Florence + the Machine – Ceremonials

Liz Martin

Continua a sfornare successi la “macchina” inglese in cui tutti gli ingranaggi ben oliati funzionano perfettamente in sincrono. Ed il merito di ciò va riconosciuto al suo motore e cuore pulsante: Florence Welch.

Come il successo commerciale della Apple è dovuto al suo “creare” il mercato piuttosto che seguirlo, così Florence + The Machine è una di quelle poche band che invece di piegare la testa di fronte al “mainstream“, coraggiosamente osa e riesce a modificarlo a suo piacimento.

Florence
Da un nascente gruppo “indie” ci aspetteremmo infatti dei riff (sempre gli stessi) suonati da Telecaster con un lieve overdrive ed un cantante che come al solito emula (male) Ian Curtis. Tutt’altra storia quella di Ceremonials, che si colloca, secondo le dichiarazioni di Miss Welch, nell’ambito del “chamber soul”, neologismo che descrive magnificamente il sound di questo secondo album: un inedito matrimonio tra il soul (quasi gospel da messe afroamericane) e la “chamber music” (musica da camera).

Connubio nobilissimo che evidenzia il sofisticato ambiente nel quale Florence riceve la sua educazione fin da bambina: una madre professoressa di studi sul rinascimento ad Harvard ed un padre famoso pubblicitario fanno della cantante un interessante mix tra l’armonia del classicismo ed il rumoroso caos della modernità.
I primi due singoli pubblicati mettono subito in chiaro una cosa: questo non è un disco di canzonette orecchiabili. Che Florence fosse brava a sfornare singoli da classifica lo ha già ampiamente dimostrato nell’esordio con Lungs. Stavolta “la macchina” è salpata alla volta di porti più ambiziosi.

Il primo singolo What the water gave me è il suono di una moderna cerimonia sacra. I primi 40 secondi fanno pensare che nel cosiddetto indie liberarsi dei Joy Division sia impossibile. Ma basta aspettare e il brano riesce a prendere la sua strada: arpe e cori celestiali si alzano alti, spinti da un basso elettrico un po’ new wave, essenziale ma mai così presente.

Il secondo e attualmente ultimo singolo, Shake it out, è il biglietto d’ingresso per Florence nell’olimpo delle dive abitato da Kate Bush e Tori Amos: un crescendo di organi e backup vocals portano alla memoria il talento di Annie Lennox in No more I love yous.

In tutti i brani si respira una grandiosità sempre al limite, in bilico tra eccellenza ed esagerazione, tipica di alcune ballads degli anni ’80 (e qui gli Eurythmics della Lennox calzano a pennello).
La tracklist è dominata dalla tradizione gospel, come si ascolta in Never let me go, No light no light, Leave my body e Only if for a night (a mio avviso probabile singolo estratto, data la sua intensità). Le costanti sono una sezione ritmica spoglia, formata quasi dai soli rullante, cassa e il tintinnio di qualche cimbalo, votati esclusivamente a tenere il tempo senza voler essere troppo melodici, mentre l’armonia è affidata agli emozionanti cori da chiesa, uniti ad organi, harmonium e pesanti accordi al piano, in cui tutti i suoni si mantengono sospesi a mezz’aria in un sustain infinito.

Da non confondere con Breaking Dawn, capitolo della Twilight Saga alla quale il nome Florence + The Machine è legato (Heavy in your arms è uno dei main title di Eclipse), Breaking Down, con il suo ensamble di archi, suona come la “musica da camera moderna” degli Arcade Fire.

Di Lover to Lover conquista quella sua anima blues, che si sposa alla perfezione con la voce “nera” che Florence riesce a tirar fuori con una semplicità imbarazzante. Uno di quei brani che hanno come effetto collaterale quello di farti alzare all’improvviso dalla sedia, cantando posseduti “praise the lord!”.

E se Seven devils piace tanto con il suo lato dark, nascosto nell’inquietante staccato di piano, Heartlines non convince. E’ l’esatta dimostrazione del labile confine tra maestosità ed eccesso d’impeto che fa “sballare” chi vuole troppo, come nel Black Jack. Un intro di batteria swing che si trasforma poi in qualcosa di simil-africano che stona non poco con l’organicità del resto del disco. Anche il chorus risulta troppo troppo facile, sia nel testo che nella melodia. Il brano ideale se si vuole lanciare una raccolta fondi per l’abolizione del debito pubblico nel Terzo Mondo.

Spectrum e All this heaven too usano la formula di successo di Lungs, portando con sé lo stile delle riuscitissime Drumming song e The dog days are over, seppure regalandoci piacevoli riferimenti alla dance anni ’80 (la prima) ed improvvisi, eleganti cambi di tonalità (la seconda), ennesima prova della maturità artistica raggiunta.

Ceremonials è un album delicato eppure monumentale, circondato da una magica sacralità. La voce di Florence Welch, a tratti lirica, a tratti soul, con quel continuo vibrato interrotto, commuove. E sapete chi ci ha messo lo zampino in quegli ampi riverberi di cui è permeato l’intero album? Una storica enorme sala ripresa dall’acustica impeccabile: Abbey Road, ladies and gentlemen.
Da ascoltare anche la versione deluxe dell’album, appena rilasciata. La tracklist passa da 12 brani a 20 e contiene non poche perle (bonus tracks, demo e versioni acustiche) che lascerò scoprire a chi vorrà approfondire la conoscenza di quest’imprevedibile red-head inglese che ha davanti a sé un bel po’ di anni al vertice delle classifiche.

Thumbs up for: Only if for a night, What the water gave me, Shake it out, Seven devils

Thumbs down for: Heartlines

FLORENCE + THE MACHINE – CEREMONIALS

Prodotto da: Island

TRACKLIST:

1. Only if for a night
2. Shake it out
3. What the water gave me
4. Never let me go
5. Breaking down
6. Lover to lover
7. No light, no light
8. Seven devils
9. Heartlines
10. Spectrum
11. All this and heaven too
12. Leave my body

 

 

Le foto utilizzate in quest’articolo sono copyright © del sito ufficiale www.florenceandthemachine.net

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Liz Martin è audio post-production engineer, compositrice per visual media e docente certificato Presonus Studio One. Ha lavorato come in-house composer e senior post-production engineer per The Jackal / Ciaopeople dal 2014 al 2020, producendo musiche originali e curando la post audio di tutti i branded content e short movies. Pubblica su riviste di settore dal 2011 e ha condiviso il palco con la pietra miliare del trip-hop Tricky. Alcuni dei brand con i quali ha collaborato negli anni: Sky, RAI, La7, Vodafone, Wind, Huawei, Playstation, Spotify, Leerdammer, Muller, Disney, Netlflix, Milano Fashion Week, INPS, Action Aid, Bayer, Caffè Borbone, Carrefour, Kinder, Cattleya, Enel, Ford, Ferrarelle, Golia, ENI, Hasbro, ISTAT, Kerastase, MAC Cosmetics, L'Oreal, Lego, Amaro Montenegro, Pandora, Philadelphia, MD, Fanpage, Vidal, Tavernello, Pringles, Wudy, Kellogg's... Website: www.blitzaudio.it
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