Ci eravamo lasciati così: “…..Alla luce di quanto fin ora esposto nascono spontanee alcune domande: quanto influiscono realmente sul suono i parametri analizzati? Cosa preferire nella scelta di un cavo? Esistono regole generali da seguire?…….
To be continued….. alla prossima puntata”
Ebbene, a questo punto, più che addentrarci in dissertazioni tecniche (che forse la maggior parte di voi lettori non gradirebbe!), vorrei condividere alcune considerazioni ulteriori rispetto a quanto già visto nella precedente puntata:
1) Probabilmente la fisica attuale permette di spiegare solo in parte il suono di un cavo e la fisica quantistica è ancora molto giovane in questo settore. Ecco quindi che l’unione delle esperienze degli “ascoltoni” e i valori dei “misuroni” insieme potranno meglio guidarci nella scelta giusta.

2) Evitare gli eccessi. Salvo specifiche necessità, valori quali resistenza, capacità ed induttanza andrebbero tenuti abbastanza bassi, per non incorrere in alterazioni della risposta in frequenza. Deve comunque essere ricordato, come già specificato in precedenza, che generalmente nei cavi in commercio i valori di resistenza,capacità ed induttanza sono tali che in un corretto interfacciamento tra sorgente e apparecchiatura ricevente non si determinano alterazioni rilevanti della risposta in frequenza .
3) Evitare lunghezze inutili. Usare cavi della lunghezza giusta fa bene alle tasche ed alle prestazioni.
4) Ottimizzare le connessioni. E’ quasi inutile usare cavi costosissimi se poi questi vengono connessi alle elettroniche mediante connettori scadenti o peggio ancora ossidati. Il connettore non svolge solo un ruolo meccanico, ma principalmente elettrico. Non vorremmo, dopo aver curato il tutto, che parte della nostra musica si fermasse proprio sul connettore.
Ovviamente abbiamo già esaminato in precedenza (vedi prima parte) l’importanza di una corretta saldatura, così come quella di evitare di accoppiare molti metalli differenti (effetto termocoppia).
5) Scegliere il cavo in funzione dell’impiego. In un cavo microfonico che lavora con tensioni bassissime la schermatura sarà particolarmente importante, mentre in un cavo di segnale, magari lungo pochi centimetri o max qualche metro, la capacità sarà più rilevante della resistenza. Gli stessi parametri, però, avranno un ruolo marginale – se non insignificante – in un cavo di potenza lungo molti metri e che trasporta tensioni elevate. Ovviamente, e non mi stanco mai di ripeterlo, tutte queste considerazioni vanno fatte sempre “cum grano salis”, senza esagerazioni.
Nei cavi di potenza, per ottenere le migliori prestazioni in termini di segnale, un cavo deve essere caratterizzato da bassa resistenza e da bassa induttanza. Per abbassare la resistenza è sufficiente aumentare la sezione del cavo; per diminuire l’induttanza occorre diminuire la superficie della spira descritta dal cavo. Per questo motivo, le piattine composte da due conduttori affiancati ad una distanza dell’ordine del centimetro sono da evitare, perché certamente caratterizzate da induttanza elevata e quindi perdita di alte frequenze.
Generalmente è difficile realizzare cavi di sezione elevata e bassa induttanza (i centri delle due sezioni sono necessariamente distanti). Per cercare di ottimizzare resitenza, induttanza e costi si potrebbero usare cavi a quattro poli accoppiati radialmente due a due.
I cavi con conduttore unico, a parere di molti “ascoltoni”, sembrano suonare meglio di quelli multifilari, ma ovviamente hanno una resistenza meccanica peggiore (se sollecitati il conduttore unico può spezzarsi). Confrontando all’ascolto i cavi multifilari (ovviamente in linea molto teorica, volendo generalizzare) con quelli a sezione unica, per i primi viene descritta una migliore apertura sugli alti, ma anche una maggiore asprezza. Ai cavi a sezione unica invece, è attribuita una minore apertura sugli alti, però con una maggiore eufonicità nonché un migliore controllo delle basse frequenze (più asciutte e nette). Varie teorie (misuroni) hanno cercato di spiegare questo effetto: formazione di ossido di rame tra i vari filamenti che incoraggia una conduzione non lineare, effetto pelle e conduzione differente delle diverse frequenze, effetto Maxwell, resistenza, capacità, induttanza…….
Non dobbiamo dimenticare, però, quanto detto in precedenza: il reale suono di un cavo non è facilmente spiegabile con le soli leggi della fisica! Soddisfatte le leggi fondamentali, quindi, l’ascolto avrà sempre un ruolo fondamentale nella scelta del cavo giusto per una data applicazione.
Se poi aggiungiamo la percezione della corretta immagine stereofonica e/o multicanale, con descrizione della scena sonora, della tridimensionalità etc..,vediamo che anche in questo caso cavi diversi possono avere comportamenti diversi all’ascolto.
In conclusione e ricordando da dove siamo partiti: “…La nostra musica “scorre” attraverso i cavi componenti audio a tutti gli effetti…”, credo che bisogna dedicare ai cavi un’adeguata attenzione con una giusta proporzione di budget e di tempo rispetto alle apparecchiature utilizzate, evitando comunque gli eccessi.
Buon ascolto
Savio Aversano
Bibliografia
Audioreview n. 97 V. Curci: I Cavi di segnale vediamoli da vicino.
Audioreview n. 54 P. Nuti: Mito e realtà dei cavi
Audioreview n. 55 P. Nuti: Ancora cavi
Audioreview n. 76 F. Maffioli: Alla ricerca del cavo perduto
Tnt-audio-Lucio Cadeddu: Come scegliere i cavi
Tnt-audio-Lucio Cadeddu: Monografia sul biwiring, biamping, multiamplificazione
Thorsten Loesch: La Nuda Verità sui cavi
Pezzi: Elettrotecnica generale, Zanichelli