Elena Imperatore – Vattene viaElena Imperatore – Vattene viaElena Imperatore – Vattene via

Antonio Campeglia

Elena Imperatore
Mentre il mercato discografico “tradizionale” imperversa da qualche anno in una crisi che sembra irreversibile e le grandi major tendono ad investire sempre di meno sui talenti ed a cercare mercati alternativi di distribuzione e diffusione, si sta tuttavia creando un nuovo fermento che sta portando alla nascita di tanti nuovi produttori. E questo nuovo fermento si sta dimostrando, tra l’altro, legato ad una sonorità tradizionale, per nulla spinta né alla ricerca della “avanguardia a tutti i costi”. La nostra recensione non inizierà, come di consuetudine, con l’analisi dei brani musicali, bensì su come si costruisce un prodotto e come viene commercializzato, anche in assenza dei mezzi propri di una grande major.

Ore 14.00, appuntamento presso un bar al centro storico di Napoli, cornice ideale per incontrare il produttore artistico Gianni Tamburelli e la cantante Elena Imperatore.
Dopo i vari preamboli, fra un caffè ed un dolce, rompiamo il classico imbarazzo iniziale e partiamo con l’intervista, rivolta innanzitutto ad Elena.

Antonio Campeglia: Nel tuo curriculum ho notato che sei sia cantante che attrice. Come avviene il connubio fra queste 2 attività?

Elena Imperatore: Il mio incontro con la musica è avvenuto durante l’infanzia. Fino a dodici anni ho suonato il piano da autodidatta, dopodiché ho deciso di avviarmi allo studio del pianoforte classico. L’incontro con il teatro è avvenuto al liceo, avevo circa diciassette anni. Inoltre, ho sempre cantato. Da allora ho sempre portato avanti entrambe le cose, anche se negli ultimi anni le mie energie si sono focalizzate sul mio progetto cantautoriale.

A.C.: Vedo che hai partecipato all’ottimo film “Passione”: com’è stato lavorare con un regista come John Turturro in questo ricco cast artistico?

E.I.: E’ stata un’esperienza bella ed intensa. Sul set c’era un clima allegro e sereno. Essere diretta da Turturro, trovarsi a recitare con due mostri sacri come Massimo Ranieri e Lina Sastri, all’inizio mi ha creato un po’ d’imbarazzo. Ma poi, con uno spirito colloquiale e informale come solo i grandi sanno fare, John è stato in grado di spiegarmi la scena da girare in modo chiaro e semplice, permettendomi di calarmi completamente nel contesto e nel personaggio.

A.C. Qual è il tuo percorso di cantante?

E.I.: Fin da piccola mio padre mi ha insegnato i classici della canzone napoletana. Una volta diventata grande, sono entrata in un coro polifonico. Ho anche avuto la possibilità di essere avviata allo studio del canto lirico, ma non ero interessata alla cosa, visto che ho sempre amato la musica rock. Ho militato, per l’appunto, in diversi gruppi di stampo rock’n’roll e ho studiato tecnica vocale con diversi insegnanti.

A.C. Continui a studiare canto?

E.I.: Certo che si. L’arte non può prescindere dalla tecnica: per tirare fuori le cose è molto importante avere gli strumenti adatti e padroneggiarli bene.

A.C.: Sai suonare qualche strumento?

E.I.: Il pianoforte. L’ho studiato per dieci anni e stavo preparando anche l’esame di ammissione al Conservatorio. La chitarra la suono malissimo perché non ho studiato, anche se riesco ad accompagnarmi.

A.C.: Come nasce l’idea di questo album?

E.I.: Dall’intento di far conoscere i miei pezzi. Questo sembrava il modo migliore. Sono molto fiera delle sonorità che sono uscite fuori.

A.C.:  La scelta del genere è studiata, è frutto di uno studio a tavolino oppure è basata più sul tuo timbro vocale?

E.I.: La scelta del genere deriva dalla musica che mi piace ed è influenzata dal mio tipo di voce e dal mio tipo di scrittura.

A.C.: Non hai avuto problemi a concentrarti, in così poco tempo, sull’interpretazione dell’intero album?

E.I.: Diciamo che il tempo non è mai abbastanza, ma fortunatamente venivamo da un anno e più di pre-produzione dove abbiamo scritto e registrato una ventina di pezzi, poi scesi a sei, per poi portarne tre in studio.

A.C.: Qual è la fonte di ispirazione dell’album?

E.I.: Le mie risate amare, scaturite dalle tante botte che ho ricevuto lungo il mio cammino della vita e da tutte le volte che ho toccato il fondo. Il rock’n’roll, genere che ho sempre amato. La mia rabbia. La malinconia.

A.C. Sei soddisfatta del lavoro svolto?

E.I.: Moltissimo.

Passiamo poi alla seconda parte dell’intervista, diretta a Gianni.

A.C.: Nell’album che hai prodotto si nota subito la grande ricercatezza nel dare all’ascoltatore un prodotto curato sia dal punto di vista estetico che sonoro. Come mai hai pensato di proporre un prodotto “demo” registrato già in studio con dei musicisti?

G.T.: Fondamentalmente ho voluto fare un prodotto finito, dando un’idea chiara di quale strada poter imboccare per un eventuale investimento discografico.

A.C.: Non ti sembra un’esagerazione, visto quello che ci può offrire la tecnologia di oggi? Ormai si riescono a realizzare dei buoni demo perfino a casa.

G.T.: Diciamo che  a casa puoi fare dei buoni demo, fare dell’ottima musica dance, ottimi remix etc. ma per un prodotto” old school”, cioè completamente suonato, il sound della band è necessario. Quindi una produzione “suonata” è d’obbligo.

A.C.: Dai due pezzi che ho sentito si riesce a percepire bene che è tutto suonato e si è lasciato poco spazio alle tastiere e i Vsti, anche la batteria credo che sia abbastanza old…

G.T.: Mmm…  forse per “old” intendi “vintage”; si, è vero, è stato tutto suonato, non esistono loops nel disco e ho perfino suonato claps e tambourine. Tutte le tastiere sono state pensate e suonate per essere riprodotte fedelmente dal vivo senza l’aggiunta di “basi”

A.C.: Come è avvenuta la scelta dello studio? E’ stata  dettata dal budget? Dalle outbord esistenti? Dal fonico?
G.T.:Dopo la post-produzione, sono andato in giro a fare shopping di studi, ho sentito varie sale etc. fino ad approdare al Trail Music Lab, dove ho trovato  alcune cose fondamentali per definire il sound 60’s che volevo: una sala di ripresa che suonava benissimo e la mitica consolle Amek Angela 36 CH analogica.

A.C.: Dove è stato focalizzato di più il lavoro in studio: sulla registrazione, sul mix oppure sull’interpretazione?
G.T.: Beh, la registrazione degli strumenti è stata fondamentale, per non parlare poi dell’enfasi sulle voci, ma quello che principalmente ha caratterizzato il  tutto è stato il missaggio, dove si è lasciato molto suonare la sala con il suo riverbero naturale, lavorando solo di compressori e lasciando al banco il  resto.

A.C.: Che cosa hai trovato in Elena che ti ha spinto a produrla?
G.T.: Con Elena ci siamo conosciuti un paio d’anni fa. Ero alla ricerca di un’attrice-cantante per un soggetto che avevo scritto su di un gruppo musicale femminile. Volevo fare un prodotto completo, con canzoni originali. Abbiamo cominciato a collaborare e, strada facendo, il prodotto discografico ha prevalso sul progetto cinematografico.

A.C.: Cosa hai trovato in lei che non hai visto in altri cantanti o gruppi che incontri ogni giorno per lavoro?
G.T.:In lei ho trovato una passione malinconica che difficilmente trovi in giro. Elena è un’artista completa, scrive i testi, suona il piano e sa anche cantare, riuscendo a fare tutte e tre le cose in maniera fresca, convincente e, credimi, da vera cantautrice di razza.

A.C. Ho letto che il tuo lavoro è stato masterizzato alla Abbey Road a Londra? Perché non in Italia, visto che abbiamo anche qui degli ottimi studi di mastering?

G.T.: E’ inutile che ricordi ai lettori che per avere quel sound “Vintage”, 60’s, gli Abbey Road sono il top degli Studios, dove quella musica è nata. Ho avuto l’opportunità di masterizzare li e l’ho fatto!

A.C.: Come intenti sponsorizzare il prodotto?

Inizieremo a fare vari Showcases per l’Italia, poi giriamo il video per poi riprendere con dei concerti. E poi ci saranno  delle sorprese promozionali.

A.C.: Verso quale mercato pensi di dirigerti?

G.T.: Mercato discografico, pubblicitario e cinematografico prettamente italiano! Elena Imperatore è una cantautrice italiana che scrive e canta in italiano, poi chissà…

A.C. : Che consigli dài ai nostri lettori che intendono far conoscere i loro prodotti musicali?

G.T.: Usare tutti i mezzi promozionali possibili. Facebook, Twitter, YouTube etc. sono  oramai fondamentali. Non sono convinto che riescano a farti ottenere un contratto discografico, ma sicuramente  riescono a farti conoscere il più possibile.

L’incontro termina con la consegna del disco, una confezione curiosa e lineare che richiama alla memoria quella dei vecchi 45 giri in vinile degli anni 60’, contenente due tracce. Non spendere qualche parola in merito porterebbe a un articolo sicuramente monco…
In genere, quando si tratta di ascoltare canzoni, la prima cosa che si va a percepire è la voce, tutto gira intorno ad essa, melodia, armonia, arrangiamento.. Troppe volte ho sentito voci bellissime, penalizzate da “atmosfere” inopportune, peggio ancora, fluttuare in maniera indefinita in un pessimo contesto audio, o, viceversa voci eccezionali come quella di qualcuno che ci ha lasciato troppo presto, che addirittura sono riuscite a dare forza e smalto a canzoni meno degne, caratterizzando decisamente il brano grazie a quel timbro vocale, intellegibile, ricco e definito.

Non c’è dubbio, che qui ci troviamo dinanzi ad un timbro particolare. La voce di Elena Imperatore ha un’impostazione vivace e “acre”, esaltata dalla evidente assenza di rimaneggiamenti elettronici sulla registrazione. Un’emissione quasi “ruvida”, per dirla alla Antonella Ruggiero quando commentava la voce di Battisti.

Le due canzoni, “Vattene via” e “Dimenticare” ritraggono un pop-rock d’autore con un sound vintage, in linea con la tradizione italica ma senza dimenticare le sonorità anglosassoni. Ritornelli da canticchiare che si incollano in testa, con dei testi che ritraggono una senso di inquietudine quotidiana comune a tutti.

www.facebook.com/pages/Elena-Imperatore/141396815918924

Elena Imperatore
While the music market “traditional” has been raging for several years in a crisis that seems irreversible, and large corporations tend to invest less and less about talent and to seek alternative markets for distribution and dissemination, however, is creating a new excitement that is leading to emergence of many new producers. And this new ferment is proving, among other things, tied to a traditional sound, nothing to push or to search for “avant-garde at all costs.” Our review will not begin, as usual, with the analysis of music, but on how to build a product and how it is marketed, even in the absence of the equity of a major company.

2 P.M. meeting at a bar in the historic center of Naples, an ideal setting to meet the artistic producer Gianni Tamburelli and singer Elena Imperatore.
After various preliminaries, including a coffee and a sweet, we breake the classic initial embarrassment and we start with the interview, aimed primarily at Elena.

Antonio Campeglia: In your curriculum, I noticed that you’re both a singer and actress. How is the union of these two activities?

Elena Emperor: My encounter with music occurred during childhood. Up to when i was twelve years old, I played the piano by myself, then I decided to start studying classical piano. The meeting with the theater took place in high school, I was about seventeen. Also, I have always sung. Since then I have always pursued both, although recent years have focused my energies on my songwriting project.

A.C: I see you have participated in the excellent film “The Passion”: How was working with a director like John Turturro in this rich artistic cast?

E.I: It ‘was a beautiful and intense. On the set there was a happy and peaceful atmosphere. Being directed by Turturro, acting with two big names like Massimo Ranieri and Lina Sastri, in the beginning created a little ‘embarrassment. But then, in a spirit of colloquial and informal, such as only the great can do, John was able to explain the scene to shoot in a clear and simple way, allowing me to put myself completely in the context and character.

A.C: What is your path as a singer?

E.I: Even as a child my father taught me the classic Neapolitan songs. Once grown up, I joined a choir. I also had the opportunity to be initiated to study opera singing, but I was not interested in that, since I have always loved rock music. I played in different rock’n’roll bands and I studied vocal technique with different teachers.

A.C. You continue to study singing?

E.I: Of course. Art can not be made without studying: to pull out things to say, is very important to have the tools and master them well.

A.C: Can you play any instruments?

E.I: The piano. I studied for ten years and was also preparing an for admission to the Conservatory. I play the guitar very badly because I have not studied it, but i can pull out a couple of things out of it.

A.C: How did the idea for this albumcame out?

E.I: Manley to let everyone listen to my tunes. This seemed the best way. I’m very proud of the sounds that have come out.

A.C: The choice of this kind of sound is studied, or is it more based on your tone of voice?

E.I: The choice of this kind of sound comes from the music I like and is influenced by the type of my voice and my writing style.

A.C: Have you had problems to concentrate, in such a short time for the interpretation of the album?

E.I: Let’s say that time is never enough, but luckily we came from a year or more of pre-production where we wrote and recordeded more than 20 tunes, then cut down to six, and then recorded three in studio.

A.C: What is the inspiration behind the album?

E.I: From my bitter laughters, which result from the many beatings I received in my life and all the times I’ve hit rock bottom. From Rock and roll, a genre that I have always loved. From my anger. From my melancholy.

A.C: Are you satisfied with the work done?

E.I: Very much.


We move on to the second part of the interview, with Gianni Tamburelli.

A.C: In the album we immediately notice the great product refinement that gives the listener a cured product both aesthetically and acoustically. Why did you decided to offer a product demo already recorded in the studio with the musicians?

G.T: Basically I wanted to make a finished product, giving a clear idea of which path to take for a possible Record Company investment.

A.C: Does it seem like an exaggeration, seeing what we can offer the technology of today? Now you can make good demo even at home.

G.T.: Let’s say that at home you can make good demos, make great dance music, great remixes etc.. but for an “old school” product, that is completely played, the band’s sound is needed. So a production “sound” is a must.

A.C: From the two tunes I’ve heard you can feel good that everything is played and has left little room for the keyboards and VSTi, but also the drums seem old enough …

G.T.: Hmmm … maybe for “old” you mean “vintage”, it is true, everything was played, there are no loops on the record and I even played claps and tambourine. All keypads are designed to be accurately reproduced and played live without the addition of “bases”

A.C.: How did the choice the recording studio? It was dictated by the budget? Or from the Outbord that was there? Or From the sound tech?

G.T.: After post-production, I went around shopping for studies, etc. I have heard several rooms. up to Trail Music Lab, where I found a few basics to define the 60’s sound I wanted: a recording room that was “playing” very well and the legendary console Amek Angela 36 CH analog.

A.C.: Where was the focus of most of the work in studio, during the recordings, on the mix or the interpretation?

G.T.: Well, the recordings of instruments was essential, not to mention the emphasis on vocals, but mostly what has characterized the whole thing was the mix, where it we have very much left the room “playing” with her natural reverb, working only with compressors and leaving the rest to the console.

A.C.: What have you found in Elena that made you produce it?

G.T.: With Elena we met a couple of years ago. I was looking for an actress-singer for a film subject that I wrote about an all female rock band. I wanted to make a complete product, with original songs. We began to work together and, along the way, the record production has prevailed over film project.

A.C.: What have you found that you have not seen in other singers or groups that meet every day to work?

G.T.: In her I found a melanchonic passion difficult to find around this days. Elena is a complete artist, writes lyrics, plays the piano and knows how to sing, being able to do all three things in a fresh, compelling, and, believe me, a true-bred singer-songwriter way.

A.C.: I read that your work has been mastered at Abbey Road in London? Why not in Italy, since we also have here some good mastering studio?

G.T.: It ‘s useless to remind readers that to get that 60’s “Vintage” sound, the Abbey Road Studios are on top of where the music was born. I had the opportunity to do it there and I took it!

A.C.: How do you intent to sponsor the product?

G.T.: We will begin to make a several showcases around Italy, then shoot a video, and after that go on tour. And then there will be a surprise promotional thing to do.

A.C.:To what kind of market are you aiming?

G.T.: Recording industry, advertising, and film industry!

A.C.: What advice can you give our readers who wish to promote their music products?

G.T.: Use all means of possible promotion. Facebook, Twitter, YouTube etc. are now essential. I’m not convinced they can make you get a record deal, but surely they can let you be seen around as much as possible.

The meeting ends with the delivery of the disc, a curious package and linear reminiscent of that of old 45 rpm vinyl of the 60 ‘, containing two tracks. Not spending a few words on the subject would surely stump …
Typically, when it comes to listening to songs, the first thing you hear is the voice, everything revolves around it, melody, harmony, arrangement .. Too many times I’ve heard beautiful voices, suffer from “atmospheres” inappropriate, even worse, float indefinitely in a bad context.
There is no doubt that here we are dealing with a particular, unique sound. The voice of Elena Emperatore lively approach and “sour”, enhanced by the obvious lack of alterations on the electronic registration. The Emission is almost “rough”.
The two songs, “Vattene via” and “Dimenticare” portrays a vey good pop-rock writing with a vintage sound, in line with the tradition of italian music but without forgetting the English sounds. She sings choruses that stick in the head without mercy, with words that portray a sense of everyday concern common to all.

www.facebook.com/pages/Elena-Imperatore/141396815918924

Elena Imperatore

En los últimos años, aunque el mercado discográfico tradicional atraviese una crisis irreversible y las grandes majors tenden en invertir siempre menos en los nuevos talentos y buscar mercados alternativos de distribución y difusión, se està produciendo una nueva ola de productores. Esta ola se muestra relacionada a una sonoridad tradicional, que no està empujada por la búsqueda fuerzada de la “avanguardia”. Nuestra recensión no empiezará, come es costumbre, con el análisis de piezas musicales, sino se concentrará sobre la manera con que se construye y se comercializa un producto, especialmente en absencia de los medios propios de una grande major.

Son las 2. La cita está en un bar del centro histórico de Nápoles, un rincón ideal para encontrar el productor artistico Gianni Tamburelli y la cantante Elena Imperatore. Después de varios preámbulos, entre un café y un dulce, se rompe el hielo y la clásica vergüenza artística inicial y empieza la entrevista, dirigida sobre todo a Elena.

Antonio Campeglia: En tu curriculum me di cuenta de que eres sea cantante que actriz. ¿Cómo se realiza la unión entre las dos actividades?

Elena Imperatore: Mi encuentro con la musica ocurrió en mi infancia. Hasta los 12 toqué el piano de manera autodidacta, y luego decidí empezar con el estudio del piano clásico. El encuentro con el teatro se produció durante mis años de bachillerato. Tenia casi 17 años. Ademas, ya cantaba. A partir de entonces continué las dos cosas, aunque en los últimos años mis energías se hayan concentrado sobre mi proyecto de cantaudora.

A.C.: Me di cuenta también de que partecipaste a la película, muy buena, “Passione”: ¿Cómo fue trabajar con un director como John Turturro en un cast artístico rico?

E.I.: Fue una experiencia única e intensa. En el set había una atmósfera alegre y tranquila. Ser dirigida por Turturro, y actuar con dos “monstruos” sagrados como Massimo Ranieri y Lina Sastri, al empezar me creó un poco de incomodidad. Luego, con un espíritu familiar e informal, como sólo los grandes del cine hacen, John fue capaz de explicarme la escena que tenía que interpretar de una manera simple y clara, dejandome bajar en el contexto y en el personaje.

A.C.: ¿Cúal es tu camino de cantante?

E.I.: Desde niña mi padre me enseñó los clásicos de la canción napoletana. De allí entré en un coro polifónico. Tuve también la oportunidad de estudiar canto lírico, pero no estaba interesada a eso, porqué desde siempre amo a la musica rock. Milité, por eso, en diferentes grupos de rock’n’roll y estudié tecnica vocal con varios maestros.

A.C.: ¿Continúas estudiando canto?

E.I.: Claro que sí. El arte no puede soltarse de la tecnica: para sacar las cosas afuera es muy importante tener y dominar los instrumentos adaptos.

A.C.: ¿Sabes tocar cualquier instrumento?

E.I.: El piano. Lo estudié para 10 años y estaba preparando también el admisión al Conservatorio. La guitarra la toco, pero
malo porqué no la estudié, aunque sepa acompañar.

A.C.: ¿Cómo nace el idea de este album?

E.I.: Desde la intención de hacer conocer mis piezas. Eso parecía la manera mejor. Estoy muy satisfecha de las sonoridades que hayan salido.

A.C.: ¿La elección del estilo es el fruto de un estudio particular o està concentrado sobre tu timbre de voz?

E.I.: La elección del estilo deriva de la música que me gusta y està influenzada por mi tipo de voz y de escritura.

A.C.: ¿Tuviste problemas en concentrarte, en así poco tiempo, sobre la interpretación del entero álbum?

E.I.: Bueno, el tiempo nunca es suficiente, pero afortunadamente ya se hizo una pre-producción de un año que nos permitió de escribir y grabar unas veinte piezas y luego bajamos a seis, y al final llevé al estudio de grabación tres.

A.C.: ¿Cúal es la fonte de inspiración del álbum?

E.I.: Mis sonrisas amargas, por todos los golpes que recibí en el camino de mi vida, y por todas las veces que toqué el fondo. El rock’n roll, el genero que siempre he amado. Mi rabia. Mi malinconía.

A.C.: ¿Estás satisfecha por el trabajo hecho?

E.I.: Muchísimo

Ahora pasamos a la segunda parte de la entrevista, dirigida a Gianni Tamburelli.

A.C.: En el album que produciste se nota pronto el grande refinamiento en dar al escuchador un producto cuidado sea desde el punto de vista estético que sonoro. ¿Por qué pensaste proponer un producto demo ya grabado en el estudio con los músicos?

G.T.: Fondamentalmente quise hacer un producto terminado dando una clara idea del camino que teniamos que hacer para una probable inversión discográfica.

A.C.: ¿No te pareciò como una exageracción, considerado lo que la tecnología puede ofrecernos hoy? Hasta en casa ya se pueden realizar muy buenos demos.

G.T.: Bueno, en casa se pueden hacer muy buenos demos, muy buena música dance o remix pero para un producto “old school”,
es decir tocado por completo, el sound de la band es necesario. Una producción tocada es obligatoria.

A.C.: De las dos piezas que escuché se puede bien percibir que todo està tocado y que poco espacio se ha dejado a las teclados y a los Vstos, también la batería creo que sea bastante “old”…

G.T.: Mmm … puede ser que por “old” quieres decir “vintage”, sí, es verdadero, todo està tocado, no esisten loops y hasta los claps y los tambourines estàn tocados. Todos los teclados están pensados para ser reproducidos en vivo sin la de las “bases”.

A.C.: ¿Como ocurrió la elección del estudio de grabación? ¿Fue por el budget? ¿Por los outbords exixtentes? ¿Por el fónico?

G.T.: Después de la post-producción, fui a diferentes lugares para hacer compras, eschuché diferentes estudios de grabación hasta
llegar al Trail Music Lab, adonde encontré unas cosas fondamentales para definir el sound de los sesenta que queria reproducir: un estudio de grabación adonde se tocaba muy bien y la mítica consolle Amek Angela 36 CH analógica.

A.C.: ¿En el estudio de grabación, adónde se concentrò el trabajo: más sobre la grabación, sobre el mix o la interpretación?

G.T.: Bueno, la grabación de los instrumentos fue fondamental, para no hablar del enfasis sobre las voces, pero lo que principalmente caracterizó el todo fue mi mezcla, donde se dejó mucho tocar el estudio de grabación con su reverbaración natural, trabajando sólo con los compresores y dejando espacio a todo lo
demás.

A.C.: ¿Que encontraste en Elena que te empujó a producirla?

G.T.: Conocí a Elena hace 2 años. Estaba buscando una actriz y cantante para un SOGGETTO que habia escrito sobre un grupo musical femenino. Queria hacer un producto completo, con canciones originales. Empezamos a colaborar y poco a poco el producto discográfico prevaleció sobre el proyecto cinematográfico.

A.C.: ¿Qué encontraste en ella que no viste en otras cantantes o grupos que encuentras cada día en tu trabajo?

G.T.: En ella encontré una pasión malincónica que es muy difícil encontrar hoy. Elena es una artista completa que escribe textos, toca el piano y canta, todas esas cosas de manera clara y convincente, y créeme es una verdadera cantautora de raza.

A.C.: He leido que tu trabajo ha sido masterizado en la Abbey Road en Londres. ¿Por qué no la hiciste en Italia, considerado que tenemos optimos estudios de mastering?

G.T.: Es inútil que acuerdes a los lectores que para conseguir el sound “vintage” de loss esenta, Abbey Road son los mejores: es allí que nació ese tipo de música. Tuve la oportunidad de hacerlo y, bueno, ¡lo hice!

A.C.: ¿Cómo piensas esponsorizar el producto?

G.T.: Empezaremos a hacer varios showcases para Italia, y luego giraremos el video para hacer de nuevos conciertos. Además,
habrán sorpresas promocionales.

A.C.: ¿Hacia qué tipo mercado piensas dirigirte?

G.T.: ¡El mercado discográfico, publicitario y cinematográfico puramente italiano! Elena Imperatore es una cantaudora italiana que escribe piezas en italiano, y luego quizás …

A.C. : ¿Cuáles son tus consejas quieres para los lectores que intenden hacer conocer sus produco musicales?

G.T.: Que utilizen todos los medios promocionales posibles.Facebook, Twitter, YouTube etc. ya son fondamentales. No estoy convencido de que puedan hacerte conocer un contracto discográfico, pero de seguro pueden hacerte conocer lo más posible. El encuentro termina con la firma del disco, una caratula curiosa y linear que llama a la memoria la de los viejos “45 giri” en vinilo de los años sesenta, con dos señales. No decir ninguna palabra meritoria podria dejar el artículo incompleto. En general, cuando se trata de escuchar una canción, la primera cosa que se va a percibir es la voz, todo gira entorno a ella: la melodia, la armonia y los arreglos … Muchas veces he escuchado voces maravillosas, penalizadas de “atmósferas” inoportunas, peor, aún, fluctuar en manera indefinida en un pésimo contexto de audio, o, vicéversa voces excepcionales como la de quien ya nos ha dejado muy rápido, que incluso han arriesgado a dar fuerza y color a canciones menos dignas, caracterizando la pieza gracias a aquel timbre de voz, intellegibile, rico y definido. No hay dudas que estimo en frente de un timbre particular, único en su estilo. La voz de Elena Imperatore tiene un planteamiento vivaz y“acre”, exaltado por la evidente absencia de arreglos electrónicos en su grabación. Una emisión áspera para citar Antonella Ruggiero cuando las dos canciones, “Vattene via” y “Dimenticare” describen un pop-rock de autor con un sound vintage, in linea con la tradición italica pero sin olvidar las sonoridades anglosaxones. Estribillos que se canturrean y se que se pegan en la cabeza sin piedad, con textos que retraen un sentido de inquietud cotidiana común a lo demás.

www.facebook.com/pages/Elena-Imperatore/141396815918924

Condividi questo articolo!
Nessun commento