JOEMEEK ThreeQ Studio Channel – Channel strip monofonico

Antonio Campeglia

Recensire outboard economiche non è il mio forte, ho constatato che  nella maggior parte dei casi non hanno una propria identità o, cosa più grave, non “suonano”. Forse proprio perché prevenuto, ho “parcheggiato” il piccolo channel strip monofonico della Joemeek  in un oscuro angolo di casa  per un paio di mesi, nella speranza che prima o poi affidassero l’articolo ad un altro collega. Circa tre mesi fa  però un amico mi chiede in prestito un PRE con phantom da inserire sulla sua scheda per una registrazione al “volo”. “Antonio, non mi serve nulla di professionale… si tratta  solo di un provino”. Ecco l’occasione!!! Faccio una bella figura, prestandogli un channel strip, e nel contempo  me lo ascolto e recensisco. Quando si dice due piccioni con un cavo….


Prologo:

Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie di elaborazione audio rappresentano un concetto  inimmaginabile fino al ventennio scorso. Nonostante la massiccia evoluzione qualcuno sembra ancora non pienamente soddisfatto. Molti musicisti, produttori e tecnici del suono avvertono la mancanza, nel puro dominio digitale, di quel carisma e di quell’inconfondibile carattere che resta appannaggio di  apparecchi analogici classici. Oltre ad una gestione semplice questi apparecchi offrivano una sonorità tipica che oggi è  molto di moda. Il fenomeno non riguarda solo  le outboard, ma anche gli strumenti musicali, per avere testimonianza di ciò  basta  ascoltare  le  HIT attuali che dominano le classifiche di mezzo  mondo. Purtroppo però questi “gioiellini”,  degli anni ’60 e ’70,  sono disponibili in numero limitato, caratterizzati spesso da  prezzi proibitivi e dalla difficoltà nel reperire ricambi originali. “Joe Meek” è il nome di un ingegnere del suono britannico che negli anni sessanta ha prodotto in Inghilterra molti album pop. Joemeek è anche il nome di una nuova serie di prodotti il cui design e la circuitazione evoca ricordi legati  a tempi ormai lontani all’elettronica applicata in ambito musicale. La casa madre però ha dimostrato una spiccato intuito commerciale, sapendo di appartenere a un mercato  ormai globalizzato, ha voluto fornire, con tutta la sua linea di prodotti, un buon rapporto qualità-prezzo, riuscendo a mantenere una sufficiente distanza dalla “spietata” concorrenza.

Catena audio:

Il test è stato effettuato collegando le  sorgenti sonore mediante un cavo Klotz direttamente sul ThreeQ, il segnale viene poi  inviato ad un ingresso analogico  della scheda Motu 2408 MK3; Il tutto viene monitorato da due coppie di diffusori, le PMC modello TB2S-A ; come già detto in più occasioni trovo questi monitor molto precisi e lineari in special modo sulle medie frequenze, per avere poi una migliore risposta sulla gamma delle frequenze basse mi sono affidato alle Genelec 1032 le quali montano un cono da 10 pollici. In un secondo momento ho voluto effettuare  una vera e propria  prova su strada: mixer Mackie MS 1204 VLZ Pro e come diffusori Mackie SRM450 ed  FBT Maxx 4A. I microfoni che ho usato sia da studio che live sono stati tanti, TLM 103 Neumann, Akg C414, Rode NT2A, Shure SM58 e SM57. Per quanto riguarda chitarre e  bassi è inutile fare un elenco,  ho usato tutto quello che capitava in studio, da un basso artigianale molto vecchio, che faceva fatica a tenere l’accordatura, ad una chitarra Gibson modello Les Paul standard.

Descrizione:

Il ThreeQ si presenta in una semplice e  piccola scatola di cartone  (Fig.1) con raffigurante all’esterno lo strumento in questione. All’interno troviamo il ThreeQ, un manuale in inglese, la garanzia e ahimè! Un alimentatore esterno di 12 VA. A prima vista, la caratteristica estetica più evidente è senz’altro il pannello frontale di colore verde (Fig.2 ) che in questa produzione va più verso il verde smeraldo; la  linea appare decisamente meno spigolosa e in generale più arrotondata, il biglietto da visita è : “Sappiamo cosa facevamo, e sappiamo fare oggi quello che facevamo”. In linea di principio il Joemeek  ThreeQ pro channel, include, in un unico modulo a 1/2 unità rack, tre gruppi funzionali: amplificatore microfonico e di linea, compressore ed equalizzatore.
Sul pannello frontale guardando da sinistra verso destra troviamo: in basso il tastino “LINE” completo di led che provvede ad adattare segnali di linea, ” PREAMP GAIN” che è controllato da un potenziometro rotativo Alpha 403 10c5K  con una taratura a microscatti con valore da un minimo di 10 dB ad un massimo di 60 dB completo di “led peak”. Proseguendo individuiamo la sezione compressione “OPTICAL COMPRESSOR” gestita da 3 potenziometri rotativi (i primi 2 Alpha 4E3 mentre il terzo Alpha 5D2), il primo “COMPRESS” , seguito poi  da “ATTACK”e “RELEASE”. (Fig.3)

I componenti interni del compressore oggetto della nostra prova rispondono a una logica un po’ differente rispetto agli  apparecchi comunemente  diffusi. Questi ultimi di solito  si basano sulla tecnica dei VCA nei quali un amplificatore di regolazione controllato in tensione è responsabile della compressione del materiale audio. Gli apparecchi Joemeek invece,  offrono una compressione su base fotoelettrica con la quale i progettisti hanno voluto rendere omaggio alla tradizione degli anni ’60. Il potenziometro “compress” regola l’entità della compressione del materiale audio. In questa ottica  la sua funzione corrisponde all’incirca al valore “Treshold” dei  compressori basati su VCA. Dato che i compressori fotoelettrici non possiedono alcun punto di treshold definito, il processo si articola in questo modo: “compress” esalta il segnale che viene condotto all’unità di controllo; la compressione entra in azione dolcemente e varia a seconda della costituzione del materiale (spettro sonoro e ampiezza). L’entità dell’attenuazione del livello dovuta alla compressione viene sempre visualizzata dal VU meter a led anch’esso di dimensioni lillipuziane, giustamente però proporzionato con tutto il resto.
“ATTACK” e “RELEASE” sono responsabili della risposta temporale del compressore. Il tempo di attacco definisce quanto tempo deve decorrere fino alla compressione “piena” non appena sono state raggiunte le condizioni per la risposta dell’apparecchio. Il tempo di release o decadimento finale è invece responsabile del tempo di “ritorno” alla normale amplificazione 1 ad 1. L’intera sezione di compressione può essere attivata o disattivata mediante un interruttore di color bianco: ciò consente di effettuare un confronto molto comodo fra il segnale elaborato e quello originale. Ancora più a destra troviamo un piccolo equalizzatore, a tre bande MEEQUALIZER (Fig.4)  con medi semiparametrici, bassi shelving puntati ad 80 Hz con intervento che va dai -15Db a +15Db, ed alti “shelving” puntati a 12 kHz con intervento -15dB +15 dB. Anche la sezione equalizzatore può essere attivata o disattivata tramite pulsantino. In ultimo troviamo il potenziometro OUTPUT GAIN (alpha 4 E3 a microscatto), molto utile per adattare l’eventuale segnale processato alla strumentazione che lo segue, questi può anche compensare eventuali perdite di livello dovute alla compressione. Infine sopra a destra troviamo un segmento formato da 9 led meter: il primo led da sinistra verso destra indica l’accensione dell’ apparecchio “ON”. Precisiamo, per dovere di cronaca, che l’apparecchio non possiede un interruttore ON e OFF. Il resto dei led che monitorizzano il segnale d’uscita hanno un “range” di -24dB a + 12dB.

Pannello posteriore:

Il pannello posteriore è  semplice e spartano (Fig.5). Partendo da sinistra verso destra troviamo: il connettore per il cavo di alimentazione in formato mini jack che riceve una tensione trasformata in 12V tramite alimentatore esterno, uno switch a pulsantino + 4 dB o -10 dB, che serve a controllare le due uscite parallele 1/4″ bilanciate “OUTPUTS”. Continuando troviamo un ingresso  “MIX INPUT” a jack utile per  chi voglia  inserire nel THREEQ un segnale aggiuntivo senza farlo passare dal preamplificatore. Accanto troviamo inoltre un connettore “INSERT” per inserire effetti esterni come per esempio  un gate o un de-esser che dispone della diffusa assegnazione tip/ring/sleeve. Il punto di insert è dopo la preamplificazione. Infine troviamo un ingresso jack  per il segnale di linea  LINE INPUT, e uno microfonico MIC IMPUT con connettore XLR (con dispositivo d’arresto) completo del pulsantino “48V” PHANTOM POWER per i microfoni che ne necessitano.

Joemeek sotto torchio:

Si tratta di un apparecchio concepito principalmente come preamplificatore microfonico, ed è per questa ragione che lo ho utilizzato innanzitutto, nel corso delle prove, per la preamplificazione di vari microfoni dinamici e microfoni a condensatore. Devo dire che il threeQ riesce a svolgere questo compito con bravura e possiede i requisiti  per portare ad un livello accettabile anche i candidati “deboli di livello”. Il fruscio è inesistente e il suono sembra piacevolmente “saturo” senza per questo diventare  cupo. Si deduce una buona qualità generale capace di fungere da alternativa al canale di un buon banco di mixaggio. L’apparecchio vanta una presenza bassissima di rumore, di conseguenza può essere utilizzato benissimo per la registrazione OFF MIXER con tutti i conseguenti benefici. Il dettaglio della risposta in frequenza generale delle sorgenti esaminate è abbastanza definitivo, ho notato una notevole influenza sul risultato timbrico finale; la sezione delle medie centrali viene colorata in maniera piacevole, con vero carattere “British sound”. Si ottengono risultati belli e interessanti, e non solo nell’elaborazione di parti vocali ma anche  di quelle chitarristiche,  bassistiche, o  di più svariata natura. La sezione del compressore mette in luce una coerenza qualitativa pari a quella del preamplificatore dal quale è preceduta anche se in definitiva si può operare solo su  tre parametri. Il compressore può essere utilizzato senza alcun problema e interviene dolcemente sulla sonorità. Se si scelgono i parametri in modo intelligente, si possono realizzare anche alti valori di compressione senza influire negativamente sul timbro. Come con  tutti i compressori ho rilevato un’elevazione del rumore nella fase del decadimento finale. Potrebbe valere la pena inserire un expander o un gate in insert per evitare questo problema. Se si usa l’ingresso MIX IN collocato sul pannello posteriore possiamo anche utilizzare il compressore  facendo a meno del preamplificatore , comodo quindi  per  una eventuale  fase di mixdown. Chi è abituato a lavorare con i compressori  basati sui VCA, è sicuramente costretto  ad un po’ di pratica  con il compressore Joemeek per poter sperimentare le ripercussioni degli elementi operativi sul segnale. Non ci vuole molto comunque per abituarsi alla gestione e iniziare poi  subito  a saggiare le varie possibilità d’intervento, che definirei piuttosto numerose. Le possibilità di impostazione vanno dalla compressione molto sottile, acusticamente quasi impercettibile, fino ad un “pompaggio” molto intenso. La compressione viene attivata in modo molto morbido , con alcune impostazioni si nota con meraviglia come la compressione raggiunga livelli notevoli senza penalizzare la vivacità del segnale processato. Ho utilizzato chiaramente il threeQ solo su sorgenti singole ed ho sempre ottenuto risultati ottimi. Il compressore non emette in pratica alcun rumore, ho notato solo una  lieve amplificazione di questo nelle pause di intermodulazione, cosa che  del resto accade con tutti i compressori. Contrariamente alla risposta sonora degli apparecchi basati su VCA, (Fig.6) piuttosto lineare e spesso cupa nel caso di una compressione intensa, l’apparecchio Joemeek  mantiene vive le caratteristiche di  “presenza ” e “vivacità” dell’input. A mio avviso questo punto di forza  non è tanto  frutto di un intervento “artistico-creativo” da parte  costruttori  ma piuttosto di un efficace  controllo della dinamica nella fase di acquisizione, al fine di controllare l’eccessivo impeto da parte di esecutori poco educati. Possiamo senz’altro dire che la  caratteristica particolare del threeQ è proprio l’interazione, ben concepita, fra preamplificatore, compressore ed equalizzatore in uno spazio ridottissimo, limitazione fisica che   non va mai a  discapito della qualità finale. La sezione equalizzazione, ultimo anello della catena,  se usata  con cautela  offre  risultati fantastici. Le parti vocali, ottengono una presenza e una chiarezza di buon livello. Con un basso elettrico dotato di corde vecchie, si ha l’impressione che qualcuno abbia montato all’istante una muta di corde nuove. Gli artisti dello slap apprezzeranno sicuramente la sonorità energetica e funky. Anche in questo caso vale il motto “ in media stat virtus”,  attenzione a  dosare opportunamente i controlli,  un utilizzo spropositato  genererebbe  timbriche troppo metalliche o troppo gonfie, pregiudicando il risultato finale. Del resto, non dobbiamo  mai dimenticare che il rischio è distruggere le formanti del segnale originale ed ottenere  un risultato poco “veritiero” e “goffo”.  Questo rischio si accentua proprio  dopo lunghe sessioni in studio, l’utente  tende a voler ottenere  una brillantezza maggiore di quella necessaria. In questo caso cosa importante è avere le orecchie “fresche”  e adottare il famoso motto “meno è, meglio è”.

Conclusioni:

Personalmente il Joemeek threeQ mi ha saputo convincere, grazie alla sua sonorità e alle sue funzionalità. Si distingue per  una gestione semplice e chiara. E’ un dispositivo molto particolare  capace di produrre una sonorità decisamente individuale, potrebbe piacere a numerosi musicisti sia per un utilizzo sia live che da studio. Fra le tre sezioni del nostro channel strip: pre, compressore ed equalizzatore, mi è piaciuta in particolar modo la sezione preamplificatrice, suona veramente bene, molto meglio di macchine più blasonate. Lo strumento si è comportato deliziosamente sia in studio  che live. Il suo suono britannico è stato gradevole, anche sulle PMC TB2S-A e le GENELEC 1032 che sono casse molto trasparenti e rivelatrici.  Il suono processato si rievoca  il “vintage”, depurato dai   problemi caratteristici del periodo, quale ad  esempio la presenza notevole di fruscio e così via. Chi può accettare il compromesso di una regolazione leggermente limitata rispetto ai fratelli maggiori della stessa casa (e credo che  questo compromesso  si possa fare) e non ha nessuna avversione contro gli alimentatori esterni, otterrà per  una somma adeguata una macchina buona e flessibile,  comprensiva di piccolo preamplificatore, compressore e equalizzatore. La sua circuiteria interna è lineare e pulita  (Fig.7). Ho gradito molto l’accuratezza nel differenziare i potenziometri  dal tipo di lavoro che vanno a svolgere percorso audio. Anche se lo strumento viene costruito è “Made in China” sono stati tutti ben tarati e di buona fattura, (Fig.8)  e sono messi alla distanza giusta senza interferire gli uni con gli altri. Ma parliamo del profilo estetico, anche l’occhio vuole la sua parte. Come si fa  a non notare questi affascinanti scatolotti verdi??? Qualora un giorno decidiate di non utilizzarlo più nel vostro studietto, potrete sempre mettere un completo blu e portarvelo sotto il braccio per una passeggiata al parco. Sarete di sicuro al centro dell’attenzione. Come vedete non è sempre dispendioso avere gusti fuori dal comune!!! . Dopo tutti questi elogi vorrei  avanzare una critica, altrimenti che recensione è? Il Joemeek ThreeQ non possiede alcun interruttore di accensione, sicuramente non si tratta di una cosa tragica,  ma pur sempre un particolare che va considerato.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore : JoemeeK

Modello:  ThreeQ

Website: www.joemeek.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: Euro 210 + IVA

Condividi questo articolo!
Nessun commento