La storia della musica ha visto, nelle voci femminili, raggiungere altissimi livelli di tecnica e lirismo.
Se si escludono le celebri cantanti liriche, le voci nere del soul e del jazz e le sperimentatrici bianche, il rock e il cantautorato, data la loro matrice più popolare, hanno saputo coniugare l’estetica vocale alla composizione, portando alla ribalta numerose female singers affermatesi non più solo per le proprie doti vocali ma per la loro capacità di esprimere l’arte in musica.
Ebbene, gli anni novanta hanno visto nella polistrumentista e cantante Lida Husik (Red Emma) una delle più degne figlie di quel rock allucinato, nato sul finire degli anni sessanta e divenuto poi immortale, e in Lisa Germano la perfetta rappresentante degli umori e del disagio fatto donna di tutta una generazione.

Nata e cresciuta a Washington, dopo aver studiato violino, la Husik si dedica alla batteria, collaborando con i Velvet Monkeys e comparendo in brevi apparizioni su dischi altrui; nel 1991, scoperta da Eddie Kramer e assoldata presso la sua scuderia, dà alle stampe l’album “Bozo” (Shimmy Disc), un disco “allucinogeno” in cui la Husik sfoga le sue visioni e la sua passione per l’arte e la cultura psichedelica. Paranoia da giostra di periferia e da zucchero filato corretto con l’LSD, “Bozo” è un perfetto mix di melodia acida e sperimentazione (s)composta, un disco “Framhouse” per “Hateful Hippy Girls”.
Mi sono sempre chiesto cosa passasse per la testa di Lisa Germano nell’abbrivio alla “Totò e Peppino” di “Geek di Girl”, prima che ogni mia domanda venisse spazzata via dalla certezza del disco capolavoro, nascosto già nella ballata “My Secret Reason”.
La Germano, nata a Mishawaka (Indiana), è più di una cantautrice: è l’incarnazione di tutte le paranoie, le incertezze, gli umori e i disagi di una generazione al femminile, che culminano, nel 1994, nella perfezione di “Geek The Girl” (4AD, 1994), concept ideale sullo stato della donna nel suo difficile percorso di emancipazione.

L’intero lavoro è suonato sull’assenza e la semplificazione, sulla scarnificazione dell’anima e della psiche, ed è cantato con voce quasi infantile e autistica; un esatto diario segreto, personale e intimo ma allo stesso tempo ecumenico, fatto di disegni dai contorni ora tondi, ora squadrati, (s)colorati da tinte pastello chiaro scure.
Marco Sica