Ritorno alle origini – Doepfer A-100 (III Parte)

Antonio Campeglia

Esplorare l’universo dei sistemi modulari è impresa ardua, data l’ampiezza e l’eterogeneità della materia, facilmente si   rischia di perdersi; l’argomento assume proporzioni mastodontiche se, oltre a considerare ciò che il mercato ha offerto per circa  un trentennio, si  valutano le potenzialità e le prospettive offerte dalla tecnologia  attuale.

In questo viaggio tra mondi e galassie, in maggior parte ancora sconosciuti, ho voluto tracciare una rotta ben precisa, iniziando ad occuparmi di  prodotti che conosco o che  ho avuto la possibilità di testare personalmente, insomma  una sorta di filo di Arianna,  resosi necessario  dalle intrinseche difficoltà del percorso. Farò tesoro della collaborazione di alcuni cari amici, conosceremo  prodotti  blasonati, realizzati da marchi storici, conosceremo  creature  più piccole , ma non per questo meno interessanti, che per ironia della sorte non hanno goduto di quel pizzico di spinta pubblicitaria necessaria  a divenire una tappa fondamentale  per  “Voyagers” della musica. Sarà un viaggio lungo ed interessante, non mi resta che invitarvi ad allacciare le cinture, mettere i respiratori e fare attenzione alla spinta propulsiva di decollo…!

Nella puntata precedente ho dato cenni sul mondo dei moderni sistemi modulari, questa volta ci occuperemo di  uno dei produttori più famosi: Doepfer. Come già accennatovi nel precedente articolo, questa casa è da considerare come una pietra miliare tra i neo-pionieri dell’analogico modulare. Doepfer vanta in listino circa 99 moduli ed è, di sicuro, la più ampia rosa che questo mercato offre in termini di “add-ons” per singolo marchio. Tra i moduli rinveniamo svariati tipi di oscillatori, modificatori complessi, una gamma di oltre 20 tipi diversi di filtro, effetti,  “sequencers”, fino a giungere ad  un sistema di vocoding analogico. Tra i moduli più particolari potrei citare la gamma sviluppata per l’emulazione del Mixtur Tratonium, (una bizzarra macchina sviluppata nel 1929 ed utilizzata per gli effetti sonori del film “Uccelli” di Alfred Hitchcock),  i moduli A-178 Theremin Controlled CV (per trasformare il vostro sistema in un super-theremin, la serie A-149-1 ed A-149-2, che permette la  riproduzione dei “Source of Uncertainty”, presenti sui vecchi sistemi Buchla) e, infine, i nuovissimi A-188-1 ed A-188-2 che sono dei BBD delay analogici.

Il modulare provato (Fig. 1) è composto da nove moduli disposti in un singolo cabinet da 19”. I moduli presenti sono un A-190 Midi-CV, per il controllo del sistema via MIDI; un Banalogue VCS, multifunzionale per modulazioni complesse; due oscillatori A-110; un noise e random generator A-118; un mixer esponenziale A-138; un filtro lowpass A-120, con circuiteria a “Transistor Ladder”; un generatore di transienti A-140, classico ADSR ed infine un VCA esponenziale A-131 per dare l’amplificazione finale.
Un sistema di base, come questo, costa intorno ai €900, nonostante possa sembrare striminzito, è comunque capace di notevoli combinazioni timbriche. Il modulo A-190 consiste in un convertitore da segnali MIDI a CV (Control Voltages), è necessario  per  pilotare il sistema modulare tramite qualsiasi apparecchiatura che comunichi mediante il protocollo MIDI. E’ dotato di due DAC che inviano segnali da 0V a +5V, in modo da  controllare non solo il “pitch”ma anche altri parametri controllabili tramite voltaggio. Il primo DAC è “hard-wired” per ricevere note via MIDI e convertirle in voltaggi di controllo disponibili tramite il socket CV1. Grazie ad una risoluzione di 12-bits, il DAC fornisce un ottima risoluzione per il “tuning” utilizzando 4096 steps. Il secondo DAC, invece, ha una risoluzione di 7-bits (128 steps) e tramite l’output CV2 è possibile controllare qualsiasi modulo predisposto (es.: filtro, VCA, etc.).

L’A-190 (Fig.2) è dotato anche di un clock output controllato da un clock MIDI ed è divisibile, in modo da fornire vari tipi di clock per la sincronizzazione di vecchi sequencers e drum machines via MIDI. Inoltre è possibile utilizzare l’output Reset per controllare i moduli A-160/161 (Clock Divider e Sequencer) o per inviare dei gate agli ADSR. Dulcis in fundo, è presente un glide/portamento, pitch bend ed un LFO software. Tutti questi parametri sono configurabili tramite messaggi MIDI e sono salvati in una memoria non volatile. Gli oscillatori, A-110, vantano una frequenza massima di otto ottave e producono quattro forme d’onda simultaneamente: Sine, Triangle, Square con ciclo di lavoro variabile (pulse width) e Sawtooth. La frequenza, o intonazione, degli oscillatori è regolata tramite la posizione dello switch di ottava (Range), operando sulla manopola Tune ed utilizzando gli ingressi di voltaggio presenti sul modulo.
E’ possibile effettuare FM, Sync tra gli oscillatori, regolare l’ampiezza dello Square sia manualmente che tramite voltaggi (PW e PWM). Il Noise Generator A-118 (Fig. 3) produce tre tipi di segnali: rumore bianco, rumore colorato e voltaggi casuali. I due tipi di rumore possono essere usati sia come sorgenti audio che come sorgenti di voltaggio, per il “Sample & Hold” ad esempio, il voltaggio casuale diviene un ottima sorgente di controllo, specialmente per il contenuto di basse frequenze. Inoltre è possibile miscelare la quantità di frequenze basse ed alte, per l’output Colored,  tramite le manopole Red e Blue. Il filtro Lowpass A-120 (Fig. 4) è il classico “Moog Transistor Ladder Filter”; consiste in un Lowpass 4 poli, con “slope” di 24dB/Oct ed è dotato dei classici controlli di frequenza, Resonance e di tre input di controllo.
C’è da sostenere che questo filtro suona differentemente da quello presente sui classici Moog, ha una bella pasta e mi piace come inizia a reagire portando la Resonance a livelli alti, anche se in verità mi ricorda  più i Lowpass presenti sulla serie Korg MS che quello caratteristico dei Minimoog. Portando la manopola Level a livelli alti, il filtro aumenta di spessore dando una leggera saturazione ed enfasi alle basse frequenze. Il mixer esponenziale A-138 è un classico mixer quattro canali per miscelare le sorgenti audio. Il modulo A-140 (Fig. 5) è un generatore di transienti ADSR manuale, abbiamo uno switch a tre posizioni, per selezionare la lunghezza totale dell’inviluppo, e tre uscite di cui una “reverse”.

Il modulo A-131, invece, fornisce l’ultimo stadio di amplificazione controllabile da voltaggi. Benché sia possibile intercettare il segnale audio anche da altri moduli, l’uso di un VCA è altamente consigliabile sia per poter effettuare, tramite ADSR, una modulazione d’ampiezza sia per il suo contributo timbrico. Infatti ho constatato una, seppur minima, gradevole differenza sonica tra il segnale catturato direttamente dall’uscita del filtro e quello catturato dall’uscita del VCA contribuendo a dare “ariosità” al suono finale.

Bananalogue Serge VCS

Ho deciso di riservare uno spazio alla descrizione di questo modulo in quanto, viste le sue particolarità, non sarebbero bastate poche righe. Innanzitutto, questo modulo non lo troverete mai nel listino Doepfer in quanto è prodotto dalla Bananalogue.com ed è compatibile con vari sistemi tra cui, ovviamente, il suddetto marchio tedesco. Questo modulo (Fig. 6) oltre ad essere un versatile generatore di voltaggi di controllo, è anche  sorgente audio. Il progetto, curato da Ken Stone e Seth Nemec in collaborazione con Serge Tcherepnin, si rifà al circuito sviluppato durante i primi anni ’70 da Serge Tcherepnin per i suoni modulari, viene aggiunta ovviamente anche  qualche nuova caratteristica rispetto al design originario. In pratica, il modulo genera separatamente voltaggi ascendenti e discendenti la cui combinazione può essere controllata in svariati modi. Il Serge VCS è dotato di un audio input, un trigger input, due outputs (di cui uno può essere utilizzato con segnali audio), ed un CV input esponenziale. Le manopole sono bipolari, consentendo di inviare sia segnali positivi che negativi. Le manopole che controllano il voltaggio ascendente e discendente introducono del “feedback” all’interno del circuito quando vengono tirate verso l’esterno, si viene a generare così un comportamento non lineare. Da sottolineare l’alta sensibilità di questo modulo ed è altamente suggerito di operare chirurgicamente sulle manopole in modo da assaporare tutte le sfumature uditive. Rispetto al circuito “vintage” originario, il VCS ha i tempi di attack e decay controllabili da voltaggio. L’output “End Out” invia un segnale di “trigger” quando il ciclo dell’inviluppo è completato, facendo in modo che il modulo possa essere usato come un pulse delay controllato da voltaggi. Come già accennato in precedenza, è possibile utilizzare il modulo anche come glide/portamento. Tutto qui? Niente affatto! Potete anche usarlo come Envelope Follower con “peak” positivo o negativo, a seconda delle regolazioni effettuate dalle manopole “Rise” e “Fall”. La funzione che preferisco su tutte è data dallo switch “Cycle” che interconnette l’uscita “End Out” all’ingresso “Trigger” in modo da poter utilizzare il modulo come un LFO o come oscillatore con forma d’onda a dente di sega smussato. Ovviamente, siamo ben lontani dalla precisione di un oscillatore standard ed è consigliabile usare questa funzione solo per modulazioni. L’intonazione può essere controllata manualmente tramite le manopole “Rise” e “Fall” o utilizzando l’ingresso “Exp CV” posto nella parte inferiore del modulo. In ultimo, ma non in quanto ad utilità, se colleghiamo un segnale audio all’ingresso “Trigger” è possibile utilizzare il VCS come un generatore di sub-armoniche. Davvero niente male per un singolo modulo.

Suoni di basso

Iniziamo a creare qualche “patch” per una sequenza di basso. Per il primo timbro, abbiamo utilizzato un paio di dente di sega filtrati dal lowpass A-120. Il generatore di inviluppo controlla sia la modulazione della frequenza del filtro che il volume del suono (1.mp3). Il Resonance è controllato manualmente. Come noterete il suono è ben presente e corposo, mai invadente nel low-end. Dopo il primo minuto, potrete ascoltare il Serge VCS agire da Trigger Delay e filtro in parallelo col lowpass. Personalmente mi sarei aspettato un po’ più di aggressività, ma ho rimediato brillantemente smanettando con le possibili saturazioni  ottenibili  tramite i livelli di volume del filtro e del VCA (Fig. 7). Il risultato è evidente nel file “2.mp3” dove, in nostro aiuto, c’è il sempreverde Serge VCS ad agire come filtro aggiuntivo per un altro oscillatore.

Suoni di lead

Abbassate il volume prima di ascoltare il file “3.mp3” onde evitare danni al vostro impianto e all’udito. Come mai? State per esser bombardati dall’acidità di un Sync Lead analogico. Adoro questa pasta e questa fluidità. Di seguito possiamo ascoltare un altro classico “glide lead” di chiara reminiscenza anni ’70. Un timbro che ha dominato la scena in quegli anni e molto ben conosciuto dagli amanti del buon vecchio rock progressive. Le successive sequenze mostrano alcuni leads con varie modulazioni. Gli oscillatori A-110 (Fig. 8), nonostante non montino i CEM3340 come sugli A-111, riescono ad avere un buon suono per tutta la loro estensione utile. La modulazione di frequenza ottenibile, anche con solo otto ottave a disposizione, è molto gradevole e fluida, forse troppo morbida rispetto all’FM digitale dove gli artifici dell’aliasing danno al timbro quel tono caratteristico. Infatti, avendo noi a disposizione dei puri analogici, possiamo spingerci oltre la soglia dell’udito umano e le frequenze generate oltre lo spettro (quindi non udibili dall’uomo) non ci vengono restituite in forma di aliasing ma, semplicemente, di silenzio. Anche in questo file molte delle modulazioni sono opera del VCS targato Bananalogue. Perdonatemi, ma sono praticamente innamorato di questa piccola meraviglia anche se, man mano che vado avanti con la programmazione, inizia ad esser tediosa la troppa precisione che occorre per avere dei settaggi musicalmente utili.

Suoni percussivi

In questo test ho optato per la creazione di “Drum Kicks” e di una sequenza percussiva casuale. In questo caso il Serge VCS è stato utilizzato come generatore di inviluppo AD (Attack Decay) per modulare la frequenza dell’oscillatore A-110 in modo da ottenere il classico attacco percussivo. Nell’esempio audio “4.mp3” potrete ascoltare una sequenza di cassa in quattro con varie modulazioni del filtro e degli inviluppi. Il suono è corposo e la spinta sembra esserci anche se, a mio parere, non sembra essere sufficientemente valida per una produzione. La sorpresa l’ho avuta dopo aver trattato lo stesso file con un “channel strip” standard di Logic Pro 7.2 (Fig. 9) riuscendo, tramite l’uso di un compressore accoppiato ad un gate ed un limiter, ad ottenere una spinta sui bassi davvero notevole. L’ultimo esempio, ascoltabile aprendo il file “5.mp3”, è una sequenza percussiva manipolata realtime e vi mostra alcune particolari timbriche ottenibili smanettando con il Serge VCS, il filtro A-120 e gli oscillatori A-110. Magari il suono vi sembrerà molto “rumoroso” ma, vi assicuro, è un effetto voluto. Il Doepfer riesce ad essere cristallino e, al tempo, abbastanza “cattivello”.

Droni e timbri particolari:

Non essendo un polifonico, questo sistema si presta poco alla creazione di pads avvolgenti, a meno che non vogliate registrare in stile Wendy Carlos all’epoca del suo “Switched on Bach” (Fig. 10). E’ un peccato perchè il calore di questa macchina sarebbe ideale per dei bei pads spaziali ed evolutivi. Nonostante ciò, possiamo sbizzarrirci con la creazione di droni ed altri timbri inusuali. Il file “6.mp3” ne è un classico esempio. Per questo timbro abbiamo modulato l’oscillatore A-110 utilizzando il Serge VCS come LFO. Il filtro è modulato manualmente ed un secondo oscillatore, modulato da un’altra forma d’onda del primo, provvede ad aggiungere armoniche generate tramite pura modulazione di frequenza. Un po’ di rumore bianco è utilizzato per sporcare il timbro mentre il rumore colorato è adoperato come modulatore per l’ampiezza d’impulso del primo oscillatore. E’ davvero interessante ascoltare le micromutazioni del suono man mano che si agisce sulle manopole. Un giro troppo avventato ed ecco che il suono diventa una sequenza di cassa acida in quattro dal noise pulsante, sonorità dal retrogusto di un impianto elettrico in escandescenza. Chissà cosa sarebbe possibile creare avendo a disposizione più moduli. Ecco che divento preda della febbre modulare, già è fervido il desiderio di altri ripiani da rimpinzare di cavi.

Conclusioni:

Questo sistemino Doepfer, gentilmente fornitoci dall’amico Luca Capozzi, è un buon esempio di scelta versatile per iniziare un’ esperienza modulare. Sinceramente avrei preferito un filtro multimodo invece dell’A-120 in modo da avere a disposizione anche un Highpass ed un Bandpass. Un’altra piccola pecca è la mancanza di una manopola per accordare gli oscillatori con maggiore escursione dato che, purtroppo, il controllo Tune fornisce sì un modo per regolare l’oscillatore con precisione ma il suo “range” è limitato ad un semitono. Ciò che ha davvero elevato il valore timbrico di questo sistema è il Bananlogue.com Serge VCS senza il quale sarebbe stato quasi impossibile riuscire ad ottenere le modulazioni e le sonorità come vi abbiamo mostrato nei vari esempi audio. Il modulo A-190 è davvero indispensabile se volete utilizzare un Doepfer tramite il vostro computer o un semplice controller midi. La programmazione dei parametri di questo modulo è un po’ ostica e la manualistica non molto chiara ma, una volta capito come funziona e memorizzati gli opportuni parametri, difficilmente avrete bisogno di tornarci sopra. La voglia di ascoltare nuovi timbri generabili con un sistema più voluminoso è fortissima ma il tempo ed il portafogli purtroppo ci costringono, almeno per adesso, a rimandare quest’esperienza. Per ora abbiamo solamente visitato una di queste bellissime galassie e abbiamo conosciuto una creatura molto interessante ma… cosa ci riserveranno le prossime tappe? Saranno interessanti come la nostra prima…? Armatevi di pazienza, il viaggio è appena iniziato…

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Doepfer
Modello: Serie A-100
Website:www.doepfer.de
Distributore: www.newgroove.it

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine. Si ringrazia il sig.re Luca Capozzi per aver collaborato alla stesura dell’articolo.

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