Stabat Mater – Giovanni Sollima

Fabio Pesce

Nei giorni 11 e 12 dicembre 2021 abbiamo avuto il piacere di assistere alla prima dello “Stabat Mater” presso il Teatro “Massimo Bellini” di Catania, scritto e diretto dal maestro Giovanni Sollima su testo in siciliano di Filippo Arriva per controtenore, coro, violoncello, theremin e orchestra.

La presenza dell’inusuale ma significativo suono del theremin di Lina Gervasi, la dolcezza della voce del controtenore Raffaele Pe, i testi in siciliano, l’utilizzo di percussioni etniche… siamo rimasti particolarmente colpiti da queste scelte artistiche coraggiose e ne abbiamo parlato direttamente con l’autore. 

 
Ageofaudio:
Innanzitutto l’utilizzo della lingua siciliana per questo
Stabat Mater.
A cosa è dovuta questa scelta? Il siciliano è legato a sonorità linguistiche, lingua del popolo, lingua delle tue radici?
 
G. Sollima:
L’idea di scrivere uno Stabat Mater è nata proprio dall’aspetto linguistico, Filippo Arriva pur basandosi sui versi di Jacopone Da Todi ha lavorato sulle stratificazioni di una lingua – il siciliano – che, pur essendo ancora parlata, affonda le radici nell’antichità, da sempre assorbe tracce di altre lingue e culture e molti dei suoi antichi termini “galleggiano” in una dimensione astratta, misteriosa, direi musicalissima oltre lo stesso significato, dato che li percepisco come fonemi.
Certamente sono sensibile da sempre alle lingue del popolo, infatti raccolgo canti popolari fin da quando ero bambino, pratica che continuo ancora; tra testi, appunti, campionamenti e libri, ho una raccolta assai corposa di diversa provenienza, dalla Scozia e Irlanda, America latina, diverse aree dell’Africa, India, passando per Nord Europa, Scandinavia, scendendo per i Balcani, proseguendo per l’Armenia, transitando per l’Asia fino a raggiungere il Northen Territory australiano e – ovviamente – con una consistente presenza di Sicilia, Calabria e Salento. 
 
 
Ageofaudio:
Raffaele Pe, unico solista vocale, un controtenore invece di un tenore o soprano, perché questa scelta timbrica. 
 
G. Sollima:
Raffaele ha una voce e una versatilità unica, lui può davvero affrontare qualsiasi genere musicale senza limiti stilistici o di epoca. La scelta di una voce con un range così ampio, intensa ed angelica al tempo stesso non è casuale, lo Stabat è una sorta di indagine sul dolore; dalla dimensione più intima a quella più lacerante. Pensavo a una voce che potesse dialogare con altre forme di vocalità, quindi il coro, lo stresso Theremin e un certo utilizzo delle percussioni. Questo genere di voce rimanda al tempo stesso a un’epoca lontana, seppur incredibilmente ricca e presente ancora oggi proprio per la sua “modernità”; il barocco. Tra la fine del ‘500 fino a tutto il ‘700 voci del genere erano utilizzatissime, il Melodramma ottocentesco porta altra vocalità ma io sento forte e maggiore attrazione per voci come quella di Raffaele Pe, oltre ad altri tipi di vocalità che possono spaziare dalla etnica al rock. Per lo Stabat cercavo un tempo X non assimilabile ad epoche o generi. 
 
 
Ageofaudio:
Il theremin di Lina Gervasi, utilizzato come voce, controcanto al controtenore, da cosa deriva questa scelta e che valore aggiunto ha apportato al contesto orchestrale?

G. Sollima:
La prima volta che ho visto un Theremin è stata diversi anni fa a in un museo a Mosca, ovviamente avevo già sentito il suono di questo incredibile strumento – che definirei “voce” – in un paio di occasioni. Mi colpì anche il fatto che il suo inventore, Lev Sergeevič Termen (oppure più semplicemente Leo Theremin) fosse un violoncellista diplomato a San Pietroburgo. E non credo sia casuale che il Theremin stia esattamente in bilico tra la voce umana e il violoncello… Per tante ragioni, non ultima quella sensazione di suonare l’aria, che è un po’ quello che si prova da violoncellisti suonando in certi registri. Da anni sognavo di confrontarmi con il Theremin, il dover affrontare un lavoro “Sacro” e umanissimo al tempo stesso mi ha dato un forte stimolo a cercare:) il pensiero costante era quello di cercare una voce angelica da accostare al Controtenore. Una sorta di alter ego. 
Ho conosciuto Lina Gervasi, artista sensibilissima e straordinaria, e per me è stato solo un inizio, un timido inizio, non sapevo inizialmente quali potessero essere gli eventuali limiti dello strumento, ma con Lina ho scoperto che non ci sono limiti!
 
 
Ageofaudio:
Pensi che ci possa essere un futuro per l’utilizzo di questo strumento nel tuo percorso musicale?

G. Sollima:
Mi sorprende che gran parte dei compositori non abbia ancora pensato seriamente a dedicare maggiore interesse al Theremin!
Io ho già in mente e – quasi – in cantiere un paio di lavori solistici. Stay tuned:) 
 
Concerto Catania Ph. A. Campeglia
Ph. Fabio Pesce
Concerto Catania Ph. A. Campeglia

Ing. Fabio Pesce

 

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