Fin da piccolo ho avuto sempre il pallino della registrazione. Quando ero ragazzino mio padre mi regalò un “magnetofono” a cassette Philips K7, con cui registravo le canzoni dall’altoparlante della radio.
Cercavo sempre di non fare rumore per non inficiare la qualità della registrazione. Il tutto si svolgeva prevalentemente di notte, quando la RAI trasmetteva un programma dove potevo ascoltare Alberto Radius. Poi fu la volta di un registratore a bobine della Grundig, sempre recuperato da qualche amico di famiglia, un notevole salto di qualità.
Da quel punto in poi, anche se ho fatto mille altri mestieri, sono sempre stato interessato a tutto ciò che ruota intorno al mondo della registrazione e della riproduzione audio. Così nel tempo ho accumulato un po’ attrezzatura che utilizzo nel mio “home studio”. L’ultimo acquisto, durante il lockdown, è stata una coppia di microfoni Lewitt LCT 040 Match, che avrei voluto utilizzare per delle registrazioni di chitarra acustica.
In realtà avevo fatto male i conti perché, a causa di una recente operazione alla mano sinistra, le mie capacità di chitarrista sono (fortunatamente solo temporaneamente) compromesse. Intanto ho dato una mano a degli amici per delle lezioni on line, e nella mia mente accumulavo dati per la scrittura di questo articolo. Molti allievi della scuola di musica hanno chiesto come poter registrare al meglio le loro performance, naturalmente con un piccolo investimento economico, per poter tenere sotto controllo il progredire della loro formazione e, magari, condividere con gli amici i loro brani preferiti.
Da qui è nata l’idea di comparare dei microfoni adatti alla registrazione della chitarra, che potessero essere acquistati con un investimento abbastanza contenuto, parliamo di microfoni il cui costo spazia dai cento ai duecento euro a coppia. Si tratta di microfoni a condensatore a diaframma piccolo o medio. Poi ho pensato di aggiungere un altro microfono, che avevo a casa da un po’ di tempo. Ma di questo ne parleremo alla fine.
I “concorrenti” di questa comparazione sono: Samson C02 (circa 100 euro la coppia, prezzo “su strada”), Lewitt LCT 040 (circa 180 euro la coppia, prezzo “su strada”), sE electronics X1A (circa 200 euro la coppia, prezzo “su strada”). Partiamo dalla prima coppia.
Samson C02
La coppia di Samson arriva in una scatola di plastica imbottita con della schiuma, sono completi dei filtri antivento e di una coppia di “shock mount” per il montaggio sulle aste, con una sospensione in gomma che isola abbastanza efficacemente. I microfoni sono realizzati molto bene, con un corpo in alluminio che dà una bella impressione di solidità. Ogni microfono, che ha la classica forma a matita (ma sarebbe meglio dire a pennarello), pesa circa 170 g. Non è presente né il PAD per attenuare il segnale, né la possibilità di inserire un filtro passa alto. Il connettore è il classico XLR e necessitano di alimentazione phantom a 48 V.
Queste sono le caratteristiche dichiarate dal costruttore americano:
Risposta in frequenza

Come si può vedere dal grafico la risposta in frequenza è abbastanza lineare, in un intervallo di +/– 5 dB con una accentuazione delle frequenze dai 5000 Hz in poi, caratteristica che ritroveremo anche in fase di ascolto.
Caratteristica polare
La caratteristica polare è cardioide, con una reiezione abbastanza pronunciata dei segnali posteriori. Queste le caratteristiche tecniche dichiarate dal costruttore:

Type Condenser Polar pattern Cardioid
Frequency response 40 – 20.000 Hz
Sensitivity -40 dBV/pa (10 mv/pa)
Rated impedance 200 Ohm
Equivalent noise level 22 dB (A weighted IEC/DIN 651)
SPL max 134 dB (THD≤ 0.5% 1000 Hz)
Dynamic range 112 dB
Power supply 48 V Current consumption 3,5 mA
Dimensions 20 x 150 mm
Weight 170 g
La risposta in frequenza è estesa, la sensibilità abbastanza elevata (il che consente di non esagerare con il gain, specialmente se si possiede una scheda audio economica) ed il consumo energetico molto basso, dato utile se si utilizzano dei registratori alimentati a batterie. Per la registrazione della chitarra il costruttore suggerisce una distanza da 15 a 60 cm dallo strumento.
Durante le prove di registrazione noi ci siamo tenuti a circa 30 cm, posizionando un microfono in corrispondenza del ponte e l’altro in corrispondenza del dodicesimo tasto sul manico. Il risultato ottenuto, in relazione al costo della coppia, è molto interessante. Sono un po’ “ruffiani”, brillanti sulle alte frequenze e molto veloci nella risposta. Molto facile inserirli in un mix e comunque richiedono poco lavoro per farli “suonare” bene.
A mio avviso sono ideali se non si ha la possibilità di spendere di più, comunque sono dei tuttofare che è sempre bene avere nella cassetta degli attrezzi, perché vanno bene sia per microfonare la chitarra che il pianoforte, possono essere usati come overhead della batteria con buoni risultati e, infine, come microfoni ambiente. Insomma cento euro molto ben spesi.
Lewitt LCT 040
La seconda coppia a confronto è della austriaca Lewitt, azienda nata dieci anni fa, ma che sta imponendo i suoi prodotti in maniera importante. Sono microfoni abbastanza economici, di alta qualità, versatili e le tecnologie introdotte sono molto interessanti. I microfoni si presentano imballati singolarmente in scatole di cartone imbottite di schiuma, ogni microfono è dotato di un filtro antivento, del sostegno per fissarlo all’asta e di una pochette imbottita per contenere il tutto. Il sostegno è realizzato con una resina molto consistente al tatto e di discreto peso. Ogni microfono pesa circa 44 g, quindi quasi un quarto dei Samson, ma nonostante questo forniscono una buona impressione di solidità. Il vantaggio di avere un microfono leggero è che, montandone una coppia su una barra stereo, si ottiene comunque un assieme che non grava troppo sull’asta di montaggio.

Il grafico della risposta in frequenza mostra, anche in questo caso una risposta crescente sulle alte, con un incremento di circa 5 dB dai 5000 ai 12000 Hz. La cosa strana, in fase di ascolto, è che questo incremento non è così percettibile come nel caso dei Samson. Si manifesta sempre una certa brillantezza, ma nella prestazione generale il suono risulta più omogeneo nell’intervallo di frequenze. La caratteristica polare, sempre cardioide, rispetto ai Samson risulta più stretta con una reiezione ancora maggiore ai segnali posteriori.
Queste la caratteristiche tecniche dichiarate della casa:

Type Condenser Polar pattern Cardioid Trasducer diameter 17 mm
Frequency response 50 – 20000 Hz
Sensitivity 18,8 mv/pa (-34,5 dBV/pa)
Rated impedance 203 Ohm Rated load impedance 1000 Ohm Equivalent
Noise level 20 db (A) SPL max 135 dB SPL
Dynamic range 115 dB Power supply 48 V
Current consumption 7,2 mA
Dimensions 24 x 83 mm
Weight 44 g
Da cui si evince che la sensibilità è più elevata rispetto ai Samson, e che consente di avere anche un minor rumore. Il consumo di corrente è doppio rispetto ai Samson, ma comunque abbastanza trascurabile per un utilizzo “sul campo”. Il produttore consiglia questa coppia di microfoni per la registrazione delle chitarre oppure come overhead per la batteria. La risposta ai transienti sembra un pelo meno veloce rispetto ai Samson, ma comunque molto rapida. Nell’insieme il suono che se ne ottiene è più equilibrato, sempre molto facile da inserire nel mix e richiede piccolissimi interventi di equalizzazione. Rispetto ai Samson sono “un passo avanti” per la qualità delle sfumature e delle armoniche che riescono a cogliere.
sE Electronics X1A
Gli X1A non hanno la forma a matita degli altri due ed anche il peso è considerevole. Anche in questo caso la confezione è in cartone ed imbottita con della schiuma espansa. In dotazione solo il supporto per l’asta, solido ma non rigidissimo. A parte è disponibile uno shock mount in metallo, molto ben costruito e solido, ma che incrementa non poco il costo. Le nostre prove le abbiamo fatte con i supporti standard a corredo.

Sul corpo sono presenti due interruttori, il primo attenua il segnale di 20 dB, il secondo attiva un filtro passa alto a 100 Hz. Ogni microfono pesa poco meno di 400 g. Sebbene sE li indichi come microfoni a diaframma largo, la capsula ha un diametro di 16 mm, quindi equivalente a quella dei Lewitt. Ecco perché sono stati inseriti in questa comparazione. Sempre il costruttore li consiglia per gli strumenti acustici, per le voci, come overhead, per la microfonazione dei cabinet di amplificatori etc. Insomma dei veri tuttofare.
La risposta in frequenza dichiarata è molto lineare, +/– 2 dB da 50 a 20.000 Hz e la figura polare, sempre cardioide, presenta una reiezione lievemente inferiore ai due microfoni precedenti, specialmente alle basse frequenze, probabilmente legata alla diversa conformazione del corpo.
Queste le caratteristiche tecniche dichiarate:

Type Condenser Polar pattern Cardioid Trasducer diameter 16 mm
Frequency response 20 – 20000 Hz
Sensitivity 20 mv/pa (-34 dBV/pa) Rated impedance 50 Ohm Rated load
impedance 1000 Ohm Equivalent noise level 16 db (A)
SPL max 130 dB SPL (150 with PAD)
Dynamic range 114 dB (134 with PAD)
Power supply 48 V Current consumption 4 mA Dimensions 58 x 169 mm
Weight 390 g
In questo caso il rumore è ancora minore, rispetto agli altri due e la sensibilità leggermente superiore. In fase di ascolto si nota una maggiore presenza della gamma bassa (le riprese sono state eseguite con il filtro passa alto escluso), dei transienti lievemente più lenti, un suono generalmente più “amalgamato”, senza prevalenze particolari. Anche in questo caso è facile inserire il suono nel mix, senza penare troppo con equalizzatori o altri plug-in.
Ospite speciale
Il quarto ospite della nostra comparazione è un po’ particolare, non è un microfono a diaframma stretto, non è un microfono a condensatore, è un “cinesone” marcato Marantz – nello specifico il modello MPM3500r, ed è un microfono a nastro attivo.
Si trova nel mio arsenale perché, un po’ di tempo fa, lo presi approfittando di un super sconto, pagandolo circa 90 euro. Non avevo idea di come utilizzarlo, però un microfono a nastro può sempre servire. È un microfono a nastro attivo e, quindi, necessità dell’alimentazione phantom a 48 V. Arriva in una bella valigetta di alluminio, imbottita con della schiuma espansa, è corredato di uno shock mount completamente in metallo e di un filtro anti pop in resina, veramente ben costruito. Insomma solo gli accessori costerebbero più dei novanta euro spesi per l’acquisto. Nella valigetta sono inclusi degli elastici e delle guarnizioni in gomma di ricambio. Il grafico della risposta in frequenza a corredo, molto approssimativo, mostra un andamento abbastanza tortuoso, con variazioni di 8 dB fra i 50 ed i 10.000 Hz. Nonostante la gobba in gamma media il suono che ne viene fuori è molto ricco di medie frequenze ed un po’ calante sulle alte. Inoltre è molto veloce ed articolato, e ricco di armoniche. Bisogna lavorarci un poco per farlo “suonare” bene, ma il risultato che si ottiene non è per nulla malvagio, sempre in relazione al costo. Essendo un microfono a nastro la figura polare è ad 8, quindi il segnale posteriore non ha alcuna reiezione.
Queste le caratteristiche dichiarate:

Type Ribbon Polar pattern Figure eight
Frequency response 20 – 20000 Hz
Sensitivity 20 mv/pa (-34 dBV/pa)
Rated impedance 200 Ohm Rated load impedance 1000 Ohm Equivalent
Noise level 15 db (A)
SPL max 135 dB Power supply 48 V Current consumption 3 mA
Dimensions 58 x 205 mm
Weight 490 g
La corrente assorbita è irrisoria, le dimensioni abbastanza importanti, con il supporto ed il filtro anti pop si arriva a quasi 900 g complessivamente.
Registrazione e prova di ascolto
Come detto a causa della operazione non ero ancora in grado di suonare in maniera accettabile, ed ho chiesto aiuto al mio docente, il Maestro Giovanni Feliciello, il quale è venuto in mio soccorso.
Nel suo home studio abbiamo allestito un set per registrare, con una coppia di microfoni alla volta (ad eccezione di quello a nastro che è singolo), un suo personale arrangiamento di “Lady Madonna” dei Beatles, della durata di circa sessanta secondi. Abbiamo montato i microfoni su una barra stereo, posizionandoli ogni volta a circa 30 cm dallo strumento, con un microfono al ponte e l’altro in prossimità del dodicesimo tasto. La chitarra utilizzata è una Maton EBG808TE. Tutte le registrazioni sono state effettuate con una scheda audio MOTU 624 e Cubase 10.5.2, cercando di mantenere i livelli simili fra una take è l’altra. Questi i risultati (i file caricati su Soundcloud sono in formato wav, 24 bit/48 KHz):
Samson C02
soundcloud.com/davidevisca/samson-c02
Lewitt LCT 040
soundcloud.com/davidevisca/lewitt-lct040
sE_Electronics X1A
soundcloud.com/davidevisca/se-x1a
Marantz MPM3500r
soundcloud.com/davidevisca/marantz-mpm3500-g
Conclusioni
Non è facile trarre delle conclusioni, non ci sono né vinti né vincitori, ogni microfono ha le sue peculiarità e fornisce, sempre in base al prezzo di acquisto, risultati che vanno da buono ad ottimo. Naturalmente il microfono non è il solo attore della catena, ma entrano in ballo anche i preamplificatori della scheda audio, i convertitori, l’ambiente. La nostra prova non vuole fornire un risultato universale, né vuole avere una valenza scientifica assoluta. Ognuno può (e deve) sperimentare per conto suo le combinazioni che forniscono i migliori risultati. E – ripeto – non bisogna dimenticare la fascia economica dei microfoni in prova.
Davide Visca