Negli ultimi anni, nell’ambito delle mie creazioni musicali nel campo della musica elettronica e della multimedialità, ho abbracciato una metodologia di lavoro unica. La mia composizione si basa sull’applicazione di restrizioni rigorose alle forme, alle strutture e ai materiali sonori, nonché alla selezione accurata degli strumenti utilizzati per generare e manipolare il suono.
Questi limitazioni autoimposte che potrebbero apparire condizionanti negativamente, in realtà mi aiutano nel processo creativo a non disperdere energie e a dare del mio meglio, focalizzando e avendo ben chiari gli obiettivi. La stessa metodologia è stata usata per la preparazione del mio ultimo evento live tenutosi nell’ambito della seconda edizione del festival ATF-About The Future. Ero quindi alla ricerca di un limitato numero di strumenti da me non ancora utilizzati e la redazione di AgeOfAudio mi ha messo a disposizione una serie di software della casa francese Arturia. A dire il vero, Arturia non è stata la sola software house che la redazione mi ha segnalato ma i loro strumenti si sono rivelati rispetto agli altri i più veloci per il mio work-flow e i più efficienti nel realizzare la mia visione compositiva attuale del suono. Quindi la scelta di Arturia non è stata condizionata da direttive editoriali o convenienze commerciali ma è stata una genuina “scelta compositiva”. Gli strumenti di Arturia che mi sono stati forniti sono stati sviluppati e messi in commercio già da qualche anno e quindi sono abbastanza conosciuti ed apprezzati, io stesso li avevo già incrociati sulla mia strada. Tra questi ho trovato il Rev Plate-140 che però non conoscevo. Si tratta una ennesima emulazione dello storico riverbero EMT 140 ovvero il primo riverbero a piastra della storia. Utilizzandolo mi è venuta voglia di scrivere quest’articolo su questo storico hardware, essendo un appassionato di storia delle tecnologie, e di descrivere il personale uso che ne faccio di questa emulazione.

La nascita dell’effetto di Riverberazione
L’effetto di riverberazione nei primi anni della registrazione sonora era ottenuto diffondendo il suono attraverso altoparlanti in stanze molto riverberanti in cui erano stati posizionati dei microfoni che riprendevano l’effetto ottenuto. In questo modo si poteva ottenere una riverberazione naturale che aveva le stesse caratteristiche dell’ambiente fisico in questione (oltre a quelle degli altoparlanti e dei microfoni usati). Nello specifico questo sistema era denominato Echo Chamber ed è stato messo a punto nel 1926 dalla RCA (Radio Corporation of America). Da sottolineare il tempo fisso di riverberazione dato dalle caratteristiche della stanza e la scomodità di dover avere una stanza completamente dedicata a questo scopo.

Per superare questi inconvenienti In seguito nel 1928 venne messa a punto nei famosi Bell Laboratories una apparecchiatura per riprodurre artificialmente del riverbero: lo Spring Reverb. Ad i due capi di una o più molle metalliche viene applicato da un lato un trasduttore che trasmette il suono al sistema elastico facendolo vibrare e dall’altro capo un microfono piezoelettrico che ne cattura le vibrazioni. Si ottengono così delle riverberazioni diverse da quelle di un ambiente reale, quindi meno realistiche ma con caratteristiche timbriche molto apprezzate. I reverberi a molla sono ancora oggi amati dai chitarristi elettrici e utilizzati in tantissimi amplificatori per chitarra.
La nascita del Plate Reverb
Il tedesco Wilhelm Franz fonda a Berlino nel lontano 1938 la Elektromesstechnik (EMT), marchio storico che in collaborazione con il Rundfunktechnisches Institut produce giradischi e apparecchiature professionali per l’audio. Nel 1957 introduce il primo modello dell’EMT 140 Reverberation Unit, un apparecchio per la generazione di riverbero che faceva uso di una nuova tecnologia: un grosso contenitore fatto di metallo e di legno nel cui interno era sospesa una lastra di acciaio lunga circa 2 metri e spessa solo 0,5 mm. Come per il riverbero a molla vi è un trasduttore che trasmetteva il suono al centro della piastra di acciaio e dei microfoni piezoelettrici che ne raccoglievano le sue vibrazioni ai bordi. Il primo modello era dotato di un solo piezo per rilevazione e quindi l’unità era mono, in seguito ne verrà applicato un secondo e l’EMT 140 diventerà stereo.
Il costo delle prime unità equivaleva a quello di due autovetture utilitarie tedesche dell’epoca e pesava all’incirca 200 Kg. Era possibile variare il parametro della lunghezza della riverberazione da 0.8 a 5 sec in modo continuo attraverso un potenziometro che regolava una specie di smorzatore che fermava più o meno l’oscillazione della piastra. Uno tra i primi laboratori di ricerca musicale a dotarsi di una di queste unità sarà lo studio della WDR di Colonia dove in quegli anni alcuni grandi pionieri della musica elettronica come Stockhausen, Ligeti, Kagel, Koenig e molti altri stavano componendo i loro primi capolavori elettroacustici. Anche negli Abbey Road Studios alla fine degli anni ’50 verranno istallate ben 4 unità ed ulteriori 3 unità ne verranno istallate in seguito per un totale di 7 EMT 140. Il suono di queste prime apparecchiature come accennato precedentemente era diverso e meno naturale rispetto alle Echo Chambers non avendo più l’aria come mezzo di trasmissione delle vibrazioni ma degli elementi solidi come delle molle metalliche o una piastra di acciaio. Il suono del Plate Reverb pur essendo particolare, risultava molto piacevole e avvolgente, per questa ragione ebbe molto successo ed è divenuto uno standard ricercatissimo soprattutto per le voci, per le percussioni e più in generale per gli strumenti acustici. In questo sistema le onde si espandono in forma circolare lungo la piastra raggiungendo i bordi, tornando indietro interferendo

con le altre onde in arrivo. La piastra però è di forma rettangolare e quindi le vibrazioni non raggiungono i bordi tutte contemporaneamente creando una piacevole e naturale irregolarità. In questa struttura le code dei riverberi decadendo lasciano un suono denso, caldo ma allo stesso tempo “arioso”.
I Digital Reverb
Gli inconvenienti di questa tecnologia erano gli elevati costi di acquisto, quelli ancora più elevati di manutenzione e gestione oltre alla difficoltà dello spostamento e portabilità di questi sistemi. Inoltre durante il loro funzionamento le piastre vibrando generavano comunque del suono e dovevano quindi essere collocate in ambienti lontani dalle sale di ripresa e di missaggio. Entrando nell’era digitale si pensò di superare queste difficoltà creando degli algoritmi da far girare su macchine hardware dedicate: i riverberi digitali. Il primo fu realizzato nel 1976 ancora una volta dalla EMT, si trattava appunto dell’EMT 250, seguito subito dopo dall’altrettanto iconico Lexicon 224 realizzato nel 1978. Gli algoritmi di queste macchine emulavano sia ambienti naturali, sia gli ormai tanto richiesti Spring e Plate Reverb. Il passaggio alle versioni software avviene definitivamente con l’affermarsi dell’Hard Disk Recording attraverso le D.A.W. (i vari Pro Tools, Cubase, Logic, Reaper ecc.)

Le attuali tecniche per la creazione di algoritmi di riverberazione possono essere classificate in quattro categorie principali: Delay Networks, Convolution, Physical Modeling e Neural Networks. Non entrerò nei dettagli specifici di ciascuna tecnica per evitare di risultare noioso, ma posso anticipare che potrebbero essere oggetto di futuri articoli approfonditi. Tuttavia, secondo un mio punto di vista personale i risultati più interessanti si stanno ottenendo combinando diverse tecniche come nel caso dell’Arturia Rev Plate-140.
Dopo aver esplorato il contesto storico che ci ha condotto all’attuale panorama dei plugin di riverberazione, torniamo al punto di partenza: Il mio approccio compositivo! In questo contesto, quale sarebbe il senso di volere uno strumento software che emuli fedelmente un apparecchio storico? A prima vista, potrebbe sembrare privo di senso! Potrei lavorare con qualsiasi cosa che susciti la mia curiosità creativa. Tuttavia, la scelta degli strumenti da utilizzare fa parte integrante del mio processo compositivo. Per le mie nuove performance live, ho deciso di comporre brani che incorporassero suoni elettronici ormai storici o che l’ascoltatore percepisca come “familiari”. In realtà, ho utilizzato anche suoni insoliti, ma li ho trattati in modo da renderli riconoscibili. Ed è qui che entra in gioco un software come il Rev Plate-140, capace di colorare il suono in modo specifico, essendo una brillante emulazione dell’EMT 140.
Le mode e le vere esigenze musicali I generi musicali degli ultimi decenni necessitavano di riverberi digitali molto definiti, chiari e tridimensionali affinché gli strumenti rimanessero sempre intellegibili all’interno degli arrangiamenti e potessero trovare facilmente una loro collocazione nel panorama stereo. Il mercato ha prodotto ottimi plug-in che andavano in questa direzione più moderna. Poi le esigenze (ma soprattutto le mode) cambiano e oggi si è alla ricerca di un suono “old school” e quindi il mercato si è adeguato. Fioriscono ovunque emulazioni di qualsiasi macchina “vintage”… e non sarebbe un problema se però molte di queste non fossero solo un bellissimo esercizio di stile dal parte di chi progetta e realizza la grafica di questi software. Spesso quindi ci si è ritrovati a lavorare con buoni strumenti ma che non hanno mantenuto la promessa: un suono che sia “uguale” alla macchina originale. A me non interessa che il Rev Plate-140 sia uguale perfettamente all’EMT 140 ma che abbia le peculiarità dell’hardware originale (che mi necessitano in questo momento), e il software dell’Arturia… le ha!!!
D’altronde è utopia ricreare perfettamente il suo “suono originale” poiché ogni EMT 140 prodotto suona in modo leggermente diverso da un’altro. Parliamo di una tecnologia che prevedeva uno stadio di preamplificazione a valvole del segnale in entrata e di un’altra preamplificazione in uscita.
Il Rev Plate-140 Viene rilasciato nel 2019, partiamo dalla grafica che è ben fatta e accattivante ricalcando la semplicità del corrispettivo fisico. Mi sono imbattuto in altre simulazioni inutilmente articolate che mi facevano rallentare nel lavoro. Il flusso del suono deve essere letto da sinistra verso destra. Tratta dal suo manuale Dopo lo switch On/Off del Plug-in il segnale viene inviato in una modellazione di un circuito di saturazione di un preamplificatore valvolare gestito da un potenziometro denominato Drive. A seguire viene sdoppiato in due segnali audio:
1. Una copia, così come è (Dry), viene inviata senza ulteriore elaborazione al Blend, un mixer poco prima dell’uscita del riverbero;
2. Un’altra copia subisce l’elaborazione. A seguire troviamo un selettore rotativo per la scelta di tre modalità operative che emulano tre modelli di piastra: Punchy, con un enfasi sulle medio-basse; Classic EMT, che modella la risposta flat dell’EMT 140 Modern, che fornisce una risposta più moderna, con una presenza spettrale più forte nella regione delle alte frequenze. Con queste tre semplici opzioni (non presenti nell’originale) Arturia è capace di soddisfare tutte le esigenze, comprese quelle più moderne descritte in precedenza.
A seguire troviamo la gestione del Decay, ossia la lunghezza dei tempi di decadimento delle riverberazioni. I tempi variano però a seconda dei tre modelli scelti. Infine dopo il già descritto Blend che gestisce la somma tra il segnale Dry e quello processato (Wet) troviamo l’utilissimo controllo Width che gestisce il panorama stereo del segnale. Questo controllo agisce solo sul segnale Wet (riverberato), lasciando inalterato il segnale Dry.
Per default, questo controllo è posizionato completamente a destra, preservando l’immagine stereo del Dry. Personalmente ho apprezzato la gestione della stereofonia nel segnale Wet di questa emulazione frutto di una particolare attenzione da parte degli sviluppatori. Avendo avuto esperienze di ascolto di suoni trattati con l’EMT 140 originale, ho trovato spesso le altre emulazioni poco realistiche dal punto di vista della gestione della stereofonia.
Le ho trovate sempre troppo esasperate ed innaturali rispetto all’originale. La corposità del suono dell’EMT 140 è data, oltre che dallo stadio di preamplificazione valvolare, anche dalla contenuta immagine stereo che qui viene a mio avviso preservata. Spesso in missaggio e più in generale nel trattamento dei suoni, si trascura la bellezza di riverberi poco aperti o addirittura mono e più in generale della gestione della monofonia di un suono. Quest’ultima ci aiuta a definire meglio un suono e a collocarlo meglio nel mix usando poi il Pan del singolo canale. Con questo non significa che con il Rev Plate-140 sia impossibile ottenere riverberi molto aperti, anzi essendo molto versatile è possibile eccome! Voglio solo sottolineare il rispetto che quest’emulazione ha della macchina originale e di come suona veramente un riverbero Plate-Based. Se vogliamo dell’altro cerchiamolo altrove e non in un Plate dalla natura vintage.
Pur mantenendo la semplicità, per rendere il plug-in più versatile sono state aggiunte delle utilissime funzionalità in più rispetto all’originale che si trovano in un pannello che si apre cliccando su Advanced Mode. Tratta dal suo manuale Il Pre-Delay aggiunge una quantità di ritardo al suono prima che entri nel circuito di riverbero (dopo lo stadio di preamplificazione). Il ritardo varia da 0.00 ms a 250 ms. A seguire c’è un comodissimo Filtro Passa-Alto per poter snellire il suono ed evitare di riverberare inutilmente le componenti basse del suono. A seguire vi è un chorus per rendere più interessante e denso il riverbero applicabile prima o dopo (Pre o Post) il passaggio del suono nel plate con il suo relativo comando di Amount. Infine due Shelf Eq che ci aiutano a scolpire ulteriormente il segnale riverberato.
Di seguito aggiungo il percorso che compie il segnale tra i comandi sopra elencati.

Esempi di utilizzo La partecipazione al festival ATF-About The Future prevedeva una live performance audio-video di 40 min in cui io (alla chitarra e al basso) e il VJ Vincenzo Ascione (con il nome Glitch A/V) abbiamo interagito in tempo reale con dei contenuti audio e video preparati precedentemente.

I contenuti audio sono stati composti utilizzando esclusivamente alcuni strumenti della suite V Collection 9 di Arturia. I riverberi usati provenivano esclusivamente dal Rev Plate-140. Come già detto questo plug-in mi ha aiutato a dare corposità e spazialità ai materiali sonori.
Allego sotto alcuni dei contenuti audio- video usati durante il live e quindi privi dei nostri interventi.
Glitch A/V Project – Floating Clouds
Glitch A/V Project – The Dance
Glitch A/V Project – Life
Conclusioni finali
Come utilizzatore del Rev Plate-140, ho trovato che questo riverbero digitale con un tocco di nostalgia aggiunge una piacevole atmosfera vintage al mio suono. È particolarmente adatto per creare riverberi caldi e avvolgenti, che si sposano bene con voci, percussioni e strumenti acustici. La sua emulazione dell’EMT 140 è convincente e offre le peculiarità dell’hardware originale.
Nel mio processo compositivo, ho trovato utile utilizzare il Rev Plate-140 per dare un colore specifico al suono e per creare una sensazione di familiarità. È facile da utilizzare, con una grafica accattivante che richiama l’aspetto del corrispettivo fisico.
Consiglio di sperimentare con le diverse modalità operative disponibili, come “Punchy” per enfatizzare le medio-basse, “Classic EMT” per una risposta flat simile all’EMT 140 e “Modern” per una presenza spettrale più forte nelle alte frequenze. È anche possibile regolare il parametro di “Drive” per ottenere una saturazione controllata e aggiungere carattere al suono.
Ricordate che il Rev Plate-140 è un’opzione interessante per chi cerca un riverbero vintage con un tocco di nostalgia, che aggiunge una dimensione particolare al proprio lavoro musicale. Esplorate le sue possibilità e lasciatevi ispirare dalle sue sonorità uniche.