
Oggi parliamo di uno degli “accessori” più importanti e forse, per assurdo, più bistrattato di uno studio di registrazione: la D.I. (direct box), sconosciuta a molti, ma fondamentale per un output sonoro di qualità.
In un’era in cui, tanto nell’home studio quanto in ambienti professionali, strumenti come il basso e la chitarra vengono registrati direttamente (senza passare tra effetti o amplificatori) per poi essere successivamente processati mediante plugin, l’uso della D.I. è fondamentale. L’utilizzo “principe” di una D.I., quando si connette un basso od una chitarra (in particolare se passivi) all’ingresso line di un mixer, è quello di ottimizzare l’impedenza d’ingresso del mixer con quella degli strumenti.
Avete mai provato ad inserire un basso o una chitarra passivi direttamente in un ingresso line di un mixer? Il suono che se ne ottiene è generalmente smorto e con pochi alti. Inoltre, sembra che il controllo dei toni dello strumento non funzioni correttamente. Tutto ciò è dovuto ad un errato interfacciamento: l’impedenza d’ingresso line del mixer è troppo bassa per potersi accoppiare correttamente con l’impedenza d’uscita dello strumento. Ecco quindi che una D.I. – inserendosi tra lo strumento ed il mixer – può mettere tutto a posto, fornendo il giusto valore d’impedenza d’ingresso allo strumento e d’uscita per il mixer.
Diverso è il discorso relativo all’utilizzo di una D.I. per trasformare un segnale sbilanciato in bilanciato, permettendo così al cavo di percorrere numerosi metri con maggior sicurezza (minor perdita di segnale e disturbi)…
Diversi tipi di D.I.: passive ed attive:
Nelle D.I. passive l’ottimizzazione avviene attraverso opportuni trasformatori d’impedenza che si inseriscono tra la sorgente ed il carico. Ovviamente la D.I. non viene alimentata. Nella costruzione di una D.I. passiva è fondamentale la qualità e la sezione del filo che si usa per l’avvolgimento del trasformatore, così come il numero di spire. Bisogna tener presente, che il segnale dello strumento per giungere al mixer, passerà attraverso numerosi metri di filo (avvolgimento) e quindi sezione, lunghezza e qualità dello stesso incideranno fortemente sul suono finale.
Per le D.I. attive abbiamo una gamma di opportunità: si passa da quelle semplicissime, che svolgono il loro compito attraverso circuitazioni appropriate, a veri e propri preamplificatori/channel streep con funzione di D.I. E’ chiaro che ogni strumentista, in base ai gusti ed alle esigenze personali, preferisca scegliere tra le diverse tipologie costruttive (passiva o attiva in primis, ma anche valvolare, transistor, ibrido,ecc..)

Ne abbiamo per tutti i gusti: Behringer Ultra D.I. 600P (passiva), Behringer Ultra D.I. DI100 (attiva), Radial JDI (passiva), Radial JDV, Reference RDI B01, Tech 21 SanAmp e tante altre ancora.

Se poi prendiamo in esame un PRE/D.I., allora notiamo come quasi tutti i produttori di outboard/preamp hanno modelli di D.I./preamp nei loro cataloghi. Anche effetti/multieffetti per basso e chitarra, messi rigorosamente in ByPass (per mantenere un suono fedele all’originale, per quanto possibile), collocandosi perfettamente tra lo strumento ed il mixer, possono consentire un corretto interfacciamento.
Premesso tutto ciò, come orientarci nella scelta?
Sappiamo bene che nella musica “suonata” non esistono regole precise: tutto è creatività, ovviamente dando per scontata la qualità intrinseca dei prodotti. Non siamo nella fase riproduttiva, in cui le regole dell’Alta Fedeltà impongono scelte precise per evitare distorsioni non volute dall’artista. Qui siamo nell’embrione: il colore, il fruscio, il metallo, la vibrazione, la freddezza o il legno fanno piena parte tanto dello strumento quanto del risultato che il compositore vuole perseguire. Siamo, quindi, nel campo della sensibilità e del gusto personale dell’artista. Personalmente quando registro il basso, uso soluzioni diverse in funzioni del sound che cerco. Tralasciando divagazioni sull’uso dell’amplificatore in registrazione, quando necessito di riprodurre sul mio supporto di turno, un suono DRY, uso alternativamente:
– Tube pre Mp di ART, per un suono valvolare ma non troppo. Utilissimo, nella registrazione del basso, il tasto per l’inversione di fase. L’importanza di una corretta fase
nelle registrazioni (in particolare per il basso) è fondamentale, ma non può essere approfondita in questa sede.

– Yamaha Fx 500B multieffetto, per basso rigorosamente in ByPass. Anche se come multieffetto è un po’ datato, usato in Bypass questo strumento permette un corretto interfacciamento tra basso e mixer. Il suono di basso che esce dall’Fx 500 è forse più sottile del solito, ma con definizione ed attacco ottimi tanto che si riescono ad apprezzare tutti i minimi dettagli. Purtroppo spesso suono grosso e definizione non vanno a braccetto.

– Bass POD XT, che può essere usato come D.I. mettendo tutto in ByPass.

– Presonus Tube Pre, per un suono più valvolare.

Per la registrazione della chitarra elettrica è difficile concepire l’uso di una D.I., ma volendo pensare ad un multieffetto la mia scelta ricade spesso su un Boss GX 700. Per chi ama il suono secco e pulito della chitarra elettrica datrattare successivamente, l’ideale potrebbe essere un effetto/multieffetto in bypass o una buona D.I. passiva. Per chitarra acustica e classica nessun dubbio: le riprese sono microfoniche e quindi viene usato un PRE/MIC., senza alcuna D.I.
In sostanza, non esiste una soluzione o un suono definitivo. Questo è anche il motivo per il quale negli studi di registrazione si trovano sempre diverse apparecchiature che forniscono le varie alternative: un buon target tecnico significa la piena rispondenza tra i “desiderata” dell’artista e la qualità dell’output, in base ad una “bussola” come quella che si è appena cercato di fornire.