Apple Logic Pro X 10.5: parte 1

Alfredo Capozzi

Pochi giorni fa esprimevo una mia personale riflessione delle possibili mosse della Apple in vista di un completo reimpiego delle CPU ARM anche sulle macchine desktop professionali, oltre che della possibilità di un porting di Logic Pro X sugli iPad (link).

Dal 12 maggio scorso, la casa della mela morsicata ha presentato la versione 10.5 della sua App professionale che può considerarsi a tutti gli effetti una Major Release con cui le altre DAW, credo, dovranno confrontarsi nel prossimo futuro, quanto meno sul fronte della pre-produzione audio/MIDI.

In rete già circolano decine di video che danno una chiara idea delle nuove features del nuovo Logic Pro X (d’ora in avanti LPX).

Legato ad un modo più tradizionale del fare giornalismo tecnico, ho ritenuto opportuno prendermi un po’ più di tempo per indagare a fondo su questa release che ritengo essere un nuovo step evolutivo e concettuale della DAW di punta della Apple, e pertanto azzardare anche considerazioni personali su quelli che sono e saranno aspetti peculiari di LPX da oggi a divenire. Data la mole di novità ho pensato di sviluppare l’articolo in più parti, dando precedenza agli aspetti performativi e di programmazione musicale. Ma andiamo per ordine.

LPX 10.5 a divenire

L’aspetto che molto probabilmente sarà sfuggito a molti è la riduzione del codice di programmazione rispetto alle versioni precedenti. Senza andare troppo per il sottile, circa 500MB di codice in meno rispetto alla 10.4.8

Fig.1Versioni di Logic a confronto

Praticamente un’ottimizzazione che tiene ampiamente conto del nuovo File System APFS ma taglia fuori tutti i sistemi operativi precedenti MOJAVE e anche, purtroppo, alcuni Mac importanti che molti professionisti ancora impiegano nel loro lavoro. Ma si sà, la Apple ha sempre guardato avanti e anche questa nuova release non è da meno, gettando nuove basi per almeno il prossimo quinquennio.

Considerando una personale idiosincrasia a Catalina, in questo momento ed in attesa di news importanti al prossimo WWDC di Giugno, consiglio l’uso di Mojave. Giusto per avvalorare tale affermazione, tenete conto che la Native Instruments ha rilasciato una info affermando che sul nuovo LPX diversi suoi plug-in, tra cui Massive X (link), non funzionano correttamente e stanno provvedendo a indagini varie per necessari aggiornamenti: bene, sul mio MacMini 2012 con Mojave, Massive X va che è una meraviglia.

Costo

Ritengo altrettanto importante annotare preliminarmente che chi nel lontano 2013 ha acquistato il software originale a 180€ (oggi la Apple ne richiede 229,99 … ma se siete studenti, leggete più sotto!), ha investito su un software professionale che, release dopo release, tutte gratuite, ha raggiunto performance e possibilità di programmazione per le quali non è seconda a nessun altra DAW, soprattutto in ambito di pre-produzione. Certo, c’è sempre chi ha sviluppato un workflow soggettivo nell’uso dell’una o dell’altra DAW, così come esistono “Sistemi” per l’audio Pro, come AVID ProTools HD e Yamaha Nuendo/Nuage che proiettano la produzione ad altri livelli ergonomici e produttivi, ma oggettivamente non si può negare che considerando il costo del solo software, ciò che mette a disposizione LPX in termini di suoni, fx, flessibilità di programmazione, la pletora di strumenti virtuali (Alchemy su tutti), sound complessivo, ecc. riesce ad appagare anche il più esigente producer di molti generi musicali.

In secondo luogo, nel momento in cui scriviamo, annoto che LPX insieme a MainStage, Final Cut Pro X (probabile, anche per quest’ultimo, l’imminente rilascio della 10.5), Motion 5, Compressor, per gli studenti o chi appartiene al mondo “educational” lo si può acquistare in bundle a soli 199,99$ a partire da questo link .

Infine, in periodo di Covid-19, la Apple ha esteso fino a 90 giorni la possibilità di provarlo gratis in modo completo. Chi ha un Mac con sistema operativo Mojave o Catalina, non ha che da andare sul sito della Apple e scaricarselo (link).

Live Loops

Addentriamoci nella più performante nuova caratteristica di questa nuova versione, già presente da diversi anni su GarageBand per iOS (d’ora in avanti, indicato semplicemente GBi), con il quale mantiene la compatibilità progettuale, e strizza fortemente l’occhiolino ad Ableton Live.

Live Loops non va solo considerata una semplice features, ma piuttosto un nuovo concept produttivo dato che è fortemente correlato all’Arrange con il quale diventa totalmente interattivo: cioè è possibile scambiare Regioni e Pattern tra le due finestre con una rapidità e semplicità che, per quanto sembra, sfugge anche alla stessa DAW di Ableton. Le due finestre di Arrange e Live Loops possono essere richiamate in modo alternato o “splittato” (Fig.2). Le funzioni di Zoom sono adattive qualunque sia la modalità adottata.

Fig.2Live Loops e Arrange

È vero che il musicista tradizionalista può continuare a lavorare nella sola modalità “Arrange” come ha sempre fatto, ma non si può escludere che la modalità combinata con Live Loops non dischiuda nuovi workflow: c’è anche da ritenere che essendo una modalità ampiamente impiegabile per i Live Set, chissà che fra qualche giorno non ce lo vedremo comparire anche in MainStage. A riguardo è bene sottolineare che sono state previste possibilità multiple, sia livello globale che per singola traccia, di poter mettere in play tanto gli elementi dei Live Loops, quanto quelli dell’Arrange. Laddove, per un qualsiasi motivo, Celle e Regioni si escludono, in quanto sovrapposte, e magari si ha necessità di metterli entrambi in riproduzione, resta la possibilità di duplicare la traccia stessa, spostando a seguire i contenuti. Ma, scendiamo un pò di più nei dettagli.

Live Loops: in altre parole, la possibilità di lavorare su Celle (Ableton Live le chiama Clip) e Scene. Ogni Cella, in pratica, rappresenta un Pattern che può avere diversa durata, andamento, contenuto, automazione, ecc. così come può essere impostato globalmente lo Snap/Quantize metrico per lo Start. Le Scene invece sono l’insieme delle tracce su cui sono presenti le/i Celle/Pattern: il richiamo si effettua sulla linea più bassa dell’area (Fig.3).

Fig.3Celle/Pattern, Scene, Regioni

Grazie a questa nuova logica di utilizzo, si tenga presente che quasi tutti i Launchpad della Novation possono essere impiegati come controller esterno, così com’è possibile farlo con l’iPad ed il Logic Remote (si legga il paragrafo iPad & Remote Control).

Cella/Pattern: basta dare uno sguardo rapido al Region Inspector per capire che si tratta di “oggetti” con una logica completamente nuova (Fig.4).

Fig.4Region Inspector dei Pattern

Le Celle vengono assegnate ad ogni traccia che, ovviamente, può riguardare Audio, MIDI, Drummer, e da oggi anche Step Sequencer (si legga il paragrafo specifico). Per ogni tipologia, ovviamente l’Inspector si modificherà di conseguenza. Ogni Cella, di qualsiasi tipo, può essere messa in riproduzione sia in modalità Loop che One Shot (Unlooped), ovvero a lettura lineare.

Allo stesso modo, a secondo del tipo di traccia e/o contenuto musicale Audio/MIDI/Drummer/StepSeq, sarà possibile effettuare registrazioni mirate, caricare Apple Loops o Pattern già configurati o ancora, facendo doppio click sul Pattern stesso, aprire il sottostante e specifico editor, con il quale si può minuziosamente editare il contenuto, creando variazioni o esecuzioni progressive più complesse, dopo un semplice copia/incolla del modello base: è facile intuire, a questo punto, come un brano musicale basato proprio su tale modello compositivo lo si potrà realizzare in un batter d’occhio. Giusto per inciso a chi non ha mai usato LPX, le tracce gestibili sono al massimo 1.000 audio e 1.000 per gli strumenti virtuali: penso possano bastare anche per la più performante session/produzione audio.

Qualsiasi delle decine di migliaia di Apple Loops possono essere inseriti nelle Celle. Allo stesso modo, anche loops esterni dei terze parti possono con un semplice Drag ’n Drop essere impiegati come Pattern all’interno dell’area Live Loops. A tal proposito, ricordo che LPX ha una sua area dedicata per i cosiddetti Loops non “TAGgati”, che in tutti i casi saranno riconosciuti e adattati dal software qualunque sia la durata, la frequenza di campionamento, la risoluzione ed il formato originale (i formati principali impiegabili sono AIFF/Wave, CAF, aac, mp3). Ogni Cella/Pattern, tuttavia, può essere registrata ex-novo secondo tutte le modalità già previste per l’Arrange tradizionale.

Particolarmente performante è la possibilità di “registrare” le Scene nell’Arrange come singole tracce, poi editabili a posteriori secondo le tradizionali modalità offerte da LPX, così com’è possibile aprire vecchi progetti e “ricostruirli” in modalità Live Loops per nuove rielaborazioni. Restano valide, in questa logica, tutte le altre possibilità legate agli Alternative Projects ed alle Alternative Tracks.

Sono disponibili 17 Live Loops già programmati, chiamati Starter Grid, che è possibile richiamare dal browser iniziale di LPX (Fig.5).

Fig.5Starter Grid

Step Sequencer

Anch’esso mutuato dal “Sequencer Tempo” di GBi, il nuovo Step Sequencer (in avanti indicato come SS) è un’altra chiave di svolta non solo per i producer DJ/RAP oriented, ma diventa un utile attrezzo musicale anche per chi compone musica secondo canoni “conservatoriali”.

Lo SS, casomai non ne abbiate richiamato uno da modificare nella lista “Pattern” degli Apple Loops, può essere generato cliccando con il tasto destro del mouse tanto nei Live Loops che nell’Arrange oppure richiamato come finestra fluttuante dal menu principale “Window” (Fig.6).

Fig.6Step Sequencer

Comparsa la griglia sottostante dei singoli step operativi, che può avere una lunghezza fino a 64 Step, l’aspetto importante da conoscere è che lo SS lavora su 3 livelli di programmazione e può essere impiegato per generare pattern ritmici, così come capita su GBi, ma anche per sviluppare sequenze musicali. I 3 livelli riguardano l’intero Pattern, la singola nota o suono ritmico (Row, cioè riga) o anche il singolo Step. Per tutti e 3 è possibile modificare i parametri leggibili nell’immagine “Step Sequencer dettagli” (Fig.7 – Step Sequencer dettagli), per i quali vi invito ad una prova pratica dato l’alto numero di variabili ottenibili, precisando che molti tra quelli presenti a livello “Step” sono anche richiamabili globalmente dal menu a comparsa posto contestualmente sopra la griglia: in questo caso, l’intera griglia modifica la grafica degli step a secondo del parametro richiamato. Da annotare anche che a livello Row, per chi vuole sperimentare nuove logiche dei Pattern, diventano particolarmente interessanti i parametri di Step Rate e Loop Start/End. 😉

Fig.7Step Sequencer dettagli

Una piccola precisazione riguarda il parametro “Change” che su GBi corrisponde al parametro “Probabilità” (strano che GBi, Logic Remote e tutte le altre App della Apple su iOS “parlino” italiano, mentre LPX dopo tanti anni non ha ancora avuto una localizzazione per il nostro paese. ndr). C’è la possibilità di mettere in ascolto indipendente l’intero Pattern e ogni Row è possibile metterla in Mute/Solo, così come è possibile spostare in avanti/indietro i singoli step. Il piccolo triangolo posto a sinistra su ogni Row apre a tendina le righe delle Automazioni: queste ultime possono essere ridisposte come si desidera e consentono minuziose azioni di modifica per ogni singolo step (Fig.8).

Fig.8Step Sequencer Automazioni

È possibile, con icona dedicata richiamare un Pattern ritmico o anche configurazioni di scale musicali tra decine di stili già programmati.

Anche il menu contestuale “Function”, a questo punto diventa particolarmente utile dato che, tra le diverse voci, offre anche delle opzioni di randomizzazione degli step sia su singola Row che a livello di Pattern complessivo.

Remix FX

Terzo, ed ultimo, “modulo operativo” mutuato da GBi. In pratica un plug-in da richiamare sullo Stereo Out o su qualsiasi altra Channel Strip con cui è possibile agire fino a 7 FX in contemporanea, molti in stile DJ (Fig.9)

Fig.9Remix FX

Guardando l’immagine, si può notare che i 5 FX centrali sono fissi (con colore giallo, da sinistra a destra, troviamo Gater, Reverse, Scratch, Stop, Downsampler. I rispettivi parametri, in colore magenta, sono richiamabili dall’icona a 3 linee posta a sinistra del pulsante di Reset) mentre i due quadranti laterali, in colore celeste, possono essere impostati come Filter, Wobble (un’oscillazione simultanea di Filtro, Ampiezza e Frequenza del segnale passante), Orbit (in pratica un Phaser con leggera modulazione in stile Chorus), Repeater, Reverb o Delay. Questi due quadranti, hanno azione continua sui due parametri fissi disposti sulle assi X ed Y che, ovviamente, variano in base all’effetto selezionato, anch’essi richiamabili con il pulsante evidenziato col magenta. Il punto d’azione può essere bloccato con il lucchetto posto nell’angolo superiore del quadrante.

Casomai si abbia voglia di registrare ed editare nell’Arrange le azioni fatte sul Remix FX, c’è da sapere che le modalità sono diverse tra Stereo Out e singola Channel Strip, anche se in pratica per entrambe si agisce sull’Automazione. A favore dello Stereo Out è presente la funzione specifica “Record Automation with MIDI Region”, mentre per la Channel Strip basta attivare una delle modalità Touch o Latch (Fig.10).

Fig.10Remix FX Automation

iPad & Remote Control

Che il Logic Remote per iOS fosse un must per il controllo remoto di LPX ormai è risaputo. Tuttavia, anche quest’ultima ha subito un refresh importante per adattarsi alle nuove possibilità di arrangiamento offerte da LPX, tali che la Apple ne ha cambiato anche l’icona di riferimento.

Considerando quindi i Live Loops ed il Remix FX come i due elementi sicuramente più bisognosi di controlli multi touch, piuttosto che di semplici richiami in punta di mouse, ecco che il Logic Remote a questo punto diventa veramente indispensabile per poter gestire al meglio le performance di produzione audio, ovvero eventuali Live Set. Il Remix FX beneficia di un pulsante dedicato posto sulla desta della finestra di Transport: se lo si attiva, verrà aggiunto immediatamente un Remix FX sullo Stereo Out, se già non presente. Poi, dato che il Remix FX è impiegabile tanto sullo Stereo Out quando sui singoli canali, va precisato solo che quello attivato sullo Stereo Out ha precedenza sugli altri (Fig.11).

Fig. 11Logic Remote 2

Altra evidente novità del Logic Remote riguarda la presenza di un’altra piccola icona, stavolta sulla destra della Transport, che contestualmente ad alcune modalità fa comparire una linea di Key Commands, riprogrammabile, che nella prima schermata accorpa quelli dedicati ai Live Loops: le altre sono raggiungibili a scorrimento (Fig.12).

Fig.12Logic Remote 3

Il chiaro riferimento alle Clip di Ableton Live, ha anche decretato l’inserimento di molti modelli di Launchpad della Novation nella già ampia lista dei Control Surface previsti da LPX. Dando per scontato che il richiamo delle Celle sia identico, non avendo uno specifico Launchpad, non ho potuto verificare il richiamo delle Scene dato che sono posizionati in modo del tutto differente rispetto ad Ableton Live: così come poter verificare la possibilità di intervenire su qualche parametro specifico.

Sotto il cofano

Oltre a molteplici bug fix, molte delle funzioni sparse tra i tanti menu e finestre del programma sono state in parte riviste ed in molti casi aggiunte per consentire una più agile programmazione. Tra quelle più interessanti, aggiunte probabilmente anche a seguito delle richieste degli utenti, voglio annotare alcune che ritengo essere particolarmente utili al workflow.

  • Nel menu della Channel Strip sono state aggiunte funzioni che agiscono in modo diverso per “ripulire” il canale da plug-in superflui. Agendo dal mixer, è possibile agire con tali funzioni su tutti i canali selezionati.
  • Parlando di mixer, i Gruppi sono stati incrementati a 64, mentre al Pan Law sono state aggiunte opzioni di compensazione per i -4,5dB ed i -6dB.
  • Sempre riguardo il Mixer, se si impiegano dei Bus Send, i parametri dei vari plug-in impiegati adesso sono visualizzabili anche negli Smart Control (Fig.13).
Fig.13 – Smart Control

  • Sia il Channel EQ che il Linear Phase EQ hanno avuto un refresh grafico in diversi aspetti: dalle indicazioni delle spettro frequenziale e della gamma dinamica, a diverse modalità legate all’analisi del segnale passante.
  • Al Compressore è stato potenziato il Side Chain con la modalità Internal.
  • Il Capture Recording, ovvero la possibilità di registrare eventi MIDI anche se non si è premuti il tasto di registrazione, adesso agisce anche quando LPX è in stop: ciò, come si può immaginare, consente che qualsiasi idea spunti da sotto le dita può essere recuperata, sempre che si tratti di note MIDI.
  • Il contenuto di una Regione audio tagliata, adesso può essere “mosso” con le funzioni Slip e Rotate, sulla base del valore di Nudge impostato. Slip muove in avanti o indietro il contenuto audio, mentre Rotate prende letteralmente il frammento audio, definito dal valore di Nudge, e lo posiziona all’inizio o alla fine della Regione, generando una nuova cartella contenente i due elementi audio ricombinati fra loro.
  • L’Automazione MIDI adesso è registrabile in contemporanea alla performance musicale.
  • L’icona e la gestione degli Apple Loops, oltre a Audio, MIDI e Drummer, adesso comprende anche anche i Pattern Loops (Fig.14).
Fig.14Pattern Loops

  • Sempre in Apple Loops, adesso è possibile stabilire che l’ascolto degli stessi avvenga sempre allo stesso volume e loudness.
  • Dalle Preferenze è possibile stabilire che i Marker, creandoli, assumano una progressiva e diversa colorazione.
  • E sempre in termini di colorazione, sono state aggiunte decine e decine di Icone “adattive” a cui è possibile poi assegnare un colore diverso, rendendo più semplice e immediata l’individuazione delle tracce.

… e poi

Si potrebbero aggiungere ancora diverse cose, come ad esempio la possibilità bidirezionale del Drag’n Drop degli elementi audio e MIDI senza necessariamente fare il Bounce in Place, oppure l’export delle singole Regioni. A riguardo, come spesso vado ripetendo, una prova pratica vale più di mille parole … o video!😉

Nella seconda parte affronteremo il comparto sonoro e gli strumenti virtuali andando ad indagare nel nuovo Sampler, nel suo fratellino minore “Quick Sampler”, nel Drum Synth e nelle altre minuscole novità che corredano la nuova release.

Per il momento…

… buona musica!

Alfredo Capozzi

Nota: l’informatica musicale non è una scienza esatta e tutte le considerazioni scritte sono frutto dell’esperienza personale nell’uso quotidiano del software sotto analisi.

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