Plugin utility for analog mixing – Echobandit – F-Audiolabs

Massimiliano Pone

In questo lungo periodo di quarantena che ci sta costringendo tutti più o meno a casa, leggo di molti amici, fonici, musicisti che cercano di sfruttare il tanto tempo a disposizione per migliorare il proprio workflow.

Ovviamente il periodo non è favorevole per il testing sulle macchine hardware disponibili sul mercato, come anche per i monitor e le cuffie che sono sempre un argomento di grande interesse. Allora ci si butta a capofitto nel vastissimo mondo dei plugin. Sono tante le aziende che hanno ritenuto questo un buon periodo per lanciare i propri prodotti in offerta o addirittura in versione completamente gratuita. Sicuramente i più ambiti e ricercati sono i plugin di mastering, ma purtroppo, tranne per quelli che hanno dei piccoli o grandi home studio, questi sono plugin che nelle quattro mura domestiche sono pressoché inutili.

Non abbiamo controllo senza i nostri preziosi monitor e attraverso le cuffie un lavoro di mastering assolutamente impossibile. Almeno questo è il parere di uno che, pur avendo un grande spirito di adattamento, rimane legato al risultato che può ottenere in una regia con un’acustica ben calibrata e affidandosi a una coppia di diffusori in grado di offrire un controllo preciso su tutto lo spettro sonoro.

 

Massimiliano PoneGF StudioPh. Davide Visca

 

Ho deciso di approfittare di questo tempo per studiare, cosa che ho sempre fatto volentieri nella vita e che continua a darmi soddisfazione e apertura. L’obiettivo allora è stato quello di perfezionare una tipologia di lavoro lontana anni luce dal mio metodo di lavoro tradizionale. Costretto in casa ho dovuto comunque consegnare diversi lavori che erano in scadenza ed ho dovuto affrontare un ostacolo complicato: missare completamente ITB! Facile per molti… ma per chi ha lavorato sempre con i gomiti appoggiati su una console e con un mobile tecnico sempre acceso al proprio fianco, posso assicurare che è una cosa molto frustante.

Dunque le strade percorribili sarebbero state due; la prima quella di azzerare le proprie conoscenze e buttarsi a capofitto in una tecnica assolutamente nuova, ma che comunque non ho mai apprezzato; la seconda era quella di ricreare in dominio digitale un metodo di lavoro confortevole e funzionale, simile al mio solito ambiente di lavoro, riuscendo ad avere tutti i routing soliti a disposizione, pur non avendo nessuno switch da attivare.

Dopo questa doverosa premessa arrivo al dunque. Leggo sempre molto spesso di una difficoltà comune a molti, ovvero di non riuscire a sentire in fase di mix, gli strumenti ben amalgamati tra di loro. In particolar modo le voci.

Vogliamo capire allora qual è il problema?

La risposta è molto semplice se si ha l’umiltà di andare a chiedere consiglio al nonno. Quale nonno? Per esempio a Eddie Kramer oppure ad Alan Parson. Hanno entrambi l’età anagrafica per essere dei simpatici nonnetti e insieme a tanti altri hanno fatto la storia della musica. Nonno, ma perché a te le voci suonano bene e perfettamente integrate nella musica e invece a me stanno sempre scollacciate e non riesco a capire se sono alte, basse, avanti…dietro…help! Il nonnetto potrebbe ridere e dirti: strunz! Io avevo la l’ SSL e tu un fetente di PC …Scherzo… Non credo che la risposta sarebbe solo questa.

L’utilizzo degli effetti è assolutamente necessario per ottenere un suono che si allontani da suono di una demo tape e si avvicini a quella di un disco. Negli anni mi sono sentito dire troppe volte: no, a me i riverberi non piacciono e non li voglio nel mio brano. Ma allora il nonno era proprio scemo che perdeva il tempo a programmare i riverberi e i delay? E perché allora tante aziende che producono processori di effetti hanno tentato di emulare i suoni e i preset dei vari Lexicon, Roland, AMS?

RolandSpace Echo 201 – Ph. M. Pone

Sulla mia consolle ci sono sempre due aux send pronti all’uso: uno viaggia verso un EMT 240 e l’altro verso uno stomp box Memory Man della Electro Harmonix. Un plate e un delay, sempre pronti e sempre accesi, anche in fase di recording. Il primo mi crea una magica pasta sonora che regala una meravigliosa profondità a tutto; il secondo invece è un super jolly! Con quel delay ho la possibilità di incollare le voci agli altri strumenti oppure riesco a far crescere di dinamica un chorus o addirittura regalare al brano un andamento ritmico più solido di come non sia stato veramente suonato. E’ inutile per me intervenire subito in editing per tentare di raddrizzare o addirittura quantizzare il timing, oppure creare diversi layer di voci o chitarre per ottenere un suono solido e compatto. Il materiale è già tutto lì, basta valorizzarlo.

Memory Man – Binson – Holiest Grail – Ph. M. Pone

I nonnetti non avevano a disposizione dei computer che permettevano di gestire progetti da 100 tracce, ma parliamoci chiaro, neanche avevano voglia di combattere con così tante tracce e tutti i problemi che ne comporta. Cosa c’entra tutto questo con i plugin di cui avevo detto che avrei parlato? C’entra e come!

Mio nuovo setup ITB

Nel mio nuovo setup ITB ho voluto ricreare una piattaforma di lavoro molto simile a quella che utilizzo in studio. Come si fa a sopperire alla mancanza dell’EMT e del Memory Man? Un plugin che emuli il famoso plate è abbastanza facile da trovare ma incredibilmente proprio il Memory Man è davvero difficile da rimpiazzare. Anche in studio ne ho provati a decine, ma nessuno è in grado di regalarmi la magia che ha quello stomp box per chitarra.

Nel mio studio virtuale quello che meglio è stato in grado di emulare il Memory Man è stato un piccolo e semplicissimo plugin di F-Audiolabs dal nome Echobandit. Anche in questo caso ne ho provati a decine, ma nessuno si è poi rivelato essere quello giusto. Un delay non deve essere visto solo come un plugin che crea delle ripetizioni. Deve avere innanzitutto un suo suono caratteristico e la cosa più importante che il delay deve fare è quella di essere assolutamente “invisibile”!

Plugin su schermoPh. M. Pone

Questo plugin deve essere in grado fare il suo lavoro in maniera assolutamente impercettibile per poi scoppiare in follia al nostro comando. Come diceva Mario Brega: questo echo po’ esse fero e po’ esse piuma… L’Echobandit a questo punto è un plugin che merita di essere inserito su un bus della nostra DAW di lavoro e stare lì pronto per qualsiasi canale dell’arrange che lo richieda. È un plug in molto semplice e ne esistono due versioni, una rack e una pedal. Io ho scelto per le mie produzioni quella in formato pedal. La scelta è obbligata per me.

Se normalmente lavoro con uno o più pedalini per chitarra sempre appoggiati sulla console, non avrei potuto scegliere diversamente anche per un setup ITB. Ma c’è anche una ragione meno estetica nella mia scelta. La versione stomp box è chiaramente più semplice, leggera e con meno controlli. Non mi interessa perdere molto tempo nella programmazione del plugin, non uso mai i preset di nessun plugin in nessun caso e quindi ho la necessità di trovare il suono che desidero in pochi passaggi e rapidamente. Avere pochi controlli a disposizione per me è una via preferenziale.

Il suono di questo plugin è molto simile a quello del Memory Man; scuro e pastoso. Permette di confondersi completamente nelle frequenze del mix senza mai essere d’impiccio e se viene spinto il send, allora tira fuori il suo carattere, spicca dal mix con orgoglio, senza mai però essere tagliente o duro.

Echobandit Plugin

I controlli sono semplicissimi

  • MIX: che stabilisce il blend da DRY e WET. Nel nostro caso, essendo collegato come se fosse stato collegato al send di una console, sarà 100% WET
  • REPEAT: ci permette di stabilire la quantità di ripetizioni e quindi ci permette di usarlo come delay e come echo. Nel fondo scala troviamo indicato REGEN. In quella zona lo portiamo in overub, come quando nella Dub Music si rilancia il ritorno del delay nel delay stesso
  • TAPE: è il controllo che permette di dosare la quantità di emulazione di nastro, ovvero un effetto di fluttering e saturazione tipici degli echo a nastro
  • FILTER: permette di scegliere il timbro sonoro del pedalino
  • TIME: il controllo del tempo per le ripetizioni.

Non è previsto il SYNC in questa versione! Questa non è una limitazione, anzi è un’opportunità! La funzione di SYNC è presente nella versione rack, ma io non la ritengo utile.

La musica suonata rispetto a quella programmata ha tra le tante caratteristiche il fascino che le viene trasmesso dal feel dei musicisti. Ogni musicista ha un proprio timing interno che diventa una caratteristica fondamentale del proprio talento. Anche i generi musicali si distinguono tra loro anche per il “tiro”. Stare avanti o indietro rispetto al tempo metronomico, avere un perfetto shuffle oppure spaccare il metronomo sono caratteristiche di timing che concorreranno alla buona riuscita di una produzione. Se questo è vero allora perché ingrigliare tutto con un delay? Con un controllo del TIME libero da vincoli si può ricreare un feeling anche con il delay e soprattutto si possono creare delle suddivisioni ritmiche particolari e personali.

Il limite di questo piccolo pedalino è che il TIME non arriva ad essere abbastanza lungo come lo vorrei io. Con il Memory Man o con l’Echo Reel della Dynelectro riesco ad avere dei tempi di delay lunghissimi e che mi permettono di usare l’effetto come un fosse un sorta di tappeto, un collante assolutamente non percepibile ma utile per amalgamare il mix di un brano. Per fare questo sono costretto ad usare un plugin diverso ma per tutto il resto l’ Echobandit è perfetto.

Basterà prendersi un paio d’ore per ascoltare con attenzione le produzioni che più ci piacciono e scoprire e studiare l’uso dei delay, echi e slapback. I nonnetti hanno lasciato una quantità di testimonianze e riferimenti, spunti e suggerimenti che potremmo studiarli per anni interi. Lo consiglio caldamente e sono sicuro che potrà diventare per tutti uno strumento indispensabile, sempre pronto all’uso e che potrà essere utilizzato con disinvoltura in quasi tutti i generi musicali.

Massimiliano Pone | Godfather Studio Napoli

Informazioni Utili

Questo plugin è stato progettato da Francesco Sondelli per la sua azienda F-Audiolabs ed è acquistabile ad un prezzo di $ 39 sul sito nembriniaudio.com

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