioni facilmente richiamabili a cui è possibile assegnare un program change. La parte destra dello schermo in questa modalità viene riempita dalla lista dei 128 program con relativi program change e nome della song in cui vengono utilizzati (Fig.5).

Integrazione e uso con Minilab

L’utilizzo di AnalogLab con MiniLab è di una semplicità disarmante: è sufficiente collegare la tastiera al computer ed eseguire il software in stand-alone. Il dispositivo viene riconosciuto e impostato come periferica midi di default. Il software si sincronizza con l’hardware che viene forzato a funzionare in una modalità specifica ignorando completamente tutte le otto scene precedentemente memorizzate nel dispositivo. In pratica la tastiera si imposta su una sorta di scena “nove” non modificabile, dedicata esclusivamente al funzionamento con AnalogLab. Per questo motivo i rotary encoders fisici della tastiera assumono il controllo dei corrispettivi virtuali disegnati a video senza possibilità di essere divisi (Fig.6). Il primo encoder in basso a sinistra è dedicato, esclusivamente al cambio preset: ruotando il potenziometro si scorre la lista dei suoni senza essere costretti a mettere le mani sul mouse o sulla tastiera del computer. Quello più in alto sempre a sinistra è dedicato al volume generale dello strumento. I restanti quattordici potenziometri sono invece liberamente assegnabili a una ventina di parametri di sintesi che rappresentano totalmente la capacità di editing del synth software. Parliamo giusto di cutoff e resonance dei filtri, volumi degli oscillatori, inviluppi, lfo rate e livello di chorus e delay e poco altro. Chiaramente in modalità multi è necessario scegliere quale synth (parte1 o parte2) controllare. Tra un synth e un altro possono variare leggermente i nomi dei parametri (es. la resonance del CS-80 diventa l’emphasis sul mini V) ma sostanzialmente le funzionalità a disposizione rimangono le stesse per tutti i motori di sintesi.
Utilizzando la MiniLab è chiaramente del tutto inutile, anzi perfino dannoso, utilizzare la funzionalità midi learn, a meno che non si dispone di un controller aggiuntivo da dedicare magari alla modifica in tempo reale degli effetti in modalità Multi.
I set di assegnazione dei parametri ai controller sono a livello globale per le due modalità Single e Multi, non vengono cioè salvati insieme al preset selezionato. E’ però possibile salvare la configurazione in un file di scena facilmente richiamabile.
In AnalgLab non è presente né una Drum Machine né un campionatore, pertanto l’utilizzo degli otto pad della Minilab è relegato alle funzioni di selezione snapshot o di esecuzione accordi.
Snapshots e Accordi

In tutte e tre le modalità operative sono sempre disponibili i pannelli sanpshots e chords (Fig.7/7b). Il pannello snapshots offre la possibilità di memorizzare sui dieci tastini a disposizione altrettanti timbri più utilizzati nelle nostre performance (solitamente piano, e.piano, hammond e clav nelle varie sfumature) rendendoli immediatamente disponibili al momento dell’azione con il mouse o con il primo bank di pad disponibili sulla master Arturia collegata. Il pannello chords invece offre la possibilità di comporre rapidamente otto accordi (solitamente utilizzabili con l’arpeggiatore) di cui è possibile preimpostare pitch e accordo (maj, min, 7 etc.) per poi azionarli sempre con il mouse o con il secondo bank di pad disponibili. Questa funzionalità, seppur molto utile, soffre di due piccoli problemi: il primo è che per premere i pad utilizzando il mouse è praticamente impossibile in quanto si finisce sempre con l’aprire o il popup per la selezione del pitch o dell’accordo. Il secondo problema, al quale ho dedicato diverse ore della prova senza trovare una soluzione, è che volendo sfruttare i tasti chords con suoni dotati di arpeggiatore, non è possibile in nessun modo variare il BPM di default.

Utilizzo con altre master
AnalogLab può naturalemnte essere utilizzato con master keyboard di qualsiasi natura. Il software, se non trova periferiche Arturia collegate, propone come configurazione di default una tastiera con dieci rotary encoder e dieci fader verticali più chiaramente pitch e modulation (Fig.8).


Ho fatto delle prove con la mia piccola M-Audio keystation32 senza avere nessun problema a suonare le note e ad assegnare l’unico knob a disposizione. Molto più divertente però è stato utilizzare una vecchia Yamaha An1x, con i suoi otto knob e il ribbon controller. Il midi learn (fig.9) è stato semplicissimo: una volta premuto il tasto MIDI, i controller a video si illuminano di rosso se assegnati a paramentri di sintesi e di viola se assegnati a parametri di effettistica o alla parte 2 della modalità multi (qui magari usare un terzo colore avrebbe evitato confusione). E’ sufficiente cliccare sul controller a video che si vuole assegnare e poi muovere il potenziometro hardware che gli si vuole associare. Et voilà il gioco è fatto.
Quello che non è possibile modificare mediante learn è l’assegnazione dei pads per gli accordi. Continueranno a rispondere sempre e solo al canale midi 10 ed alle note da C1 in poi. Pertanto se si ha intenzione di utilizzarli (io ad esempio ho provato con l’akai mpd32) è necessario programmare il controller per trasmettere quelle note sul canale 10. Stesso discorso per i tasti snapshot: è possibili sfruttare la loro funzionalità lavorando sul controller. La risposta dei controller risulta sempre fluida anche utiizzando la classica porta MIDI invece delle più moderne e veloci connessioni USB.
Il Suono
Dopo tutti gli argomenti trattati finora, ancora non siamo arrivati alla cosa più importante dell’articolo, cioè cercare di descrivere la qualità del suono di AnalogLab. Chi già conosce i software di Arturia, sa bene che la tecnologia TAE (True Analog Emulation), specializzata nella modellazione fisica dei circuiti dei classici sintetizzatori analogici, è molto sofisticata e precisa. Infatti il virtual instrument suona incredibilmente bene, tutti i motori di sintesi sono realizzati con estremo dettaglio. Il suono è corposo, grasso e sporco al punto di lasciare veramente poco spazio ad altro in un qualsiasi situazione da studio o da palco. In studio è necessario contenere la potenza di Arturia con equalizzatori precisi e compressori delicati in quanto tende a occupare troppo spazio nel mix. Nel live, la latenza bassissima consente di utilizzarlo come un vero e proprio sintetizzatore hardware analogico con un carattere grintoso a prova di chitarrista!
Personalmente ho molto gradito la potenza dei leads del Mini V e la precisione del Wurlitzer. Quest’ultimo, apparentemente tranquillo e in secondo piano, è invece un’emulazione molto ben realizzata: con l’uso del distorsore riesce a non impastare le frequenze medio-basse e a non sparare sulle medio-alte a differenza della maggioranza delle emulazioni in circolazione.
Ho trovato invece leggermente fastidiosa l’emulazione del clipping analogico (funzione tra l’altro documentata abbastanza male) che, se nelle cuffie è ancora sopportabile, nei monitor porta a controllare in continuazione i led di overload del canale audio per capire dove sta il problema. Chiaramente questa preferenza è molto soggettiva, qualcuno potrebbe amare proprio quel caratteristico modo di distorcere dei vecchi sintetizzatori analogici. Io non sono un amante dell’emulazione dei difetti, preferisco le tecnologie che li eliminano del tutto, così ho preferito tenere sempre spento il tasto “soft clip”.
Tra le varie prove, ho sperimentato il suono di AnalogLab filtrato da qualche plug-in di saturazione e di amp-simulator, ma onestamente l’emulazione dei circuiti analogici di Arturia non necessita di questi espedienti per essere calda e presente. Molto più interessante invece utilizzare la pasta sonora dei synth di AnalogLab con plugin di ultima generazione come Turnado di Sugar Bytes o Zebrify (il processore audio del synth Zebra2) da cui si riescono a tirar fuori delle sonorità veramente molto interessanti.
L’utilizzo della CPU è un po’ altalenante: si passa da suoni che impegnano la cpu intorno al 3% anche con numerose voci di polifonia, a improvvisi picchi che arrivano anche fino al 70% con determinati preset. Immagino che ciò sia dovuto alle diverse catene di sintesi implementate nei singoli preset; il motore di sintesi del modular v ad esempio, può essere estremamente variabile in termini di complessità a seconda del tipo di suono.. Purtroppo non è mancato qualche crash di sistema con chiusura improvvisa dell’applicazione.
Come plug-in in una D.A.W.
Oltre ad essere una workstation di sintesi, AnalogLab è a tutti gli effetti anche un plug-in compatibile con i formati più diffusi e pertanto utilizzabile all’interno di software di produzione audio come Cubase, Logic, Live etc. Avere nella DAW i suoni di AnalogLab offre il vantaggio di poter intervenire su di essi con strumenti di precisione quali equalizzatori e compressori o di aggiungere effettistica (hardware o software) di livello superiore. Durante l’utilizzo con Main Stage ho scoperto che utilizzando un programma host si riesce finalmente a suonare i preset con arpeggiatore al bpm desiderato.
Anche nell’utilizzo come plugin l’impiego della cpu è molto ballerino, cosa che rende pericoloso l’utilizzo dal vivo in abbinamento a software notoriamente succhia-risorse. Non ho però mai avuto crash di sistema in questa modalità.
Conclusioni
Arturia AnalogLab è un’inesauribile risorsa di suoni pronti all’uso, ottimi da utilizzare in qualsiasi contesto di produzione o di musica dal vivo. Offre praticamente tutte le timbriche dei sintetizzatori storici degli anni ‘70 e ‘80 (ancora tanto in voga) unitamente ad un ambiente operativo pratico che ne consente la selezione e l’utilizzo senza inutili perdite di tempo.
Ritengo possa essere lo strumento ideale di tutti i tastieristi “pratici”, cioè quelli che suonano molto e smanettano poco ma anche dei virtuosi di altri strumenti che hanno necessità di inserire parti di tastiere nei loro arrangiamenti; anche senza essere esperti di sintesi, con AnalogLab è quasi sempre possibile riuscire a trovare il suono di cui abbiamo bisogno.
Probabilmente se però siamo DJ all’ultimo grido e cerchiamo sonorità Dubstep, oppure siamo precursori di una nuova era musicale e pertanto vogliamo controllare ogni singolo oscillatore e lfo, questo non è il plugin che fa per noi. Tuttavia, considerando che viene fornito in boundle con una piccola master keyboard, l’utente tipo è proprio il tastierista “mobile” che ha necessità di uno strumento leggero e portatile e pertanto, trovare nelle confezione anche una workstation così potente non può essere che un regalo gradito.
Pro
- Libreria molto ampia
- Emulazioni di altissima qualità
- Modalità Live
- Prezzo contenuto
Contro
- Leggera instabilità
- BPM in modalità stand-alone non modificabile
- Assenza di Drum Machine/Sampler
Alla prossima
Pasquale Tarricone