A pochissima distanza temporale dal rilascio del primo plug-out per System 1, deputato all’emulazione dello storico Roland SH-101, Roland, puntuale come l’influenza invernale, ne sforna un secondo: il ROLAND SH-2.
Ricordiamo brevemente che il System-1 e’ l’evoluzione del Virtual Analog, un synth dalle qualità che potremmo definire camaleontiche, in quanto in grado di replicare altri motori di sintesi; tali emulazioni vengono chiamate, in modo originale da Roland, Plug-Out. Fino ad oggi quindi sono stati rilasciati 2 Plug-Out: il Roland SH-101, offerto gratuitamente a tutti i possessori del System 1 e l’SH-2, acquistabile separatamente con agevolazioni per chi già possiede il System 1. I plug out, e questa forse è la cosa più interessante, sono in formato VSTi 3.6 (32 bit, 64 bit) ed AU e quindi sono utilizzabili all’interno di DAW compatibili.

Utilizzato in formato plug-in per daw il synth virtuale e’ gestibile interamente grazie ai controli fisici del System 1, inoltre, cosa da non trascurare, e’ la completa omonimia dei parametri, cosa che consente di godere di un feedback immediato dei comandi e di una appagante fruibilità.
Il plug-in e’utilizzabile anche in più istanze all’interno dello stesso progetto, ovviamente nel limite dell’esaurimento della potenza di calcolo della DAW. Le patch, siano queste realizzate in formato plug-in (DAW) o plug-out (System 1) potranno sempre essere utilizzate live senza la necessità di portare con sè il computer.
L’SH-2 Plug-out e’ la fedele replica del modello originale omonimo di casa Roland, un synth analogico monofonico con classica struttura a doppio oscillatore più sub-oscillatore. Il primo oscillatore ha le classiche forme d’onda sega, quadra e sinusoidale, il pulse width della forma d’onda quadra può’ essere modulato da varie sorgenti tra le quali il sub oscillatore, gli inviluppi dell’ amplificatore (o del filtro), l’auto bender o l’unico LFO che ha il synth, cià non preclude tuttavia la possibilità di modifiche di stampo manuale. Interessante la modalità che rende il pitch bend indipendente dall’oscillatore 1 e che va ad agire solo sul secondo oscillatore, il quale resta identico al primo tranne per il fatto che al posto dell’onda sinusoidale ha un noise e il controllo del fine tune. Il filtro (un Lowpass 24 dB) ha il suo inviluppo dedicato e tutti i controlli che ci si può aspettare da un synth vintage. Il VCA e’ abbastanza complesso e dotato di varie modalità di funzionamento (come nel modello originale), che non starò qui ad elencare tutte. Le modalità, a mio avviso, degne di nota sono le seguenti : la modalità LFO che” triggera” la nota al ciclo dell’LFO, e la modalità VCF dove il VCA viene scollegato dal controllo del volume degli oscillatori (che seguiranno appunto l’inviluppo del VCF) e che potrà essere utilizzato per modulare il PW dei due oscillatori.
La sezione effetti (ovviamente non presente nel modello originale in cui latitava anche l’arpeggiatore e la sua modalità scatter) è del tutto simile a quella in modalità System 1, minimale ma comoda; così se in un live si vuole ridurre al massimo la strumentazione, tempo di delay e frequenza dell’LFO saranno sincronizzabili con il master tempo.
Ma come suona questo SH-2?
La prima impressione è stata quella di un suono molto omogeneo, tangibile e mai noioso, si riescono a creare sequenze con l’arpeggiatore veramente ipnotiche e intriganti. Grazie alla funzione scatter, la sincronizzazione del delay e dell’LFO Il synth riesce a coprire ampiamente le esigenze di creazione di suoni di basso e di lead.
Per concludere sarò cinico e al contempo realistico, se siete fortunati possessori di un SH-2 originale bene, continuate ad usarlo, la sua versione digitale non suona meglio, ma se non lo possedete o se per esigenze live avete bisogno di una macchina che suoni in modo molto simile all’SH-2, allora vi consiglio almeno di provare la versione plug-out a bordo del System 1. Il grande vantaggio in questo ultimo caso è di racchiudere in un unico dispositivo, una macchina leggera e comoda da trasportare con polifonia di 4 note e capace di emulare un classico monosynth!
Filter Sweep: Un suono di lead su nota continua di frequenza medio-bassa con progressivo incremento/decremento del valore di cutoff del filtro. Successivamente si può ascoltare l’impatto timbrico che si ha sul suono portando la resonance a valori molto elevati.
Harp Crusher: Utilizzo dell’arpeggiatore con un pattern abbastanza semplice ripetuto su una piccola sequenza di accordi. Anche su questa demo è possibile apprezzare l’apertura del filtro in contemporanea all’attivazione dell’autobend. Successivamente viene attivato l’effetto crusher a sgranare quasi del tutto la forma d’onda e nel finale il delay, sempre del System-1, provvede a generare quel caos morbido molto caro a tantissime produzioni noise.
Prog Solo: Ancora filtro (cutoff e resonance) a farla da padrone sempre con un tipico timbro lead ma questa volta su una rapida successione di note acute.
Semi Taurus: E per finire, piccola esecuzione di linea di basso con un timbro che richiama il legendario pedal synth moog taurus: attacco tagliente e rapido decadimento dei transienti del filtro: veramente impressionante!!
Le demo sono state realizzate esclusivamente con il Plug Out SH2 del Roland System1 senza aggiunta di outboard esterno. L’audio è stato registrato dalle uscite analogiche del Roland System-1 con una scheda audio TC Konnekt 24D mediante il software Nuendo.
Buona musica a tutti!
Roberto Miele
INFORMAZIONI UTILI
Produttore: Roland
Modello:SH-2 Plug-Out
Prezzo: Euro 80,00 acquistabile solo mediante download