Tipologie di compressore: ll compressore MU variabile

Paolo Cherubini

Questa tipologia di compressore è tipicamente valvolare in quanto il temine MU indica il guadagno in tensione della valvola (transconduttanza).

Questa è stata la prima tecnologia disponibile per la costruzione di compressori e limiter radiofonici conosciuta già negli anni ‘30/’40 del ‘900.

Costruzione di una valvola

Una valvola è costituita da quattro elementi caratteristici: un filamento metallico che viene riscaldato elettricamente fino all’incandescenza per liberare elettroni, un polo negativo (catodo), un polo positivo (anodo), ed una o più griglie interposte tra i due poli che modulano il passaggio di elettroni. Tali griglie di controllo sono polarizzate negativamente, per contrastare il passaggio degli elettroni, quindi un aumento di tensione negativa sulla griglia rallenta, fino a bloccare, il passaggio degli elettroni tra catodo e anodo. Questo blocco può avvenire in modo rapido, se la geometria della griglia è uniforme, oppure molto gradualmente se la sua spaziatura è variabile. Le valvole con transconduttanza variabile, sono di quest’ultimo tipo in quanto ad un cambiamento lineare della tensione di controllo corrisponde una variazione non lineare del guadagno della valvola. Il processore maggiormente rappresentativo di questa tipologia è sicuramente il Fairchild 670 compressore dual mono, stereo dalle imponenti dimensioni.

Fairchild 660 – Ph. Analogue Tube

Tutto ha inizio grazie a Rein Narma, un ingegnere estone emigrato in America per sfuggire alle devastazioni della seconda guerra mondiale. Nel 1954 insoddisfatto delle attrezzature audio disponibili fino al quel momento diviene uno dei fondatori della Gotham Audio Development con l’obiettivo di costruire componentistica audio di qualità professionale. Tra i vari progetti che produsse ci fu anche la prima console per registrazioni multitraccia realizzata direttamente per Les Paul; nel frattempo aveva iniziato a lavorare ad un compressore limiter che seguiva l’idea di processamento del suono in voga a quel tempo ovvero: un approccio neutrale evitando il più possibile colorazioni sonore.
Intanto si accorse di lui un altro personaggio che risponde al nome di Sherman Fairchild figlio del co – fondatore di IBM. Sherman, valente uomo d’affari, aveva due grandi passioni: l’audio professionale e la fotografia e, nel 1931 fonda la Fairchild Recording Equipment Company per produrre apparecchiature audio e broadcast con cui arrivò a possedere più di 30 brevetti che spaziavano dai semiconduttori al silicio alla telecamera 8mm. Narma viene convinto da Fairchild a cedere in licenza il progetto del suo compressore e essere assunto come capo ingegnere alla Fairchild Recording Equipment Company facendo nascere così nel 1959 il Fairchild 660 mono e 670 stereo. Il primo esemplare di questo compressore andò a Rudy Van Gelder che lo utilizzò sui master della Blue Note Records, mentre il terzo esemplare fu consegnato a Mary Ford e Les Paul.

Fairchild 670

Il Fairchild 670 è dotato di 20 valvole, 11 trasformatori, 2 induttori, occupa 6 unità rack e, particolare non trascurabile, pesa 30Kg. Con dei tempi di attacco che vanno da 0,2 a 0,8 millisecondi, considerati eccezionali per l’epoca e, potendo essere usato in stereo, dual mono o in M/S (funzione Lat/Vert sul pannello) all’inizio il suo utilizzo era riservato a limitare i picchi nelle trasmissioni radiofoniche e alla stampa del master per la produzione dei vinili; solo successivamente si diffuse nei più importanti studi di registrazione del mondo grazie anche a Geoff Emerick che dal 1966 agli Abbey Road Studios lo utilizzò massicciamente nelle produzioni degli album dei Beatles, in particolar modo sulle tracce di batteria, pianoforte e chitarra.

Fairchild – Retro

Dato che la tensione di griglia necessaria per controllare il vari MU di questo compressore è molto elevata, parliamo di 80V, al suo interno è presente uno stadio di amplificazione push – pull che provvede a gestire queste necessità di tensione e corrente.

Pannello di controllo

Il pannello di controllo è piuttosto semplice presenta uno switch per l’utilizzo in modalità L – R o M/S, un potenziometro a scatti di 1dB che regola il segnale in ingresso ed un altro ne regola la soglia. Il Fairchild 670 possiede una curva di compressione che varia in base al segnale in ingresso, così facendo, possiamo avere rapporti che vanno da 2:1 a 20:1, mediante un trim posto all’interno della macchina si può fare un intervento di regolazione molto preciso. Infine uno switch a 6 posizioni consente di scegliere altrettante combinazioni di tempi di attacco e rilascio: le prime quattro posizioni hanno attacco e rilascio fisso, mentre le ultime due presentano di nuovo attacco fisso, ma il rilascio varia in base al segnale in ingresso.

Curiosità

Concludiamo con una curiosità relativa a questo compressore, dato il successo che ha avuto negli anni, tanto che ancora oggi viene considerato il “Santo Graal” delle produzioni discografiche, nel 2007 è stato inserito nella TECnology Hall Of Fame, inoltre vista la sua tiratura non proprio elevata, ne sono stati prodotti meno di mille esemplari, oggi sul mercato un Fairchild originale è quotato a cifre prossime ai 300.000 Euro non proprio alla portata di tutti. Negli anni il mercato ha visto avvicendarsi diverse repliche sia hardware sia software e, nel 2022 Heritage Audio ha deciso di rilasciare un clone del progetto originale chiamato Herchild prodotto sia in versione mono al costo di 5000 Euro sia in versione stereo ad un prezzo raddoppiato.

Heritage Audio Herchild

L’Herchild si propone anche come un aggiornamento dell’iconico Fairchild perché oltre a mantenere le dimensioni imponenti quasi come il predecessore: occupa 6 unità rack, pesa 13Kg, è formato da 22 valvole e 9 trasformatori; mantiene tutti i controlli come l’originale aggiungendone però anche di nuovi quali ad esempio il selettore DC Threshold che regola la durezza o meno dell’intervento di fatto il knee del compressore e infine, l’Herchild presenta anche un filtro di sidechain regolabile su quattro frequenze: 50Hz, 100Hz, 200Hhz e 350Hz.

Herchild 660

Possiamo definire il modello proposto da Heritage Audio come un’attualizzazione dell’iconico Fairchild per adattarlo ad un contesto di mixaggio e mastering moderni cercando di mantenere inalterato quel colore e quella pasta sonica che si ricerca in una macchina del genere.

Paolo Alessandro Andrea Cherubini Barberini


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Paolo Cherubini Barberini, è un sound engineer e sound designer laureato in Music Production & Engineering e in Music Performance, presso la University of Essex (UK), con al suo attivo diversi anni di esperienza nello studio di registrazione top class House of glass di Viareggio (LU). In campo audio ha effettuato ricerca microfonica in ambito sourround (5.1; 5.0) con DPA Microphones e Casale Bauer. Ha collaborato con diversi studi di registrazione italiani dove ha avuto l’opportunità di registrare con musicisti di caratura internazionale come: Alex Acuña, Gregg Bissonette, Sergio Bellotti e Amik Guerra. All’attività di studio di registrazione affianca anche quella di location recording, registrando ensemble di varia natura sia strumentali sia vocali che si esibiscono in concerti di musica classica e altri generi. Nel proprio studio, allure studio, svolge attività di net mixing & mastering e, di restauro audio Attualmente collabora con il magazine online Age Of Audio scrivendo articoli su curiosità relative al mondo musicale. Parallelamente all’attività musicale si specializza nella fotografia di architettura, seguendo quella che fin da bambino era stata una sua passione.
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