• Ciao Guido quando esce il VB3 II?
• Sta uscendo, sta uscendo.
• Salve sig. Scognamiglio, mi sa dire quando esce il VB3 II?
• Sta uscendo, sta uscendo.
Il VB3 II (Fig.1) era già una leggenda, prima ancora che uscisse!
Da tempo annunciato, aspettavamo con trepidazione il nuovo VB3 della GSi. Perché?
Semplicemente perché il vecchio VB3 all’epoca ci sembrava perfetto e credo che ancora oggi possa competere con altri plug in specifici sullo strumento! Di conseguenza un VB3 II cosa avrebbe potuto aggiungere al prodotto?
Veste nuova, algoritmo e campioni migliorati oppure solo una grande operazione di marketing?

Primo impatto con il VB3 II
Il primo impatto nel suonare VB3 II mostra subito che NON È UNA VERSIONE AGGIORNATA DEL VB3, bensì un Plug-in EX NOVO.
Non possiamo neanche parlare di “differenze” fra le varie versioni, semplicemente perché non esistono: suonando entrambi ci si accorge che sono due prodotti completamente estranei l’uno all’altro.
Quando mi fu proposto di recensire il VB3 II, da organista ne fui onorato e soprattutto curioso, e subito avevo preparato un confronto con altri plug-in simili (Arturia, Native Instruments, Logic, ecc).
Appena installato il prodotto ho dovuto cambiare completamente idea: i plug-in non si possono materialmente comparare! Allora che fare? La sola soluzione possibile è paragonarlo al suo collega fisico, a un vero HAMMOND B3 (Fig.2)!!!

HAMMOND B3
Prima di cominciare voglio precisare che l’Hammond, lo strumento più campionato e clonato della storia, rappresenta per il sound designer un vero incubo.
Alla fin fine sono una manciata di pseudo-sinusoidi che, tramite un algoritmo matematico, si possono regolare in volume e arrivare ai famosi 262.000.000 di patch (trovarla una workstation che ha tutte queste patch…), tanto sognati.
In realtà l’Hammond ha talmente tante variabili sonore, dovute alla “fisicità” dello strumento (ricordiamoci che è elettromeccanico), che è impossibile calcolarle tutte e variano pure da strumento a strumento.
Se prendiamo due B3 dello stesso anno non suoneranno mai allo stesso modo!
Applichiamo la stessa filosofia al Leslie (Fig.3) (ancora si sta studiando come possa suonare un amplificatore valvolare ricostruibile con due lire, con altoparlanti tappati e che girano pure controfase) e avrete una minima idea di ciò che deve affrontare il sound designer.

Rumori dovuti all’ossidazione delle placche, armoniche spurie che spuntano dal nulla grazie all’usura delle ruote meccaniche, suoni che scompaiono perché l’Hammond alimenta pure il Leslie, Percussion che funzionano eliminando un drawbar e pure l’esatto contrario.
L’Hammond è il caos più totale.
Alla GSi ci sono voluti 15 anni (e tutta la carriera da organista di Guido Scognamiglio, non dimentichiamoci che è un musicista) per arrivare al VB3 II.
Sembra quasi che il VB3 I sia uscito in attesa del plug-in definitivo.
Bando alle ciance e cominciamo!
INTERFACCIA
Cambiata totalmente dal suo precedente (Fig.4).

Una volta aperto il software e terminata la registrazione online, ci troviamo davanti l’interfaccia, che appare subito molto più ordinata che nella versione precedente. In alto è il classico Menu da plug-in con la lista delle patch, 64 pre-programmate, 64 da programmare, il pulsante write e gli switch per commutare tra le quattro schermate di setup che ci permettono di entrare a fondo sulla programmazione:
• Organ
• Amp & Fx
• Settings
• Help.
Subito sotto c’è l’interfaccia utente, con a sinistra la zona Vibrato/Chorus, a destra la zona Percussion e lo Swell (Volume pedal) e al centro sei potenziometri che regolano il volume generale, bassi e acuti, il Key click, Drive e il reverbero.
Subito sotto, le due grandi novità dell’interfaccia del VB3 II.

I dodici Switch che rappresentano i famosi tasti con il colore invertito delle consolle!!! Nel B3 (C3, A100, consolle che sia) alla sinistra delle tastiere troviamo un’ottava di tasti che in realtà sono interruttori: Laurens Hammond, per non confonderli con la tastiera, ne aveva invertito il colore.
Questi tasti regolano:
• Chiusura totale dei drawbars
• 9 patch
• Selezione del setup drawbars A o B.
Tutto questo sui due manuali.
Se siete organisti e avete capito bene cosa c’è scritto sopra, avrete già intuito l’altra grossa novità: la presenza dei drawbars setup!!!!
Drawbars setup
Non più due serie di 9 drawbar + 2 come nei vecchi plug (VB3 I compreso), ma arrivano le famose quattro serie da 9 + 2 tipiche delle consolle (C3, B3, X66, A100, ecc.) (Fig.6).

Potrebbe sembrare un “manierismo” grafico, ma l’approccio fisico, nell’Hammond, gioca un ruolo predominante: tramite la nuova interfaccia e due tastiere master control, possiamo facilmente programmare i drawbar creando un’interfaccia identica a quella di una consolle e riportandone l’approccio fisico.
Subito sotto, la classica mezzaluna (Fig.7) che controlla il Leslie e lo switch per far vedere le tastiere virtuali.

IL SUONO
Bella l’interfaccia, ma passiamo alle cose serie: come suona?
Il motore sonoro del VB3 II è totalmente nuovo, non ha niente in comune con il vecchio VB3, se non il nome.
Crumar, Mojo vi dicono qualcosa?
Praticamente hanno in comune lo stesso motore sonoro.
La prima cosa che faccio è collegare le mie due master (Arturia Keylab61 e Keylab61 essential) senza toccare nient’altro e vai, Moanin’ di A. Blakey nella versione di Papà Jimmy Smith (ovviamente…).
Il suono risulta pieno, rotondo, drive un po’ acido ma è la prima patch “welcome to VB3-II” che suona così aggressiva. Le orecchie si riempiono, malgrado il suono esca da due monitor da studio (KrK Vxt8) che sono spietati verso il suono sporco.
Metto in FAST il Leslie e il mio plug-in si mette a urlare come un posseduto.
Funziona: per un momento ho creduto di essere sul mio B3 del 69!
Sorge un dubbio: che sia il simulatore del Leslie a dare questa pancia al plug-in?
A questo punto comincio a smanettare un po’ con i drawbar, power three e apro l’1-3/5, l’1-1/3, Leslie in Stop e chiudo il reverbero: Elephant Walk di Henry Mancini, e qui esce fuori tutto il motore sonoro del VB3 II!

I drawbar acuti sono precisi e direzionali come nello strumento vero, un pelo meno cattivi (più avanti scoprirete il perché), inoltre la chiusura del Leslie mi fa apprezzare il famoso Drive che mi dava inizialmente fastidio. Chiudo gli occhi e mi sento catapultato negli anni ‘60. WOW!!
Dopo aver dato spazio ai miei sensi, passo il testimone al mio cervello, vedendo cosa il VB3 II mi consente di fare.
A questo punto mi rendo conto che forse alla GSi sono pazzi e soprattutto conoscono perfettamente lo strumento.
Ventidue modelli di Hammond. VENTIDUE !!! Un modello Nativo, otto B3, tre C3 e dieci A100, tutti catalogati per anno!
Li seleziono e li provo uno ad uno. I modelli hanno caratteristiche tutte diverse l’uno dall’altro. Come ben sapete, più gli Hammond sono vecchi, più presentano situazioni randomiche; la più conosciuta è il famoso key click dovuto all’ossidazione dei contatti in rame dei tasti, mentre l’altra caratteristica (meno evidente) nei modelli antichi è la presenza di armoniche spurie dovute all’usura dei dentini, delle ruote sonore e al sistema analogico di cavi che crea interferenza, arricchendo notevolmente il patrimonio armonico già notevole degli Hammond.
Ogni modello analizzato presenta caratteristiche proprie: in poche parole, vi portate a casa 22 consolle Hammond…
Se poi siete smanettoni, come me, il VB3 II vi propone una quantità immensa di parametri da lasciarvi a bocca aperta: parametri che mai e poi mai avreste pensato di trovare in un plug-in. Possiamo variare la regolazione dei livelli, il dropout e i decadimenti delle percussioni, possiamo regolare i valori di tensione dei resistori che collegano le tastiere ai generatori, l’inviluppo del key click, la quantità di diafonia creata dal circuito analogico dell’Hammond (provate a cambiare questo parametro e rimarrete scioccati).
Stessa filosofia è applicabile al Rotary simulator.
Non dimentichiamo che GSi è il creatore del BURN, il Leslie simulator inserito in un Pedalino.
AMP & FX possiamo regolare di tutto, finanche la quantità.
Particolare cura è stata data anche al GLOBAL SETTINGS tipico di ogni plug-in.
Undici parametri e basta.
Finalmente, non bisogna essere ingegneri informatici per settare le proprie tastiere.

Intuitivi e veloci, consentono di regolare parametri fondamentali, come i canali midi delle tastiere e della pedaliera, l’intonazione (fondamentale soprattutto se suonate con una Big Band o un’Orchestra), la possibilità di splittare la Lower Keyboard in modo da avere il pedale al manuale, il REVERSE ALL per i drawbar che consente di invertire la posizione degli slider di una master Keyboard (i drawbar hanno la posizione 0 verso l’alto e la posizione 128 verso il basso) e altri parametri.
PREZZO
100,00 euro + iva.
Basta connettersi al sito della GSi, pagare, andare alla pagina download, scaricare il software, via mail arriva il seriale, da inserire alla prima apertura, e il gioco è fatto.
Il prezzo è più che corretto. Forse costa pure poco, a paragone dei suoi concorrenti. Arturia vende il suo B3 a 149,00 euro, ed è la cosa più simile al VB3 II.
Native Instruments mette in vendita il suo VINTAGE ORGANS a 99,00 euro, ma è una libreria e non un plug-in, quindi a questo dobbiamo aggiungere l’acquisto di Kontakt (Kompakt non permette di variare i parametri) a 399,00 euro…
Non dimentichiamoci che inoltre E’ UN PRODOTTO ITALIANO!
DIFFERENZE SOSTANZIALI TRA HAMMOND ORIGINALE E VB3-II
Si, lo so, siete seriamente convinti che la pazzia si sia impossessata di me, ma il confronto l’ho voluto fare con l’originale e non con i suoi concorrenti.
Il suono è magnifico e inappuntabile; inoltre, con tutte le variabili fisiche che GSi ha inserito, sfido chiunque a riconoscere una registrazione con Hammond originale da una effettuata col plug-in (soprattutto se siete perversi come me e microfonate il plug, uscendo da un ampli valvolare, ma questo è un altro articolo, lo so…)
La differenza sostanziale sta nell’approccio fisico dello strumento.
L’interfaccia meccanica (tasti, drawbar, mezzaluna, pedali, ecc.) nell’Hammond gioca un ruolo fondamentale. L’approccio istintivo che possiamo avere su una consolle o spinetta che sia, difficilmente si può avere in un qualsiasi clone, figuriamoci in un plug-in.
Ma questo è un problema facilmente risolvibile: esistono varie master keyboard pensate per l’Hammond, a cominciare dello splendido GSi DMC122, l’Orla Jamkey, e in rete ne esistono di altri.
Nell’approccio fisico con le master normali ovviamente si perde qualcosa, ma chi vi parla ha un Hammond B3 del ’58, una spinetta TR100 del ’68, ha venduto il suo NORD C2 per passare a due master ARTURIA e, una volta programmati i Control Change, tutto va a gonfie vele, semplicemente perché il focus è sulla maneggevolezza: preferisco un plug-in installato sul mio fido MAC che un clone che fa la stessa cosa e pesa il doppio.
Ma queste sono scelte personali.
Cosa fondamentale: IL PESO!
Il mio B3 (Fig.10) pesa 228 chili, la mia spinetta fortunatamente è stata pensata per essere trasportata (TR sta per “Transportable”) ed è più leggera: 110 chili (sigh!). Le mie due tastiere Arturia più rack, computer e due porta tastiere (uno a due livelli modificato per avere le tastiere più vicine e uno per il rack) non arrivano a 20 chili!!! Vi rendete conto che non c’è paragone, soprattutto quando parliamo di pub o piccoli ambienti. Sarebbe stato bello se GSi avesse pensato di dare in “bundle” le mappature CC delle master Keyboard più comuni, già “learnizzate” con i controller del VB3 II. Avrei risparmiato un po’ di programmazione, ma adesso è uscito il mio “karma” del sud che mi spinge verso la spiaggia che ho davanti…

CONCLUSIONE
Il VB3 II è lo “state of the art” dell’emulazione Hammond, non per niente rappresenta il cuore del Modjo, dello GEMINI, anche del BURN.
E’ fatto da gente che lavora con passione e quindi non si ferma mai, sino quasi ad arrivare agli estremi.
Con il VB3 II abbiamo raggiunto un livello di dettaglio veramente impressionante.
Il suono risulta “grosso”, onnipresente e riempie l’ambiente anche se i punti di ascolto sono due semplici casse (io l’ho provato pure collegato ad un Epiphone Blues Custom Valvolare, ma questo sarà un altro articolo…).
La regolazione artigianale dei parametri che controllano tutto l’universo di suoni spuri che ruotano attorno ai drawbar crea un ambiente talmente verosimile che non è per niente difficile farsi trasportare. Ma la cosa più interessante è che interfacciarsi con questo plug-in è semplice e intuitivo, esattamente come l’Hammond.
Il VB3 II segue la stessa filosofia: non vuole essere una mera copia di uno strumento fisico, bensì salvarne le caratteristiche sonore e riportarle nel 21esimo secolo, preservandola stessa intuitività che manteneva lo strumento originale.
Non importa se un giorno cambierò Master Keyboards, riconfigurare tutto sarà una passeggiata, e se anche non volessi riconfigurare, GSi mi ha fornito una quantità tale di patch che mi consente di poter suonare immediatamente.
Quindi se vi trovate a suonare senza le vostre master ma con il vostro laptop, nessun problema, date fuoco al locale!
• Ciao Guido quando esce il VB3 II?
• E’ uscito!
Informazioni Utili
Sito ufficiale: GSi
Prezzo: € 100,00 (IVA esclusa)