Da sempre Rob Papen è sinonimo di synth rigorosi, una produzione solitamente orientata alla creazione di sonorità di sapore classico con una ampia gamma di modulazioni ed una estrema cura nel definire il suono, senza mai enfatizzarlo eccessivamente al solo fine di vincere la “fatness war”.
Raw tuttavia estende non di poco questa impostazione, strizzando l’occhio (in maniera, se si vuole, anche un po’ anacronistica) al mercato industrial ed in generale dell’”hard electronica”. Anche coloro che navigano in ambito Dubstep potranno trovare non poco materiale utile in questa “verde” creatura di casa Rob Papen.

Il synth consta di due oscillatori, un filtro ricco di alternative, un lfo generale due pannelli x/y per la modulazione del waveshaping, uno per oscillatore. Il movimento all’interno dei pannelli x/y può essere gestito da lfo, in modalità classica, ovvero può registrare movimenti “custom” per modulazioni non convenzionali.
Lo shaping finale del suono è creato mediante l’applicazione di tre sezioni “cattive”: un waveshaper, un lo-fi ed una sezione di distorsione, ricca anch’essa di alternative (13 tipi diversi di saturazione/distorsione/fuzz). Facile immaginare che per quest’ultima siano stati usati gli algoritmi di Rp-Distort, flessibile distorsore di casa Papen. La somma dei tre processori è più che sufficiente a portare il suono ad estremi “industrial”.
L’interfaccia si completa con il classico (e molto flessibile) step sequencer, già presente nella maggior parte dei synth della casa, e con una novità, un comodo equalizzatore parametrico gestibile da interfaccia grafica, non così frequente in questa categoria di sintetizzatori Vst.
Lo step sequencer prevede la gestione di tuning, velocity e legato su un massimo di 16 steps. Funziona anche in modalità chord/gate divenendo un classico trancegate. La modalità di inserimento manuale step-by-step completa questo sequencer, dalla lunga e gloriosa esperienza.
La novità rispetto agli altri synths di casa (ma non è così frequente anche in synths concorrenti) è il nuovo equalizzatore parametrico con interfaccia grafica, davvero utile, soprattutto quando si tratta di modellare un suono che è stato “stracciato” abbondantemente da tre stadi di “abbrutimento”.
L’interfaccia è forse ancora l’unica “eredità” di un passato glorioso ma forse non al passo con i tempi. Knob ed opzioni risultano davvero piccoli su schermo ed in generale, sebbene ordinata, la GUI non si distingue per “usability”. Sarebbe decisamente il caso di introdurre più moderni canoni di design, sebbene comprendiamo quanto questo possa essere complesso in presenza di tale quantità di prodotti.
Come suona?
Il synth viene fornito con 29 banchi di suoni, la maggior parte dediti a sonorità distorte, principalmente lead/bass, ma anche arpeggi ed altre amenità da incubo. In generale il suono è davvero “cattivo” e medioso, più interessante quando si arricchisce con le modulazioni x/y creando wobbles ed in generale evoluzioni. La comoda opzione di registrazione del movimento rappresenta davvero un elemento di variazione e novità, liddove alla lunga i suoni tendono un po’ ad assomigliarsi fra loro, soprattutto perché, nella maggioranza dei casi, la distorsione è spinta ai limiti e solo raramente si addentra nella “terra di mezzo” delle low distortion, comunque in grado di ottenere dei risultati piacevoli, soprattutto se si lavora un po’ di “scavo” con l’equalizzatore parametrico.
Destinatari principali di questo synth sono, come accennato, produttori che operano in ambito hard electronica/industrial electronica/noise. Ma anche i compositori di colonne sonore possono utilizzare Raw come elemento di sintesi da gestire, successivamente, con filtri modulanti/gates, per sequenze “action” o tensive/horror.
In generale anche in Raw si identificano gli elementi distintivi della produzione di Rob Papen, suono chiaro e tendenzialmente “flat”, ricchezza di funzioni per programmatori più smaliziati ed una interfaccia in cui tutto è al suo posto, ma forse in uno spazio troppo piccolo per gli standard 2015/2016.