Roy Montgomery e i Bardo Pond (bontà loro, non li si può che ringraziare), nel 1997 decidono di collaborare e danno alle stampe, a nome Hash Jar Tempo, “Well Oiled” (Drunken Fish).
Il disco non è altro (o meglio dire è incredibilmente) un viaggio sonoro, frutto di una sessione di settanta minuti d’improvvisazione registrata nel 1995. Sette momenti indefiniti e indefinibili, summa della sperimentazione psichedelica di fine millennio, sperimentazione che mostra di aver imparato la lezione del “passato” per ricodificarla in chiave contemporanea miscellanea di umori e tensioni tanto indie e post rock quanto lisergici da west coast e (de)struttivi da east coast di fine anni sessanta.

Quello che più colpisce di questo capolavoro di genere, è la capacità di ogni improvvisazione, di essere un mondo a sé stante, seppur nella totale omogeneità dell’intero disco; ne sono un fulgido esempio la “posata” e sognante terza traccia, con il suo distopico crescendo finale e la successiva quarta, cadenzata, marziale, martellante, asfittica.
Droni, distorsioni, arpeggi sospesi consacrano alla storia della musica un’opera senza tempo.
Marco Sica