
Ascoltando gran parte delle attuali medio-piccole produzioni, avverto sempre più una grande pulizia legata all’esasperata ricerca dell’estetica. Come per tutte le cose matematicamente studiate, rigorosamente selezionate in termini numerici e prestazionali, si corre il rischio di penalizzare il frutto naturale “dell’umano”: la sostanza artistica e la creatività.
Nel nostro specifico caso, quello di audiofili accaniti, la posta in gioco riguarda “l’estinzione” di quella pasta sonora che ha fatto la storia. Ecco perchè mai come oggi sento di consigliare sia a me stesso che agli altri di non sprecare energie nella ricerca “dell’Accipe nigrum nigrius nigro”, ma di rivalutare quella “sana sporcizia” capace a volte di creare un’appagante sensazione di calore, rivale-amica della fredda tecnologia digitale.

Non dobbiamo mai dimenticare che la musica non si osserva ma si ascolta e che i nostri recettori (orecchie) sono imperfetti, che il nostro cervello ama le frequenze dolci e levigate: d’altronde, sono quelli i suoni che si sviluppano in natura, sempre ricchi di armoniche pari, affini e in sintonia con le armoniche prodotte dall’elettricità dell’attività celebrale. Questa è la premessa per parlare di una macchina come il FATSO Jr. capace di emulare in maniera sincera gran parte di quegli apparecchi che hanno creato, a volte anche in maniera alchimistica, la magia presente in tutte quelle produzioni che hanno segnato epoche e generazioni e che ancora oggi continuano ad emozionare. Non si tratta di nostalgia o di una semplice rievocazione di ricordi: provate ad ascoltare la versione originale di YESTERDAY, se non vi trasmette alcunché mi dispiace per voi…
FATSO JR. come si presenta
La prima impressione è stata quella di trovarsi al cospetto di una macchina davvero singolare e di difficile gestione (Fig.1). Questo per gli strani controlli formati da due manopole a canale (grigio chiare) graduate con valore minimo “0” dB ed un massimo di 10 con intervallo da un millimetro, una moltitudine di led e tastini vari. Faccia al canale, da sinistra verso destra troviamo, appunto, la prima manopola che è quella dell’input; questo elemento risulterà in fase di utilizzo davvero importante, poiché in base alla quantità del segnale d’ingresso si va a determinare l’incidenza della compressione pre settata. Questa funzione viene monitorata da otto led con valore relativo da -1 dB a -20 dB. A fianco, in basso alla manopola dell’input, si trova il tastino COMP che provvede al settaggio delle varie compressioni ovvero: BUSS, da utilizzare quando serve una compressione gentile con rapporto di compressione 2:1, con attacco lento e rilascio veloce; “G.P.” (General Pourpose), con un attacco medio e rilascio lento; “TRACKING COMPRESSOR“, che vuole essere la simulazione dell’UREI 1176; “SPANK”, un limiter. Un’altra cosa da aggiungere in merito a questi settaggi è che si possono anche combinare tra loro.

Il WARMTH è un tastino posto al centro del canale, con i relativi led (precisamente sette), disposti sopra al bottoncino a forma di arco. Ogni intervento sul tastino ne fa accendere un altro, addizionandone a piacimento fino ad un massimo di sette per un eventuale utilizzo estremo. Il “WARMTH” provvede ad arricchire armonicamente la parte alta dello spettro donando una morbida sensazione di calore con delle alte sempre levigate. Questa funzione provoca la chiara simulazione di una testina su un ottimo nastro analogico, lo stesso tipo di saturazione senza distorsione e senza alcun fruscio. Anche in questo caso, come per il compressore, la quantità di intervento viene totalmente monitorata da otto led, con uno spettro che va da un valore minimo (-1 dB) a un valore massimo (-15 dB). L’importante è precisare che il tipo di intervento determinato dal settaggio agisce in maniera graduale come un precisissimo compressore di frequenza. Troviamo ancora verso destra tre led senza un corrispondente bottoncino, disposti in maniera verticale, ossia:
LINKED – si accende automaticamente quando la macchina viene “linkata” con altre unità “0 VU”: indica il grado di distorsione armonica sul segnale d’ingresso; questo si accende gradualmente ogni qual volta il segnale tocca lo 0 dB (gestito dalla manopola input).
PINNED – questo led si accende gradualmente ogni qual volta il segnale d’ingresso raggiunge il 5% di distorsione armonica.
Sempre da sinistra verso destra troviamo ancora un altro tastino che rispetto ai due precedenti (di colore grigio chiaro) è grigio scuro e serve ad abilitare una duplice funzione: quella di “BYPASS” e quella di attivazione del “TRANNY“, simulazione dell’effetto che riescono a fornire i trasformatori delle vecchie macchine (NEVE, API etc.) sui segnali d’ingresso ed uscita, producendo così un suono non lineare. “TRANNY” aiuta quando si richiede buona colorazione e carattere con un ottimo rapporto segnale rumore. Per quello che riguarda i controlli del canale, in ultimo troviamo la manopola “output”, molto utile ad indirizzare la giusta quantità d’uscita del segnale “processato” o “dry” ad un’altra macchina. Sull’estrema destra del pannello frontale è situato l’interruttore del POWER ON/OFF.
Sul pannello posteriore (Fig.2), da sinistra troviamo: il connettore per l’alimentazione, l’insert, due uscite bilanciate (jack/XLR), un’uscita sbilanciata, un ingresso sbilanciato, un ingresso bilanciato (jack/XLR), due external link (jack femmina) per un eventuale linkaggio con altre unità, utilizzabile anche per una situazione multicanale 5.1.

Impressioni tecniche
Finalmente! Dopo vari tentativi sono riuscito ad ottenere l’ok dal distributore per aprire il Fatso Jr. e appagare la mia innata curiosità, cercare di capire almeno per grandi linee il funzionamento elettronico di questo bellissimo strumento. Mi armo di un buon cacciavite, per evitare “spanamenti” indesiderati, e adopero una cura certosina: mi accorgo solo in questo momento che le viti sono più numerose di quanto pensassi! Dopo buoni 5/6 minuti riesco a sollevare la lamiera, restando piacevolmente sorpreso dalla pesantezza e dallo spessore: più di un millimetro. Mi viene da pensare che tutto lo chassis sia stato costruito secondo le norme militari che sono più esigenti delle norme CEE. Uno sguardo all’interno dell’outboard e… stupore! Dove sono finiti i componenti? Pensavo ad una fiera di “materiali Vintage”, invece mi trovo davanti ad un progetto di grandissima qualità con componentistica di ultima generazione (Fig.3) .

Prima di scattare foto continuo l’esame ravvicinato. Complimenti! Una circuitazione molto ordinata, senza saldature strane o ponticelli, cosa che già prevedevo, vista la finalità “State of the Art” del modulo. Che il progetto sia coperto da segreto industriale era facile immaginarlo, in quanto, come ho detto in precedenza, non esiste nessuna specifica tecnica o diagramma; a testimonianza di ciò sulla scheda logica tutti gli integrati sono stati verniciati in superficie per evitare la lettura delle sigle. Andiamo comunque per ordine.
In alto a destra troviamo un trasformatore a bobina professionale di colore azzurro (Fig.4) costruito in India dalla AMRAN su licenza della AMVECO (nota azienda leader per la realizzazione di apparecchiature toroidali) e due condensatori da 2200 µF con un voltaggio da 35v che assicurano il corretto funzionamento dello stadio di alimentazione (Fig.4-1). Si nota pure che lo switch può funzionare con una tensione al di sotto dei 230V grazie alla presenza di un commutatore di tensione a 110V intelligentemente posto all’interno della macchina (Fig.4-2). Non vi è alcun trasformatore d’uscita, tutto il controllo dl cuore analogico viene affidato a 4 processori digitali programmabili. I componenti sono tutti selezionati e provengono da tutte le parti del mondo (India, America del Nord, resta esclusa la Cina). Sulla piastra vengono riportati i dati che indicano i flussi audio del funzionamento dello strumento. Noto anche che i valori dei trimmer possono essere modificati dall’utente finale per ottenere un suono personalizzato (Fig.4-3), ma non fatelo. Non c’è che dire, è proprio un prodotto progettato e realizzato in maniera professionale.

FATSO JR. SOTTO TORCHIO
Voce maschile
La voce maschile per questa prova è la fusione di due “take” di registrazione: nel primo take l’esecutore esegue un riff di accompagnamento, nel secondo take un fraseggio soul. Preciso che in fase di registrazione ho preferito non condizionare il segnale, ottenendo una sorgente neutrale per ottenere in fase di ritorno un utilizzo lineare al buon fine della prova stessa. Prima di iniziare la prova mi permetto di fornirvi alcune indicazioni utili per la giusta comparazione. Preciso che per ogni sorgente la prima traccia è sempre “dry”, mentre nelle seguenti si potrà ascoltare il segnale processato. Il tipo di impostazione sarà sempre descritto nell’articolo passo dopo passo insieme alla mia opinione d’ascolto. Benissimo, decido come primo intervento di produrre tramite l’incremento della manopola “input” una buona dose di arricchimento armonico per ottenere così un risultato che sia evidente. Addiziono l’input fino all’accensione del led verde “0-VU” ed al lampeggiamento graduale del led rosso “PINNED”. In ascolto il risultato è più che gradevole, il timbro vocale viene restituito con una dimensione maggiore seguita da un’esaltazione su tutto lo spettro prodotto dall’esecuzione, in particolare intorno ai 3000Hz, donando maggiore aria e vivacità alla voce con quel pizzico di velocità in più ai transienti.
Nella traccia successiva possiamo ascoltare il segnale precedente con l’aggiunta della funzione “TRANNY” che, come già spiegato, dovrebbe fornire l’emulazione dei trasformatori d’ingresso e di uscita delle care vecchie macchine tipo NEVE, API, ecc. L’intervento del TRANNY produce da subito l’eliminazione di quel senso di aspro, donando alle frequenze alte quel calore accompagnato da una nobile setosità e rendendo il segnale meno aggressivo senza togliere dimensione e spessore alla voce. Passiamo ora alla funzione “WARMTH”, il nostro tape simulator. Mi adopero a settare il WARMTH sul valore 4 che corrisponde ad un intervento medio. In ascolto la parte alta dello spettro tende sensibilmente a scurirsi, operando come se fosse un compressore di frequenza, nel senso che la riduzione aumenta in base all’intensità del segnale.
Nella prova successiva sul WARMTH proverò ad esagerare settandola al massimo livello. Credo proprio che bisogna pulire le testine del registratore! Provoca davvero una sensazione particolare perchè il risultato è alquanto veritiero, riesce a riprodurre l’audio sul nastro, ma con la totale assenza di fruscio. Procediamo dunque nella prova, settando la sezione compressione. Pigiando il tastino corrispondente si aziona la compressione “BUSS”: il risultato è davvero gentile, la compressione è molto trasparente e poco evidente, mi piace molto! Andiamo avanti azionando la compressione “G.P.” (GENERAL PURPOSE) e subito avverto un drastico appiattimento della dinamica, molto utile se si vuole ottenere un controllo severo. Un’altra pigiata sul tastino e scopriamo la compressione “TRACKING”; mi ricorda chiaramente un tipo di compressione che conosco molto bene, che è quella dell’UNIVERSAL AUDIO 1176, tendente a mettere molto in risalto l’ambiente della ripresa in stile “mic room” (Fig.5 ).
La cosa strana però è che la cabina dove è stata effettuata la ripresa è molto asciutta e nonostante ciò, si avverte comunque la sensazione dell’ambiente. Agiamo ancora sul tastino ed otteniamo il settaggio “SPANK”: è davvero un limiter radicale, la sensazione in ascolto è quasi simile a quella prodotta dalla compressione G.P. con la sola differenza che SPANK restituisce più punta perché sicuramente settato con un attacco più lento. In generale riesce a fornire un buon controllo della dinamica. Precisiamo inoltre che è possibile combinare SPANK con le altre compressioni, ma decido di fermarmi anche perchè ascoltando i risultati noto poche differenze.

Pianoforte acustico
Dopo aver dimostrato nella prova precedente quasi tutte le modalità operative del FATSO, passiamo ora ad uno strumento difficilissimo da gestire in fase di processamento dinamico: il pianoforte. Come suggeritoci dallo stesso nome, lo strumento resta tale in fase di mixdown, quando non ne viene schiacciata eccessivamente la dinamica, in modo da poter cogliere appunto i suoi piani ed i suoi forti. C’è da dire che quando é impiegato nella musica leggera un compromesso diventa inevitabile; dopo avervi fatto ascoltare la traccia dry proverò una compressione leggera ed efficace, cercando di guadagnare la giusta presenza evitando di annullare totalmente la dinamica. La combinazione scelta sul FATSO Jr. é la seguente: incremento della manopola input fino al lampeggiamento graduale del led “O VU” e tipo di compressione BUSS. Perfetto! Possiamo ascoltare come risultato un aumento della presenza di almeno 4dB, con schiacciamento della dinamica di circa 5dB. Da notare come questa compressione di solito metta in evidenza particolari quali l’azionamento del pedale, l’ambiente della stanza, il fruscio, le interferenze causate da un’eventuale coppia di microfoni non all’altezza della situazione, disturbi da preamplificatori microfonici appartenenti al mixer e problemi di rete elettrica come l’assenza della messa a terra. Il FATSO ha comunque prodotto un risultato più che professionale svolgendo egregiamente il suo compito.
Chitarra acustica e classica
Queste due chitarre sono frutto di una registrazione microfonata e il loro mix possiede già un buon equilibrio: c’è da rimediare a quel senso di “moscio” e ad una dinamica a tratti scollata. Per arricchire di armonici il timbro di base ho impostato la manopola dell’input fino al graduale lampeggiamento del led rosso “PINNED”. Ho selezionato inoltre la funzione “TRANNY”, riadattando la compressione” BUSS”, la mia preferita quando mi trovo ad operare con materiale audio che ha solo bisogno di una ottimizzazione e non di un intervento radicale, come nel caso di queste due belle chitarre. Il risultato è eccezionale! Il tutto è stato valorizzato al massimo, generando un incredibile guadagno in punch e presenza. L’ambiente intorno alle due chitarre è ancora più avvolgente e mai esagerato, con una dinamica finale viva ma non scollata. Anche in questo caso sono più che soddisfatto. Questa prova può essere anche dimostrativa per una fase di mastering, visto che come ho detto in precedenza le due chitarre sono già correttamente mixate insieme all’effetto.
Batteria
Dando per scontato che per questa prova la compressione “BUSS” avrebbe fornito il mio risultato preferito, cioè molto naturale ma nello stesso tempo controllato, andremo a verificare direttamente le altre modalità di compressione. Iniziamo il primo processamento settando la compressione TRACKING (1176). Con questo settaggio farò due prove, una leggera e l’altra più marcata. Ricordiamo che più aumentiamo l’input e più interviene l’azione del compressore. Nel primo caso ho settato la manopola input fino al lampeggiamento graduale del led “0VU”; nel secondo caso, solo per effettuare un test, ho fatto lampeggiare “PINNED”. Ascoltando il primo caso si nota chiaramente come l’ambiente intorno allo strumento acquisti presenza, fenomeno dovuto allo schiacciamento del segnale conseguente ad una Ratio (rapporto di compressione) elevata. Nel secondo caso viene fuori una traccia poco naturale ma molto utile in un arrangiamento creativo. L’altra prova invece è quella di ascoltare la batteria con il settaggio “G.P.” Il risultato è opposto a quello della traccia precedente, un sound frenatissimo ed asciutto, con una dimensione timbrica molto piccola, utile da collocare in un mix superaffollato. Un altro settaggio interessante è quello “SPANK”, dove la batteria viene riprodotta ricca di ambienti naturali ed è caratterizzata da una marcata presenza dei tom in stile ROCK.
Conclusioni
Uno degli aspetti più importanti riguardante il FATSO Jr é che tutta la circuitazione é totalmente analogica, precisamente a stato solido, una moderna tecnologia capace di catturare il classico sound. Una macchina, questa, che anche col passare degli anni rimane comunque un buon investimento. Non é possibile fare paragoni con altre macchine esistenti a parte il DISTRESSOR (Fig.6), dell’omonima casa, che offre la stessa pulizia digitale ma con più freddezza.

Il manuale fa capire chiaramente che la casa non fornisce confidenze tecniche, si limita in questo senso ad una semplice scheda, per la serie “ciò che conta é il risultato“. Come già detto, il manuale operativo offre molti consigli sui settaggi, indispensabile base di partenza; vi ricordo inoltre che é possibile procurarselo via Internet. Ho scelto di affrontare questa prova nella maniera più immediata e concreta possibile, forse l’unico modo per dissipare il disagio psicologico che può provocare una macchina particolare e apparentemente complicata come il FATSO Jr.
Cari signori, che macchina! Siamo davvero di fronte ad un prodotto speciale che riesce in maniera vincente a combinare ottime simulazioni del mondo analogico alla comodità di gestione del mondo digitale. Nonostante non sia possibile – per esempio nella sezione compressione – intervenire arbitrariamente sui parametri della ratio e sui controlli di attacco e rilascio, si riesce a trovare comunque il settaggio utile ed efficace, riuscendo a produrre quasi sempre il risultato sperato, a volte addirittura superiore alle stesse aspettative. Ho avuto per fortuna – e per sfortuna – la possibilità di adoperare macchine che si trovano nell’olimpo dell’audio mondiale, alcune di queste le ritroviamo anche nelle possibili simulazioni del FATSO Jr. e vi posso garantire che la macchina utilizzata in questa prova riesce a fornire un’emulazione piuttosto veritiera, col vantaggio di una silenziosità maggiore; forse proprio per questo qualche volta si concede in modo meno caloroso.
Trovo il suo impiego utilissimo anche a livello creativo per tutte le varie combinazioni che si possono realizzare tra i settaggi forniti dalla macchina. Proprio per la filosofia che riguarda le combinazioni, la personalizzazione è sempre a portata di mano. MICA MALE! Come spiegato nella prima parte dell’articolo, il primo approccio lascia un po’ sconcertati per l’aspetto esteriore assieme ai suoi controlli con nomi singolari. Diciamo che a causa di ciò, almeno per il primo periodo di gestione, diviene quasi indispensabile consultare il manuale operativo, che al di là delle dimensioni è veramente completo e prodigo di consigli che ritengo validi ed appropriati. Peccato che bisogna per forza conoscere l’inglese; d’altronde, per i professionisti d’oggi, o per chi aspiri a diventarlo, non sarà un problema. In ogni caso questa è una macchina indirizzata a studi professionali ed ai service audio di una certa caratura, ma ciò non vuole significare che sarebbe sprecata in un project o un home studio. Il prezzo non altissimo, ma neanche basso, è correttamente proporzionato al valore delle prestazioni e dell’architettura proprietaria in generale. Questa macchina in particolare, sapientemente gestita, può davvero permettere di ottenere risultati di tutto rispetto, fornendo una grana di gran classe su tutto lo spettro audio. Personalmente credo che io ed il “FATSO Jr.”, che ho amorevolmente adottato, passeremo tanti momenti insieme nelle sessioni di mastering.
BUON AUDIO A TUTTI….
Citazione latina:
La citazione latina vuol dire “Prendi quella cosa oscura che è più oscura dello scuro“. Era usata dagli alchimisti del 300 per indicare che, anche se non si conoscevano gli effetti di taluni ingredienti, andavano comunque usati soltanto perchè erano qualcosa che… più scuro non si può!!!
(Ricerca della perfezione assoluta)
Demo Audio
INFORMAZIONI UTILI
Produttore: Empirical Lab
Modello: Fatso
Website: www.empiricallabs.com
Distributore italiano: www.feel.it
Prezzo: Euro 2.700 + Iva