Roland JD-XI. Le identità violate.Roland JD-XI. Quebrantando identidades.

Lello Caliendo
Roland JD-XI

Ricordate le mitiche pubblicità di pentolame fine anni ottanta? Le martellate generose sui fondali in acciaio 18/10, le urla combattive del presentatore di turno, e le strepitose offerte fatte a chi per primo componesse il numero sul disco telefonico. Che tempi, forse è proprio lì che ho compreso la vera potenza commerciale delle Combo, e cioè di come fosse possibile creare offerte irrinunciabili, componendo lotti di materiali più disparati, quali pentole, tovaglie, ceramiche e lenzuola.

Forse Rōrando Kabushiki Kaisha (aka Roland) si sarà ispirata a quel filone, a qualche mitico spot “Midiri”, che portava a casa vostra quantità abnormi di merce ad un prezzo piccolo piccolo, quantità che avevano come limite, il solo spazio fisico di carico del furgoncino. Ed ecco allora a voi, in stile Roberto Artigiani, un synth da centoventinove voci, dico centoventinove, con drum machine incorporata, microfono Gooseneck di qualità, incassato in un ricercato chassis con elegante minitastiera a tre ottave e display rossiccio 2×16.

In fondo il passaggio dal pentolame ai sintetizzatori è breve, perché anche il martello sul fondale della casseruola comporta una vibrazione di un corpo oscillante, vibrazione che viene così percepita dai nostri timpani, quello che cambia sono solo i dettagli, nello specifico un’onda a dente di pentola anziche’ una quadra o una dente di sega.
Avverto già in voi lettori una prima diffidenza; “Adesso questo ci parla ancora di VA, del solito suono emulato con spessore sonoro pari ad una sottiletta Kraft di prima generazione!”
E invece no! Siuri e siore, proprio in questi periodi in cui l’ibrido va di moda, Roland, forse per combattere la crisi, o forse solo per amor di par condicio, ci porta a casa una vera macchina mezzosangue”, mezza pentola e mezzo …, cioe’ no scusate, mezza analogica e mezza digitale, il GiddìIcs.

Roland JD-XI
Roland JD-XI

Capitolo primo (l’anima analogica)

Chi non ha mai avuto una vera crisi di identita’? la macchinina Roland nasce con questo atavico interrogativo: “Chi sono, cosa faccio e soprattutto come lo faccio?”.
Se pensavate che i crossover fossero solo automobili o filtri di impianti sonori, vi sbagliavate, e il giocattolino dal look romboidale ne è la prova. Un cuore analogico e un cuore digitale, una sindrome bipolare fatta macchina. Ora però mettiamo ironia e facezie da parte e iniziamo a dettagliarne le caratteristiche. Il cuore analogico consiste in un oscillatore monofonico con 3 waveforms (quadra, sega, triangolare), un sub-oscillatore, che puo’ essere settato a una o due ottave sotto, una manopolina per la pulse width modulation variabile, e un filtro analogico passa-basso 24dB four-pole.

E’ solo tramite il pannello di menu che si può accedere alle altre classiche funzionalità, quali: portamento, legato, LFO tempo sync, pitch-bend range, filter; amplitude key follow, e depth pulse width modulation. L’ADSR completo non è a vista, e per un editing più spinto saremo costretti alla caccia al tesoro in un display di esigue dimensioni dal sapore vintage. I 64 preset di default della macchina illustrano ampliamente cosa è possibile fare con la parte monofonica analogica, sia in termini di lead, lancinanti e seduttivi che di bassi gommosi, morbidi o corposi.

Filtri e risonanza non deludono, ed è agevole ottenere sonorità sinusoidali dall’oscillazione dei primi. Volendo essere pignolo, noto che la pasta sonora resta sempre un po’ “educata”, quindi scordatevi la “sporcizia” e l’aggressività di un SH101; questa non vuole essere una nota di demerito, ma solo una precisazione del caso, ogni strumento ha la sua anima e non è facile spodestare macchine che hanno impresso per decenni nelle nostre meningi la loro personalità. Devo ammettere che Roland ha fatto un lavoro soddisfacente con i suoni che corredano la macchina, cosa che invece non è accaduta con il fratellone maggiore JD-XA, che a mio avviso meritava un corredo preset che gli rendesse maggiore giustizia.

Capitolo secondo (Dammi un po’ di Ritmo baby)

Sono completamente entusiasta della sezione Drumkit, penso che meglio di questo non si potesse fare. 33 kit di batteria basati sui campioni che comprendono le gloriose serie TR, CR, sonorità acustiche, House, EDM ed Hip-Hop. Ciascun Kit si estende su 26 toni. Le cose meravigliose degne di evidenza sono due, la prima è che è possibile costruirsi il proprio kit personalizzato sulla base di ben 453 campioni residenti in memoria, la seconda è che ciascun suono del kit ha una regolazione completamente indipendente, i filtri e i controlli di amp envelope sono concepiti per singola nota, cioè è possibile effettuare editing su ciascun singolo tasto. A mia modesta opinione questa sezione può abbondantemente competere con macchine dedicate quali la TR-8.

Aira TR-8
Aira TR-8

Capitolo terzo (Un po’ digitale non fa mai male)

Due Synth digitali, che sfruttano il poderoso motore “Supernatural”, divenuto famoso per la risposta adattiva della “intelligent articulation” al modo di suonare lo strumento. I due Synth digitali possono spolparsi le 128 voci dello strumento. Ciascuno dei due Synth può sfruttare tre diversi layer, cioè tre distinti strati del campionario delle 160 PCM messe a disposizione da Roland. Vi renderete subito conto che la possibilità di accoppiare tre distinti strati per ciascuna parte di synth digitale, garantisce una ampia varietà di sfumature, rendendo la vostra tavolozza timbrica sempre all’altezza di ogni compito.
I campioni messi a disposizione da Roland sono ben selezionati, piani, chitarre, organi, violini, fiati, emulazioni analogiche, sonorità one-shot ed effettistica. Notevoli le emulazioni della serie JP, gli epici Strings e i non meno mitici Brass polifonici, meno riuscita l’emulazione di pianoforte acustico, che in fin dei conti si esaurisce in un solo campione. Belli i pad e tutte le sonorità di “atmosfera”, affascinanti i lead e profondi i suoni di basso; anche i piani elettrici si difendono bene, ostentando un fascino molto particolare. Anche qui, per la parte digitale abbiamo filtri dedicati, lowpass, highpass, bandpass, e peaking con risonanza. I filtri seppure digitali, conservano un fantastico aroma vintage. Ogni parte digitale ha il proprio generatore di inviluppo con due manopole sul pannello frontale, per gli altri controlli bisognerà accedere al menù Lillipuziano. Ho apprezzato molto la feature del tempo Sync, che permette con molta facilità di ottenere deliziose “oscillazioni” agendo sulla manopola del rate LFO.

Capitolo quarto (sequencer, gioie e dolori)

Credo che ormai la grande R stia conducendo una battaglia del tutto personale contro il “Song mode”, e cioè la possibilità di editare il numero delle ripetizioni dei pattern nell’arco temporale, ne è prova il fatto che questa funzionalità non viene proposta né col fratellino più grande (JD-XA) né con la fortunata AIRA TR-8. Forse Roland vuole tenere in allenamento le nostre facoltà cerebrali, imponendoci la pressione del tastino giusto al momento giusto nella esecuzione di una performance, oppure si tratta di una nuova strategia anti-sonno, mirata a conservare la nostra piena lucidità anche nelle serate in cui il tedio regna sovrano.
Potrete quindi creare i vostri pattern, utilizzando le 4 tracce a disposizione, ma non potrete organizzarli in una song mode, l’unica alternativa valida è usare la strategia dei “favorites”, e cioè collocare i pattern in un ordine di preferenza sui sedici tastini quadrati presenti sul pannello frontale, anche in questo caso però non sarete esonerati dalla pressione del tastino giusto al momento giusto. Il problema allora potrà essere risolto solo utilizzando la vostra DAW; con programmi quali Ableton o altro software di sequencing preferito, potrete creare loop e sequenziarli, prendendovi la soddisfazione di far capire al vostro JD-XI chi è che comanda. Il limite massimo di misure di un pattern è 4, qualora vi occorrano più misure, dovrete utilizzare un ulteriore artifizio, dimezzare il tempo e cambiare il “setting scale”, portandolo ad un trentaduesimo; Anche il sistema di copia è macchinoso e spesso risulta piu’ comodo salvare lo stesso pattern modificato cambiandone il nome. E’ possibile registrare in tempo reale, con l’aiuto di un comodo metronomo, ed è possibile registrare passo passo, utilizzando la funzionalità luminosa dei sedici pulsanti a pannello, il tasto per lo strumento risulterà acceso o spento a seconda che quello strumento debba suonare o meno in corrispondenza di quello step.
Il Sequencer prevede anche la possibilità di cambiare il valore ritmico delle note di ogni passo, è possibile nella sezione di modifica della scala, selezionare terzine di crome, semicrome o biscrome.

Setup studio Lello Caliendo
Setup studio Lello Caliendo


Capitolo quinto (arpeggiami ma di baci saziami, mostra l’effetto che hai su di me)

128 stili di arpeggio, grid editabile da 1/4 a 1/24, editing di durata di ciascuna nota dell’arpeggio, 12 modalità differenti di esecuzione delle note all’interno dello stile selezionato (Up, down, random, etc…), velocity, range di ottava e accento, rendono il piccolino una potente arma da trincea, sarete i protagonisti indiscussi nei vostri Rave party.
Veniamo all’effettistica. Quattro effetti simultanei, due insert e due send. Fermi, ho detto 4 effetti simultanei, non 4 effetti. Ciò vuol dire che avrete a disposizione: Bit crusher, Compressori, Distorsori, Fuzzer, Flanger, Phaser, Slicer e Ring Mod. A mio avviso quelli davvero belli sono i Riverberi e i Delay, è evidente come Roland abbia scelto con particolare cura questi algoritmi, suonano bene, sono puliti e danno una piacevole sensazione di spazialità non artefatta.
I quattro bus sono cosi’ strutturati:
Effect 1 (distortion, fuzz, compressor, bit-crusher).
Effect 2 (flanger, phaser, ring modulator, or slicer), Delay, e Riverbero.
E’ possibile bypassare ciascun effetto in modo indipendente per ciascuna parte. Il delay può essere sincronizzato a numerose divisioni di beat oppure puo’ essere “sganciato” e reso libero fino a un tempo di 2600 millisecondi.

Basic information of JD_XI
Basic information of JD_XI


 
Capitolo sesto (il Vocoder, canta che ci passa)

Divertente! Il microfono Gooseneck è incluso nel prezzo, il vocoder e facile da usare, e ci sono preset già pronti per le vostre performance Daftpunkiane. Spassosa anche la funzionalità Auto note, con tale funzione attivata, il synth rileva le note che stiamo cantando al microfono e automaticamente le suona, roba di lusso! E’ possibile anche utilizzare il motore del vocoder inserendo una chitarra o altro strumento esterno, ovviamente il contenuto non sarà sequenziabile, non siamo di fronte ad un campionatore. Infine ho per voi una notizia cattiva e una buona, quella cattiva è che non è possibile usare il vocoder insieme alla traccia di synth analogico, questa infatti verrà inevitabilmente sacrificata dato che il vocoder utilizza la sezione analogica come segnale carrier; la notizia buona invece è che il vocoder potrà tranquillamente “suonare” accordi con la vostra voce, anche se la sezione analogica è concepita per essere monofonica.

Capitolo settimo (le inevitabili conclusioni)

Tiriamo le somme. La parte analogica ha fascino, ed ha tutte le sue cosine a posto per il meritato blasone, non comprerei però di certo il JD-XI per avere un sintetizzatore monofonico analogico, a mio avviso suona in modo “onesto”, senza infamia e senza particolari lodi. Non mi ha mai deluso durante il suo utilizzo, ma se siete dei puristi dell’analogico possiamo affermare che nella “monooscillazione delle sintesi sottrattive” c’è di meglio. La parte digitale invece è fantastica, la tecnologia Supernatural è matura, ed in pochissimo spazio avrete i frutti della ricerca che Roland ha condotto su questo progetto per anni, la macchina è insuperabile per la realizzazione di Soundscapes e di Texture, la potenza di calcolo è sufficiente a generare sonorità complesse e sfarzose. La parte dedicata alle Drumkit è divina, 88 campioni di casse, 73 campioni di rullante, altri 238 campioni tra tom, percussioni tradizionali, etniche, one shots, fx e coutillons, rappresentano un corredo che farebbe venire l’acquolina in bocca a chiunque. Rivedrei completamente le funzioni di copia dei pattern ed implementerei la song mode, che qui manca come il pane. Per fortuna l’ultimo aggiornamento ha implementato l’interactive chord, forse Roland si è accorta che ogni tanto gli strumenti li suoniamo e non ce li guardiamo solo, con questa funzione infatti il playback del pattern cambia in base agli accordi che diamo in pasto alla tastiera. Con l’ultimo aggiornamento è stato implementato anche un Transpose più completo ed una funzionalità di Side Chain Compression, per ulteriori dettagli potete scaricarvi il manuale aggiuntivo del sistema operativo 1.50.

Capitolo Settimo (La pagella riassuntiva, prima o poi tutti verranno giudicati)

PRO

*Potente coltellino svizzero per le vostre produzioni
*Grande quantità di suoni di ottima fattura
*L’ibrido funziona
*Drumkit eccellenti

CONTRO

*Vorrei conoscere chi ha serigrafato le scritte in rosso sulla scocca della macchina
*Ruote Pitch e Mod troppo piccole e rigide, una zigrinatura avrebbe giovato
*Mancanza di una manopola Alpha Dial per l’editing veloce dei parametri
*No song mode, no party

NOTIZIE UTILI

Modello:JD-XI
Prezzo di vendita consigliato : € 550,00 Iva inclusa.
Distributore italiano: www.roland.it
Sito ufficiale: www.roland.com

DEMO AUDIO

In rete è possibile reperire tantissime demo del Roland JD-XI, realizzate secondo i canoni della perfezione acustica.
Nell’ottica del coltellino svizzero vi propongo invece una registrazione effettuata in modo “ruspante”, collegando le uscite dello strumento direttamente all’input del mio Iphone con l’ausilio di un cavetto acquistato su Amazon a pochi euri.
Si tratta di una compilation di alcuni successi degli anni 80 in cui ho voluto mostrare l’ampia flessibilità timbrica della macchina. Spero vogliate apprezzare la rusticità della demo, senza trucchi e senza inganni e perdonare le imprecisioni della traccia suonata live.

Lello Caliendo

Recuerdan la mítica publicidad de las cazuelas de finales de los ochenta? Los martillazos generosos en el fondo de acero inoxidable 18/10, los gritos de combate del presentador del momento, y las estrepitosas ofertas hechas a los primeros que marcasen el número de teléfono. Que época. Fue precisamente asi que comprendí el verdadero poder comercial del Combo, y de cómo era posible crear ofertas irrenunciables, componiendo lotes de diversos materiales, como ollas, manteles, cerámicas y sábanas.

Tal vez Rōrando Kabushiki Kaisha (también conocido como Roland) encontró inspiración en aquella tendencia, en aquel mítico spot “Midiri”, que introducía en las casa cantidades excecivas de mercancias por un precio muy varato, cantidades que tenían como límite, sólo el espacio físico de carga del camión. Y así, se presenta a ustedes, en el estilo de Roberto Artigiani, un synth de ciento veintinueve voces, repito ciento veintinueve, con Drum machine incorporado, micrófono Gooseneck de calidad, encerrado en un refinado chasis con elegante mini teclado tres octavas y display rojizo 2×16.
Al final la transición de las cazuelas a los sintetizadores es breve: porque el martillo en la parte inferior de la cazuela implica la vibración de un cuerpo oscilante, una vibración que es percibida por nuestros tímpanos. Lo unico que cambia son sólo los detalles, obteniendo una onda diente de cazuela en lugar de una cuadrada o de dientes de sierra. Ahora mismo noto en ustedes lectores, una cierta desconfianza; “De seguro, este nos hablará otra vez de VA, el habitual sonido emulado con un espesor de sonido, equivalente a una sutil Kraft de primera generación!”Pero no! Amigos y amigas, en este período en que el híbrido está de moda, Roland, quizás para combatir la crisis, o tal vez por el solo hecho de buscar igualdad de condiciones, nos trae a casa una verdadera máquina mestiza”, medio cazuela y medio …, es decir, no perdonen, medio analógica y medio digital, la GiddìIcs.

Roland JD-XI
Roland JD-XI

Primer capítulo (el alma analógica)

¿Quien no ha tenido nunca una verdadera crisis de identidad? La maquina Roland nace con estas atávicas preguntas: “¿Quién soy?, ¿ qué hago? y, sobre todo, ¿cómo lo hago?”.
Si pensaban que el crossover sólo era cosa de coches o de filtros de sistemas de sonido, se equivocaban, y el juguetico con forma de rombo es la prueba de ello. Un corazón analógico y uno digital, un síndrome bipolar transformado en máquina. Ahora, sin embargo, hagamos a un lado ironias y chistes y empecemos a detallar sus características. El corazón analógico consiste en un oscilador monofónico con 3 waveforms (cuadrada, diente de sierra, triangular), un sub-oscilador, que puede ser regulado una o dos octavas por debajo, una perilla para la modulación de ancho de pulso variable, y un filtro analógico de paso bajo 24dB four-pole

Sólo a través del panel de menú se puede acceder a las otras funciones clásicas, tales como: portamento, legato, LFO tempo sync, pitch-bend range, filtro; amplitud key follow, y depth pulse width modulation. El ADSR no viene mostrado completo, por lo que para realizar un editing más riguroso nos veremos obligados a andar a la caza del tesoro en un display de aspecto vintage de pequeñas dimensiones. Los 64 preset por defecto de la máquina ilustran ampliamente lo que se puede hacer con la parte monofónica analógica, tanto en términos de lead, agudos y seductores que en términos de bajos gomosos, suaves y densos.
Los filtros y la resonancia no los defraudaran. Es más fácil obtener sonidos sinusoidales a partir de la occilación de los filtros. Siendo meticuloso, noto que el timbre se mantiene siempre algo “educado”, por lo que podemos olvidarnos de la “suciedad” y la agresividad de un SH101; esta no es una nota de demérito, sino sólo una aclaración, cada instrumento tiene su propia alma y no es fácil sustituir las máquinas que han impreso, durante décadas, su personalidad en nuestras mentes. He de reconocer que Roland hizo un trabajo satisfactorio con los sonidos que acompañan a la máquina, algo que no consiguió su hermano mayor JD-XA, que en mi opinión merecía tener un kit preestablecido que le hiciera mayor justicia.

Capítulo Dos (Dame un poco de Ritmo baby)

Estoy complacido con la sección Drumkit, creo que hacerla mejor era imposible. Los 33 kits de batería estan basados en muestras que contienen la gloriosa serie TR, CR, sonidos acústicos, House, EDM y Hip-Hop. Cada Kit posee 26 tonos. Pero son dos las cosas maravillosas dignas de ser resaltadas, la primera es que podemos construir nuestros propios kits personalizados sobre la base de 453 muestras existentes en memoria; la segunda es que cada sonido tiene un kit de regulación totalmente independiente, los filtros y controles del amp. envelope están diseñados para cada nota independiente, o sea, es posible editar cada tecla individual. En mi humilde opinión esta sección puede competir con máquinas especializadas tales como la TR-8

Aira TR-8
Aira TR-8

Capítulo Tres (Un poco de lo digital nunca está de más)

Dos Synth digitales, que aprovechan el potente motor “Supernatural”, que se hizo famoso por la respuesta adaptativa de la ” intelligent articulation ” a la manera de tocar el instrumento. Los dos Synth digitales pueden devorar las 128 voces de instrumentos. Cada uno de los dos Synth puede usar tres capas diferentes, es decir, tres capas distintas del muestrario de las 160 PCM que Roland les propone. Se darán cuenta inmediatamente de que la posibilidad de acoplar tres capas distintas para cada parte de los synth digitales, asegura una amplia variedad de tonos, haciendo que sus paletas timbricas esten siempre a la altura de cada tarea.
Las muestras que Roland propone han sido bien seleccionadas, pianos, guitarras, órganos, violines, viento, emulaciones analógicas, sonidos one-shot y efectos. Notables las emulaciones de la serie JP, las épicas Strings y las no menos míticas Brass polifónicas, menos exitosa la emulación de piano acústico, que al final cuenta solo con una única muestra. Hermosos los pads y todos los sonidos de “ambiente”, fascinantes los lead y profundos los sonidos de bajo; también los pianos eléctricos se defienden bien, mostrando un encanto muy especial. Aqui también encontramos filtros especializados para la parte digital, lowpass, highpass, bandpass, y peaking con resonancia. Los filtros aun siendo digitales, conservan un gran sabor vintage. Cada parte digital tiene su propio generador de envolvente digital con dos botones en el panel frontal, para los otros controles será necesario acceder al menú liliputiense. Me encantaron las feature del tempo Sync, que permiten obtener fácilmente deliciosas “oscilaciones” a traves de la manipulación de la perilla del rate LFO.

Capítulo Cuatro (sequencer, alegrías y penas)

Creo que la grande R esta enfrentando una batalla muy personal contra el “ Song mode”, es decir, la posibilidad de editar el número de repeticiones de los pattern en el arco temporal, como lo demuestra el hecho de que esta característica no sea ofrecida ni por el hermanito mayor (JD-XA) ni por la afortunada AIRA TR-8. Tal vez Roland quiere mantener en forma nuestra capacidad cerebral, imponiendo la presión de la tecla correcta en el momento adecuado durante un show, o crear simplemente una nueva estrategia contra el sueño, que busca mantenernos completamente lucidos, incluso en las noches en que reina el tedio.
Podrán crear, en este momento, sus propios patrern, usando las 4 pistas disponibles, pero no podrán organizarlas en song mode, la única alternativa viable es utilizar la estrategia de “favoritos”, a saber, la colocación de los pattern en orden de preferencia en los dieciséis pulsantes cuadrados presente en el panel frontal, también en este caso, deberán presionar el pulsante correcto en el momento adecuado. El problema solo será resuelto usando la DAW; con programas como Ableton u otro software de sequencing preferido, podrán crear loop y secuenciarlos, teniendo la satisfacción de hacer saber a su JD-XI quién manda. El límite máximo de medida de un pattern es 4, en caso de que fuese necesario incrementar medidas tendrán que utilizar un aparato adicional, reducir a la mitad el tempo y cambiar “setting scale”, llevándolo al trigésimo segundo; incluso el sistema de copia es riguroso y muchas veces resultará más ‘cómodo guardar el mismo pattern modificado cambiandole el nombre. Es posible grabar en tiempo real, con la ayuda de un cómodo metrónomo, y grabar paso a paso, utilizando la funcionalidad de los dieciséis botones del panel, el botón designado para el instrumento se encenderá o apagará en función de si ese instrumento debe sonar o no en ese step.
El Sequencer también prevée la posibilidad de cambiar el valor rítmico de las notas de cada paso, es posible en la sección de edición de escala, seleccionar tripletes de corcheas, semicorcheas o fusas.

Setup studio Lello Caliendo

Capítulo Cinco (arpegiame pero de besos saciame, muestra el efecto que tienes sobre mí)

128 estilos de arpegio, grid editable de 1/4 a 1/24, edición de la duración de cada nota del arpegio, 12 modalidades diferentes de ejecución de las notas dentro del estilo seleccionado (Up, down, random, etc…), velocity, range de octava y acento, convierten al pequeñín en una poderosa arma, que hará de ustedes los protagonistas indiscutibles de sus Rave party.
Pasemos a los efectos. Cuatro efectos simultáneos, dos insert y dos send. Pero atención, dije 4 efectos simultáneos, y no 4 efectos. Esto significa que tendrán a disposición: Bit crusher, Compresores, Distorsiones, Fuzzer, Flanger, Phaser, Slicer y Ring Mod. En mi opinión son realmente útiles los Reverberos y Delay, es evidente que Roland ha elegido con especial cuidado estos algoritmos, suenan bien, son limpios y dan una placentera sensación de amplitud natural.
Los cuatro bus se estructuran asi:
Effect 1 (distorsión, fuzz, compresor, bit- crusher).
Effect 2 (flanger, phaser, ring modulator, o slicer), Delay, y Riverbero.
Es posible anular cada efecto de forma independiente para cada parte. El delay puede ser sincronizado a numerosas divisiones de beat, o bien se puede “desenganchar” y liberar hasta unos 2.600 milisegundos.

Basic information of JD_XI

Capítulo Seis ( El vocoder, canta que nos pasa)

¡Genial! El micrófono Gooseneck está incluido en el precio, el vocoder es fácil de usar, y existen ajustes preestablecidos ya preparados para sus espectaculos Daftpunkiane. Geniales también las Auto notas, cuando esta función se activa, el synth detecta las notas que están cantando al micrófono y las reproduce automáticamente, ¡material de lujo! Se puede también utilizar el motor del vocoder mediante la inserción de una guitarra u otro instrumento externo, por supuesto, el contenido no se podrá secuenciar, no funciona como un muestrario. Por último, les tengo una noticia mala y una buena, la mala noticia es que no se puede utilizar el vocoder junto con la pista de synth analógico, este de hecho será inevitablemente sacrificado ya que el vocoder utiliza la sección analógica como una señal carrier. La buena noticia es que el vocoder podrá tranquilamente “sonar” acordes con sus voces,aun cuando la sección analógica haya sido concebida para ser monofónica.

Capítulo Siete (las inevitables conclusiones)

Resuminedo: La parte analógica tiene su encanto, y posee todo lo necesario para otorgarle el merecido blasón, si quisiera tener un sintetizador analógico monofónico, no compría il JD-XL, creo que suena en modo “normal”, nada del otro mundo. Nunca me ha defraudado durante su uso, pero si ustedes son de los puristas del analógico podemos decir que para las “mono oscilacione de las síntesis sustractivas” existen opciones mejores. La parte digital sin embargo es fantástica, la tecnología Supernatural se ha desrrollado, permitiendoles a ustedes tener a disposición, en poquisimo espacio, los frutos de la investigación que Roland ha conducido durante años para la realización de este proyecto, la máquina es insuperable gracias a la realización de Soundscapes y de texturas, la potencia de cálculo es suficiente para generar sonidos complejos y suntuosos.Divina la parte dedicada a los Drumkits, 88 cajas de muestras, 73 muestras de tambor, otras 238 muestras de tom, percusiones tradicionales, étnicas, one shots, fx y coutillons, representan un kit que le haría la boca agua a cualquiera. En cambio, revisaría nuevamente y por completo la función de copia de los patterns y aplicaría el song mode, que aqui falta. Afortunadamente, la última actualización ha puesto en practica el interactive chord, tal vez Roland se dio cuenta de que a veces los instrumentos los tenemos para tocarlos y no solo para mirarlos, de hecho con esta función, la reproducción del pattern cambiará en función de los acordes con que alimentamos al teclado. Con la última actualización también se agregó un Transpose más completo y una función de Side Chain Compression, para mayor información, se puede descargar el manual adicional del sistema operativo 1.50.

Capítulo Siete (Informe de evaluación recapitulativo, tarde o temprano, todos serán juzgados).

PRO

*Potente navaja suiza para sus producciones
*Una gran cantidad de sonidos bien hechos.
*El hibrido funciona
*Excelente Drumkit

CONTRA

*Quisiera conocer a quien realizó la serigrafía de las letras en rojo sobre el shasis de la maquina.
*Ruedas Pitch y Mod muy pequeñas y rígidas, unas estrías hubiesen sido útiles
*Ausencia de una perilla Alpha Dial para editar velozmente los parametros
* No song mode, no party

NOTICIAS UTILES

Modelo:JD-XI
Precio de venta aconsejado: € 550,00 Iva inclusa.
Distributore italiano: www.roland.es
Sito ufficiale: www.roland.com

DEMO AUDIO

En la red se pueden encontrar gran cantidad de demos de Roland JD-XI, hechos siguiendo las líneas de la perfección acústica.
Siguiendo con la idea de la navaja suiza les propongo una grabación realizada en modo “casero”, mediante la conexión de las salidas del instrumento directamente a la entrada de mi Iphone con la ayuda de un cable comprado en Amazon por unos pocos euros.
Es una recopilación de algunos de los éxitos de los años 80 con la que quería mostrar la gran flexibilidad del tono de la máquina. Espero que ustedes deseen apreciar el carácter rústico de la demo, sin trucos y sin trampas y perdonar las imprecisiones de la pista reproducida en vivo.

Lello Caliendo

Condividi questo articolo!
Nessun commento