Ho avuto il piacere di intervistare il celebre compositore e musicista Carlo Siliotto durante il “Guitar Oasis International Music Festival” nel 2022.
Sono stato presente durante questo evento straordinario, e sono entusiasta di poter condividere con voi parte di questa lunga conversazione con un artista così talentuoso e influente nel mondo della musica. Il Maestro Carlo Siliotto ha una carriera di grande successo che si estende per oltre tre decenni, durante i quali ha composto musiche per film, serie TV e collaborato con importanti artisti della scena musicale italiana e internazionale, ricevendo anche numerose nomination e premi, tra cui il David di Donatello, il Golden Globe e il BMI Film Music Award. Le sue colonne sonore per film come Il “Padre e lo Straniero“ e “Nomad” gli hanno fatto guadagnare fama mondiale e numerosi riconoscimenti. Durante l’intervista, Carlo ha condiviso con noi la sua passione per la musica, la sua esperienza nel mondo della composizione e la sua filosofia dietro alla creazione di colonne sonore.

Umberto Sorbo: Qual è il ruolo della musica all’interno del cinema?
Carlo Siliotto: Il legame tra cinema e musica risale alle origini stesse del cinema. Infatti, il primissimo film muto dei fratelli Lumière, la famosa locomotiva che va verso la macchina da ripresa, aveva un pianista che suonava durante la proiezione. Questo dimostra che la musica è sempre stata presente nel cinema sin dalle sue origini. Tuttavia, quando è arrivato il sonoro, si è presentato il problema di come integrare la musica nella pellicola in modo efficace e armonioso. Il sonoro ha aperto nuove possibilità espressive nel cinema, ma ha anche posto nuove sfide per i registi e i compositori di musica per film.
La musica nel cinema ha molteplici funzioni, ma la sua importanza risiede nel fatto che essa è in grado di influenzare il pubblico in modo molto potente ed emozionale. È come un attore invisibile, capace di creare atmosfere, di sottolineare le emozioni dei personaggi e di trasmettere sensazioni al pubblico. La musica può infatti cambiare il senso di una sequenza e per questo alcuni registi hanno paura di usarla, perché temono che possa interferire con l’interpretazione degli attori o alterare il significato della scena.
Inoltre, la musica può diventare parte integrante della narrazione, svolgendo un ruolo fondamentale nella costruzione del racconto. Alcuni registi utilizzano la musica come elemento di transizione tra le scene, oppure la utilizzano per creare un climax o per sottolineare il significato di una particolare scena.
Per questo motivo, la scelta del compositore e la creazione della colonna sonora sono aspetti cruciali nella realizzazione di un film. Il regista deve avere una visione chiara del tipo di musica che vuole utilizzare, in modo da poter trasmettere al compositore la giusta ispirazione e le indicazioni necessarie per creare la colonna sonora adatta al film.
In definitiva, la musica è nata con il cinema e rimane uno degli elementi più importanti nella realizzazione di un film, in grado di influenzare il pubblico in modo profondo ed emozionale. La sua presenza costante nel cinema dimostra quanto essa sia parte integrante della settima arte e della sua evoluzione nel tempo.
Umberto Sorbo: Come si inspira per le sue composizioni?
Carlo Siliotto: Quando mi chiedono come inizio a scrivere la musica per un film, la risposta è sempre la stessa: non ho idea. È come se le prime tre note arrivassero da qualche parte nell’aria, e non so da dove vengano. La musica in generale è un dono, ma quando si tratta di accoppiarla alle immagini, la sensibilità diventa un altro dono. La mia passione per il cinema e la musica sono due cose che si sono unite fin da quando ero giovane. Per poter scrivere musica per il cinema, è importante amare entrambi gli aspetti. Solo così si può essere veramente portati a scrivere musica per le immagini.
Il lavoro di scrivere la colonna sonora di un film è un vero e proprio privilegio. Spesso i registi devono bussare a molte porte per trovare i finanziamenti per un film, e quando finalmente hanno il budget, affidano la creazione della colonna sonora a noi compositori. È come se ci affidassero il loro “figlio” e ci dicessero: “Adesso educalo tu”. È un privilegio enorme, e noi compositori siamo molto fortunati ad avere la possibilità di fare questo lavoro.
Ho avuto la fortuna di incontrare e lavorare con Ennio Morricone che mi ha insegnato come scrivere musica al buio solo guardando la proiezione. Quando si inizia a lavorare su un film, si vuole capire il più possibile, cercando di trovare nuove idee e spunti creativi. Tuttavia, Ennio ci ha fatto capire che spesso la prima idea che si sente è quella giusta. Quelle prime tre note che arrivano dall’immagine del film sono quelle che ci dicono dove la musica deve andare. La sfida è quindi quella di trovare il modo migliore per esprimere quelle prime note in modo efficace e creativo.
“Quando si scrive la colonna sonora per un film, bisogna credere in sé stessi e nella propria creatività.” È importante capire quale sia la propria voce e trovare il modo per esprimerla nella musica. Ognuno di noi è diverso dagli altri, e proprio per questo motivo i registi ci scelgono per creare la colonna sonora dei loro film. Il primo consiglio che posso dare a chiunque voglia scrivere musica per il cinema è di trovare la propria voce e crederci sempre. Questo è vero non solo per la musica per il cinema, ma per qualsiasi tipo di composizione. Non è sempre facile trovare il compositore giusto per un progetto, così come non è facile trovare l’attore giusto.
Umberto Sorbo: Qual è stata la sua esperienza in merito?
Carlo Siliotto: In effetti, ogni progetto ha bisogno di un compositore adatto e la stessa cosa vale per gli attori. Questa è la “conditio sine qua non”. Parlando della mia esperienza personale, posso dire che sono nato come musicista di musica popolare. Il mio primo incontro con la musica è avvenuto all’età di 10 anni quando mia madre mi ha portato al festival dei due mondi di Spoleto, dove ho assistito ad uno spettacolo di gospel dei “Voices of East Harlem” chiamato “Black Nativity”. Questo spettacolo raccontava la Natività nera attraverso i canti degli schiavi d’America e mi ha profondamente ispirato. Tornando a casa, mia madre mi ha chiesto se volessi una bicicletta o una chitarra per Natale e ho scelto la chitarra.
Il secondo momento fondamentale della mia formazione musicale è stato quando ho scoperto il Quartetto Cetra. L’arrangiatore Virgilio Savona spiegava la lettura verticale della musica, cioè gli accordi e le cose, e faceva sentire le voci una per una, ma quando le metteva insieme, creavano un’armonia straordinaria e bellissima. Da lì ho intrapreso una carriera come performing musician con la mia band e ho collaborato con molti cantanti e produttori.

Quando ho avuto mio figlio, ho deciso di dedicarmi completamente alla composizione di musica per il cinema. Ho rifiutato tutti i lavori che mi erano proposti e ho cercato di realizzare il mio sogno di scrivere musica per il grande schermo.
Lavorare con i registi è stato un’avventura. Ho imparato che non dobbiamo aspettare che ci dicano cosa vogliono, perché spesso non lo sanno. La musica è il nostro linguaggio, non il loro; quindi, dobbiamo proporre noi stessi e offrire le nostre idee. In questo modo si crea un rapporto collaborativo tra il compositore e il regista che porta a risultati eccellenti.
Umberto Sorbo: Qualche consiglio operativo per iniziare da dare ad un giovane compositore .Cosa ci può suggerire?
Carlo Siliotto: Durante un’intervista, mi è stata posta una domanda sulla mia esperienza come compositore per il cinema e ho ricordato come tutto sia iniziato quando ero giovane. In quel periodo, avevo saputo che la famiglia di un mio amico possedeva un piano dono del famoso compositore Piero Umiliani. Mi interessava molto e quindi chiesi il numero di telefono. Quando andai a trovarlo, mi fu raccontato cosa disse Piero circa l’inizio della sua carriera:
“Alla fine della guerra, suonavo jazz nelle cantine e una persona mi chiese di scrivere la musica per il suo film. Tuttavia, non avevo mai scritto musica per un film prima e così dissi che non me la sentivo di farlo. Ma lui mi rassicurò dicendomi di non preoccuparmi perché avrebbe tagliato la mia musica per le scene. Mi disse: “Tu fai la tua musica, poi la taglio io e la metto sul film, lo faccio io il lavoro io”. Non sapevo che quell’uomo fosse Mario Monicelli ed il film I soliti ignoti. Due mesi dopo ero ricco perché quel film fu un successo.”
Umberto Sorbo: Riflettiamo su questa esperienza, tornando ai giorni di oggi i giovani compositori possono approfittare di molte risorse.
Carlo Siliotto: Ad esempio, consiglio di iscriversi alla “Society of Composers and Lyricists” , un’associazione con base negli USA ma con membri in tutto il mondo che offre molte risorse e possibilità di incontrare altri compositori e partecipare a iniziative. Inoltre, in Italia esiste l’ACMF, Associazione Compositori Musica per Film, che organizza molte attività. La mia esperienza mi ha insegnato che la musica per il cinema non è un genere unico e che ogni compositore deve mettere la propria voce nella musica. Come per gli scultori, ognuno ha il proprio materiale e il proprio stile, e il risultato finale è diverso per ognuno. Quindi, è fondamentale discutere con il regista quale parte la musica deve avere nel film. Una volta che questo è chiaro, tutto diventa semplice.
Ricordo in particolare un consiglio prezioso che mi fu dato da un regista: “Fai quello che vuoi, ma la musica deve avere un senso della memoria dentro”. Questa indicazione era molto chiara, perché sapevo da dove partire e dove andare con la mia composizione.
Umberto Sorbo: Cosa vede nel futuro della colonna sonora?
Carlo Siliotto: Durante un’intervista, Mario Monicelli ha espresso il suo odio per la musica, affermando che se ha bisogno della musica significa che non è stato abbastanza bravo a raccontare ciò che voleva attraverso il film. Tuttavia, al giorno d’oggi, il sound design è diventato un’importante componente del cinema, che va oltre il semplice lavoro dei rumoristi, includendo l’uso di effetti, drone, rumori, fischi e altre tecniche per creare un’esperienza audio unica e distante dalla realtà del racconto. Grazie alla tecnologia, la cinepresa è in grado di raccontare molto di più di quanto si potesse fare una volta. Questo permette ai registi di essere più liberi e di raccontare la storia attraverso i loro occhi, senza doversi limitare alla musica per creare l’atmosfera giusta. Di conseguenza, diventa sempre più difficile trovare spazio per la musica nel cinema moderno.
Ci sono anche altri pericoli legati all’utilizzo delle macchine e dei mockup per creare la colonna sonora di un film. Infatti, spesso i compositori dipendono totalmente dal computer senza saper scrivere la musica e questo porta alla creazione di musiche molto simili tra loro. Quest’anno sono stato in una giuria per un concorso, dove abbiamo dovuto considerare 10 composizioni diverse per lo stesso cortometraggio, ma tutte sembravano uguali a causa dell’eccessiva dipendenza dalla tecnologia.
Inoltre, spesso gli studenti delle scuole di cinema pensano che il cinema sia un genere, e questo li porta a non trovare la propria “voce” musicale. È importante che gli studenti vengano aiutati a sviluppare la propria creatività e a trovare il loro stile musicale unico. Solo così potranno creare colonne sonore originali che possano davvero aggiungere valore ai film.
È stato un piacere intervistare Carlo Siliotto e conoscere la sua storia nel mondo della musica e della composizione. Sono convinto che le sue esperienze e le sue riflessioni possano essere di grande ispirazione per molti aspiranti musicisti e compositori.

Carlo ha condiviso con noi molti dettagli sulla sua carriera, dalle prime esperienze come musicista in una band alle collaborazioni con importanti registi di Hollywood. La sua passione per la musica si è rivelata fin dall’infanzia, quando ha iniziato a suonare il pianoforte e la chitarra, per poi approfondire gli studi di composizione al Conservatorio.
Uno dei temi ricorrenti della sua carriera è stata la capacità di adattarsi ai diversi stili musicali richiesti dai vari progetti. Dagli arrangiamenti per artisti italiani come alle colonne sonore per film di successo come “Nomad“, Carlo ha dimostrato di saper padroneggiare diversi generi musicali con grande maestria.
Inoltre, Carlo ha condiviso con noi la sua filosofia dietro alla composizione musicale e l’importanza dell’ascolto e della comunicazione con il regista per creare la giusta atmosfera per il film. Ha anche parlato del suo amore per le collaborazioni internazionali e di come lavorare con artisti di diverse culture possa portare a risultati unici e innovativi.
Desidero ringraziare il M° Carlo Siliotto per aver condiviso la sua esperienza e la sua conoscenza con noi. La sua carriera musicale è stata davvero notevole e ci ha fornito molti spunti di riflessione sulla musica e sulla composizione.
Notizie Utili
Sito: www.carlosiliotto.com