Ho trascorso un’infanzia a rubare le note dei Beatles dai giradischi dei miei cugini più grandi. Ricordo ancora oggi le emozioni di quelle canzoni di cui non capivo una sola parola ma che sposavano linee melodiche eleganti e fantastiche armonizzazioni di voci, con i ritmi ed il sound ruvido del rock.
I Beatles sono stati un crocevia, dopo di loro la musica contemporanea è assolutamente mutata. Ed è per questo che saluto con gratitudine ed ammirazione questo lavoro di Carlo Lomanto. Una produzione coraggiosa, in un epoca in cui non so se il gioco vale la candela di produrre. Ma considerazioni discografiche a parte, resta la realtà di un “disco” (fatemi ri-dire questa parola!) di cover dei Beatles estremamente interessante, dove il vocalist-chitarrista partenopeo trasfonde il proprio background formativo con estrema semplicità ed umiltà. Lomanto suona la chitarra acustica, canta, armonizza, utilizza loopstation ed harmonizer; “canta” le parti di basso elettrico e di batteria. Un one-man-band in chiave moderna che, in questo lavoro, indirizza la passione per il jazz e per le tecnologie all’arrangiamento di alcune fra le più belle canzoni scritte -ormai oltre quarant’anni fa- da quattro ragazzi di Liverpool.
Day Tripper
Il brano di apertura dell’album è dedicato al capolavoro scritto nel 1965 dal duo Lennon/McCartney ed il mitico riff introduttivo suonato dalle Rickenbacker dei “Fabulous” è egregiamente sostituito dalle voci di Carlo armonizzate digitalmente, in una sorta di ostinato dall’effetto quasi ipnotico.
Segue la strofa che qui assume un sapore particolare, condito di diverse influenze: Dalle ritmiche funky di eleganti chitarre che non rifuggono accordi di 11a, al minimalismo percussivo di un semplice schiocco di dita. Dalle evocazioni etniche di un basso elettrico sostituito in toto dalla voce di Lomanto, alla musica elettronica cui ci riporta l’impiego massiccio del “voice harmonizer”. Senza tralasciare la vena jazzistica che spicca nel solo di voce e nelle armonizzazioni in chiusura di brano.
From Me To You
Icona di quello che diverrà il “beat sound ” tipico degli anni ‘60, “From Me To You” approda in questo lavoro ad una dimensione unplugged, esposta da una chitarra acustica molto dry, diretta e senza fronzoli. Ed è ancora Lomanto a “cantare” le parti di basso ed a curare le complesse armonizzazioni vocali che, nel rievocare con sincera originalità la sorprendente vocazione contrappuntistica dei Beatles, sostituisce del tutto strutture solitamente demandate a strumenti polifonici quali chitarre e tastiere. Il tutto strizzando l’occhio a soluzioni melodiche e vocalizzi tanto cari ad un certo Bob Mcferrin di cui Lomanto si dichiara grande estimatore.
Get Back
Con “Get Back” approdiamo alla fase “seventies” dei Beatles, caratterizzata dall’introduzione delle distorsioni sia chitarristiche che comportamentali dei “baronetti di Sua Maestà”. Ma lo skill jazzistico di Lomanto lo conduce immediatamente su territori lontani dagli aspri suoni crunch dei Vox AC30 che inaugurarono la storia del rock’n roll. Ancora una volta i “rozzi” accordi di settima dominante del rock-blues si arricchiscono di undicesime e vengono supportati da una struttura ritmicamente minimalista, sempre eseguita con le mani e con la voce.
In questa “Get Back” al solismo nero di Bobby McFerrin si aggiungono i sapori bianchi e policromi in stile Manhattan Transfer. Questo brano ospita un solo di voce cantato da Gegè Telesforo, vera e propria icona nazionale del vocalismo/scat jazz. L’intervento di Telesforo, come c’è da aspettarsi, conferisce notevole freschezza ritmica al contesto del brano.
Something
Questa meraviglia scritta da Gorge Harrison viene interpretata da Carlo Lomanto con grande intensità. Missaggio e post-produzione enfatizzano un’atmosfera da “ballade”, con un utilizzo più generoso dei riverberi e sonorità più levigate che, in realtà, nascondono l’identico contesto orchestrale che resta costituito fondamentalmente dalla chitarra acustica e dalle voci di Lomanto. Overdub ed armonizzatori digitali costituiscono il tessuto armonico e percussivo del brano che, fra l’altro, ospita un solo di Antonio Onorato alla “breth guitar”.
Questa “Something” è molto bella e spezza -con grande semplicità- un certa uniformità timbrica e di “ensamble” che caratterizza i brani che la precedono.
Come Together
Confrontarsi con questo brano è impresa ardua, sia in ragione della sua struttura estremamente semplice che della consapevolezza di trovarsi di fronte ad uno dei brani più suonati al mondo. Il contesto “hard” del brano è efficacemente sottolineato dall’utilizzo della chitarra elettrica distorta suonata da Gennaro Porcelli che sapientemente ricorre -nei riff e nei soli- all’utilizzo del bottle neck, conferendo al brano un gradevolissimo sapore rock/blues di tradizione più americana che british.
D’altronde Lomanto, a sua volta chitarrista, si è avvalso in questo lavoro di alcuni fra i migliori chitarristi dell’attuale panorama partenopeo.
Can’t Buy Me Love
La dimensione unplugged (chitarra/voce) ed i contesti di semplicità, valorizzano la voce e lo stile “jazzy” di Lomanto. Questa “Can’t Buy Me Love” è sicuramente la song che mi è piaciuta di più, insieme alla successiva “I Will”.
Le acustiche suonate in finger style, conferiscono al brano una dimensione stilistica decisamente blues e la scelta di Lomanto per le frequenti armonizzazioni di IV nei cori in overdub, lo discostano dalle scelte della maggior parte degli interpreti e conferiscono al suo voicing un carattere più complesso, a tratti orientaleggiante, che cattura ed incuriosisce l’ascoltatore.
Bravissimo alla chitarra -pur ricorrendo a rivolti convenzionali- riarrangia un classico della musica pop con grande personalità ed energia. Cosa che richiede non solo una certa tecnica ma, in più, una certa dose di classe.
I Will
Vale quanto detto per “Can’t Buy Me Love”, ma qui si aggiunge la bellissima chitarra di Pietro Condorelli con tanto di rivolti jazz e “walking bass”.
In questa “I Will” tutte le voci “suonate” da Lomanto trasportano un brano del pop inglese anni ’60 nella piena tradizione jazz americana anni ’50. Un esempio di personalità e determinazione artistica. Splendida la chitarra di Condorelli.
Ob-La-Di Ob-La-Da
La nenia dei Beatles diventa in questo lavoro ancora più nenia, nel senso di divenire un’occasione di gioco. Carlo le conferisce andamento altalenante -in due- condito da un sapore spiccatamente caraibico.
The Long And Winding Road
Scritta da Mc Cartney e pubblicata nel 1970 nell’album “Let It Be”, questa song rappresenta una delle creazioni più belle dell’intera produzione dei Beatles, nonché uno dei testi più intensi e suggestivi della musica moderna.
L’originaria versione orchestrale è stata rivisitata in questo “The Beatles Album” in versione totalmente unplugged, chitarra e voce. L’intenzione intimista è sottolineata dall’assenza di armonizzazioni vocali e dalla linea di canto semplice e fedele all’originale.
Nulla da eccepire sotto il profilo chitarristico, sempre equilibrato ed elegante, ma avremmo gradito fosse osato qualcosa di più con la voce, in termini espressivi o anche di sostituzioni melodiche. La linea di canto resta fedele all’originale in un contesto che, sebbene romantico, lascia un sapore di staticità rispetto alle altre rivisitazioni di questo disco.
Within You Without You
Brano di chiusura dell’album, questa versione di “Within You Without You”, sposa l’anima Beatlesiana delle suggestioni pop infarcite di onirismo e visioni sintetiche, con la formazione artistica di Lomanto. Ed ecco che su di un pad elettronico che ricorda i sitar utilizzati dai Beatles nella loro nuova veste di “viaggiatori sintetici”, Lomanto celebra i suoi miti: Dalle laringo-modulazioni di Demetrio Stratos ai lick percussivi –funk ed in levare- di McFerrin ed Al Jareau.
Questo arrangiamento è molto bello e prende spunto da un “trip” degli ex-baronetti che, ormai abbandonati capelli a caschetto, cravatte e giacche con pistagna, si abbandonarono alla ricerca musicale ed alle creazioni stimolate dall’uso delle droghe sintetiche.
Within You Without You, nella versione di questo disco, incarna un po’ tutto lo spirito musicale di Lomanto, essenzialmente rivolto ad un viaggio nella voce umana e nelle sua capacità emotive ed evocative.
Questo lavoro offre l’occasione per riflettere sull’oggettiva difficoltà di un progetto discografico che, affrontando il repertorio più classico e conosciuto dei “The Beatles”, abbia voluto mantenere una rigorosa sobrietà stilistica ed una voluta “povertà” di produzione, affidando tutto il peso del risultato a qualche bella chitarra ma soprattutto alla voce umana, nella sua sempre sorprendente dimensione ritmica, melodica ed armonica.
Carlo Lomanto: “The Beatles Album”
Preludio – 2011
Alla prossima Bruno Mazzei…



