Tipologie dei Compressori- Compressore ottico

Paolo Cherubini

Le principali tipologie di costruzione dei processori di dinamica sono principalmente sei: ottica, FET, VCA, Mu variabile, a ponte di diodi e PWM; da questo articolo e nei prossimi andremo ad analizzarle nel dettaglio.

Compressore ottico

Lo schema elettrico più semplice per realizzare un compressore è quello di collegare due resistenze, una in serie all’ingresso del circuito e, l’altra al termine che conduce a massa. Sostituendo una, o entrambe le resistenze con degli elementi che possano essere modulati dal segnale in ingresso è possibile modulare l’attenuazione del sistema con l’ampiezza del segnale musicale. Questo principio era già noto verso la fine del 1800, con l’introduzione di resistenze variabili con la luce (fotoresistenze). In linea di massima possiamo affermare che una lampadina, pilotata dal segnale musicale, che illumina la fotoresistenza, all’interno di un contenitore scuro sigillato, costituisca il principio di funzionamento di un compressore ottico.

Notevoli sono i vantaggi introdotti da questa tipologia di costruzione: il circuito di controllo è galvanicamente separato da quello di compressione e, la diafonia è notevolmente ridotta. Naturalmente gli “svantaggi”, se di essi possiamo parlare, sono che il sistema ha una risposta relativamente lenta, dovuta alla latenza dell’accensione dell’elemento luminoso e al tempo di risposta della fotoresistenza, tuttavia l’azione del compressore ottico sarà per lo più morbida sui segnali musicali.

Un’evoluzione nella costruzione si ebbe quando al posto della lampadina si utilizzò un led e delle fotoresistenze più veloci, per avere un tempo di attacco e di rilascio più rapidi, come nel caso del Teletronix LA-2A dove vi è una resistenza che si occupa solo della riduzione del guadagno e l’altra misura l’entità del segnale visualizzato sul VU meter del pannello frontale.

Teletronix LA–2° – Ph Paolo Cherubini

Il Teletronix LA–2A è un leveler ad alimentazione valvolare e si compone dei seguenti controlli: switch che permette il passaggio da compressore a limiter (in modalità limiter imposta una ratio di 60:1), un controllo rotatorio posto sul retro che regola il circuito di pre enfasi rendendo il compressore sempre più sensibile alle alte frequenze, un potenziometro di gain che agisce in uscita sul segnale compresso, un potenziometro di peak reduction che aumenta la compressione fino ad un massimo di 40 dB ed infine un potenziometro che permette di visualizzare sul VU meter il segnale in uscita o la quantità di riduzione applicata. I tempi di attacco e di rilascio sono fissi e, come in altri famosi modelli dipendono dagli elementi caratteristici del circuito. Infine non era previsto né l’interruttore del bypass della macchina in quanto era presente solo quello dell’accensione che rimaneva l’unico modo (a rischio di danneggiare l’alimentazione) per bypassare il leveler, né le connessioni bilanciate sul pannello posteriore ed, essendo questo un compressore monofonico, per poterne collegare due in contemporanea, per lavorare su segnali stereo, bisognava fisicamente ponticellare le macchine usando i morsetti nella parte posteriore preposta al link.

Altro compressore sviluppatosi nella seconda metà degli anni ’60, molto simile al precedente è il Teletronix LA 3A, anch’esso un leveler monofonico con lo stesso circuito di compressione dell’ LA–2A, ma con alimentazione a transistor.

Golden Age Project Comp – 3A

Anche qui i tempi di attacco e rilascio sono fissi, c’è una fotoresistenza dedicata all’analisi del segnale che si visualizza sul meter, dove stavolta si può solo vedere la quantità di riduzione o il segnale in uscita, i due potenziometri hanno le stesse funzionalità del modello precedentemente descritto ed, anche questa macchina comprime fino ad un massimo di 40 dB. Non è previsto il bypass e per il link di due macchine vale lo stesso discorso dell’ LA-2A.

Paolo Alessandro Andrea Barberini Cherubini

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Paolo Cherubini Barberini, è un sound engineer e sound designer laureato in Music Production & Engineering e in Music Performance, presso la University of Essex (UK), con al suo attivo diversi anni di esperienza nello studio di registrazione top class House of glass di Viareggio (LU). In campo audio ha effettuato ricerca microfonica in ambito sourround (5.1; 5.0) con DPA Microphones e Casale Bauer. Ha collaborato con diversi studi di registrazione italiani dove ha avuto l’opportunità di registrare con musicisti di caratura internazionale come: Alex Acuña, Gregg Bissonette, Sergio Bellotti e Amik Guerra. All’attività di studio di registrazione affianca anche quella di location recording, registrando ensemble di varia natura sia strumentali sia vocali che si esibiscono in concerti di musica classica e altri generi. Nel proprio studio, allure studio, svolge attività di net mixing & mastering e, di restauro audio Attualmente collabora con il magazine online Age Of Audio scrivendo articoli su curiosità relative al mondo musicale. Parallelamente all’attività musicale si specializza nella fotografia di architettura, seguendo quella che fin da bambino era stata una sua passione.
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