ART DPS II – PRE valvolare a controllo digitale

Antonio Campeglia

Uno dei problemi più frequenti di chi fa della musica il proprio “status vivendi” è quello di non poter usufruire di tempi prolungati di ascolto prima di poter effettuare un acquisto certo e ragionato. Il fenomeno diventa ancora più complesso quando il mercato satura di prodotti con caratteristiche similari; la mancata possibilità di effettuare acquisti di “prova”, che di certo permetterebbero una genuina comparazione soggettiva tra i prodotti e loro caratteristiche, è spesso il motivo fondamentale per cui si finisce per adottare una scelta in base a schede tecniche, recensioni e pareri spesso discordanti. Ma noi 2 siamo qui per questo e per cercare di fare un po’ di luce sul sentiero buio delle vostre perplessità.

Giovedì sera arrivo a casa e trovo un pacco “misterioso” spedito dalla ditta Backline. Denudo il “vestiario” di spedizione e mi trovo a cospetto di un pre Art valvolare con controllo digitale (il titolo già la dice lunga). In verità, non sono mai stato un grande estimatore dei prodotti ART: alcuni mi erano piaciuti in quanto al suono, ma erano troppo rumorosi per un uso professionale. Guardo bene la figura dello strumento sulla confezione e mi chiedo: “Perché essere prevenuto? Sono pur passati dieci anni, forse questo lasso è stato risolutore di problematiche e foriero di miglioramenti? Staremo a vedere! Aprendo la confezione e ponendo l’outboard sulla mia scrivania da lavoro ciò che noto subito è il design molto professionale (Fig.1), non il solito sovraffollamento di bottoncini e potenziometri, tutti i comandi nei punti in cui mi guida l’intuito. Tolgo dalla scatola anche il cavo di alimentazione e il manuale di istruzioni, in lingua inglese (Fig.2).

Prima di dargli corrente per ammirare il suo look da “acceso”, inizio a scrutarlo con curiosità. Mi piace molto il “VU Meter”, mi dà l’idea di uno strumento di buona fattura e di fascia medio alta. I potenziometri regalano un buon “feel”, non di quelli che traballano sotto le dita, le connessioni in ingresso e in uscita sono “Neutrik”, la cosa si fa interessante. Ma andiamo per ordine e vediamo come si presenta questo gioiellino dell’Art.

ART DPS II come si presenta

La macchina è stereo, in formato rack standard (una unità) di colore blue metallizzato (Fig.3). Da sinistra verso destra troviamo: il tasto “Power”, l’input analogico con la commutazione automatica da microfono a strumento, un controllo rotativo lineare di “Gain” che parte da un valore di 0 dB ad un massimo di +48dB, un controllo rotativo per variare l’impedenza da 3 ohm a 150 ohm, un controllo rotativo per l’output che parte da un valore minimo di 0 dB ad un massimo di 10 dB. Il valore dell’output viene monitorato da sei led con valore relativo da -20dB fino al clip digitale. In basso troviamo un controllo “Tube” e null’altro che un Vu Meter analogico a bobina mobile. Al di sotto vi sono tre tastini, il primo è un controllo di Gain +20 dB e Normal, il secondo serve per attivare la Phantom (48 Volt) e il terzo per l’inversione di fase. Infine arriviamo alla sezione più importante, quella dei “preset”, che è controllata da un potenziometro rotativo a scatti. Qui troviamo tutti i “preset” della casa impostati sia per la sezione NEUTRAL, WARM che OPL.Poteva mancare un tocco di classe? Ecco una bellissima griglia dove si può intravedere la valvola. Alla fine del canale, vicino all’Input Channel 2 troviamo la sezione che gestisce il segnale digitale e delle manopoline che hanno il compito di gestire il controllo del segnale in uscita degli output digitali. Un bottoncino per il “sample rate”, due  “led” ed un bottoncino che serve ad indirizzare i canali di uscita per il protocollo “ADAT” o “SPDIF” completano il quadro del pannello anteriore. Sul pannello posteriore da sinistra verso destra troviamo (Fig.4): un S/PDIF Output, un Input e un Output Ottico stereo, da non confondere con quello ADAT; un segnale di sincronizzazione word clock e 2 canali di Insert (Pre digital fader). Il primo è il TIP=Ring, il secondo un Ring=Output e un segnale di sincronizzazione di word Clock. Finita la sezione digitale troviamo la sezione con le connessioni analogiche: da sinistra verso destra troviamo la sezione CHANNEL 2 formata da un Ingresso Jack bilanciato e un ingresso XLR, un output XLR e uno Jack ma questa volta sbilanciato. Lo stesso schema è ripetuto per la sezione Channel 1. per monitorare un eventuale clip digitale  per monitorare un eventuale clip digitale”led” ed un bottoncino che serve ad indirizzare i canali di uscita per il protocollo “ADAT” o “SPDIF” completano il quadro del pannello anteriore.

Sul pannello posteriore da sinistra verso destra troviamo (Fig.4): un S/PDIF Output, un Input e un Output Ottico stereo, da non confondere con quello ADAT; un segnale di sincronizzazione word clock e 2 canali di Insert (Pre digital fader). Il primo è il TIP=Ring, il secondo un Ring=Output e un segnale di sincronizzazione di word Clock. Finita la sezione digitale troviamo la sezione con le connessioni analogiche: da sinistra verso destra troviamo la sezione CHANNEL 2 formata da un Ingresso Jack bilanciato e un ingresso XLR, un output XLR e uno Jack ma questa volta sbilanciato. Lo stesso schema è ripetuto per la sezione Channel 1.

Impressioni tecniche

Non è un PRE  completamente analogico, infatti dispone di “preset”. Allora perché tanta accuratezza nella scelta dei componenti se poi alla fine il prodotto è diretto ad un utenza semi-professionale? Apriamolo e vediamo di che “pasta” è fatto (Fig.5). E’ un ART, developed in USA ma manufactured in China! 🙂 La circuiteria sembra solida e pulita anche se non posso fare a meno di notare che gran parte dei componenti è in SMD, quindi niente riparazioni di amicizia o “fai da te”. Si nota anche un trasformatore toroidale di buona manifattura ma niente di altamente professionale. La valvola messa davanti all’interfaccia mi ricorda molto quelle che si trovano sulle nuove batterie Korg della serie Electribe, servono più per far scena che all’ottenimento di una vera grana sonora, fra l’altro c’è una sola valvola per due canali, è una 12ax7A, un doppio triodo. Ormai è molto usato l’espediente di mettere una sola valvola per due canali; a mio avviso non è la migliore delle soluzioni perché i due canali potrebbero interferire fra di loro. Lo schema può essere comunque diviso in due blocchi logici. Il primo blocco, partendo da sinistra, è dove avviene tutt il “routing” del segnale digitale (Fig.5-1) . Andando più a fondo scopriamo che come convertitori interni usa degli AKM, precisamente l’AK 4528VF (Fig.6). Sto riferendomi a quello che tecnicamente viene chiamato CODEC (codifier-decoder) nel senso che si occupa sia della conversione A/D che di quella D/A. Questo codec è a due canali, ovvero converte al massimo due segnali distinti per volta ed è lo stesso che monta l’interfaccia della Tascam FW 1804; è un componente di medio-buona qualità, forse sarà questo il segreto dell’ottima dinamica e della pulizia sonora? La sezione A/D presenta:

– un ingresso full differential (ovvero un ingresso differenziale), sicuramente una soluzione più vantaggiosa rispetto ad un single-ended.
– conversione a due canali a 24 bit/96 Khz con oversampling a 64X
– range dinamico (ovvero la “dinamica massima teorica”) considerando il rapporto Signal/Noise = 108dB Signal/Noise+Distortion = 94 dB (è un parametroche rende l’idea della “effettiva dinamica” se “mediato” con quello sopra)
-THD (total harmonic distortion) = -94dB

Per quanto riguarda la sezione D/A abbiamo:

– Uscita full differential – conversione a due canali a 96Khz 24 bit con oversampling a 128X – range dinamico S/N =110 dB – S/N+D = 94dB – THD = -94dB Osservando bene la circuiteria notiamo una cosa stranissima: che cosa ci faranno mai degli integrati AL 1402 e AL 1401A di produzione Alesis (Fig.7) in un circuito dell’ART? Misteri del marketing.

La seconda sezione è quella dove avviene il passaggio del segnale analogico e dove risiede la piccola valvola 12 ax7a (Fig.5-2). Abbiamo provato a sostituirla con dei modelli compatibili per vedere quanto influisse sul suono;ci sono stati dei piccoli cambiamenti, non dico migliorie, ma siamo riusciti ad ottenere una grana sonora leggermente diversa. Forse uno dei motivi per cui non abbiamo avvertito notevoli mutazioni di suono risiede nel fatto che, in realtà, il percorso del segnale analogico non viene trasformato mediante una circuiteria analogica (filo di rame, trasformatore, valvola) ma tramite degli integrati programmati dalla casa madre. Attenzione!!! E’ buona norma che i circuiti siano costruiti in maniera tale che i parametri che caratterizzano i componenti attivi, quali il guadagno di un transistor o quello di una valvola, non debbano incidere significativamente sul comportamento dell’intero circuito; tale operazione va sotto il nome di “stabilizzazione del punto di lavoro nei confronti della DISPERSIONE dei parametri dei componenti attivi”. Se così non fosse, la sostituzione di una valvola rotta con un altra della stessa sigla, anche se non perfettamente identica, potrebbe portare ad un cattivo funzionamento di tutto il circuito (aumento del rumore, surriscaldamento, etc.).

Stesso discorso per una valvola con sigla diversa; ciò è senza dubbio indice di un buon progetto! Dal punto di vista elettronico la macchina presenta una circuiteria di tutto rispetto, soprattutto considerando la fascia di prezzo. Ottima la scelta di connessioni Neutrik e quella del AK 4528VF, un componente dalle buone prestazioni, ma non il miglior codec prodotto da AKM (il trono resta all’AK4620). Resta inteso che meglio ancora sarebbe stato utilizzare due convertitori separati, uno per la conversione A/D e uno per la conversione D/A, in modo da poter ottenere prestazioni molto più elevate. Per ultimo va considerato il fatto che a poco serve disporre di un buon CODEC o convertitore A/D o D/A che sia, se esso non è ben interfacciato con il resto del circuito progettato. Basterebbe paradossalmente il valore di una capacità mal scelto per far somigliare il più egregio convertitore A/D ad un filtro passa basso o passa alto.

ART DPS II sotto torchio:

Voce

Il cantante in questione possiede una voce che si muove tra il registro baritono e tenore. Il microfono utilizzato è un bellissimo NEUMANN TLM 103; come voi ben sapete essendo un “trasformeless” risulta parecchio pulito e lineare, strumento efficace per testare in maniera neutrale l’ART DPS II. Ho dovuto in questo caso adottare qualche espediente per la giusta ripresa, ve lo racconto: Sia il NEUMANN che l’ART non posseggono un filtro passa-alto.Per ridurre al minimo il pericolo delle consonanti esplosive ho posizionato il microfono a testa in giù con il centro della membrana che guarda la punta del naso del cantante posto ad una distanza di circa 30cm; infine ho inserito tra la sorgente ed il microfono uno schermo anti pop. Il risultato è davvero confortante, nel senso che adesso il PRE  può fornire un buon headroom con ottimo rapporto segnale-rumore, senza picchi eccessivi causati da eventuali frequenze basse. Comincio a far girare la manopola rotativa in cui sono elencati i presets. Dopo aver effettuato una giusta taratura dei livelli, compresa l’ottimizzazione dell’impedenza, posiziono il selettore su “vocal”, nella sezione circoscritta dall’archetto”WARM”; si avverte subito una rilevante esaltazione del timbro, in particolare sulle medio alte, intorno ai 5000 Hz e siccome avviene un aumento della pre amplificazione generale trovo conveniente ridurre di circa 3dB il livello sulla manopolina gain. Scegliendo, invece, il processamento “vocal” nella sezione “OPL” mi accorgo che il segnale viene gestito da un limiter automatico, utile se si vuole ottenere un completo controllo dinamico sull’uscita del segnale, ma che in questo occasione ho ritenuto troppo “evidente” e per questo non di mio gradimento. Troviamo ancora un’altra impostazione “vocal” che è situata nella sezione “NEUTRAL”: era ciò che stavo cercando, realmente neutrale, nel senso che la voce ripresa mantiene un carattere morbido e lineare su tutto lo spettro di esecuzione. In conclusione questa prova produce un risultato sufficiente e di carattere semi-professionale.

Chitarra acustica

La chitarra acustica è stata microfonata con una coppia di NEUMANN TLM 103 su una performance in stile “country”. Analogamente a come visto nella prova della voce, il preset dedicato offre differenti settaggi che potremo, volta per volta, adottare in base al tipo di risultato desiderato. Una volta regolato il giusto livello di ingresso e di uscita sono andato a selezionare il preset “a. gtr.” nella sezione “OPL”. Il risultato è di una chitarra con carattere vivace, frenata dall’azione del limiter al punto giusto. L’attacco è gradevolmente veloce, si capisce che è stato utilizzato un plettro ed il suono non risulta particolarmente aspro neanche sulle altissime frequenze. Prova degnamente superata.  

Basso Elettrico: Con questa prova verificherò il comportamento dell’ART DPS II utilizzando i suoi input a “jacks” sbilanciati; sono curioso di vedere gli effetti del bilanciamento elettronico in uscita su questo tipo di segnale. Precisiamo che quando vengono utilizzate queste connessioni la manopola che seleziona l’impedenza non produce nessun intervento in quanto viene automaticamente bypassata. Una volta stabilita la taratura dei livelli ho posizionato il selettore sul preset “bass” nella sezione “NEUTRAL”. Il risultato è un concentrato di buona timbrica con una discreta punta sugli 80Hz; i medio-bassi non sono mai nasali, sia in una performance di accompagnamento ritmico che in fase di fraseggio. Si ascolta chiaramente l’attacco della corda sui tasti del manico, la riproduzione è fedele al tipo di perfomance eseguita.  

Percussioni: Una coppia di congas ed un musicista cubano danno il via a questa sessione con l’ART DPS II. I microfoni per questa prova sono una coppia di SHURE SM 57. Effettuata l’impostazione dei livelli ho selezionato il preset “perc” presente nella sezione “OPL”. Ottimo l’attacco, ricca l’esaltazione sulle frequenze medio-basse, medie centrali e medio-alte, che donano una buona dose di vitalità espressa dagli schiocchi netti ed intelligibili delle mani sulle pelli tese e toniche dei tamburi. Belle! Davvero niente male. Anche sugli strumentini di metallo e non, ha fornito un’ottima risposta ai transienti. Ricordo che è proprio questa particolare categoria di strumenti, caratterizzata da estrema velocità e dettaglio, a dare filo da torcere a molti preamplificatori e microfoni presenti sul mercato (ovviamente appartenenti a questa fascia di prezzo).

Tastiere

Per questa prova ho utilizzato un synth d’ultima generazione, molto bello e caratterizzato da una grande varietà di suoni; come tutti gli strumenti a campionamento pecca però di quel bel calore analogico che si può trovare solo in vecchie macchine a generazione analogica pura, tipo Ob12 della Oberheim o Jupiter 8 della Roland (Fig.8). Normalmente per sopperire a questa “freddezza” del suono digitale le case costruttrici riempiono, anche in maniera forse indecente, i “preset” di riverberi, delay, compressori etc. rendendo certamente il suono più gradevole al nostro udito, ma anche più confuso, soprattutto in fase di missaggio. In questo caso ho scelto delle “patches” da testare, dai classici suoni di “pads” a quelli che emulano strumenti acustici, facendo attenzione all’equilibrio effetto/dry. Anche per questo strumento utilizzeremo ovviamente gli ingressi a “jacks” ad alta impedenza del nostro ART DPS II.

Fatti i livelli ho selezionato l’unico preset presente per questa tipologia di strumento “E. KBD” nella sezione “WARM”, scegliendo come primo preset un suono di un pianoforte acustico. Il suono non mi convince, troppo slabbrato agli estremi di banda, riprovo con un altro timbro, una chitarra acustica. Il risultato sembra più convincente, ma devo diminuire ulteriormente l’effetto chorus nel synth prima di riuscire ad ottenere un miglioramento della timbrica. Appena esco dalla tavolozza dei suoni acustici e provo un effetto che emula un vecchio sintetizzatore analogico, il risultato salta subito alle orecchie: viene fornita una completissima estensione della risposta in frequenza della sintesi, in particolare sui bassi fino ai 40 Hz con le relative armoniche. Nella stanza ha cominciato a vibrare tutto. Meglio fermarsi…

Conclusioni

Tirando le somme possiamo affermare che ci troviamo a cospetto di una discreta macchina, ottima per chi non ha grossi budget a disposizione, particolarmente indirizzata a home e project studios. Manca la grana setosa sulla parte alta dello spettro (tra gli 8000 e i 10.000 Hz) appartenente ad una categoria di macchine sicuramente più costose. Sono rimasto molto colpito dalla estrema pulizia del processore: non ho avvertito i classici rumori di fondo che hanno contraddistinto in maniera negativa la vecchia produzione ART. Mi è piaciuta molto l’idea di permettere all’utente di avere la possibilità di utilizzare le tre sezioni, Neutral, Warm e Opl.

Vorrei dare un paio di consigli a chi vuole sfruttare al meglio queste tre sezioni. La prima è utilissima per chi deve registrare strumenti acustici e per chi ha bisogno di un suono neutro e non impastato o quando si eseguono ritmi e arpeggi molto veloci, dove bisogna distinguere bene le note. La sezione “Warm” è ottima per conferire quella presenza maggiore al suono, dando un pasta molto enfatizzata sulle medio basse frequenze; ottima per rinforzare la voce, una chitarra acustica o un basso, ma senza esagerare, in quanto si rischia di impastare troppo il suono e renderlo meno intelligibile alle nostre orecchie.

La terza è quella più interessante per chi lavora in special modo dal vivo, dove ad una buona preamplificazione è possibile abbinare un discreto “limiter”, molto utile per il controllo degli sbalzi dinamici provocati dall’impeto del cantante di turno o dal passaggio traumatico di un dolce arpeggio ad una esecuzione rock. Senz’altro non sarà più necessario impazzire con le mani sui fader del mixer, compiendo funamboliche escursioni per il sudato controllo del mix-down. Non è certamente una macchina per uno studio top-level, in quanto per alcuni i “presets” di fabbrica potrebbero costituire un limite. C’è da dire, tuttavia, che per la sua grana sonora il DPS II non ha solo un ottimo rapporto Q/P, ma è indicato per tutti gli home studio che desiderano avere un “sound” più convincente e presente nei takes musicali.

Da non dimenticare che questo PRE, opportunamente usato, è ottimo anche in situazioni live, in quanto basterà scegliere il preset giusto (consigliabili quelli della sezione Opl, per via dei limiter) e dosare i segnali I/O, il che significa fatica risparmiata per controlli che potrebbero essere difficili da modificare mentre si sta suonando. Comunque, anche se si tratta di uno strumento “preconfezionato” consiglio a tutti di ascoltare bene le varie “patch” e di non fermarsi solo alla sezione warm, dove si avverte un grande cambiamento di sonorità. Ricordiamo sempre che “suono valvolare” non è sinonimo di suono confuso, ma di un segnale più omogeneo e meno scollato. Dopo aver fatto le ultime conclusioni ho controllato il prezzo di listino e sinceramente pensavo che, per le prestazioni offerte, fosse leggermente più alto. La flessibilità di uso accoppiata con il design ben riuscito e le caratteristiche audio semi professionali, collocano l’ART DPS II fra quei prodotti da consigliare.

Antonio Campeglia

Condividi questo articolo!
Nessun commento