Direttamente dalle rive dell’ Arno, dalla terra di Dante Alighieri e cuore pulsante del rinascimento italiano, Dolphin’s Sound è una ditta con un anno e mezzo di vita che ha lanciato la sua linea di circa dodici pedali, tra esperimenti, produzioni di punta, customizzazioni e signature si è arrivati a una produzione regolare, e oggi parleremo di uno dei pedali della loro linea denominata “Trilogia Dantesca”, il Purgatorio Overdrive.
Considerazioni Estetiche
A differenza della serie dei tre uomini nudi dedicata alle statue di Piazza della Signoria, la parte estetica della serie dantesca è su un altro piano, verniciatura a forno e grafica accattivante sono il biglietto di presentazione di questo pedale, le manopole trasparenti di forma classica risultano sgargianti a un primo occhio.
Il led sottostante che è formato da una lampadina interna che illumina una basetta in plexyglass in tinta con il led di accensione del pedale, potrà sembrare semplice, inutile o dir si voglia, ma è comunque qualcosa in più da vedere, quindi ben venga.
Piccola menzione alla firma e alla serializzazione del pedale sulla base interna sottostante, fa sempre bene sapere che il tuo prodotto ha un numero e una data di costruzione, fa veramente “Custom”.

Considerazioni Tecniche
Chassis in alluminio verniciato a forno particolarmente leggero, a un primo approccio tattile sembra di maneggiare un giocattolino piuttosto che un pedale.
Ovviamente la cosa va vista in maniera bidirezionale dato che oggi la variabile peso è molto più importante di quanto non lo fosse 20 o 30 anni fa, ergo un pedale dalla buona resa e dal peso molto contenuto è un ottima arma per il chitarrista viaggiatore ma anche per il musicista con problemi di schiena.
Smontando il pedale campeggia la PCB industriale firmata Dolphin’s Sound, niente millefori o ammenicoli da quattro soldi, la sezione della scheda è curata pulita e affidabile, il che fa ovviamente dedurre che il pedale anche se sottoposto a stress fisici non cede molto facilmente.
La scheda viene separata dalla barra di plexyglass tramite un separatore di plastica trasparente, che conferma la mia deduzione di cui sopra, il pedale non verrà sottoposto a movimenti insensati.
Unico neo va all’alloggio batteria, sia per il filo un pochino risicato forse che per il fatto che ci sta troppo spazio e la batteria tende a sbattere un pò in giro per lo chassis, la cosa è risolvibile con uno spessore di gomma o spugna, anche se molti di noi sono abituati a usare alimentatori il problema potrebbe passare benissimo in secondo piano senza alcuno sforzo, ma per chi ne fa uso forse potrebbe avere da ridire.
I potenziometri non lasciano pensare a qualche corsa a vuoto, senti effettivamente il peso del componente mentre giri la manopolina, il che mi conferma l’utilizzo di buoni potenziometri totalmente in metallo e non cineserie con alberi di plastica o baseplate in chissà che materiale di dubbia origine geografica.
Le componenti risultano alloggiate senza piegature o errori di sorta, una costruzione precisa a modino, come ci si aspetta da un pedale Boutique.
Concludiamo con il TrueByPass di tipo meccanico, obbiettivamente è il sistema migliore nonchè il più utilizzato in questo ambito per permettere al suono di rimanere intellegibile in ogni sua parte e senza mettere in mezzo altri circuiti elettrici.

Considerazioni Sonore
Non è un overdrive Hi-Gain, il suo spettro sonoro gli permette di coprire un certo ventaglio di generi che difficilmente tendono a sfociare nell’ estremo, il suo timbro particolarmente dinamico lo rende utile per chi fa rock ma non ha una quantità estrema di gain, rimane nell’ ambito dell’overdrive puro.
La prova è avvenuta utilizzando due chitarre, una Vigier Bumblefoot e una Fender Lonestar Stratocaster collegate a uno Hughes and Kettner 25th Anniversary , il tutto cablato con cavi Linfaudio in rame OFC N6, a bassa resistenza, bassa capacità e schermatura 100% reale, per la miglior resa possibile e il minimo rumore.
Considerazioni con chitarra con single coil
Con la Fender Lonestar il comportamento l’overdrive risponde bene ai single coil, la pasta rimane precisa e la dinamica viene rispettata in base al tocco dello strumentista.
In base ai diversi livelli di gain la risposta cambia in maniera progressiva, equipollentemente in questo modo:
- Gain 1-3 – L’ispessimento armonico fa in modo che il suono risulti avere leggermente più corpo e più spessore sotto la corda, la risposta dinamica dell’amplificatore è migliore e permette di avere un timbro molto più dinamico e presente ma solo leggermente sporco.
- Gain 4-7 – Qui la distorsione comincia a essere presente, ovviamente in forma comunque molto composta, nonostante il single coil non tende a essere particolarmente impastato, soprattutto nel caso di accordi presi in prima posizione, il timbro rock vintage che si crea permette di passare da un sound clean ma pieno di armoniche fino a un buon crunch solo con l’uso del plettro.
- Gain 7-10 – Qui cominciano a ragionare nel linguaggio dell’hard rocker, siamo al limite possibile dell’ escursione sonora e comincia a sentirsi la compressione e la spinta del pedale, il suono è pieno di corpo e leggermente squillante e ricco di twang.
Considerazioni con chitarra Humbucker
Con la Vigier Bumblefoot il comportamente è stato nettamente diverso, molto più cattivo e corposo ma sempre gestibilissimo.
Come prima in base ai diversi livelli di gain la risposta è diversa:
- Gain 1-3 – Con l’uso dell’Humbucker la soglia di gain diventa molto diversa, già ai primi livelli si può notare che il suono viene leggermente sporcato arrivando facilmente alla soglia tra il pulito saturato e il lite crunch, questo comporta anche che il suono acquisisce molto più corpo e sostanza, e con il potenziometro del tono si enfatizza anche la campana dei medio alti.
- Gain 4-7 – Qui la situazione diventa cattiva , si passa nella terra del rock spinto , il riferimento più vicino sarebbe quello dei Led Zeppelin, l’applicazione migliore addirittura sarebbe quella di booster per un canale gia distorto, il risultato è che il suono viene gonfiato su tutto il suo spettro e acquisisce un buon attacco e una leggerissima compressione, ci si diverte non poco con questo utilizzo, anche le sonorità in stile Cream vengono ben rese dalla pasta sonora del pedale.
- Gain 7-10 – Arriviamo alla soglia del rock più duro, si riesce ad’ arrivare fino alle sonorità degli AC/DC e dei Deep Purple, arrivando quasi alle sonorità heavy metal degli Iron Maiden , ma non oltre , non ha abbastanza gain per sfociare in qualcosa di più estremo.
A fronte delle diverse prove effettuate, sia con la Fender che con la Vigier, tracciamo i punti salienti del timbro di questo pedale:
- Buon Attacco
- Suono particolarmente brillante
- Controllo di tono non invadente

Menzione a parte va fatta per il controllo di tono, diversamente dai vari controlli di tono che si trova sui pedali di fabbrica funziona in maniera più composta, evitando ampiamente di far diventare il pedale una motosega se messo al massimo dell’escursione, idem va detto quando il potenziometro arriva alla massima escursione sinistra, il suono non risulta eccessivamente cupo, ovviamente le rese vanno gestite da chitarra a chitarra, sulla Stratocaster è stato preferito un settaggio al valore quattro, mentre sulla Vigier il controllo era settato in flat.
Il potenziometro del volume invece non presenta particolari menzioni di sorta, a bassi volumi non ci sono perdite di frequenze o compressioni indesiderate, fa benissimo il suo lavoro.
L’utilizzo che ha reso di più rispetto al resto delle prove è stato quando il Purgatorio ha boostato il canale crunch del combo utilizzato per le prove dandogli molto più spinta ma senza impastare o rendendo il suono eccessivamente sporco.
Considerazioni Economiche
Insieme alla trilogia degli uomini nudi il Purgatorio si mette in una posizione di mercato che personalmente reputo la più interessante per l’ utente finale.
Questa fetta la chiamo la “Still Better Than . . . “, che esprime perfettamente l’idea che comprare un prodotto nostrano a volte può essere molto più conveniente di quanto si creda, vediamo il perchè:
Il famosissimo Ibanez TS9 ha uno street price ci circa 150 euro, lo stesso del Purgatorio.
Il Purgatorio è TrueByPass, il Tubescreamer no.
Il Tubescreamer è prodotto industrialmente, il Purgatorio è costruito a mano.
Il Tubescreamer per farlo suonare in maniera degna in molti effettuano le modifiche Keeley, con il Purgatorio probabilmente questa cosa si può evitare.
Se proprio volete spendere 150 euro per il Tubescreamer nuovo e aggiungerne altri 50 o forse più per farlo modificare e renderlo un overdrive veramente professionale ovviamente potete, ma potete anche chiedere a Dolphin’s di modificare il Purgatorio se proprio volete, però secondo la mia opinione, la base del Purgatorio è molto più avanti rispetto a quella dell’Ibanez.
Le uniche differenze a favore del Tubescreamer sono ovviamente la quantità di gain che il pedale Ibanez e molti più medi e alti ma rendendolo molto più acido rispetto al Purgatorio.

Considerazioni Finali
PRO
- Prezzo di vendita al di sotto della media
- Il led sottostante permette di avere un illuminazione in più in pedaliera
CONTRO
- Un secondo controllo di equalizzazione l’avrebbe reso perfetto.
- Un controllo di clipping per dare più gain in caso di necessità forse sarebbe utile
INFORMAZIONI UTILI:
- Produttore:Dolphin’s Sound
- Modello:Purgatorio
- Prezzo: 150,00 Iva inclusa