Ogni anno, al concerto di Capodanno, la filarmonica di Vienna ci stupisce con qualche trovata: dal direttore o co-direttore che esce dal pubblico, allo sparo di lupara che emerge durante l’esecuzione.
Nella pop, spaziamo ancor di più: dai Beatles che sperimentano nei loro campi di fragole fino alla monotonia di Elio e le Storie Tese. Non tiriamola per le lunghe: ogni campo della musica sa rinnovarsi, è nella logica delle cose. E lo fa strutturalmente, non soltanto nell’evoluzione dei gusti melodici.
Dappertutto, tranne che nella dance

Pensiamoci bene: un genere musicale che è mutato dagli anni delle balere fino alla tecno-house, che tuttavia resta là, immobile più del semaforo di guzzantiana memoria. Vinili, poi cd; piatti, poi mixer; bmp più lenti, poi più veloci. Ma metodi e strumenti restano quelli. Ritengo che qualsiasi argomentazione contraria crolli sotto il peso dell’immagine di Giorgio Moroder che primeggia ancora nei DJ set internazionali, ormai un po’ imbiancato ma sempre vivo nella passione visionaria che lo rende immortale.
La novità, tuttavia, prima o poi doveva arrivare anche nel settore dance.
Eccola: il turntablist. Non più il “disco” che danza sul piatto, ma disco e piatto che “creano” fuori dalla sala di incisione.

Parliamo di roba nuova. Eppure già si intravede un nome che spicca in questa neo-dance: Dj Shiftee. Un nome, un programma. Eppure parliamo di un laureato in matematica che si è fatto furbo e ha rotto gli schemi di un settore che, a furia di essere etichettato come innovativo, era ormai il più obsoleto del panorama musicale.
Ed è proprio Dj Shiftee il protagonista dello Student Zone di Torino, un posto che cortocircuita il concetto di location ideale: architettura classica, eppure spazi immensi e gestiti in modo avanguardistico. Insomma, quale posto migliore per parlare (e sentire) remix se non un luogo che è a sua volta… un mix?
E proprio qui il 25 ottobre scorso si è esibito il bi-decorato “DMC World Champion” (Disco Mix Club), ossia l’oscar dello scratch. Il tutto per presentare le ultime novità di casa Native Instrument: NI Kontrol S4/S2,Traktor Audio 2 e Maschine Studio, prossimamente oggetto di recensioni su AgeofAudio.
Il pubblico è quello delle grandi occasioni, espressamente selezionato da Roberto Laiolo (n.d.r.: responsabile Italia della distribuzione N.I.): a partire da Carmen Cordiviola, responsabile N.I. per il Sud Europa, a musicisti e dj “da lacrimoni” (di commozione, beninteso) come Eiffel 65, Patrick Djivas della PFM, Enrico Matta batterista Subsonica, il produttore musicaleCarlo Ubaldo Rossi etc., passando per addetti ai lavori da ogni angolo d’Italia e dai migliori store musicali. Tutti insieme a gustare una performance che non solo celebrava il protagonista, ma anche – e soprattutto! – la strumentazione. Per fugare il dubbio che ci si sia ritrovati lì solo per bagordare a spese di N.I., ecco apparire il cattedratico DJ Owen, principe dei channel di nicchia, per una recensione dettagliata e “live” sui prodotti.
L’estetica la fa da padrona. La nanotecnologia rende artista e “pennello” un tutt’uno. Siamo lontani dalle “pentatastiere” di Jarrè: dalla strumentazione-gabbia alla strumentazione fusa, domata, “giocata”.
Torino ci ha regalato questa perla e noi la condividiamo con voi lettori.
Alla prossima
Antonio Campeglia