A scuola di Theremin

Antonio Campeglia
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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza  subliminale con il  classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che  dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto,  considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!

Funzionamento del Theremin

Il Theremin  è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più  difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.

Fisica del Theremin

Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione  altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta. Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono). Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz – 20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.


Curiosità

Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie. L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”. Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento.Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?

Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA). Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA),  dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella.Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin.Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5).Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo.Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK).Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.

Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…

Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin. Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.

AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…

FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347

AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso… Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato. Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.

AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.

FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.

AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.

FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così. I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo. Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.

AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?

FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica. A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12). In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da  comunicare?

FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea)  (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin)  e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.

AC: Che si impara In un corso di Theremin?

FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro. I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?

FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin. La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico. Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità. Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.

AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?

FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi). Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani. Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare. Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).

AC: Come hai proseguito lo studio?

FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?

FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV  è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in. Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata. Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note?

FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.

AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?

FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.

AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…

FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.

AC: Alla prossima allora!

Basically everyone knows it unconsciously, in particular I am referring to the last century “boys” who have gradually achieved a subliminal acquaintance with the standard sinusoidal hiss. In fact, since 20’s, each respectable horror movie, each suspense-generating scene, each respectable monophonic synth, considered its presence as necessary and indispensable…yet, despite of its acquired familiarity, every time you have the chance to see one with your own eyes, it is always a surprise: we’re talking about Theremin!

THEREMIN’S FUNCTIONING


Theremin is the first electronic instrument in history (Picture 1), named after its Russian inventor Lev Termen in 1919. It is basically made up by two antennas, one upright and one looped to the side of a case in which the electronics is put up. Its control consists in moving hands towards and away from the antennas: through the upright one (vertical rod) you can control pitch , while the left one (horizontal rod) you can control volume. With a series of dials (Picture 2), depending on the type of wave and on some variable filters, timbre can change between a violin’s one and human voice’s one: typical of “wave” or “brightness” sequence. This instrument is considered the most difficult to play just because it must be played without touching it. PHYSICS OF THEREMIN: The physical principle of Theremin’s functioning is based on beating two waves together. Two oscillators produce a same wave with a higher frequency which means non-audible in quiet state (ultrasound range). By connecting an antenna to the condenser of one of the two oscillators, any mass, such as a musician’s body for example, that falls into its range of action varies the condenser capacity and consequently the frequency of the generated wave. By the difference between the two frequencies (which are not the same anymore) is generated a third one (this phenomenon is well known among musicians as the third sound principle). By setting the system properly it is possible to hold this final wave within the audible range of 20Hz- 20Khz and so we get a sound that can be heard by our ears. The volume antenna is the earth-ground of a second variable condenser. In this case the oscillator varies the amplification circuit. The distance between the performer’s hand and the antenna (Picture 3) determines condenser value and the course of the volume curve.

TIDBITS

Leon Termen (Picture 4) the Theremin’s inventor, after the success of the instrument, was called “Theremin” by everyone and often it is the only one name we find in his biographies. Termen had the idea for this instrument while doing some experiments for the army with valve amplifiers: He noticed that sometimes a variable frequency hiss was produced as he changed the distance between his hands and the valves. Being a musician himself, he sensed its utility and developed the idea so to get to build an out-and-out instrument which was called “eterofono”(Thereminvox). In 1957 “The delicate delinquent”, the comedian actor Jerry Lewis “plays” a Theremin he accidentally ran across in the attic. The greatest Theremin player in history, Clara Rockmore, was a child prodigy on the violin, still the youngest student ever admitted to the Imperial Conservatory in St. Petersburg (at age five). She started studying Theremin as she couldn’t continue her violin career because of bone problems due to childhood malnutrition. John Cage understood the instrument’s capabilities and talked about it in the conference “The future of music” highlighting its expressive opportunities. Paradoxically he did a very little use of it as well as all the vanguard musicians in 30’s! Soon after the end of world war two Theremin fell into disuse.

Robert Moog (Picture 6), a high school student, in the 50’s began to build Theremin’s circuits and to re-release the instrument Lenin, the Russian dictator, started to study Theremin after watching Termen playing it in 1920. He was so enthusiastic about it that he ordered not less than 600 of them to distribute in Soviet Union and paid for a Termen’s journey to promote the instrument. Termen disappeared in 1938. Kidnapped by the K.G.B. and interned with many other scientists to a labour camp in Siberia, he showed up 30 years later. Soon after the Theremin’s invention, with the same principle, Termen worked on an antitheft alarm (Burglar alarm) which is still very popular to these days. In the 70’s Termen started teaching her nephew Lydia Kavina (she was 9 years old) who is considered the greatest contemporary classical thereminist.

…and in Italy?

We have been visiting the only one italian school that provides a yearly course in Theremin, the “Accademia Musicale del Vallo Di Diano” (Picture 7) in Sala Consilina (Salerno), more precisely it is settled in Teggiano’s site (Salerno) where the Academy is provided with a recording studio located inside of a suggestive episcopal seminary founded in 1500. To illuminate our way came Fabio Pesce, informatic engineer and music as a vocation. The adventure starts with an open door to the studio, a dim light, and a long stone hallway swayed by a scary hiss. I’m following him with a mix of anxiety and curiosity…

Fabio Pesce (Picture 8) Informatic Engineer and musician, graduated at the University of Pisa, works on building a software of music synthesis by the Music Informatics Centre of the CNUCE Institute (National University Centre of Electronic Calculation) of the National Research Council of Prof. Tarabella. Since 2002 he is a teacher in “Steinberg Educational”. Hardware and Software advisor for recording studios and for musicians on the italian territory; courses, masters, postgraduate education in Music Informatics. Since 2004 he is the person in charge of the two-year musical informatics course and sound engineer at the “Accademia musicale del Vallo di Diano” in Sala Consilina and in Teggiano (Salerno) which has been followed by the first italian permanent course in Theremin in 2008.He has been studying Theremin with the best teachers in the world such as Lydia Kavina , Barbara Buchholz, Carolina Eyck, Randy George and Wilco Botermans and has been performing in many Theremin Orchestra shows with Lydia Kavina in Germany (Without touch 2and 3, Electronic Art Party 5) and in England (SW4 and SW5). He has been playing classical Theremin in duo with the organist Tonino Angone and electronic music with Chris Henkel (o8o8.de). He is also holding a solo show. In 2009 he recorded the Vulkano cd with the saxophonist Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) and Gordon Charlto(Theremin and effects) – AMV editions – which has been included in “Sonic Weekend 4” and “Sonic Weekend 5” compilations produced by White Label (UK). He mostly plays a Etherwave Pro by Moog.

Antonio Campeglia: Let’s talk about your Theremin….

Fabio Pesce: Let me introduce you the first electronic instrument in history. The only one which is played without any physical contact. It was 1920 when the Russian inventor Leon Termen (lately called Theremin in western countries) played it in front of an amazed Lenin. These are the latest two models that have been produced by Moog in the latest years: an already rare Etherwave Pro, also known as the Epro (Picture9), and a standard Etherwave

AC: There would also be an Etherwave Plus, recently realised….

FP: I know it, I know it , but i am still waiting to get it. It is a mix between the two , a modified version in order to be competitive into the consolidated market of controllers. Playing a Theremin in a classical manner is way too complicated for the average musician, it requires too much commitment and mainly time. By the Bob Moog’s death, in 2005, coincidentally, there has been also a growing lack of attention in Etherwave Pro. At that time it would take 1500 dollars to buy an Epro when it was still for sale. Not a low price if you consider that the 90% of the sold ones was going to become some pieces of furniture or to be used only for some vintage effect sound. Nowadays Epro has become not only the most desired model, very hard to find, but, in this case, it would take a higher amount of money, a good three times the initial price. I bought this one in California, it is the number 347. AC: What price?

FP: At least 700,00 euros for import duties, not much left to say, it’s a bit painful… Back to its production, Bob Moog really put his heart in it, he loved Theremin very much and as a matter of fact the professional instrument has existed until he was alive. When he died, the Moog house has pushed more into realising a lighter and cheaper product, the standard six octave range Etherwave, less precise but more versatile. It’s an understandable marketing logic. Differently from the previous one they had to sacrifice CV outputs, tuner and headphone outputs, sub bass and high register, aesthetics and mainly the linearity which has made the Epro the most stable model by far. Etherwave was born to be used more as a controller and in fact it has had a larger spread thanks to Thereminsts, foleies and sound engineers. In the Plus version outputs for CV, tuner and headphone have reappeared. I would not talk about linearity, I should play it to tell about it, but it must be as linear as the standard version since they even sell its upgrade separately.

AC: How did this passion begin? Engineering and music, a hard pair.

FP: I have been living in Pisa till 1999, where I graduated in Engineering. For about nine years I’ve been working as a professional musician: guitar ( an Ovation that I still play), keyboards and also a bit of singing when it was needed. When I had to choose a degree thesis I was fully aware I could not try to project computers or microchips… so I tried to rejoin my old muse somehow. I discovered that a certain Prof. Leonello Tarabella was the director of the musical informatics lab at CNUCE (National University Centre of Electronic Calculation ) in the CNR area (National Research Council) in Pisa. I did my best to get there and I made it, but it was not so easy. I was not really aware of what I’d have had to do ( and maybe neither was him) anyway I have been there for a good two years, it was an unforgettable experience. Professor Tarabella was (and still is) specialized in gesture controlled applications. Some typical applications were the “imaginary piano” (Picture 10), where a pianist sat on a piano stool playing a non-existent piano in front of a camera; a virtual brush that a painter mimicked in the air with a recognition system that allows the graphic interpretation of his gestures to be watched on a giant screen (I still remember a Windows 98 blue screen error on a 10 square-meter screen in Lucca during a show) and above all the “twin towers” application born when there was nothing to fear of. The musician had to move his hands on a rectangular board while some infrared led emitters and sensors were reading each hand’s distance and converting its analog signals into midi signals. Basically it was a sort of modern Theremin, volume and pitch. Anyway I was working on projecting a synthesizer software Csound alike or similar, but the “without touch” seed had already been planted.

AC: I thought I understood that your first Theremin was previous than 90’s. FP: Yes, indeed. When I left Pisa for Napoli, I’ve been working really hard to be an engineer in capital letters. Software, hardware, projects. Then Youtube was born and one day I saw someone playing Theremin. When I saw it, perhaps in 2004, it was like Colombo’s egg and something awakened inside of me. I even remembered that I have been publishing an article during CNUCE experience about Theremin, for some historical notion. It was love at first sight. Yes because that’s what happens with Theremin. All the respectable thereminists , those who have a deep passion for this instrument, are some sort of a little community, like motorbikers who own a Harley-Davidson. There aren’t many of them around the world and they nearly know each other, they have their own international mailing list, a forum and even a web-radio which broadcasts only theremin music. They also do meetings in places around the world. Since that day, I never stopped playing it. I bought the standard model and when I got so good at it to understand that I had to get something better I started searching for an Epro all over the world.

AC: What kind of music do you play and teach?

FP: To be honest with you, I am a bit of an eclectic player, but I prefer the classical and pop music instead of the electronic one. I use the verb “prefer” because it is not by chance that in Germany there is a beautiful amount of traditional old synthesizers from the 80’s music, therefore when I go there and play, I often find myself in pure electronic music environments , experimental live shows, electro-acoustics. In Monaco I am working on a project with Chris Henkel (Picture 11), we are known there with the name of “o8o8”. In England I am taking part in many White Label’s projects, an independent english label which is into some experimental music. Even there we are moving into improvisation but with self-built instrument or adapted ones. Sonic Weekend is a yearly event that requires the “abduction” of 20 musicians coming from all over the world to record a cd, more or less in this genre ( I took part in two of them). In Italy I try to conform myself but I mostly tend to classical music. I have a project with the organist Antonio Angone , we make classical music and soundtracks with organ and Theremin, Ewi and LoopStation, Pamelia Kurstin genre alike (endorser Theremin by Moog that I appreciate as well) but using more instruments (Picture 12) While in the Academy we teach a bit of everything, it depends on the student’s demands, courses are mostly individual, so you can adapt them. There are djs that want to upgrade their repertory with effects, some percussionists who want to add new sounds to their set, some others instead who wants to do the classical or pop procedure. By now Theremin is evolving approaching many genres. It is a very versatile and suitable instrument with some defaults. We also do some stages during weekends because Theremin requires long time in a learning process and often physiological time. In some cases it could be more productive doing some more intensive sessions letting out some more time between one lesson and another.

AC: Don’t you think that the Thereminist’s technique has been fossilized in time and has nothing left to communicate in a creative sense?

FP: Clara Rockmore revolutionized the classical technique with her “aerial fingering” (Picture 13). Previously it had been played using a “bird beak-shaped” hand, in a much more limited way. From then on it has been passing through a lot of evolution attempts but not so different from the original form. I did developed a technique of my own that I called HS Theremin (High Speed Theremin) which allows very fast crossings between the notes with a good precision; I have always been obsessed in refreshing my repertory and in order to make it you must be good at playing almost everything. Instead in electronic music its evolutions have been immeasurable. I have witnessed myself someone connecting a Theremin to some fan blades (Aliens Project) or playing it with a big screwdriver (Gordon Charlton). I am not arguing about its utility, but it is interesting that there are people willing to get new sounds and experience new stuff. This Academy has in Lippstadt, in Germany, a sort of cultural interchange with MusicskuleLippstadt which every year arranges one of the biggest events about worldwide Theremin, it’s called “Without Touch” (now at its third edition) and even there you can see musicians from various backgrounds coming from all over the world who play the instrument in the most peculiar ways across many different genres.

AC: What do you learn in a Theremin course?

FP: Teaching Theremin from a classical point of view (but also in a contemporary way) requires self-denial and restraint comparable or even further than other instruments’ one. Since the body is equal part of the instrument, it only takes a deeper breath, an unintentional movement, a bit of itch to make the performance blow up. The Thereminist cannot be so free as other instrument players who lead the note with body movements. Here the torso almost stands still, while hands follow the notes and tangles in a few centimeter area. The 12 semitones of an octave are generally in the area of a hand hanging in mid-air, the distance between a C and a C sharp is about half a centimetre range. The first steps, after the discover of this instrument, are about the breath control and the posture which is not so easy as it may seem. The body must keep as firm as possible on the ground and mainly during all the concert time through. Gordon Charlton, an english musician friend of mine, wrote a book recently (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. – Edit – ) where he claims that the best theremisnist’s posture is a martial arts athlete’s one. More precisely the Karate’s one, the most used, spread legs with low basin (Picture 14), or the Tai-chi’s one with a slight outstretched body, right leg (clockwise) more projected bend knee, right foot firm on the ground and the left foot perpendicular (Picture 15). Posture is primary because it determines the most of the note’s precision. Lately some plays while sitting to reduce the variability and to improve the balance: If you are sitting on a chair perhaps you stop the tradition but you don’t have to be “karate kid”! Everyone of us, when standing still, oscillates involuntarily and this represents a serious problem with Theremin that must be corrected. Anyway every position ends up in tiring our body if held for a long time, therefore, whether sitting or standing tall, it is important that it is a comfortable position. Finally we work a lot on the ear, on being able to understand which tone you’ve reached and try to hold it as long as you can. For those who haven’t got an absolute pitch , without an accompaniment or a note of reference it is very easy to slip into other tones or half tones. Even instruments like violins or cellos suffer from similar problems about pitch but, even though they haven’t got any key, they offer musicians the possibility to orientate through a note played in vain by a string.

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AC: What about attacks? How can you begin to play a piece of music without hearing the note?

FP: Now it is getting a little more complicated because whether you have an absolute pitch or not the first note is always a problem that keeps on showing up at every track’s pause. There are some techniques of which one is unfailing: sending a pitch preview to headphones! The Epro and the Plus have a tuner output which is always on, also at a low volume. Even standard Etherwave can be modified to host a tuner output. If you send it to headphone, that’s it! Despite everything, this technique doesn’t seem to get so much consideration even though it is very well used. Somehow it’s like misplaying and cheating, on the other hand it is not so easy playing a track trying to give it some kind of expressivity with a persistent hiss in your ear that you cannot even stop by turning down its volume. Another similar option is to put a visible tuner ahead of Theremin. However the most used technique is the english one, which they call “fishing” the note. Basically it is based on trying to pick up a note giving little taps to volume to hear the note, so gently to be nearly heard. In general the “fishing” technique works well if the musician can hear louder than the audience through a monitor which should be ahead or behind him. More ancient in terms of style is the way of finding the note with an initial glissando to stop at the right point: it is a secure system although the result is questionable for the track will be full of unwanted glissatoes and portamentoes. Honestly I teach all of them but I prefer fishing with the help of a visual technique that catches the area where the note should be. The musician goes straight to the area where the note should be in order to avoid many attempts. In general a couple of listen are enough to catch a tone. The rest of the course is divided between various musical exercises, tuning, effects, some technique to improve performance speed and getting a relaxed hand. Last but not least, a series of information about the Theremin place on a stage. Still this aspect shows its uniqueness since it is an instruments that requires a physical space. It’s not only about avoiding another musician or a careless photographer getting into his reach but even other engine’s interferences. It is a real problem when on stage there are more than one Theremin. Epros are by far the most hard to place because they have a very high interfering potential. A usual situation is when you are tuning a Theremin close to perfection then you turn a microphone on with a wrong frequency and bzzzzzzzz.

AC: What can you tell me about studying Theremin? Theremin is not taught at conservatories and, mainly in Italy, neither is there any school for it, nor a big interest about it. That’s why we decided to start a course. Valid musicians are really few, less than fingers of one hand. Even though it is considered the most difficult musical instrument in the world (try to catch a note in the air and then you tell me!) it is the most easy to be played in a wrong way as well! It only takes a little shaking in front of its antenna to get a rather good sound; children, for example, are really enthusiastic about it (actually adults are too) and on the internet you can see a lot of videos where cats gone crazy play Theremin. What you need is a lot of ear because you have to keep in mind the distance between the notes and not to lose its tone. Clara Rockmore (died in 1998, – Edit -), considered the greatest thereminist by far, not a coincidence she was a Bob Moog and Theremin’s friend, claimed that Theremin could not be the first instrument to learn. Apart from the electronic genre there are no requirements, the classical one needs instrumental basic notions to approach Theremin’s use. That’s the reason why, if the student is completely clueless about it, we have him attending lessons in an another instrument (whatever). It is too hard to learn a rule for an instrument that actually doesn’t have any rules. The difference between a note scale rather good played and a perfect one, often is the result of a hundred rehearsals! Your hand must get used to a precise gestural memory, otherwise any performance would not be played again in the same way. No thereminist is flawless, I say it from my own experience. Practicing is the main aspect, and tracks must be learned by heart and then played, you have to visualize the note in your mind before playing it, a little hesitation can be fatal, something like singing….but with hands. Paradoxically that’s what causes a musician’s dependency on this instrument: if you have a good ear you are always close to the note but never where you really should be. So you have a perception that you can do it but it is often a momentary security that keeps you practicing on and on trying to get better. When it comes to playing a Theremin your body is a part of the instrument itself. Everything depends on the way you breath, on the finger’s length, on what kind of Theremin you are using and even on how much you weight and on your basin’s girth (it is not a joke, thereminists with a protruding stomach sometimes brush by the volume antenna, if they don’t adjust their posture they are not able to produce some “crescendo” , “forte” or “fortissimo” parts or even they are not producing any sounds). AC: How did you proceed your studying?

FP: After learning, with my own strength, what I could, stealing here and there some techniques and advices, I went to Germany and to England where it is well known and there is a lot more tradition in studying it. There I met, knew and studied with most famous airwaves ladies: Lydia Kavina (Picture16) Leon Theremin’s granddaughter, who is considered the world’s greatest living performer of classical Theremin, Barbara Buchholz with her unique jazz technique, Carolina Eyck who published a method of her own which – even though I partially sympathize with it – made me understand that you can teach a less personal technique from it.

AC: What about Theremin’s use as a controller? FP: There are many possibilities, it depends a lot on the type of instrument. If we talk about Epro and Eplus we have a CV output and so we are able to control synth and effects through that endowment. You can convert CV to MIDI if you want and that’s the real deal. The most peculiar CV use I have ever seen is by controlling a Moog guitar that has got a CV-in. Technically you move yourself holding a guitar in your hands close to a Theremin and the guitar plays emulating a sweep picking. There is another adaptable possibility to every Theremin via software. I developed a software of my own for personal use only that allows me to convert Theremin’s sound into MIDI. The sound by its own nature is well suitable to conversion. By connecting virtual instruments the result is really impressive. You are able to play any VST opened on the computer (Picture 17).

AC: Theremin is an analogic instrument: The A/D conversion transforms it as it was naturally digital: did you find a way to avoid gaps between the notes?

FP: In reality using its software in a standard way if you do a glissato you hear a scale instead (ta-ta-ta-ta- and not taaaaaaaa for example). It’s because it depends on the virtual instrument for I was able to send the notes without setting them as pitch shifting. If for example you use instruments that can support analogic pitch shifting (para-analogic) it surely works better. For instance, a VST or a FM7 or a Korg works better than others because they are not sampled but produced in real time, so latency apart, they can play a shift correctly.

AC: What future is there for an instrument that is already 90 by now?

FP: Despite of its age, I believe that Theremin is a young instrument in future prospects. Music since the 20s to date has changed a lot. Termen was a revolutionary, ahead in time at least decades in comparison to the real instrument’s possibilities. Electronic music today is widely spread and not just an experiment anymore. Theremin is suitable in many environments and many roads still have to be attempted. Its use as a controller is still rather recent and it will grow along with software and hardware evolution.

AC: We might as well wait for the Plus version and test it….

FP: I’d love to, it would be a pleasure to test it together. AC: Then, I’ll see you next time!

Italian to english translation: Umberto del Giudice

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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza  subliminale con il  classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che  dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto,  considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!

Funzionamento del Theremin

Il Theremin  è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più  difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.

Fisica del Theremin

Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione  altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta.Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono). Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.

Curiosità

Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie. L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”. Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento. Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?

Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA). Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA),  dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella. Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin. Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5). Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo. Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK). Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.

Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…

Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin. Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.

AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…

FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347

AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso… Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato. Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.

AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.

FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.

AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.

FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così. I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo. Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.

AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?

FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica. A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12). In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da  comunicare?

FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea)  (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin)  e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.

AC: Che si impara In un corso di Theremin?

FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro. I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?

FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin. La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico. Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità. Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.

AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?

FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi). Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani. Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare. Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).

AC: Come hai proseguito lo studio?

FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?

FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV  è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in. Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata. Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note?  FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.

AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?

FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.

AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…

FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.

AC: Alla prossima allora!

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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza  subliminale con il  classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che  dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto,  considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!

 

 

Funzionamento del Theremin:

Il Theremin  è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più  difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.

 

 

Fisica del Theremin:

Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione  altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta. Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono). Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz – 20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.

Curiosità:

Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie. L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”. Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento. Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?

Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA). Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA),  dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella. Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin. Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5). Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo. Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK). Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.

Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…

Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin. Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.

AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…

FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347

AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso… Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato. Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.

AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.

FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.

AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.

FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così. I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo. Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.

AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?

FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica. A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12). In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da  comunicare?

FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea)  (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin)  e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.

AC: Che si impara In un corso di Theremin?

FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro. I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?

FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin. La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico. Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità. Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.

AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?

FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi). Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani. Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare. Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).

AC: Come hai proseguito lo studio?

FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?

FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV  è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in. Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata. Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note?  FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.

AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?

FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.

AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…

FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.

AC: Alla prossima allora!

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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza  subliminale con il  classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che  dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto,  considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!

 

 

Funzionamento del Theremin:

Il Theremin  è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più  difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.

 

 

Fisica del Theremin:

Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione  altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta. Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono). Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz – 20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.

Curiosità:

Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie. L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”. Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento. Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?

Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA). Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA),  dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella. Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin. Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5). Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo. Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK). Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.

Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…

Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin. Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.

AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…

FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347

AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso… Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato. Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.

AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.

FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.

AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.

FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così. I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo. Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.

AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?

FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica. A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12). In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da  comunicare?

FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea)  (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin)  e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.

AC: Che si impara In un corso di Theremin?

FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro. I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?

FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin. La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico. Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità. Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.

AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?

FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi). Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani. Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare. Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).

AC: Come hai proseguito lo studio?

FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?

FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV  è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in. Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata. Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note?  FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.

AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?

FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.

AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…

FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.

AC: Alla prossima allora!

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