Big Whiskey & the Groo Groux King

Vincenzo Abet

Risale al 9 giugno 2009 l’uscita di Big Whiskey & the Groo Groux King, settimo disco in studio realizzato dalla Dave Matthews Band, formazione statunitense che nella fusione di tradizioni, correnti, radici culturali e musicali ha il suo fulcro ispiratore.

Nel titolo, originale ed accattivante, si può leggere l’omaggio a LeRoi Moore, sassofonista del gruppo che, prematuramente scomparso nell’agosto 2008 per via di complicazioni seguite ad un fatale incidente, era soprannominato proprio King.

Il disco si propone all’ascolto di chi lo avvicina accarezzandolo con iniziali e vellutate suggestioni di ispirazione jazz che, sostenute da un tappeto di vigorose percussioni, creano un tensivo crescendo verso la seconda traccia, “Shake me Like a Monkey” che, fusa a “Grux“, la prima, è sospinta da un poderoso motore, secco, aggressivo, propulsivo, energico: un vero e proprio funk-rock che impone al sangue nelle vene di scorrere veloce. Una costruzione ritmica ed armonica nei confronti della quale l’indifferenza, a chi ascolta, è senza dubbio interdetta. Melodia, sezione ritmica muscolare ed intensa con associati cambi e passaggi dal sapore decisamente “progressive

Big Whiskey & the Groo Groux King

Il terzo brano è staccato dai precedenti, vuole essere un discorso a parte: singolo di successo del disco, “Funny the way it is” è brano emozionante, appassionato, che solleva chi l’ascolta dalla realtà terrena verso alte vette di ispirazione. La melodia della voce è fantastica, davvero lirica e piena di sentimento e traina lo sviluppo del pezzo verso imprevedibili cambi ritmici carichi di un vigore del tutto rock. La presenza vasta e prepotente degli strumenti, la batteria secca ed assai presente, rischiano di creare una certa pesantezza all’ascolto ma il brano affascina e crea il bisogno di essere riascoltato.

Lying in the Hands of God” è la traccia numero 4 che, con echi di un vicino oriente mescolati ad una batteria sempre secca e decisa, parla in maniera diretta al cuore di chi la ascolti, con squarci di autentica effusione patetica; l’ascoltatore viene cullato e distratto dalle sue piccolezze di ogni giorno che lo rendono “solo” umano.

Why I Am“, il quinto pezzo del disco, reagisce a quello che lo precede, con un piglio più aggressivo ed incalzante. Un andamento non originale, una melodia indovinata ma per nulla innovativa, costruiscono un brano sempre di ottima qualità ma che di certo non è provvisto delle caratteristiche dell’imperituro classico; almeno sino all’imprevedibile minuto numero due, quando con forza la musica si impone alla memoria di chi ascolta. Non il momento migliore del disco.

Dive In” è la traccia numero 6, accattivante ed assai orecchiabile ma pericolosamente vicina a qualcosa di familiare; un andamento cauto, sino alla variazione che, ispirata e lirica verso le vette più alte, continua a propiziare titoli di merito in favore di questa straordinaria formazione musicale. Gli squarci più intensamente sentimentali, con una melodia chitarristica sognante eppure asciutta, parlano in modo quasi ingenuo a chi ascolta e sanno commuovere.

Una pausa e poi “Spaceman“, un brano, il settimo, che ha un approccio differente, maturo, lontano dalle adolescenziali pulsioni sentimentali-emotive peculiari del rock più aggressivo ed esasperato. Taglio maturo che prosegue con “Squirm“, pezzo dall’andamento sospettoso, che evoca l’atmosfera dell’indagine, del dubbio, dell’inquietudine dell’uomo che è in attesa di sapere, consumato dalla paura di essere l’unico ingenuo, inconsapevole agnello tra lupi.

L’atmosfera della traccia 9 evoca il sud degli Stati Uniti d’America:” l’incipit di Alligator Pie” sembra proprio essere un omaggio palese alla realtà della campagna, dello strumento acustico a corda, della terra; elementi che compongono l’affresco del rodeo, dei duri cowboy. Ma interviene, a sorprendere l’ascoltatore, la variazione melodica che, incastonata in un contesto aggressivo, secco ed incongruente, resta nelle orecchie e rende tutto il brano assai più piacevole da ascoltare.

Seven“, decimo brano, ha un inizio duro ed aggressivo cui fa da contraltare unavoce in falsetto assai sottile, quasi incoerente; sino ad uno sviluppo ossessivo, ritmico, sincopato. Il brano ha accenti impressionistici di differenza: la varietà di colori, propria dell’abito di Arlecchino, è l’immagine che può rendere l’idea di queste differenti eppure armoniche ispirazioni.

Con “Time Bomb” arriviamo al pezzo numero 11, ormai un po’ appesantiti dalla ricchezza musicale del disco che, vario e sorretto da tanti strumenti, affatica l’ascoltatore. L’iniziale evocazione dell’ordigno esplosivo lascia spazio ad un’atmosfera che ricorda i Dire Straits sino ad un esito pienamente rock, nell’aggressività musicale e con la voce urlata.

Explicit” che in maniera ossimorica anticipa ed introduce “Baby Blue“, brano di intensa ispirazione sentimentale che, carezzevole e morbido, con la sua armonia appassionante e misurata costringe nuovamente l’ascoltatore a mostrare ammirazione per la band di Dave Matthews. Gruppo che sa tramutare in intercambiabili tasselli di un infinito mosaico gli accenti delle più diverse tradizioni e dei più vari generi musicali.

La carezzevole conclusione di “Baby Blue” prepara il terreno a “You & Me“, brano sentimentale dalla melodia sincera, vera, ispirata, ma un po’ troppo prevedibile: lo sviluppo del brano, che potrebbe portare a qualsiasi esito, purtroppo si arena su assai ovvi lidi. Al minuto 4.53 c’è però un imprevedibile inserto musicale tra il jazz, il funk ed un morbido “progressive“, del tutto incongruo con la presunta traccia conclusiva del disco: un elemento straniante che introduce a due brani bonus.

Il primo, “Write a Song“, davvero intenso ed originale: orecchiabile eppure potente lascia esprimere la DMB nel modo che meglio gli riesce. Per non parlare poi di “Corn Bread“, la seconda canzone “regalo”: l’approccio, in tutto e per tutto metropolitano, americano, pienamente statunitense, è piacevole, deciso, aggressivo eppure melodico. La band dà qui ulteriore prova di ottimo gusto ed enorme maturità compositiva e musicale. Il disco si conclude quasi all’improvviso ma la sensazione è quella di una firma, come a dire “…questo è quello che siamo capaci di fare; vi sembra poco?”. In una realtà musicale stagnante, nostalgica di un passato figlio dei fiori, schiava della propria versione visibile e lontana dalle sue più sincere vesti (se non nelle crepe dell’indipendenza), questo disco non può che meritarsi un ricco 8.

Dave-Matthews-Band-

LA SCHEDA

Big Whiskey & the Groo Groux King

Dave Matthews Band

Etichetta: Bama Rags Recordings

1. Grux (1:11)
2. Shake me like a monkey (4:00)
3. Funny the way it is (4:26)
4. Lying in the hands of God (5:13)
5. Why I am (3:53)
6. Dive in (4:26)
7. Spaceman (4:08)
8. Squirm (5:32)
9. Alligator pie (3:59)
10. Seven (4:17)
11. Time bomb (3:59)
12. Baby blue (3:41)
13. You & me (5:41)

http://www.davematthewsband.com

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