Il riferimento allo scontro Hollywoodiano tra due dei più noti mostri che il grande schermo abbia mai espresso non è del tutto casuale. Usciti a breve distanza l’uno dall’altro, Nexus della teutonica ReFx e Predator, pargolo dell’arcinoto programmatore/sviluppatore Rob Papen sono stati lanciati sul mercato come soluzioni principalmente dedicate alle produzioni di area dance. Lo scontro è reso ancora più interessante dal fatto che in campo si confrontano due filosofie di design completamente diverse, con Nexus nel ruolo del “rompler” chiavi in mano, tutto compreso mentre Predator come synth sottrattivo di stampo classico.

Refx e Rob Papen
La tedesca Refx, attualmente capitanata da Michael Kleps (attualmente, in quanto alcuni mesi fa la Refx ha perso uno dei suoi più talentuosi programmatori, tale Markus F. Feil, attuale patron di Tone2) è diventata famosa per una lunga serie di soluzioni di alto livello nel settore dei virtual synths. Impossibile non citare il ricco elenco di bestsellers quali Vanguard (oggetto di pellegrinaggio a tutt’oggi tra i cultori della trance), Plasticz, Claw (free, correte a scaricarlo!), QuadraSid (uno dei più riusciti simulatori del chip “Sid”) e lo sfortunato JunoX, clone virtuale del synth Roland, prematuramente finito sotto la mannaia di uno dei numerosi avvocati con cui la storica casa sta in questi ultimi anni pattugliando il mercato in cerca di possibili violazioni anche del minimo brevetto o marchio. Insomma, il numero di successi giusto per incuriosire i più sul nuovo rompler.
Rob Papen (www.robpapen.com), famoso ai più nel mercato di VSTi grazie ad uno dei maggiori successi di sempre, al secolo Albino, prodotto in collaborazione con la Linplug e da secoli tra i bestseller del settore. La filosofia dei prodotti di Rob Papen si potrebbe riassumere con la frase “semplice, ma super accessoriato”. Predator è creato in tandem con la ConcreteFx, talentuosa azienda che ha creato in passato buoni prodotti come Kubik, Vectrik, Viper o Adder, tanto per citarne alcuni.
Nexus, caratteristiche tecniche
Nexus (Fig. 1) può essere definito un po’ il “damerino” tra i due. E’ un classico rompler, dall’interfaccia semplice e chiara, e rivela una filosofia particolare: sostanzialmente offre cibi pronti. Infatti Nexus, con la sua dotazione di svariati GB di materiale audio, è caratterizzato da una ampia gamma di suoni pronti all’utilizzo, con poche possibilità di variazione o modifica dei presets stessi. Ogni preset nasce con una configurazione predefinita di modulazioni/arpeggio/gate/effetti, non totalmente modificabile dall’utente. Prendere o lasciare. Tuttavia è possibile disattivare le predette combinazioni e provare a lavorare sui suoni di base utilizzando due filtri passa basso (LPF), un doppio LFO, arpeggiatore, gate ed effetti. La filosofia di fondo del synth tedesco, tuttavia, è quella di offrire una serie di sonorità pre-lavorate al meglio e davvero pronte per un utilizzo veloce e mirato. Già, perchè Nexus punta principalmente al mercato dance (House, Trance e Techno), con un’enorme dotazione di supersaw. La selezione dei presets è particolarmente agevole, tramite un menu suddiviso per categorie (Fig. 2) ed un tempo di caricamento assolutamente ragionevole.
Nexus: prova su strada
Suono bilanciato ed ottimo inserimento nei mix sono le caratteristiche sonore di Nexus, intuibili appena si cominciano a “sfogliare” i numerosi preseti forniti. Se ci limitiamo a prendere le patches della casa “out of the box”, Nexus appare estremamente mirato nell’utilizzo. Infatti, l’uso abbondante di riverbero (lo stesso riverbero “un po’ così” di Vanguard) e la sonorità primariamente supersaw ne fanno un vero killer nelle mani di tutti coloro che vivono di Trance e Techno, generi nei quali non c’è quasi confronto tra i due synths. La musicalità dei suoni offerti è davvero ottima, ma è soprattutto il bilanciamento che colpisce, senza sbavature. Non riuscendo a resistere alla nostra natura anarchica tuttavia proviamo ad abbandonare il percorso guidato ed a disattivare molte delle scelte di “default” nei suoni. La sorpresa è che Nexus in tal modo riacquista inaspettate caratteristiche di flessibilità e versatilità, consentendo di ricreare sonorità analogiche e “old school”. Non a caso, Nexus è stato provvisto di un comando di “lock” su riverbero e delay (Fig. 3), che consente di disattivare sistematicamente ed in automatico i due suddetti effetti e fa apprezzare persino il semplice sfogliare le patches sotto una diversa luce. Piccolo neo, a nostro avviso, è dato dall’azione dei filtri, francamente un po’ blandi nel confronto con la maggior parte dei synths a sintesi sottrattiva. Ci è piaciuta molto la gestione dell’arpeggiatore e del trance gate, davvero intuitiva, nonché la giusta scelta di dotare entrambe di alcune preimpostazioni richiamabili a piacimento. Insomma, la sensazione che abbiamo da Nexus è quella di una ottima macchina con cambio automatico, un prodotto nato per semplificare la vita e per tutti coloro che necessitano di un risultato in tempi brevi e dal suono davvero convincente. I suoni sono contenuti in banchi per categorie, quali Arpeggios, Basses, Classical (un po’ di suoni pseudo orchestrali provenienti dritti dritti dalle vecchie cartridge), Leads e Pads, Gated, Piano, Fx e Voices. Quasi da subito la Refx ha deciso di inserire anche un buon numero di patches “grezze”, nate per essere modificate sfruttando le sezioni filtri ed effetti. Va segnalato, inoltre, che la Refx ha immediatamente messo in vendita numerose espansioni per il synth (corredo di campioni e patches), nuovi titoli che nel tempo permetteranno di espandere le caratteristiche di base. Le attuali espansioni includono pacchetti di suoni specifici, ad esempio, per generi trance, minimal house o ambient, nonchè banchi di ed altri suoni dedicati.
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Predator: caratteristiche tecniche
Con un interfaccia affollata quanto un autobus nell’ora di punta, Predator (Fig.4) parte da un concetto alquanto semplice (sintesi sottrattiva basata su tre oscillatori) e si spinge assai oltre grazie ad una dotazione di “accessori” da spavento. Proviamo a dirli tutti di un fiato, sperando di non averne tralasciati troppi: filtro con 13 possibilità (LP, HP, BP e Comb), secondo filtro aggiuntivo, inviluppo ADSR sul filtro principale, inviluppo di volume generale, 2 inviluppi flessibili (da destinare ad innumerevoli parametri), 2 LFO, 4 modulatori assegnabili a controllers, sezione FX con 21 effetti usabili tre alla volta, un flessibile arpeggiatore con sequencer, unisono, 3 suboscillatori, preset morphing, altre interessanti funzioni sicuramente non da meno. Insomma, un vero sogno per gli smanettoni della sintesi, un po’ più difficile per coloro che con la materia non hanno dimestichezza. Il menu di selezione dei presets (a nostro avviso forse il neo maggiore del prodotto) è suddiviso tra due tendine, una seleziona il banco e l’altra i preset (Fig.5). Tuttavia questi ultimi risultano divisi a blocchi di circa una trentina ognuno, rendendo il browsing un po’ macchinoso. Recentemente uscito, l’update 1.1 ne migliora un po’ l’uso, lasciando all’utente la possibilità di avere testo di tipo normale al posto del testo Lcd di default, rosso su nero.
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Predator: prova su strada
Calandoci nei panni dell’utilizzatore medio, già in passato abbiamo espresso la nostra preferenza per un giudizio basato utilizzando i presets offerti dalla casa. Diciamo subito che Predator è ufficialmente dichiarato come un synth dal suono “Fat”. Fat, per i non addetti, è un po’ il corrispondente del termine “cool” nel settore dei sintetizzatori, unico mondo in cui “grasso è bello”, ed indica una certa ricchezza e definizione sulle medio basse, unita ad una buona presenza. Predator non delude le attese in questo senso. E’ evidente che il bilanciamento del prodotto è stato orientato a favore di una certa predominanza della componente “bottom”, e ciò non guasta. La qualità degli oscillatori e della sezione effetti è ottima ed il suono è complessivamente di piacevole fattura. Ma, sfogliando le patches, abbiamo la netta sensazione di sfiorare appena il reale potenziale della macchina. I presets offerti, infatti, risultano un po’ semplici e ripetitivi, ed utilizzano “a scartamento ridotto” le ottime possibilità di modulazione. Ovviamente il synth è giovane, quindi c’è da aspettarsi in un prossimo futuro l’uscita di nuovi banchi di presets, magari a cura di nomi come Ian Boddy (posso solo immaginare il risultato di un Predator nelle mani del visionario sound designer) o Xenox Neumann, Bigtone ed altri. I banchi attuali spaziano tra i diversi generi quali Dance, Trance, Hip Hop, Classic Synths ed altro. Particolare attenzione merita la sezione effetti, davvero ricca, ed in particolare il vocoder, che è pilotabile in due modalità ovvero con o senza l’ausilio del MIDI…… Ci puoi aggiungere qualche cosa, tipo che lavora in tempo reale, che si possono importare un file wave (ad esempio un loop di batteria per processarlo sia co i filtri che con il vocoder), lavando in tempo reale possiamo ricreare delle sonorità particolari sulla voce tipo Genesis etc. E’ attualmente uno dei pochissimi synths con questa caratteristica. Molto buona anche l’azione dei filtri, che grazie alle molteplici modulazioni, consentono di realizzare suoni molto dinamici. Le categorie di suoni offerte spaziano dalla dance classica all’ hip hop, con banchi dedicati alla musica ambient ed alcuni costituiti da repliche di suoni “classici” dell’era analogica o prima era digitale. Il banco suoni più riuscito a nostro avviso è quello Ambient, che sfrutta in maniera più approfondita le opportunità di modulazione, filtri ed effetti.
Conclusioni:
Abbiamo di fronte due prodotti davvero interessanti, forse tra i migliori di questo 2007. Interessanti, si, ma davvero differenti per filosofia: per smanettoni ed appassionati del classico suono a sintesi sottrattiva Predator; autentica mecca dei Trance-boys il Nexus. I synth sono, in verità, un perfetto complemento l’uno dell’altro. Avremmo preferito francamente che la Refx avesse lasciato campo più libero alla modifica dei suoni da parte dell’utente, laddove la dotazione di campioni di base sembra di ottima fattura e si sarebbe prestata a costituire uno” starting point” perfetto per la creazione di nuovi suoni. Ottimo l’arpeggiatore, che aggiunge un punticino a questo prodotto. La parte meno convincente di Predator è invece costituita, a nostro avviso, dai presets, troppo ripetitivi e spesso semplici a livelli irritanti. Rob Papen ha recentemente dichiarato che sono in cantiere banchi di suoni a cura di famosi “sound designers”, quindi sospendiamo il giudizio ed aspettiamo. Con tutte le opzioni presenti, tra cui l’over-sampling multimodo, ci aspettiamo notevoli risultati. La presenza nel mix è eccellente in entrambe i casi anche se in modo diverso, con un certo equilibrio nel Nexus ed una forte aggressività sulle medio basse del Predator. I producers che hanno bisogno di trovare il giusto sound per i loro mix in breve tempo, troveranno in Nexus un compagno fedele mentre, per i produttori più orientati verso il sound design, Predator offrirà una piattaforma difficilmente deludente.