DevilPicks – Quanto influisce il plettro?

Antonio Cangiano

Per ogni chitarrista la variabile plettro è una di quelle che i matematici definirebbero come complesse: in base all’enfasi, forma, posizione di attacco sulla corda e solo in ultimo il materiale cambia la risposta dello strumento, l’attacco, la quantità di frequenze da enfatizzare e la scorrevolezza del plettro stesso. Pare una scienza a parte, difficilmente descrivibile e ancor più difficile da registrare se non con mezzi di alto livello.

Quindi, procedendo con ordine, cerchiamo di descrivere i plettri artigianali di DevilPicks, costruiti interamente a mano da Ilaria Anastasi.

Un set completo come quello preso in esame, cioè quello del modello Jazz 3, è composto da cinque plettri, nel nostro caso realizzati nei seguenti materiali:

  • Cocco (2 mm)
  • Osso (2 mm)
  • Plexyglass (2-3 mm)
  • Vinile (1 mm)
  • Legno (Bois de rose, 2 mm)

Considerazioni Estetiche

Beh, la forma è quella che è, tutti noi conosciamo il taglio del Jazz 3, è la forma classica, ma il plettro si presenta ben levigato e senza impurità di nessun tipo, il materiale è ottimo e non ci sono né macchie (per quelli in legno) né segni di alcun genere (per i restanti).

Quindi sul lato estetico è promosso, ben costruito e anche bello da vedere.


Considerazioni Tecniche

Sotto questo profilo mi risulta alquanto difficile poter dire qualcosa: non essendo un oggetto con dei controlli o degli “optional” parlare della dotazione tecnica risulterebbe folle, per cui è meglio passare direttamente alla resa sonora.


Considerazioni Sonore

Fare un discorso generale sarebbe inutile, ognuno di questi plettri suona in maniera diversa in base al tipo di mano, corda, angolazione, chitarra, legni e manico, quindi cercheremo di elencare almeno i punti salienti di ognuno di questi, specificando in quali casi li abbiamo utilizzati.

Tutti sono stati provati su una Fender Lonestar Stratocaster attaccata tramite cavo LinfAudio allo H&K 25th Anniversary.

  • Vinile – Buon attacco e suono leggermente compresso, il miglior campo di applicazione è stato quello degli arpeggi in pulito; l’attacco del plettro non snatura lo strumento e si sente  tutta la corda che acquisisce presenza e sustain, con una rotondità particolare.
  • Plexyglass – Attacco molto forte e suono molto potente e ben definito, il biglietto da visita di questo plettro è particolare, dato che fa anche della versatilità il suo punto di forza. È stato testato su accompagnamenti e parti melodiche e solistiche, e si è comportato bene in tutti i casi senza primeggiare in maniera prepotente su nessuno. Il plettro scorre molto bene e non fa fare alcuna fatica, nonostante lo spessore leggermente più grande rispetto al vinile e al bois de rose.
  • Osso – Questo è il plettro che ho trovato più difficile da gestire per via dello spessore che parte dai 2 millimetri: questo inconveniente è bilanciato dalla brillantezza sonora e dalla pulizia che è capace di dare, soprattutto sul pulito si possono apprezzare tutte le sue qualità, sia in accompagnamento che nelle parti melodiche.
  • Cocco – Suono molto particolare, nonostante lo spessore enfatizzi la gamma armonica delle medio basse, non risultando particolarmente arduo da gestire sulle parti melodiche o negli arpeggi. È una scelta ottima per ottenere un sound più particolare e più caldo rispetto alle altre opzioni; molti lo amano per le chitarre acustiche ma anche su uno strumento elettrico non è assolutamente da disdegnare.
  • Bois de rose – Il materiale che conoscevo di meno, ma anche quello che mi ha stupito di più: il campo applicativo migliore è quello degli accompagnamenti, sia in pulito che con un suono abbastanza sporco la gamma di frequenze che lo strumento guadagna è notevole, sembra di avere il triplo del suono, per spettro, ha fatto cantare il canale distorto del combo senza snaturare la Stratocaster, veramente magnifico.
DevilPicks
DevilPicks

Considerazioni Economiche

Un set completo come quello preso in esame costa circa trenta euro, non è affatto un prezzo alto e va tenuto conto della difficoltà di lavorare i vari tipi di materiale senza l’utilizzo di una macchina, quindi sapendo questo è quantomeno onesto per ripagare delle ore di lavoro per la costruzione del plettro.

Per quanto riguarda invece i costi dei singoli plettri:

  • Cocco – 7 Euro
  • Vinile – 6 Euro
  • Osso – 10 Euro
  • Plexyglass – 4 Euro
  • Legno – 5 Euro

Personalmente trovo ottimo il prezzo di quello in legno, la resa è veramente bella e il prezzo non è altissimo rispetto alla media dei prezzi di altri marchi e rende molto bene sulla chitarra elettrica, è quello che più mi ha stupito.

Il resto dei prezzi è onesto non ci sono rincari, soprattutto considerato che si parla di artigianato puro senza l’uso di nessun tipo di macchinario, quindi complimenti a Ilaria che mantiene questo livello a un prezzo accessibile.


Considerazioni Finali

Un’arma in più in arsenale, ma un arsenale che dà il meglio di sé in studio piuttosto che in live, poiché la mancanza di una gestione di volumi adeguata (come potrebbe succedere in un locale medio piccolo, soprattutto senza fonico o microfonazione) e un’acustica quantomeno decente non consentirebbero minimamente di poter percepire le differenze tra un plettro e l’altro.

plettro-devilpicks

Il secondo punto è un pochino più personale: la durata del plettro dipende molto dal tipo di playing del musicista, quindi potrebbe avere valori molto diversi. Quello in vinile è quello che si è consumato più in fretta, subito dopo quello in plexyglass: la cosa dipende credo anche dal genere che si suona, sta di fatto che sarebbe comodo averne uno di scorta, almeno di quelli che si usa più spesso.

PRO

  • Ergonomia
  • Buon attacco

CONTRO

  • Durabilità

Informazioni Utili

Sito del produttoredevilpicks.jimdo.com
Prezzo – 30 euro (set completo)

Antonio Cangiano

Condividi questo articolo!
Nessun commento